Nel terzo millennio a.C. avviene un rivolgimento teologico e cosmogonico e si assiste, in molte culture, al progressivo passaggio dai culti stellari ai culti solari. Cambiano gli orientamenti, che prima erano rivolti ad alcuni asterismi particolarmente significativi per i sapienti del tempo e cambia la forma dei complessi megalitici, che assume l’andamento circolare tipico di Stonehenge.

Tra gli antichi asterismi uno dei più significativi, interessanti e carico di riferimenti mitologici è quello del Toro, corredato dalle Pleidi e dalle Iadi.

Hadingham[1] cita la teoria di Norman Lokyer, secondo la quale esisteva nel 2002 a.C. un “Culto di Maggio”, legato al primo maggio, quindi ad Aldebaran, sopresso intorno al 1600 a.C. da adoratori del solstizio, quindi del Sole, provenienti dall’Egitto o dalla Grecia. Siamo in un periodo di piena affermazione degli dèi patriarcali indoeuropei e del culto solare in Egitto.

Aldebaran, considerata l’occhio del Toro, è la stella più luminosa dell’asterisma che comprende anche le Iadi e alla costellazione del Toro è associato l’egizio Horus con il suo Sacro Occhio che è chiaramente Aldebaran.

Aldebaran, pertanto, si pone come il riferimento stellare del Sacro Occhio, che non è il Sole e che lo diventerà in seguito in ragione del rovesciamento teologico e cosmogonico dai culti stellari ai culti solari.

Horus fonte della regalità

Chi era Horus? Il nome del sole divinizzato, di un sole iperuranio o di un sole di altre costellazioni?

Horus vuol dire “viso” o “lontano”.

George Hart lo vorrebbe come una forma giovanile del Sole, Har-pakhered, Horus bambino, che i Greci tradussero in Arpocrate, figlio di Iside e Osiride, e come Horus Anziano, Har-wer (Haroeris in greco), forma matura dello stesso neter. Il suo nome, sostiene Hart, è “molto lontano” e deriverebbe, secondo l’autore, dal volo del falco, animale totemico al quale Horus è associato. Secondo questa interpretazione tutto quanto riguarda Horus si risolve nel rapporto con il Sole del nostro sistema solare. [2] Tuttavia, questo lontano potrebbe anche dire lontano dal sistema solare, ossia stella di un altro sistema: il Toro, appunto.

Di diverso avviso è infatti l’egittologo Franco Cimmino per il quale il nome di Horus è riconducibile a varie divinità o aspetti diversi di una sola divinità e la sua espressione principale “è quella del dio dinastico Horus l’Antico (o il Vecchio), divinità celeste il cui nome significa, forse, «Colui che è lontano» [hrw smsw]; uno dei suoi occhi era il sole, l’altro era la luna; era raffigurato in figura di falco e, come simbolo protettore della monarchia, da un sole alato. Era considerato patrono del II, III, XII, XVII, XVIII, XXI nômo dell’Alto Egitto, e del II, XI, XIV, XVII, XIX, XX nômo del Basso Egitto. Nel sistema teologico heliopolitano ebbe la forma di Horus il Giovane (Harpkrates), figlio di Osiride e di Iside e ultimo re della dinastia divina, in tale forma fu raffigurato anche come fanciullo nudo, con il dito in bocca e con la treccia ricadente su una tempia, segno caratteristico dei principi reali eredi al trono. Horus – prosegue Cimmino – fu adorato sotto molti nomi: Hor Khentiriti (Horus comanda ai Due Occhi), Harahti (Horus dell’Orizzonte); Harmakhis (Horus all’Orizzonte); Harendotes (Horus Vendicatore di suo Padre); Harsiêsis (Horus figlio di Iside); Horus Samtaui (Horus che unisce le Due Terre) . Nel mito osiriaco era figlio di Osiride e di Iside, nella sintesi solare era a volte figlio di Rē [Ra]”. [3] A questi vanno aggiunti Horus Behedet (disco solare alato con testa di cobra), Horus il maggiore (hrw wr).

L’origine di Horus è comunque controversa. Di Horus l’Antico, in ogni caso, “si ha prova di origini predinastiche”[4] la qual cosa significa che siamo ben lontani dalla solarizzazione del faraone voluta dal clero heliopolitano dalla III dinastia in poi e dai culti solari conseguenti.

“C’è – scrive Barbara Watterson – una sorta di disputa sulle origini di Horo: non si sa se fosse originario del Basso o dell’Alto Egitto, dato che Bedhet e Nekhen sono i due luoghi che si contendono l’onore di essere stati i primi ad ospitare il suo culto. L’esatta posizione geografica di Bedhet è incerta, anche se indubbiamente si trova nel Delta Occidentale, vicino alla città di Imaret (Città degli alberi), che in età predinastica era il centro del culto di una dea albero, Sekhet-Hor, la quale, secondo il mito, si era tramutata in una vacca (una delle forme della dea Hator) per proteggere Horo bambino”[5]

Horo, divinità antichissima, da dio celeste si è trasformato, in seguito, in dio solare, fondendosi con Ra.

Dell’antichità del culto di Horus sono testimoni le iscrizioni del tempio di Edfu, dove si narra che all’inizio regnava il caos e le acque del Nun ricoprivano la terra. In seguito due divinità, il Grande e il Lontano (attributo di Horus), apparvero su una piccola isola che era emersa dalle acque primordiali. “Dai relitti galleggianti che si incagliavano sulle sue sponde, una delle divinità raccolse un bastone, lo spezzò in due e ne conficcò una metà nel terreno, vicino al ciglio dell’acqua. Non appena lo fece, un falcone emerse dall’oscurità circostante e si posò sul bastone. Immediatamente spuntò la luce su tutto il Caos e il falcone trasformò l’isola in luogo santo”[6].

Di particolare interesse è il nome Hor Khentiriti, ossia Horus comanda ai Due Occhi, che ne evidenzia la non identificazione con l’occhio solare.

Horus dunque, non è il Sole, ma un altro sole. Quale?

Il Sacro Occhio di Horus è Aldebaran

Un’indicazione precisa ci viene dall’associazione di Horus con l’Occhio del Toro, ossia con la stella Aldebaran.

Il nome antico di Aldebaran è Sar. Ar è verbo che significa ascendere e la S ne determina una coniugazione causativa.

Se Ar è ascendere, S-Ar è causare l’ascensione.

Aldebaran è, dunque, indicata come la stella che causa l’ascensione.

Aldebaran, nella cosmogonia egizia, è l’occhio del Toro, quindi l’occhio di Horus, l’Udjat.

As Ar è il nome egizio di Osiride, divinità associata ad Orione.

Nel complesso, l’insieme delle due costellazioni del Toro (Horus) e di Orione (Osiride) sembrano riferirsi ad un regalità divina condivisa: Sar (Aldebaran – Horus) e Asar (Osiride).

Non a caso i faraoni egizi si ritenevano i legittimi successori di Horus, ossia dell’Occhio del Toro, la stella Aldebaran in quanto riferimento ad una regalità divina e diventavano, dopo la morte fisica, Osiride, ossia ancora re divini.

Sar e Asar trovano assonanze significative anche in altre lingue.

La radice As, che in indoeuropeo significa “essere” (il celtico Esus, l’umbro Aesun)[7] la ritroviamo nel ceceno[8] , lingua nella quale As ar significa “ispirazione divina”. Gli antenati linguisitici dei ceceni sono gli Hurriti. La lingua urastica, come quella hurrita, apparteneva ad una particolare famiglia della quale le lingue più vicine sono quelle del Caucaso. In sanscrito Svara è il suono e Svar è la luce. Sharrukin (grecizzato in Sargon) è il nome di un grande re-sacerdote babilonese. Sar (Shar) in accadico è il re. Dunque il significato di Sargon (Sar – gon) è stirpe di re, nato da Re.

La costellazione del Toro è intimamente legata alle Pleiadi, che dagli antichi Egizi erano dette Terra delle Migliaia. Se consideriamo che mille si scrive in egiziano antico con il simbolo del fiore di loto, Terra delle Migliaia potrebbe avere anche il significato di Terra del Loto e il Loto è il fiore sul quale è nato Horus. La regalità divina originerebbe, secondo il mito, dal sistema stellare Toro-Pleiadi-Iadi, non dal Sole del nostro sistema solare. (Gli egiziani antichi usavano spesso il linguaggio analogico, omofonico, enigmatico, ermetico, da Ermes, ossia Thot).

Per inciso faccio osservare che l’Arca dell’alleanza è chiamata Aròn (‘aron).[9] Aronne (Aaròn), il fratello di Mosè e come Mosé sacerdote egizio di alto rango è pertanto colui il quale si occupa dell’Arca dell’alleanza. Ar On, stando al significato di Ar, vorrebbe dire ascensione al cielo (On-Anu, il cielo).

Aldebaran, le Pleiadi, le Iadi sono dunque un punto di riferimento di grande interesse per uno scavo mitologico.

Cosa si nasconde dietro il richiamo all’occhio del Toro?

Aldebaran, abbiamo visto, era la stella dell’ascesa. Lo era per molte culture antiche. Gli indù, ad esempio, la chiamavano Rohini, Stella dell’ascesa. In Ebraico Sar significa volare via, Shar sapere e anche porta.

L’Occhio di Horus, dunque, non è il Sole, ma Aldebaran e poiché Horus è detto “Colui che comanda ai due soli”, ossia alla Luna e al Sole, è del tutto evidente che ha un “terzo occhio”, ossia che il suo Sacro Occhio è altro dal Sole e dalla Luna.

Poiché il suo animale totemico è il falco e gli occhi del falco Horus, a questo punto, sono il Sole e la Luna, il Sacro Occhio di Horus, ossia Aldebaran, non è collocabile nei due occhi dell’animale, ma simbolicamente nella sua fronte, argomento sul quale andrà fatta qualche opportuna riflessione.

Prima di analizzare ulteriormente la questione del Sacro Occhio, torniamo per un attimo al Culto di Maggio, quando la levata eliaca di Aldebaran, studiata nei secoli dai Druidi, indicava l’inizio dell’estate (Cet Samain) e la levata eliaca di Antaers (Scorpione) la fine del periodo estivo e l’inizio dell’inverno: Samain.

Inizio e fine dell’estate coincidevano anche con la levata e con il tramonto eliaco delle Pleiadi, sette luminari che potrebbero benissimo, sia detto per inciso, avere un interessante riferimento anche alle sette luci che si accendono e si spengono ritualmente nel rituale massonico, dove avremmo i due occhi comandati da Horus (il Sole e la Luna, alla destra e alla sinistra del Maestro Venerabile), con davanti a sé le Pleiadi (la Menorah), le quali stanno in stretta relazione con Aldebaran, ossia con l’Occhio Sacro, che è esposto dietro il Maestro Venerabile. Tutto torna? Forse si, ma il cielo potrebbe riservare altre sorprese.

Proseguiamo. In Hadingham[10], come abbiamo visto, il “Culto di Maggio” dà origine ad un calendario con l’anno diviso in otto parti (quattro levate eliache, due solstizi e due equinozi) tra le quali il primo maggio e il primo novembre. Questo fa pensare ad Aldebaran (Toro) e ad Antares (Scorpione), in levata eliaca con il tramonto delle Pleiadi: l’uno in opposizione all’altro nello zodiaco: Antares, anti Horus, ossia Seth, del quale è antica l’associazione con la costellazione dello Scorpione.

Riassumendo: Horus, il Toro, è figlio di Iside (Sirio, la Stella del Cane) e di Osiride (Orione). Il suo Sacro Occhio è la Stella dell’ascesa: Aldebaran.

Osiride, successivamente inserito nell’Enneade di Heliopolis, è una divinità antichissima, patrono di Busiris nel Delta del Nilo che, secondo Franco Cimmino, “si amalgamò ben presto con un dio arcaico, Andjty, ed ebbe somiglianze con gli dèi della fertilità dell’Asia Anteriore che, come lui, erano morti e resuscitati. Il suo culto, impiantato solidamente ad Abydos, forse nell’immediato periodo pre-dinastico, soppiantò quello del dio sciacallo locale Khentamentiu, «Colui che è alla testa degli Occidentali», del quale assunse il carattere funerario”. [11]

E gli Shemsu-Hor, i “seguaci di Horus dei quali parla Manetone come predecessori di Menes (I dinastia), chi erano? Dèi, esseri di un altro mondo o di un altro sole? Non sappiamo.

L’Occhio di Horus (Aldebaran), ossia l’Udijat, come è ormai noto da studi consolidati, è inoltre la rappresentazione grafica di proporzioni numeriche rappresentabili anche come frazioni (1/64, 1/32, 1/16, 1/8, ¼, ½, 1/1) che indicano, nel loro insieme l’unità in termini di 64/64.
Questo per quanto riguarda l’occhio destro. Per quanto riguarda il sinistro, mutilato, secondo alcuni miti, da Seth e ricomposto da Thot, sarebbe incompleto, ossia 63/64. Mancherebbe un sessantaquattresimo. Da qui la necessità di portarlo a completezza (guarirlo) con il rito dello sputo.
L’Occhio sacro e il pane celeste

Nel Libro dei Morti, il cui vero titolo è “Libro per uscire al giorno”, ossia per penetrare nella luce immortale[12] e in altri testi della letteratura egizia antica, troviamo molteplici riferimenti all’Occhio.

Anzitutto l’Occhio nella letteratura egizia è definito “sacro” e nelle varie descrizioni si alternano, come è del tutto evidente, definizioni che si riferiscono al cosmo e all’universo e altre che si riferiscono al Sole.

Vediamo di seguito i vari capitoli del Libro dei Morti.

Capitolo XVII: “Completa l’Osiride N giustificato l’Occhio sacro dopo che aveva oscurato il suo sguardo in quel giorno della lotta dei due Combattenti. …. E` l’Occhio destro di Ra all’epoca dei disordini quando gli diede libero corso. Ed è Thoth che, sollevando la sua capigliatura, apporta vita, salute e forza senza interruzione per il suo possessore (variante): se il suo Occhio è malato e se l’altro Occhio piange, allora Thoth lo lava. Vede, l’Osiride N giustificato, Ra nato dall’Ieri al di sotto della Coscia della vacca Mehur, che è l’Occhio dell’Osiride N giustificato e reciprocamente. Cosa è questo? E` l’Abisso delle Acque celesti (variante): l’immagine dell’Occhio di Ra al mattino della sua nascita quotidiana. Ora Mehurt è l’Occhio di Ra [perciò] io sono uno di questi dei al seguito di Horo”.

Capitolo XLI: “….il Signore della Grande Corona l’abitante dell’Occhio sacro e dell’Uovo…..Egli è colui che è nell’Occhio sacro…” “Egli è l’Uno che procede dall’Uno”. “Egli è nel sacro Occhio”.

Capitolo LXIV: “Io produco una fiamma con la luce che proviene dal mio Occhio”. “…..abbracciare il sacro Occhio”.

Capitolo CI: “….il sacro Occhio di sette cubiti, la cui pupilla è di tre cubiti”.

Capitolo CXXV (registro inferiore): “Il tuo pane proviene dal Sacro Occhio, la tua birra è dall’Occhio sacro e le tue offerte funerarie [letterale «dell’Uscita alla Voce»] vengono dall’Occhio sacro”.

All’Occhio sacro si elevano lodi.

Capitolo CXL: [Titolo:] Libro letto [ lett.: “fatto” ] l’ultimo giorno del mese di Mechir, quando l’Occhio è pieno, l’ultimo giorno di Mechir. A dirsi dall’Osiride N giustificato: Si manifesta una Potenza che splende all’orizzonte. Atum sorge facendo sgorgare la sua rugiada e il glorificato splende nel cielo. La dimora dell’Obelisco è in letizia a causa di coloro che vi sono riuniti al completo. Vi sono grida di gioia in mezzo al santuario ed acclamazioni circolano nella Duat e Adorazioni nella bocca di Atum e di Horo dai due Orizzonti, poiché sua Maestà ha dato ordini alla Compagnia divina che lo segue. Ordina sua Maestà di elevare lodi all’Occhio ed ecco! [ alla ] mia carne egli ha dato forza e tutte le mie membra sono rinnovate, non appena è uscito l’ordine dalla bocca di sua Maestà. [ Var.: “di Ra” ]. Il suo glorioso Occhio riposa sulla sua sede, sopra la sua Maestà in quest’ora della notte. Quando si completa la quarta ora, la terra è felice nell’ultimo giorno del mese di Mechir, poichè‚ la maestà dell’Occhio è alla presenza della compagnia degli dei e Sua maestà sorge come all’epoca primeva allorché l’Occhio fu sulla sua testa come Ra- Atum. L’Occhio di Shu, Geb, Osiride, set, Horo, Monthu, il Dio dell’Inondazione, Ra dell’Eternità, Thoh Nai l’Eternità, Nut, Iside, Neftis, Hathor, Nekhet, Mert, Maat, Anubis, la Terra che procura l’Eternità, l’Anima e il Corpo di Ra. Fu ristorato l’Occhio alla presenza del Signore della Terra ed allorché fu completato e riunito, tutti questi dei furono in letizia, in quel giorno con le mani dietro a loro [ Var.: “coloro che erano silenziosi” ] ed ecco, una festa è celebrata per ogni Dio. Essi dicono: Acclamazioni a te, lodi a Ra! Che l’equipaggio faccia navigare la Barca e che Apep sia abbattuto! Acclamazioni a te, lodi a Ra che fa esistere la forma di Khepra. Acclamazioni a te, lodi a Ra: vi è gioia per lui poiché i suoi avversari sono eliminati. Acclamazioni a te, lodi a Ra che ha respinto i Capi della Progenie della Rivolta! Acclamazioni a te e lodi all’Osiride N giustificato. – RUBRICA – A dirsi sopra un sacro Occhio in puro lapislazulo o malachite rivestita d’oro. Offerte di ogni buona cosa siano fatte innanzi ad esso, quando Ra giunge l’ultimo giorno di Mechir. Venga inoltre fatto un altro Occhio in diaspro da porsi su qualsiasi parte del corpo a piacimento. Allorché si dirà questa formula nella Barca di Ra, egli [ il defunto ] sarà trainato insieme a quegli degli e sarà come uno di loro e sarà fatta la sua resurrezione nella Necropoli. Allorché si è letta questa Formula e parimenti fatte le offerte quando l’Occhio è pieno: quattro altari che brucino per Ra – Atum; quattro altari che brucino per l’Occhio sacro; quattro altari che brucino per quegli dei e su ognuno di essi: tre pani, cinque forme di pane a punta, di qualità fine a bianca, cinque forme a punta di dolci, sabbia [? ], cinque “bjak”, incenso, una misura di frutta e una di carni arrosto”.

L’Occhio genera, distribuisce giustizia, ordine ed equilibrio.

Capitolo XXXV: “Gli occhi del Grande sono abbassati ed egli compie per te la sua distribuzione di giustizia mettendo in equilibrio gli ordini”.

Capitolo LXXVIII: “Egli ha prodotto generazioni infinite con il suo Occhio, l’Unico del Signore dell’Universo”.

Capitolo XCII: “…al comando dell’Occhio di Horo….”

Cap CXIV: “Maat è nata sulle braccia allo splendore di Neith nella Fortezza e l’Occhio è illuminato da chi rettifica la bilancia…”

Capitolo CXVI: “…e Maat è condotta sulle braccia del Divoratore dell’Occhio, da colui che giudica”.

Capitolo CXVII: “…l’acqua che tiene in equilibrio il trono dell’Occhio di Horo [omissis «che fa la sua strada»] nella Valle del Lago grande. L’Occhio di Horo, la sua immagine, sono io”.

Capitolo CXXIII [Titolo:] Altra formula. – A Dirsi dall’Osiride N: Omaggio a Te, Atum! Io sono Thoth. Io ho posto l’equilibrio tra i due Combattenti, ho posto fine alla loro contesa e ho fatto cessare le loro lamentele. Ho liberato il pesce Adu dal suo viaggio all’indietro e ho fatto ciò che tu hai ordinato per lui. Ed io riposo da allora entro il mio stesso Occhio. Io sono libero da impedimenti e vengo.

L’Occhio è la sede dell’Uno

Cap CXV: “Io scopro il volto dell’Occhio dell’Uno e il cerchio delle tenebre è squarciato”.

Cap XLII: “….il Signore della Grande Corona l’abitante dell’Occhio sacro e dell’Uovo…..Egli è colui che è nell’Occhio sacro…” “Egli è l’Uno che procede dall’Uno”. “Egli è nel sacro Occhio”.

Capitolo XCVI: “Io sono colui che risiede nel mezzo del suo Occhio”.

Capitolo XCIII: “….nell’Occhio di Atum…”.

Capitolo CXXIII: “Ed io riposo da allora entro il mio stesso Occhio. Io sono libero da impedimenti e vengo”.

L’Occhio destro è il Sole e l’Occhio sinistro la Luna

 Stele di Napoli: “O signore degli dèi, Arsafe re delle Due Terre, o sovrano delle Rive, che sorgi e illumini la terra! Tu il cui Occhio destro è il sole e l’Occhio sinistro è la luna, tu la cui anima è la luce, tu dal cui naso è uscito il vento per far vivere ogni cosa”.

Inni ad Amon Ra signore di Hibis: “La vegetazione vive grazie al tuo Occhio sinistro, tutti gli uomini l’amano, nel suo nome benefico di «Luna»”.

Capitolo II del Libro dei Morti: “O Unico, splendente dalla luna”.

Gli occhi di Horus l’Antico erano, dunque, considerati il sole e la luna e, in seguito, con il prevalere della teologia helipolitana, si specificò l’attribuzione dell’Occhio solare a Ra e di quello lunare a Horus.

 

La trasformazione del Sacro Occhio ne ha falsificato il significato

La sostituzione dei culti stellari con il culto solare ha reso incomprensibili molti riferimenti mitologici a fondamenti scientifici ancora presenti, come tracce, nelle mitologie precedenti. Un classico esempio è, ancora una volta, proprio il Sacro Occhio.

L’Udjat, l’Occhio sacro, è presente in varie mitologie che ritroviamo anche nella simbologia massonica, quando non è stata manipolata da sapienti mani gesuitiche. In particolare la mano gesuitica è responsabile della trasformazione del Sacro Occhio in un occhio antropomorfo. L’autore della trasformazione è Athanasius Kircher (1602-1680), che così facendo ha oscurato i significati antichi del sacro Occhio egizio, trasformandolo nell’onnipresenza del dio giudaico cristiano.

Kircher fu il più celebre “decifratore” di geroglifici del suo tempo, malgrado buona parte dei suoi presupposti e “traduzioni” in questo campo da allora siano stati smentiti. Egli tuttavia condusse uno dei primissimi studi sui geroglifici egiziani, stabilendo il legame corretto tra la lingua egizia antica e il copto, per il quale è stato considerato il fondatore dell’Egittologia. Tentò di stabilire collegamenti tra l’Egitto e il cristianesimo, piegando quanto poteva conoscere del primo alle esigenze della teologia corrente del secondo, mentre è del tutto evidente che si dovrebbe fare il contrario, come suggerisce Ahmed Osman nel suo “Cristianesimo, un’antica religione egizia”(Hermakis).

Il sacro Occhio, riportato alle sue lontane origini, ha ben poco a che fare con l’occhio onnipresente del dio giudaico cristiano, in quanto è, secondo Geroge Hart, “simbolo dell’ordine cosmico, della giustizia e della regalità” ed è, soprattutto, uno scrigno sapienziale che ha in sé alcune indicazioni sui segreti della vita.

 

©Silvano Danesi

 

[1] Hadingham, I misteri dell’antica Britannia, Newton, a pagina 98

[2] George Hart, Miti egizi, Mondadori

[3] Franco Cimmino, Storia delle piramidi, Rusconi

[4] Franco Cimmino, Storia delle piramidi, Rusconi

[5] Barbara Watterson, Alla scoperta degli dei dell’antico Egitto, Newton & Compton

[6] ibidem

[7] T.W.Rolleston, I miti celtici, Longanesi

[8] Vedi in proposito Antonio Manetti – Hera – N.32 agosto 2002

[9] Franco Bandini, “Il tempio nella planimetria gerolosomitana”, in “I templari” a cura di Goffredo Viti – Certosa di Firenze – atti del convegno “I Templari e San Bernardo di Chiaravalle” – 23/24 – 10 – 1992

[10] Handingam – I misteri dell’antica Britannia, Newton, a pagina 98

[11] Franco Cimmino, Storia delle piramidi, Rusconi

[12] Vedi il commento di Boris de Rachewiltz al Libro dei Morti, edizioni Mediterranee