TAVOLA MAGISTRALE PER IL SOLSTIZIO D’INVERNO

In questo Solstizio d’Inverno possiamo davvero considerare in tutta la sua rilevanza iniziatica questo tempo in cui fine e inizio si integrano e dove il tempo è Chronos, Kairos, Aion e Eniautos.

Gli antichi greci avevano quattro parole per indicare il tempo: χρόνος (Chronos), καιρός (Kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos).

Mentre la prima si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, la seconda significa “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade, la terza invece si riferisce al tempo eterno e la quarta indicava un anno.

Come ho scritto nel mio saggio: “Il Tutto divino”, poniamo che il Tutto, l’Essere che essenzialmente è e diviene in un’incessante trasformazione, sia Energia intelligente, informata, significante e cosciente (che è, nel suo manifestarsi e illuminarsi, la Grande Imago) e poniamo che l’essere umano, nella sua essenza, sia un nucleo densissimo di informazioni poste su fotoni ad altissima frequenza (distinto, ma non separato dal Tutto). Il fotone è una particella priva di massa e, poiché non decade spontaneamente, la sua vita media è infinita. Un nucleo densissimo di fotoni ad altissima frequenza, conseguentemente, ha una vita media infinita. La nostra vita infinita sarebbe, a questo punto, quella di un nucleo di informazioni poggianti su un corpo di luce. Meglio: un nucleo di energia intelligente, informata, significante e cosciente vivente in un corpo di luce: un’immagine.

Una delle caratteristiche più significative del nostro essere “umani” è la capacità di pensare, di simbolizzare, di creare significati. Siamo per lo più esseri audio-visivi e siamo dotati di intelligenza simbolica e del potere di immaginare .

Bessel Van Der Kolk afferma che “gli esseri umani sono creature che creano significati”.

Cosa è l’immaginazione?

E’ mettere un’informazione in un’immagine; è tradurre un’idea, un pensiero in immagine.

E un pensiero cosa è?

E’ informazione in azione.

Immaginare è, dunque, mettere l’informazione in azione in un corpo luminoso.

Nel verbo immaginare si annida il segreto della nostra essenza racchiusa in un corpo di luce.

Siamo nella nostra essenza immagini somiglianti, non uguali. Immagini del Tutto, simili al Tutto, in quanto determinazioni del Tutto, ma individui e in quanto immagini, photo-grammi, esseri di luce: nuclei di energia informata, intelligente, significante e cosciente in un corpo di luce, ossia in un’immagine.

Queste considerazioni iniziali ci portano al cuore di questa riflessione solstiziale: lo zodiaco.

“Noi crediamo – scrive in proposito Roberto Sicuteri – che tutte le figure mitologiche e i grandi eventi in cui sono protagonisti uomini e Dei, rispecchiando il processo evolutivo dell’uomo, siano reperibili, per analogia o attribuzione storica, nello zodiaco e in esso si concentrino in una specie di poema, di sinfonia, ordinata secondo l’evoluzione dell’Energia Universale”. [i]

La celebrazione del Solstizio d’Inverno ci invita a porre la nostra attenzione alla simbologia del Tempio, dove al centro c’è l’Ara, cuore pulsante, sulla quale è acceso il Fuoco primordiale, il fuoco sempre vivente di Eraclito e dove il Prologo del Vangelo di Giovanni ci trasferisce, con il linguaggio sequenziale e razionale, sia pure in modo criptato, la descrizione del come il Tutto si fa mondo, di come il Tutto-Uno si compie nel molteplice, mantenendo la sua unità.

Attorno all’Ara, in un immaginario cerchio avvolgente, si ergono, su dodici colonne, i 12 segni dello zodiaco: esplosioni archetipiche del Fuoco primordiale; narrazioni simboliche di quanto ci è esposto dal Prologo.

In questa narrazione simbolica, circolare e, pertanto, infinita, il punto d’inizio coincide con il punto finale, invitando a sempre nuove interpretazioni.

Il Solstizio d’Inverno è il nadir del ciclo naturale e lo zenith della vita dell’essere umano.

Il segno zodiacale nel quale si colloca il Solstizio d’Inverno è il Capricorno, simbolo dell’energia originaria, che è anche acqua primordiale.

La sua duplice natura di acqua primordiale (Pesce) e di terra (Capra) ne fa il luogo simbolico dell’Archè, del Nun egizio, del Na indoeuropeo.

Le acque sono in attesa di riversarsi.

La Capra, simbolo della Madre del Mondo, è l’archetipo della Grande Madre ed è il simbolo dell’Energia Originaria.

Siamo ora nel cuore del Tutto, dell’Archè, dell’Energia intelligente, significante, informata e cosciente che è anche, nel suo manifestarsi (illuminarsi) la Grande Imago e dalla quale origina ogni cosa e alla quale aspira l’essere umano nella sua nostalgia del ritorno.

“Mentre il Pesce indica lo sprofondamento negli abissi dell’immanenza – scrive Sicuteri – la Capra sta a significare invece l’ascensione, l’emersione verso l’infinito”.[ii]

In questo senso il Solstizio d’Inverno è davvero il punto enantiodromico, di inversione del ciclo che finisce dove era cominciato e comincia laddove è finito.

Il Capricorno è così la Porta Celeste dello Zodiaco che si apre verso l’Origine.

Nel segno dell’Acquario abbiamo il diluvio, la rottura delle acque primordiali, il predisporsi dell’unicità alla molteplicità.

L’Uno-Tutto si espande e, non a caso, il 1° febbraio si celebrava, in ambito celtico, Imbolc, festività dedicata a Brighit, il cui nome, come quello di Brahman, contiene il fonema br, che indica vibrazione, espansione.

Imbolc è relativo al sorgere eliaco di Capella (Capretta), la stella più brillante della costellazione dell’Auriga.

Ritorna il simbolo della Capra, associato, in questo caso, all’espansione.

La simbologia dei Pesci ci indica la manifestazione dell’energia, la sua attività, il suo moto perenne nella dualità.

La manifestazione comporta il movimento oppositivo e complementare, che il simbolo dei Pesci rende bene. Il movimento oppositivo e complementare è il polemos di Eraclito.

Giunti alla manifestazione, lo zodiaco ci riporta alla conoscenza dell’impulso primario che ha dato avvio al processo manifestativo.

Ancora una volta entra in campo una Capra, in questo caso maschio: l’Ariete, Aries, Marte, il Fuoco, Agni, Uranah.

L’Ariete, Eros, è l’impulso, la forza, il tapas, l’ardore che avvia il muoversi dell’Energia primordiale verso il suo manifestarsi.

Nel segno del Toro l’energia comincia a predisporsi nell’iniziale regno naturale. La spinta energetica dell’Ariete si ordina armoniosamente nella Madre Terra.

Nel segno del Toro troviamo Beltane, festività dedicata al dio Belenus, Lug il luminoso, collocata nel tempo della levata eliaca di Aldebaran (l’occhio del Toro) e delle Pleiadi.

L’occhio del Toro è Horus, il Falco egizio, i cui occhi sono il sole e la luna e che rappresenta la vista che si consegue con l’equilibrio tra emisfero destro e emisfero sinistro, ossia tra intuizione e razionalità, con l’attivazione della Pineale, ossia di Aldebaran.

Nel mondo terreno, l’essere umano deve usare i due emisferi per vedere, ma anche per abitare la ragione e la follia, il profano e il sacro, per poter stare tra i due mondi in equilibrio dinamico e potersi, pertanto, attivare come co-creatore.

Il bucranio è anche, per la sua forma, simbolo dell’apparato riproduttivo femminile. La Natura è Madre. Il Toro, in questa accezione simbolica, ci annuncia il Cancro: la Madre archetipica.

Il successivo segno dei Gemelli è il simbolo della stabilizzazione dell’ordine. Siamo in presenza dello spazio-tempo, nel regno della dualità.

Tuttavia i Gemelli sono anche l’indicazione che siamo al tempo stesso terreni e celesti, anima e corpo, maschi e femmine, ragione e irragionevolezza; che apparteniamo al sacro e al profano.

Il mondo è figlio di Leto, come i due gemelli Apollo e Artemide; i Dioscuri Castore e Polluce.

Grazie alla doppia origine dei Dioscuri si ha modo di riflettere sulla duplice componente che forma l’essere umano. Il corpo e l’anima, la parte deperibile e quella eterna. Nessuno dei due può esistere senza l’altro.

Se l’anima è la guida, il corpo ne è lo strumento. Quando Castore muore, Polluce non può vivere senza di lui. Così Zeus accorda ad entrambi la straordinaria metamorfosi in costellazione.

Dopo il loro catasterismo – la trasformazione in costellazioni – i due fratelli possono vivere uniti, ma la dualità vi è insita. Anima e corpo sono distinti ma non separati, sono due in uno.

Distinti ma non separati, come la “piccola immagine” dell’essere umano è distinta, ma non separata, dalla Grande Imago, manifestazione luminosa dell’Arché: Natura.

In questo ambito mitologico il segno dei Gemelli ci prepara al segno del Leone, alle fatiche di Ercole, al processo di individuazione.

Ora il processo manifestativo è compiuto e può dar luogo al Cancro, la Madre archetipica, capace di gestazione.

“E’ – scrive Roberto Sicuteri – il trionfo delle forze generatrici materne terrestri; è la concezione, la gestazione”. [iii]

Il Cancro, sede del Solstizio d’Estate, rappresenta la Porta dello zodiaco dal quale passano le anime pronte ad incarnarsi.

Nel Cancro è collocatala levata eliaca di Sirio, l’egizia Spdt, Iside, la madre e nutrice di Horus. Sirio madre di Aldebaran.

Siamo giunti ad un punto cruciale, in quanto si prospetta una via del cielo, che coinvolge Sirio, Aldebaran e che passa necessariamente attraverso Orione.

Aldebaran è la stella più luminosa delle Iadi, le lacrime del Toro, e rappresenta simbolicamente l’occhio. Il suo nome antico è Sar ed è associato all’ascensione.

Ar, infatti, è verbo che significa ascendere. La S ne determina una coniugazione causativa. Pertanto, se Ar è ascendere, S-Ar è causare l’ascensione. Aldebaran è, dunque, indicata come la stella che causa l’ascensione.

La costellazione del Toro, sin dalla più remota antichità, nella tradizione di molti popoli è correlata ad altri due asterismi: Orione e Cane minore.

Ad Orione (s'{ ovvero Sah) nell’antico Egitto era associato Osiride, il cui nome egizio è Wsir o AsAr o AusAr (As = velocemente e Ar = ascendere, salire, elevarsi), dal significato di veloce ascesa, ovvero Colui che ascende velocemente e il cui mito (il tradimento del fratello, la dispersione e l’occultamento del cadavere, il suo ritrovamento da parte di Iside e la sua ricomposizione) fa da sfondo mitologico alla leggenda di Hiram.

Alla stella più luminosa dell’asterisma Cane minore, Sirio, Sothis in greco e Spdt in egizio, sono associate: Iside, il cui nome egizio è `st (pronuncia Ast) dal significato di sede, e la simbologia della stella a cinque punte.

La costellazione del Toro nell’antico Egitto era associata ad Horus.

Chi era Horus?

Horus vuol dire “viso” o “lontano”.

Con lo stesso nome abbiamo due distinte divinità egizie: Horus l’Antico e Horus il Giovane (figlio di Iside e di Osiride).

 

Horus il Giovane è stato associato al Sole e poiché Iside è associata a Sirio e Osiride a Orione, la sacra famiglia egizia risulta composta da un figlio (il sole del nostro sistema planetario), da Sirio, la “madre celeste” e da Orione, il padre celeste; sacra famiglia la cui rappresentazione geometrica è il triangolo di Osiride, altrimenti detto triangolo di Pitagora.

Questa associazione di Horus al sole, meglio al sole nascente, essendo Osiride il sole calante e notturno, non ci consente di comprendere il significato ascensionale del nome egizio di Aldebaran se non consideriamo il fatto che Horo è divinità antichissima, che da dio celeste si è trasformato solo in seguito in dio solare.

Dell’antichità del culto di Horus sono testimoni le iscrizioni del tempio di Edfu, dove si narra che all’inizio regnava il caos e le acque del Nun ricoprivano la terra. In seguito due divinità, il Grande e il Lontano (attributo di Horus), apparvero su una piccola isola che era emersa dalle acque primordiali. “Dai relitti galleggianti che si incagliavano sulle sue sponde, una delle divinità raccolse un bastone, lo spezzò in due e ne conficcò una metà nel terreno, vicino al ciglio dell’acqua. Non appena lo fece, un falcone emerse dall’oscurità circostante e si posò sul bastone. Immediatamente spuntò la luce su tutto il Caos e il falcone trasformò l’isola in luogo santo”[iv].

Il falcone è simbolo teriomorfo di Horus, che in questo caso è dio dell’origine, assimilabile al greco Lógos, potere improntante e illuminante delle acque primordiali, ossia dell’Arché.

Aldebaran, abbiamo visto, era la stella dell’ascesa. Lo era per molte culture antiche. Gli Inù, ad esempio, la chiamavano Robini, ossia Stella dell’ascesa. In Ebraico Sar significa volare via, Shar sapere e anche porta.

Sirio, Orione, Aldebaran, le Pleiadi, le Iadi costituiscono un insieme mitologicamente inscindibile, che è stato punto di riferimento di grande interesse per molti popoli e per molte culture. Vorrei ricordare qui solo l’esempio di un certo numero di riti vedici che sono in relazione con Aldebaran e con Orione, in sanscrito Mriga, e la ritualità druidica legata a Beltane alla levata eliaca di Aldebaran, annunciante l’ascensione del Sole nel punto più alto dell’orizzonte celeste.

Le Pleiadi (Khau Mes), gruppo di stelle legate al Toro, che dagli antichi egizi erano dette Terra delle Migliaia ci possono fornire un’utile traccia per scoprire cosa ci indica mitologicamente Aldebaran. Se consideriamo che mille si scrive in egiziano antico con il simbolo del fiore di loto, Terra delle Migliaia potrebbe avere anche il significato di Terra del Loto. (Gli egiziani antichi usavano spesso il linguaggio analogico, omofonico, enigmatico: ermetico, da Ermes, ossia Thot).

Nel linguaggio iniziatico il loto è il fiore dell’illuminazione. Dal loto (sshn ovvero Seshen in egizio antico) è nato il “bambino”. All’origine del mondo, dice un mito egizio, tra le acque primordiali emerse un fiore di loto nel cui calice apparve il giovane dio del sole.

Il Lago del Loto è l’oceano primordiale; il lago della matrice stellare, la Duat.

L’occhio di Horus, dunque, è una porta, uno strumento per salire al cielo? Per andare oltre, seguendo la via che da Sirio, passa per Orione e attraverso l’occhio del Toro e le Iadi porta alle Pleiadi, ossia alla Terra delle Migliaia, ovvero, simbolicamente all’illuminazione? o al ritorno all’origine? E quell’occhio di Horus, frazionato in sessantaquattresimi, quale segreto nasconde?

Sirio, la stella cinque punte, è Iside, la “sede”. Orione è Osiride, con il significato di elevazione veloce e Aldebaran, occhio di Horus, è una porta nel cielo capace di causare l’ascensione verso le Pleiadi, ossia la Terra delle Migliaia. Una via nel cielo, da Sirio-Iside a Orione-Osiride, attraverso l’occhio di Horus-Aldebaran, verso le Pleiadi, Terra delle Migliaia o una via iniziatica?

Se stiamo all’idea che il Cancro sia la Porta dalla quale entrano le anime, possiamo anche pensare al percorso celeste sin qui descritto come porta di entrata e di uscita.

Le anime, in questo caso, dalle Terre delle Migliaia, passano da Aldebaran, l’occhio del Toro, il quale è anche una chiave numerica del Dna (64/64). Si muovono attraverso Orione (la cintura) e approdano a Sirio (la stella a cinque punte, che simbolicamente ci ricorda il campo morfogenetico Φ). Il viaggio termina nella piramide.

Qui incontriamo uno dei miti più importanti della teologia eliopolitana: il manifestarsi di Tum-Atum Nell’antico Egitto tim è completo, perfetto e tam è svelarsi. Ritroviamo questo concetto in Tum-Atum, Colui che è, Colui che non è, la cui forma originale egizia è Tmw, che racchiude tm, ossia ciò che è completo, perfetto, concluso. Tmw è il creatore dell’Enneade.

Tmw è pertanto sia all’origine dell’universo creato, sia l’universo creato e il mito che lo riguarda sostiene che si è manifestato e realizzato in forma di piramide.

Mr è piramide ed è canale (anche tomba) e Mri è amare, volere, desiderare. Tum- Atum, così, come nei miti vedici, amando e desiderando si manifesta in Mr (chiamata dai greci piramide, da pyr, fuoco, per la sua lucentezza infuocata) e Mr, in quanto forma del manifestato, è il paradigma matematico e geometrico delle misure e dei loro rapporti che, nel loro insieme, danno origine alla geometria sacra, contenente il segreto della realtà.

Dato che Mr vuol dire piramide, ovvero la forma prescelta da Tum-Atum per concretizzare sé stesso, potremmo anche valorizzare il secondo significato dello stesso termine, cioè canale. In questo senso si potrebbe intendere che il Tutto si canalizza (focalizza) nella realtà concreta, cioè nell’universo (l’Uno).

Siamo giunti al Leone, a Lug il luminoso, che dedica la festività a Lugnasad (1° agosto) alle Dea Madre Tailtiu, alla Madre Terra rappresentata dall’Imago Mater del Cancro: Energia intelligente, informata, significante e cosciente (che è anche, nel suo manifestarsi, illuminarsi, la Grande Imago).

Il Leone è il Verbo, il Lógos, la “nobile energia vitale”, il “Fuoco divino che permette l’inizio dell’individuazione”.

“Dando la parola, il Verbo a qualche cosa, si differenzia questa cosa da ciò che la nasconde, le si prepara un’esistente indipendente sul piano psichico e si rende possibile e reale una relazione logica tra ciò che si è differenziato e ciò che è al di fuori”. [v]

Nasce la coscienza di sé, integrazione superiore della personalità, ampliamento della realtà simbolica dell’Io, riconducendola alla sua origine divina.

In questo segno, che è proprio dell’essere umano tra l’umano e il divino, fra l’immanente e il metafisico, quello delle “Fatiche di Ercole” del “fare anima” (Hillman) da parte dell’essere umano che sottoponendosi alle prove imposte da re Euristeo.

Interessante notare che euris (contrazione di eurusthénēs) in greco significava trovare, ricercare.

Il re Euristeo è la potenza (sthénos) che invita Ercole alla ricerca.

Nell’interpretazione del mito, l’etimologia è fondamentale.

Nelle prove Eracle (Ercole) combatte i simboli delle energie scatenate, violente, aggressive, le affronta e le integra.

Le prove:

  1. Leone di Nemea
  2. Idra di Lerna
  3. Cerva di Cerinea
  4. Cinghiale di Erimanzio
  5. Stalle di Augia
  6. Uccelli stinfalici
  7. Toro cretese
  8. Cavalle di Diomede
  9. Cintura di Ippolita
  10. Bestiame di Geriane
  11. Pomi delle Esperidi
  12. Cerbero catturato

Con la Vergine inizia il ciclo del ritorno verso l’essenza.

La Vergine rappresenta l’intelligenza ordinatrice, la ratio.

“La virgo però è diversa – nel suo substrato femminile – dal materno Cancro, in quanto questo è strettamente riferito alla gestazione, alla fase embrionale-fetale dell’essere”. [vi]

Con la Bilancia, punto mediano dell’equilibrio assoluto tra l’evoluzione e il principio dell’involuzione, inizia il grande ciclo involutivo e con lo Scorpione si entra nella fase della dissoluzione di tutte le forme e di tutte le sostanze. Tutto torna all’informale, all’indefinito.

Con lo Scorpione abbiamo la levata eliaca di Antares, l’opposto di Ares, dell’impulso manifestativo.

Tramontano eliacamente le Pleiadi.

Le Pleiadi sono ninfe celesti, figure dell’antica mitologia greca. Sono le figlie di Atlante, il titano che regge sulle spalle la volta celeste e sono compagne di Artemide. Le Pleiadi vennero a lungo braccate dal cacciatore Orione. Le Pleiadi (in greco antico: Πλειάδες, Pleiades) sono sette personaggi della mitologia greca ed i loro nomi sono Alcione, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Sterope (o Asterope) e Taigete.

Alcione fu eletta al comando delle sette sorelle ed una volta diventate stella ebbe il compito di guidare i pescatori.

Il Sagittario rappresenta lo slancio verso l’iniziazione sacra che si realizza in Capircorno.

“Con il nuovo segno zodiacale, l’Energia perviene alla sintesi e si lancia verso l’alto, seguendo il passaggio dalla percezione mediata dei sensi o la ragione, alla appercezione immediata dei Principi e dei loro rapporti: la coscienza individuale accede al piano delle cause prime”. [vii]

Il sagittario è il simbolo della coscienza che si fonde con la sfera del sovrasensibile.

Il ciclo si chiude e si apre. Ciclo, cerchio, inizio.

*Silvano Danesi è il Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia nazionale Italiana degli A.L.A.M.- Tradizione di Piazza del Gesù-Grande Oriente di Roma

[i] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio

[ii] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio

[iii] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio

[iv] Barbara Watterson, Alla scoperta degli dei dell’antico Egitto, Newton & Compton

[v] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio

[vi] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio

[vii] Roberto Sicuteri, Astrologia e mito, Astrolabio