Il simbolo che contraddistingue il rituale dell’equinozio d’autunno è il Myosotis, che si semina a fine estate e inizio autunno, così che nella primavera successiva ci possa essere una fioritura abbondante.

Il Myosotis è pertanto il fiore adatto al tempo della semina nella terra, la quale simbolicamente ci riporta al concetto di riflessione e del V.I.T.R.I.O.L. (Visita interiora terrae rectificando invenies occultum lapidem). Visita l’interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta. Meglio: visita l’interno terreno di te stesso e operando con rettitudine, ossia seguendo la giusta via, troverai la pietra nascosta, ossia il tuo nucleo essenziale.

Il Myosotis è anche detto “non ti scordar di me” e, rimanendo nella simbologia accennata, è un richiamo a non scordare che siamo carne sulla terra, ma anche nucleo essenziale ricoperto di un corpo di luce.

Prima di proseguire nella riflessione sul quanto ci può dire il simbolo, vorrei ricordare che il Rituale dell’equinozio d’autunno che abbiamo adottato è stato il frutto di una nostra originale elaborazione e il Myosotis è stato utilizzato come simbolo significante anche per il fatto di essere stato usato dai massoni tedeschi in sostituzione dei simboli distintivi durante l’avvento del nazismo, quando la libertà di pensiero e le libertà individuali e associative sono state brutalmente eliminate dalla protervia di una feroce dittatura.

Il Mysotis si è caricato, pertanto, di un grande significato di libertà.

Non lo aveva capito, irridendo a queste nostre scelte, una persona che si riteneva un massone di grado elevato e che ha ricoperto importanti incarichi in altro Ordine, a dimostrazione che non è sufficiente avere gradi elevati per essere degli iniziati e per capire quanto il percorso massonico ci invita a capire, ossia che non siamo solo di questo mondo.

“Il simbolo nel senso iniziatico – ci dice Emilio Servadio in un articolo magistrale – potrebbe raffigurarsi in modo omologo e inverso [del simbolo psicologico, ndr], e cioè come un oggetto presente sulla terra, e che possiamo entro certi limiti avvicinare e capire con umani termini, ma le cui scaturigini stanno in alto, cosicché per raggiungerle occorre compiere un movimento interiore di un tipo particolare, una «salita»…”. [1]

La discesa del V.I.T.R.I.O.L. è, di fatto, un’ascesa all’origine.

E così avviene che, come afferma ancora Emilio Servadio, al “limite, e infine, il «corpo» si trova retto da un principio immateriale e radiante di cui è in tutto e per tutto lo strumento. Il capovolgimento è ora completo. Al «corpo» volgare è succeduto il «corpo magico» o «corpo di resurrezione», ossia, in termini alchemici, il piombo è stato totalmente trasmutato in oro”. [2]

Al centro del Myosotis c’è un nucleo, simbolo del nostro “più profondo Io supremo, o il Sé” e questo nucleo è circondato da un corpo dorato, simbolo della luce. Il nucleo rappresenta “il fondamento metafisico dell’io empirico contingente. E noi, come realtà ultima e costante, siamo proprio il Sé imperituro, immortale, al di là della nascita e della morte”. [3]

Ed è in questo nucleo essenziale, circondato da un corpo di luce dorata, che risiede la vera libertà.

Siamo veramente liberi? Oppure ci illudiamo di esserlo, razionalizzando i nostri stimoli inconsci ad operare, giustificando le nostre passioni, le nostre angosce, le nostre nevrosi con narrazioni razionali che facciamo a noi stessi?

Emilio Servadio ci propone l’esperimento ipnotico in base al quale dopo l’ipnosi una persona, indotta ipnoticamente a farlo, ha aperto l’ombrello in un salotto e richiesta di spiegazioni si è giustificata dicendo che lo faceva per verificare se il parapioggia avesse di buchi.

La psycological operation in corso, basata sulle più raffinate tecniche di comunicazione, ha l’intento di ipnotizzarci in relazione alla vicenda sanitaria, inducendo nevrosi, angosce o irrazionali ribellioni, intaccando la nostra, già di per sé debole, libertà psicologica, ossia la libertà del nostro io empirico contingente.

In questa psycological operation in atto si saldano i due aspetti del simbolo del Myosotis, quello che ci riporta alla scoperta del nostro nucleo essenziale e quello del “non ti scordar di me” attivato dai massoni tedeschi di fronte all’avvento di un regime totalitario.

L’attuale situazione mondiale ci presenta il pericolo di derive autoritarie alle quali, in quanto iniziati, dobbiamo rispondere con la fermezza di chi è in cammino verso la propria essenza, il proprio occultum lapidem e con l’impegno, nella società civile, per sconfiggere ogni totalitarimo in funzione del concetto che senza libertà non c’è ricerca della Verità, ma sottomissione alla verità del pensiero imposto o del dogma di chi ha un potere impositivo.

Il mondo psichico nel quale viviamo è contrassegnato da uno stato di necessità e, come sottolinea Emilio Servadio i nostri “carcerieri invisibili” sono le nevrosi e l’angoscia esistenziale. Tanto più quando i carcerieri sono attivati da una psycological operation come quella in atto.

La domanda che sorge è: “Possiamo liberarci dai carcerieri invisibili? Possiamo passare dal mondo della necessità al mondo della libertà?”.

Dipende da noi, dalla nostra capacità di decondizionamento e la via iniziatica è la via del decondizionamento, perché è la via della ricerca, del dubbio costante, della costante presenza della tensione alla pratica del V.I.T.R.I.O.L.

Scoprire l’occultum lapidem è anche liberazione dall’angoscia della morte, in quanto la posiziona nell’ambito del trapasso e non della fine.

Lo dice la Tradizione e oggi lo afferma anche la scienza.

Gli antichi egizi pensavano che l’essere umano fosse Sa-Hu, intelligenza in azione, rivestita di un corpo di luce Akhu, la cui evidenza era il Ba. Questi tre elementi erano la base immortale che sopravviveva alla morte del corpo fisico.

Oggi la scienza ci dice che le antiche affermazioni dei testi sapienziali hanno anche un fondamento scientifico. L’essere umano ha imparato che la materia è energia e ha imparato a ricavare dalla materia l’energia; ha anche imparato che la luce è energia, ma non è materia, che dalla materia si può ricavare energia e, recentemente, che dalla luce si può ricavare la materia. Due fotoni, in condizioni particolari, hanno prodotto in laboratorio un elettrone e un positrone.

Dalla luce la materia e dalla materia la luce.

Un campo fondamentale per la vita e per lo stesso formarsi e mantenersi delle forme è il campo elettromagnetico, del quale è parte la luce.

H.S.Burr e F.S.C. Northon Nortrop, nella loro “Teoria dei campi”, scrivono in proposito: “Il disegno e l’organizzazione di ogni cosa vivente è un campo elettromagnetico complesso. Esso determina e viene determinato dagli elementi fisici. Esso stabilisce e mantiene il disegno. Regola e controlla la creatura, qualunque essa sia, avendo come scopo la completezza, l’organizzazione, la continuità”.

I due fisici hanno nominato questo campo, Campo L e Campo vitale e le loro ricerche hanno dimostrato sperimentalmente che alla base del corpo fisico di tutti gli organismi esiste una struttura bioelettromagnetica finalistica, consistente di una serie di campi vitali interdipendenti di diversa frequenza, intensità e potenziale, che sono stati definiti dal matematico inglese prof. G.D. Wasserman come “campi morfogenetici”, ossia creatori delle forme, i quali coordinano gli atomi e le molecole dell’organismo in modo tale da convogliarli a formare il corpo fisico caratteristico della specie.[4]

Se ci riferiamo alla tradizione cristiana, il concetto è ben delineato nelle lettere di San Paolo ai Corinzi.

Nella seconda lettera ai Corinzi, San Paolo afferma: “Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi”.

San Paolo ci dice che il corpo mortale viene “assorbito dalla vita”, ossia si trasforma nella materia, ma gli esseri umani sono dotati da Dio della “caparra dello Spirito”.

L’etimologia della parola caparra si riconduce all’unione di due parole latine: il verbo capere = prendere + arra o arrha = pegno, garanzia.

La caparra dello Spirito è, pertanto un pegno, una garanzia che non tutto l’essere umano viene “assorbito dalla vita”.

Ancora più esplicito San Paolo è nella prima lettera ai Corinzi, dove tratta il modo della resurrezione.

“Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale”.

Si semina un corpo materiale, che viene assorbito dalla vita e risorge un corpo spirituale, ossia quella parte del corpo che viene denominato celeste o glorioso.

Così è per gli esseri umani. Veniamo al mondo della materia per rivestire un corpo materiale nella vita terrena, che restituiamo alla vita terrena quando finisce il nostro tempo, ma abbiamo con noi la “caparra” dello Spirito, quell’altro corpo, il corpo di luce, che è il corpo spirituale del quale parla San Paolo ai Corinzi.

La via iniziatica che offre la Massoneria, se correttamente intesa, ha questo fondamentale scopo: la ricerca e il riconoscimento del nostro occultum lapidem, quel nucleo dorato e luminoso che sta al centro delle cinque “orecchie di topo” che sono i petali del Myosotis, simbolo a loro volta di quella stella a cinque punte che contiene il numero aureo, codice di morfogenesi della vita.

Nella vita terrena la morfogenesi agisce in base al numero aureo, ma agisce in quanto espressione, manifestazione, del nucleo essenziale, di quel “corpo di luce” che è possibile ritrovare se si muore alla necessità imposta dall’io contingente, si lavora a sgrossare la pietra grezza, si scoprono le virtù nascoste nella pietra cubica e si risorge, infine, nella maestranza, non più con la coscienza del corpo materiale e volgare, ma con quella di essere Sa-Hu, intelligenza in azione in un corpo di luce.

 

Tavola per l’Equinozio di autunno – Forlì – 18.09.2021 E:.V:.- di Silvano Danesi, Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi Accettati Massoni, Tradizione di Piazza del Gesù, Grande oriente di Roma

 

[1] Emilio Servadio, Passi sulla via iniziatica, Mediterranee

[2] Emilio Servadio, Passi sulla via iniziatica, Mediterranee

[3] Emilio Servadio, Passi sulla via iniziatica, Mediterranee

[4] Particolarmente importanti le ricerche effettuate da dr. H.S. Burr (della facoltà di medicina di Yale), dal dr. F.S.C. Northrop, dal dr. L.J. Ravitz e loro collaboratori, iniziate nel 1937 e ripetute innumerevoli volte hanno dimostrato sperimentalmente che alla base del corpo fisico di tutti gli organismi esiste una struttura bioelettromagnetica finalistica, consistente di una serie di campi vitali interdipendenti di diversa frequenza, intensità e potenziale, che sono stati definiti dal matematico inglese prof. G.D. Wasserman come “campi morfogenetici”, i quali coordinano gli atomi e le molecole dell’organismo in modo tale da convogliarli a formare il corpo fisico caratteristico della specie.