E tutto sarà bene, e
ogni sorta di cose sarà bene
quando lingue di Fuoco
s’incurvino
nel nodo di fuoco in corona
e il fuoco e la rosa sian uno.”
(Thomas S. Eliot)

Il Solstizio d’Estate definisce il momento astronomico in cui il Sole giunge al proprio apogeo di irraggiamento di Luce e di potenza energetica.

Nell’età arcaica alcune società iniziatiche e misteriosofiche, in concomitanza con il Solstizio d’Estate, erano solite trasmettere il cosiddetto “Battesimo del Fuoco”, cerimonia in cui il neofita vedeva consumarsi nel fuoco il suo simulacro.

In tal modo la sua precedente personalità “profana” veniva distrutta dal Grande Arcano.

Il Fuoco veniva così riconosciuto come potente simbolo di “rinascita iperfisica”: esso d’altronde è LUCE e, nella peculiare prospettiva iniziatica, simboleggia ciò di cui l’uomo abbisogna per trovare la VIA.

Ecco perché, nelle più varie culture ed epoche storiche dell’umanità, il termine “LUCE” è stato interpretato sotto molti aspetti, quali CREATIVITÀ, BELLEZZA, INTUIZIONE, AMORE, e, soprattutto, CONOSCENZA.

L’evento naturale del Solstizio estivo genera anche, esotericamente parlando, il c.d. “RISVEGLIO DEI FUOCHI DI S. GIOVANNI”, un momento che rappresenta simbolicamente la Luce sovrannaturale che viene ad illuminare lo Spirito.

Essendo il momento di maggiore irradiazione Solare, il Solstizio è infatti tradizionalmente legato a San Giovanni il Battista, colui che annuncia e profetizza l’avvento futuro della Luce divina o, meglio, del Fuoco Sacro.

Questo Fuoco, di cui San Giovanni è la manifestazione e l’annunciatore, si ritrova anche sotto il profilo etimologico.

Giovanni, o piuttosto IOANNES, sarebbe costituito da due vocaboli caldeo-ebraici: IO e OANNES.

Io significa “colombo”. OANNES era il nome di Dio che, in Caldea, portò agli uomini l’Iniziazione e trasmise loro la LUCE.

IOANNES sarebbe quindi l’espressione fonetica del “colombo di fuoco”, della colomba dello Spirito Santo.

Esiste però un’altra spiegazione etimologica che, comunque, non si contraddice con quella prima riportata.

Secondo Oswald Wirth, Giovanni deriverebbe dall’ebraico JEHOH’-ANNAN, che si traduce come “colui che Jeho favorisce”, mentre JEHO è a sua volta il nome del Sole che illumina e dà vita.

Secondo tali tesi, dunque, il nome GIOVANNI sarebbe sinonimo di “UOMO ILLUMINATO”.

In ogni caso, Giovanni non raffigura il Sole materiale ma è la rappresentazione simbolica del principio unico ed universale, del FUOCO-PRINCIPIO, della LUCE, radice del mondo fisico e intellegibile, prima manifestazione sintetica e processo di azione della CAUSA PRIMA.

GIOVANNI tanto più era il simbolo del FUOCO-PRINCIPIO, o almeno l’annunciatore di esso, al quale partecipa, in quanto la leggenda lo riveste con la pelle di un AGNELLO o ARIETE VERGINE.

È l’immagine dell’unione del Sole e della costellazione dell’ARIETE, la prima dello zodiaco, il cui segno simbolico è la lettera GAMMA, che rappresenta graficamente la testa dell’ariete con le sue corna.

Questa veste è anche l’immagine del TOSON D’ORO, che gli alchimisti del medioevo e successivamente gli antichi ROSA-CROCE avevano scelto come simbolo della GRANDE OPERA.

Il simbolismo del FUOCO PRINCIPIO e della festa solstiziale estiva che lo celebra, costituendo una delle più antiche tradizioni dell’umanità, presenta tuttavia solo aspetti materializzati di cose infinitamente più elevate.

Per comprendere appieno la portata delle “FESTE DEL FUOCO” occorre collocare il loro significato originale nel contesto della DEITÀ, della CAUSA PRIMA, dalla quale tutto proviene, ovvero tutto ritorna, e che gode del “potere universale della rigenerazione” che è un potere meta-dimensionale e atemporale.

D’altronde questa è l’idea che sottendeva all’usanza medioevale di far rotolare una ruota infuocata nel corso della festa di San Giovanni.

I tre principali momenti della celebrazione della festa erano, appunto, i fuochi di gioia, la processione con le fiaccole e l’usanza di far rotolare una ruota infuocata.

La ruota infuocata, poi, veniva immersa nell’acqua, di solito un fiume, allo scopo di ottenere abbondanti raccolti, in particolare buone vendemmie.

Non sfugge certamente ad occhi Iniziati il simbolismo profondo legato alla unione dei due elementi acqua e fuoco, con la potenza che scaturisce dalla loro unione alchemica che si verifica unicamente durante il momento solstiziale.

Si comprende facilmente allora il profondo significato della festa solstiziale che è festa del FUOCO-PRINCIPIO.

Il Fuoco, simbolo e manifestazione del PRINCIPIO PRIMO, è il mediatore naturale del processo iniziatico che consiste, sempre, sebbene a differenti livelli, nella morte mistica dell’uomo profano seguita dalla resurrezione dell’iniziato, che aspira alla Conoscenza attraverso la reintegrazione, la comunione totale con la CAUSA PRIMA.

Poiché l’anima del GRANDE TUTTO è considerata come il Fuoco divino, l’anima umana, la quale non è altro che una sua particella, è della stessa natura.

Ma prima di ottenere la grazia della REINTEGRAZIONE, essa deve purificarsi dalle CORRUZIONI terrestri.

Apuleio, nella cerimonia preparatoria alla sua iniziazione, fu obbligato a recarsi al mare, per immergersi 7 volte, numero mistico, relativo alle sfere materiali nella quali l’anima era ritenuta passare discendendo nel mondo materiale, dove si riveste di involucri i quali alterano la purezza del FUOCO-Principio che costituisce la Sua essenza.

L’immersione nell’elemento acqueo marino indicava altresì l’impregnazione con il SALE, simbolo della sapienza e della CONOSCENZA, prima condizione dell’iniziazione.

Il battesimo a mezzo dell’acqua precede così il battesimo a mezzo del fuoco.

È chiara allora tutta la portata simbolica della parola di Giovanni il Battista “Giunge colui che deve giungere… Egli vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco, mentre io vi battezzo con l’acqua“.

L’Acqua e il Fuoco corrispondono ai due principi, femminile e maschile, passivo ed attivo, così come la LUNA ed il SOLE.

Il SOLE è il vivificatore essenziale, il PADRE; la LUNA, riflesso del SOLE, è la CREATRICE delle forme, la MADRE.

È degno di riflessione, al riguardo, il fatto che nella iconografia cristiana il Sole sia rappresentato a destra e la luna a sinistra di Cristo sulla croce.

Gli uomini, a motivo del loro stato di imperfezione, possono difficilmente, senza preparazione, rendersi simili al Fuoco divino nella sua forma ardente.

Lo rendono accessibile a sé facendolo infondere nelle acque terrestri.

Perciò la benedizione dell’ACQUA BATTESIMALE avveniva mediante l’immersione di un cero acceso.

La festa di San Giovanni d’Estate è spesso stata una festa dell’acqua, così come del fuoco, anche se è il Fuoco Ermetico o filosofico, il Taumaturgo universale che presiede a tutte le trasformazioni.

Per gli alchimisti, questo fuoco filosofico, invisibile e presente in tutti i corpi, è la CAUSA PRIMORDIALE.

Solo la sua conoscenza e la sua RIVELAZIONE consentono la trasmutazione degli elementi, la generazione della PIETRA FILOSOFALE.

È la conoscenza di questo Fuoco filosofico che consente la purificazione dell’anima, la reintegrazione dell’uomo, materia stessa della GRANDE OPERA, nella sua essenza divina originaria.

È questo il valore metafisico della formula INRI (IGNE NATURA RENOVATUR INTEGRA), cioè la Natura è rinnovata tutta intera dal Fuoco, che i Rosa-Croce hanno trasmesso alla Massoneria.

Un Fuoco che brucia le vecchie forme, un Fuoco che, distruggendo, crea:

il nostro vissuto, le nostre vittorie e le nostre sconfitte, le gioie ed i dolori, bruceranno a tale Fuoco della fiamma eterna, liberando e purificando il nostro spazio sacro dove continueremo ad edificare incessantemente il nostrto Tempio interiore.

Morire nella vecchia forma, per rinascere nella nuova.

Il Solstizio d’Estate si pone dunque come momento fondamentale di riflessione per ogni Libero Muratore, oltretutto perché con esso si festeggia il Battesimo, l’iniziazione ad un processo ciclico di purificazione e trasmutazione interiore; un processo che si rinnova di anno in anno con pulsare ritmico e che richiede la consapevolezza che solo sacrificando sul fuoco dello sforzo ardente i propri difetti principali ciascuno può davvero contribuire alla realizzazione della GRANDE OPERA.

Concludo questa breve riflessione solstiziale, lasciando alla vostra riflessione la testimonianza e l’esperienza di un antico culto solare riferito alla cultura degli Indiani d’America: la danza del Sole, o, meglio, la danza guardando il Sole (wiwanyag wachipi), o anche il ricongiungimento con Wakan  Tanka (il Grande Spirito).

Il complesso simbolismo della cerimonia è stato analizzato da J.E. Brown che tra il 1947 ed il 1948 trascrisse gli ultimi insegnamenti di Alce Nero (Hehaka Sapa) vecchio sacerdote Sioux Oglala.

In prossimità del Solstizio d’Estate, che rappresenta il mezzogiorno del cosmo, tradizionalmente simboleggiato dal Fuoco che feconda le Acque e dalla unione del Sole e della Luna, viene rigenerata la vita, prima che il cammino solare inizi la sua discesa nella fase oscura del ciclo. La celebrazione dura quattro giorni ed avviene sempre nel periodo di luna piena, simbolo di sole notturno che risplende nelle tenebre.

L’elemento centrale della danza del Sole è costituito da un pioppo nero collocato ritualmente al centro del recinto sacro, costituito da una vasta area circolare divisa in parti uguali da quattro raggi formanti una croce.

Si tratta di un palese emblema dell’asse cosmico che permette la comunicazione fra i diversi livelli dell’universo, raffigurazione simbolica della verticalità in ascensione verso il sole, inteso come cuore immutabile del cielo.

Le relazioni tra l’albero ed il sole, a conferma della Sophia Perennis, si riscontrano anche nello Shintoismo, dove il pilastro primordiale che unisce il Cielo e la terra, chiamato scala del Cielo, è connesso con la principale divinità, la dea del Sole Amaterasu. La natura ignea dell’albero si rileva altresì nel simbolismo vedico, dove Agni è identificato con l’albero cosmico.

La scelta del pioppo è così spiegata da Alce Nero: se si taglia uno dei rami superiori di quest’albero, sulla sezione del fusto si vede disegnata una perfetta stella a cinque punte, che per noi rappresenta la presenza del Grande Spirito.

Ma lo scopo principale della danza è quello di ristabilire un contatto tra il Sole ed il cuore dell’uomo (riconquista della centralità solare) e di rimuovere lo sbarramento rappresentatosi dall’ego, in modo da dischiudere la coscienza individuale alla centralità della potenza solare. A tal fine i danzatori si applicano alla cute delle cinghie di cuoio, danzando legati fino a dilaniarsi la pelle, poiché (come spiega lo stesso Alce Nero) la carne rappresenta l’ignoranza e come prima cosa occorre che l’uomo si liberi dai lacci dell’ignoranza.

La festa di Giovanni, festa del Fuoco che unifica tutto, diventa il ricordo dell’unione originaria dell’uomo con lo Spirito ed è presagio che questa fusione sarà l’avvenire dell’umanità.

Alla prima pietra seguirà la seconda.