Pochi giorni ci separano all’Equinozio di Primavera e già le riflessioni sul significato dell’evento si affacciano nella mente e nel cuore del Ricercatore.

Una lunga suggestione ha fatto capolino in sogno ed è arrivata lontano, giocando con le parole, con la loro origine e si è via via inerpicata attraverso i grandi Misteri.

Tutto è partito dalla domanda: “Che vuol dire primavera?”
“Primavera” deriva dal latino primum (inizio) e ver (sostantivo neutro dal significato di tempo, stagione). Già si è su sentieri solenni: il primo tempo, l’inizio del tempo, l’inizio dell’eterno ciclo della vita.

Ma il viaggio è solo all’inizio. La parola latina ver ha a sua volta un’origine ancora più feconda, che porta un ulteriore valore di significato: ver deriva dalla radice sanscrita vas- che ha il significato di “ardere, splendere” (in latino la radice vas si mantiene nel nome della dea Vesta, nume del fuoco che arde nel cuore della casa).

Calore e tempo ci portano sulle vie che portano al significato di movimento e non stupisce che la radice indoeuropea vr, parente di vas, si declini in vrtti che indica proprio un certo tipo di moto e azione circolare (soprattutto del pensiero) senza inizio né fine. Incuriosisce che vr in greco generi ῥῆμα (rhema), cioè parola detta. Per Platone in un logos (una frase di senso compiuto) le parole si distinguono tra il rhema, che denota le azioni, e l’onoma che definisce chi compie l’azione. Nell’Enciclopedia Ebraica, il termine Memra (di possibile derivazione da rhema)denota la “Parola di Dio che compie l’azione”, o “quella dell’Angelo messaggero” in Isaia 9:8 o ancora la “Parola che guarisce” nel Salmo 107:20. In Efesini 6:17 il termine greco rhema è usato per indicare la parola di Dio che diventa spada dello Spirito Santo: anche qui la Parola è Azione.

Da vrtti (movimento, vortice) approdiamo a vrtta che in sanscrito assume diversi significati, tra i quali “comportamento”, “vissuto (inteso come “che ha completato il suo ciclo vitale”)”, “circolare”, “accadimento, fatto compiuto”.

Da vrtta deriva la latina veritas, intesa nell’accezione di un fatto che è accaduto e per tanto è vero. Il valore dell’aggettivo verus denota l’obiettiva realtà di un fatto, per questo motivo è certo e indiscutibile. Ma veritas sembra avere un’altra etimologia: per la prof.ssa Carla Gambacorta dell’Università di Perugia veritas conserva la radice indoeuropea var che nello zoroastrismo racchiude il concetto di “credere, avere fede in qualcosa”.

Arriviamo a verità attraverso due strade che sembrano contrapposte: la realtà oggettiva da una parte e la fede nell’altra. Anche i greci utilizzavano un termine complesso per definirla:

ἀλήθεια (alétheia), che definisce ciò che è stato disvelato, ciò che non è più nell’oscurità. Aletheia non definisce nulla di statico o fermo, non è intesa come una realtà di fatto, aletheia al contrario è definita come un atto dinamico di rivelazione di ciò che è. Ed ecco che anche nella lingua greca ritroviamo il concetto di movimento e azione che avevamo incrociato nell’etimologia sanscrita di veritas (vrtta).

La Verità ha preso su di sé molte accezioni: da Socrate a Kant la conoscenza della Verità ha una profonda connotazione etica (conoscendo se stessi, ovvero l’unica cosa che può dirsi vera, si diventa una sola cosa con l’oggetto del sapere); nel Cristianesimo e nell’Islam la Verità di fede e di ragione costituiscono un’unica sola verità (abbiamo visto che la radice var nello zoroastrismo significava proprio “aver fede”); nelle lingue slave la parola verità viene tradotta con il termine Ìstina (derivante dall’indoeuropeo ès = “ciò che esiste” e astmà = “emettere fiato”) e quindi è vero ciò che è vivo; in russo verità si dice pravda, che si traduce in “ciò che è giusto”; in inglese è truth  che deriva dalla radice indoeuropea dreu che significa “stabilità, fermezza” (e infatti la ritroviamo in tree, albero, o in druid, druido) ma anche“fede, accordo tra le parti” come dimostrano le parole trust e truss.

Cos’è la verità è difficile dirlo, sono figlia del mio tempo e di una specifica tradizione culturale. Credo che tutte le traduzioni, di certo non esaustive, che sono state elencate finora abbiano in sé qualcosa di vero.

È vero ciò che è giusto, come nella pravda russa? Senza aprire una parentesi sulla giustizia, ci basti notare che ciò che è stato considerato giusto in passato (a puro titolo di esempio, le leggi razziali) non è giusto oggi. È a tal punto marchiana questa accezione della verità come giustizia, che l’organo di stampa ufficiale dell’Unione Sovietica si intitolava proprio pravda e oggi in Italia esiste un quotidiano che, con altrettanta boria, si intitola La Verità. La Verità (con la V maiuscola), per il suo carattere universale ed eterno, non può essere materia di uomini. Non credo che sia vero ciò che è giusto, ma che sia giusto ciò che è vero!

È vero ciò che respira, come nella ìstina? E cosa dire allora di un pezzo di pietra, di una montagna, di un fiume, di un elettrone? Essi non respirano ossigeno come fanno le piante o gli animale, eppure partecipano al respiro dell’Anima Mundi.

È vero ciò che conosciamo, ciò che non è più nell’oscurità come nella versione greca di verità (aletheia)? Dobbiamo quindi affermare che ciò che ci è ancora oscuro non è già vero? Che non esiste una verità a prescindere da noi? Cosa sarà di questa Verità, quando l’umanità si sarà estinta? A chi potrà disvelarsi?

È vero ciò in cui abbiamo fede, come truth? Ma chi può mai dire quale verità sia più vera delle altre?

Una cosa mi piace notare in questa carrellata di significati: l’azione. Quale che sia la definizione di verità, per raggiungerla il ricercatore deve agire, operare, mettere in discussione lo stato delle cose. La Verità non è mai donata a chi la cerca, non basta fare la richiesta per ottenere la risposta. La Verità rifugge da chi sentenzia verità assolute, essa si occulta invece nelle pieghe delle domande sincere.

L’Uomo che impiega il tempo del suo lavoro a sedurre il suo maestro non troverà in lui la Verità. Non troverà soddisfazione alla sua curiosità nemmeno se si opererà in minacce o se agirà con prepotenza.

La Verità ama gli umili e odia i modesti.  

La Verità è davanti agli occhi di colui che ha tolto la benda e ha deciso di vedere.
La Verità è tutt’intorno a colui che tiene gli occhi aperti anche nel buio dell’inverno, mentre continua il suo cammino alla sola luce di un piccolo lumicino.
La Verità è nascosta nel cuore della pietra che egli stesso lavora.