Di Silvano Danesi

La questione del rapporto tra l’essere ateo e l’essere iniziato alla Massoneria è oggetto da secoli di interpretazioni assai diverse tra di loro e proprio per questo merita un’attenzione particolare.

In merito a questa questione il Prologo del Vangelo di Giovanni (aperto sull’Ara ad ogni inizio del lavori nel Tempio) si rivela essere la chiave di comprensione, così come lo è, a mio parere, dell’intera simbologia massonica.

Non è possibile, e nemmeno utile, in relazione allo scopo di questa riflessione, elencare tutte le varie interpretazioni proposte nei secoli, tuttavia, alcuni esempi possono dare un’idea sufficiente a capire come esse siano distanti tra di loro e spesso tra di loro discordanti.

Negli Statuti Generali della Società dei Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, pubblicati in Napoli nel 1820 non vi è accenno alcuno al Grande Architetto dell’Universo se non nella Prefazione, dove è scritto: “Essa [la Società dei Liberi Muratori] ha per principio la esistenza di un Dio, che adora sotto il convenuto titolo di Grande Architetto dell’Universo”.

Il Farina, nel capitolo VI del suo “Il libro completo dei Riti Massonici (Gherardo Casini Editore), al capitolo VI cita gli “Antichi precetti massonici” nei quali è scritto: “Dio è la saggezza eterna, immutabile, intelligente. Tu l’onorerai con la pratica delle tue virtù. Fai il bene per amore del bene. La tua anima è immortale. Non fare cosa che possa degradarla. Guardati dal contaminare la tua memoria”.

Al capitolo VII dello stesso testo, il Farina cita i landmarks, parola che appare per la prima volta nelle Ordinanze Generali approvate il giorno di San Giovanni Battista del 1721 a Londra. Landmarks dei quali, peraltro, esistono molte versioni, tra di loro assai diverse e, spesso, tra di loro discordanti.

Gli Old Charges non possono essere identificati con i landmarks e nemmeno con le Costituzioni del 1723 ” i cui autori – scrive René Guénon – si impegnarono, per quanto possibile, a far sparire proprio gli Old Charges, vale a dire i documenti dell’antica Massoneria operativa”. [i]

René Guénon, in Considerazioni sull’iniziazione (Luni, Milano) scrive: “Tali landmarks sono stati considerati esistenti from time immemorial, il che equivale a dire che è impossibile assegnar loro un’origine storica definita”.

Da una recensione della bibliografia internazionale, risulta possibile rintracciare numerosi elenchi di landmarks (in genere identificati con il nome di chi li ha stilati) pubblicati a partire dalla nascita della Massoneria speculativa e successivamente adottati, parzialmente o completamente, da numerose Grandi Logge o dai Grandi Orienti del mondo. I più noti sono quelli di:

1) John W. Simons, con 1S Landmarks (1864);

2) Luke A. Locwood, con 19 Landmarks (1867);

3) H. B. Grand, con S4 Landmarks (1894);

4) Albert J.G. Findel, con 9 Landmarks

S) Alèxander S. Bacon, con 3 Landmarks (1918);

6) Roscoe Pound, con 7 Landmarks (1921);

7) Joseph D. Evans, con 10 Landmarks (1923);

8) Harry Carr, con cinque Landmarks;

9) Albert Mackey, con 2S landmarks (18S8);

10) Rob Morris, con 17 Landmarks (18S6);

11) Landmarks della Gran Loggia del Minnesota.

Di alcuni di questi landmarks riporto le parti riguardanti Dio e l’anima.

Landmarks di Harry Carr  -Il massone deve professare la fede in Dio, Grande Architetto dell’Universo. Il Volume della Legge Sacra deve essere presente in loggia e accessibile a tutti. Il Massone crede nell’immortalità dell’anima.

Landmarks di Rob Morris -La legge di Dio è la norma e il limite dalla Massoneria.

Landmarks secondo Albert G. Mackey – Credenza nella esistenza di Dio quale Grande Architetto dell’Universo. Credenza di una resurrezione ad una vita futura.

Landmarks secondo Roscoe Pound – Monoteismo, il solo dogma della Massoneria. Credenza nell’immortalità, la conclusiva lezione di filosofia della Massoneria. Il Volume della Legge Sacra, parte indispensabile dell’arredo della Loggia.

Landmrarks della Gran Loggia del Minnesota -Che una credenza nel Supremo Ente, il Grande Architetto dell’Universo, che punirà il vizio e premierà la virtù, è un indispensabile prerequisito per l’ammissione in Massoneria.

Landmarks Albert J.G. Findel -Il candidato all’iniziazione deve confessare un culto universale, quello della legge morale, professato da tutti gli uomini indistintamente quali che siano le loro convinzioni religiose o le loro idee metafisiche particolari.

Landmarks secondo i Fratelli Chalmers (citazione del Farina), a proposito di Dio affermano: “il credere nell’esistenza di Dio, il credere nella resurrezione dei corpi e nella vita futura”.

Pare del tutto evidente che siamo di fronte a tali differenze concettuali che i landmarks diventano un insieme di affermazioni incoerenti.

Nella Dichiarazione dei Principi approvata dal Convento dei Supremi Consigli Confederati riuniti a Losanna nel settembre 1875, alla quale il R.S.A.A. si riferisce, si legge (citazione del Farina): “La Massoneria proclama, come ha sempre proclamato sin dalla sua origine l’esistenza di un principio creatore, sotto il nome di Grande Architetto dell’Universo”.

Le Costituzioni di Anderson

Nelle Costituzioni di Anderson è scritto: “Il massone è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale e se egli intende rettamente l’Arte non sarà mai uno stupido ateo né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore e onestà, quali che siano le denominazioni che li possono distinguere; per questa ragione la Muratoria diviene il Centro di Unione, il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti”.

Se analizziamo le Costituzioni di ci troviamo necessariamente a confrontarci con due affermazioni puntuali: la prima, che un massone non sarà mai un ateo stupido e, la seconda, che non sarà mail un libertino irreligioso.

La prima affermazione si regge su un sostantivo (ateo) e su un aggettivo (stupido). Non è lecito supporre che l’aggettivazione sia pleonastica e, pertanto, va analizzata con la necessaria attenzione.

“Per i Greci – scrive in proposito Roberto Calasso -, átheos era innazitutto chi è abbandonato dagli dèi, non chi si rifiuta di credergli, come rivendicano fieramente i moderni”.  [ii]

“I Greci – aggiunge Calasso -, sapevano chi erano e che cosa erano gli dèi. Più che credere agli dèi li incontravano”. [iii]

Gli dèi, potenze dell’Essere, sono archetipi, impronte, sigilli, marchi dell’Arché, ossia dell’origine.

Theós deriva dai verbi theeîn, correre e theâsthai, vedere, da cui deriva il sostantivo theós, malamente tradotto con Dio e meglio con “colui che corre verso l’evidenza”: il Demiurgo.

Theós, nel Vangelo di Giovanni, è Lógos. Ed ecco che il Prologo acquista il suo insostituibile ruolo di chiave scientifica, in quanto sintesi estrema del divenire al mondo, ossia della legge del farsi mondo del Principio.

En archê ên ho Lógos, kai ho Lógos ên pros ton Theón, kai Theòs ên ho Lógos.

Nel Principio era il Lógos,
il Logos era presso Theón
e il Lógos era Theós.  

Siamo in presenza di un’azione. Un’azione che rischiara e rende evidente, manifesta, ossia trae l’ente dal suo nascondimento.

Il termine lógos assume, alla luce di quanto sin qui scritto, il significato di azione, di parola, di discorso, di azione illuminante e, soprattutto, di relazione e di rapporto.

L’aggettivo stupido deriva dal latino stupere, sbalordire; dalla radice *(s)tup, da cui il greco týpto (io batto), il sanscrito tupami (colpisco). Stupidus, da stupeo, significa: stordito, attonito, senza senso.

Essendo abbandonato dagli dèi, stando alla versione di Calasso, ossia essendo abbandonato dalle potenze dell’essere, che si mostrano come archetipi (il cui linguaggio è quello dei simboli), non essendo più capace di incontrarli, in quanto incapace di rapportarsi ad essi, avendo perduto la chiave del loro linguaggio, l’essere umano è attonito, stordito, sbalordito, senza senso ed essendo senza senso è disorientato.

Ancor più, essendo privo del senso, potremmo dire: disorientato, l’essere umano non è capace di rapportarsi al Theòs  che è Lógos, ossia all’azione illuminante dell’Arché, del Principio, del Tutto.

Ma cos’è il senso? E’ il Lógos stesso.  

Nel frammento 50,  Eraclito, a proposito del Lógos, afferma, nella traduzione di Diels: “Se non hanno inteso, non me, ma il senso, è saggio dire, secondo il senso (logoV) che tutto è uno”. [iv] “Il movimento dell’intervento, che governa nella mobilità delle cose – commentano Heidegger e Fink –, accade in modo conforme al logoV”. [v]

L’ateo stupido ha perso il senso, ha perso il Lógos, è fermo, inattivo, perché è disorientato e attonito.

Il libero muratore, in quanto il percorso iniziatico lo mette continuamente a contatto e a colloquio con gli archetipi e con i simboli, non sarà uno stupido ateo; non è infatti abbandonato dagli dèi, con i quali si rapporta e, ascoltando il Lógos, è orientato, conosce la direzione e il significato e partanto agisce, cammina nel mondo.

“La ragione, il sapiente, il Lógos e concetti affini non sono – scrive Eugen Fink – capacità soggettive, ma sono primariamente potenze che vigono attraverso il mondo, potenze  cui l’uomo può prendere parte”. [vi]

Tuttavia, come spesso avviene quando si ha a che fare con documenti riguardanti il mondo iniziatico, non ci si può accontentare di una sola interpretazione.

Se, infatti, ci appare grossolana l’interpretazione in base alla quale non essere stupidi atei significa credere in Dio, non ci possiamo accontentare nemmeno di quella che ci presenta il massone come conoscitore si simboli e di archetipi e, in quanto tale, in collegamento con il divino.

Una lettura ulteriore ci consente un’altra interpretazione.

Archè, in Anassimandro, è principio e fondamento ed è apeiron, l’illimitato e anche il divino, il theion,  che tutto regge e che spinge le cose nell’esserci, ossia nel finito.

“Visto da questa prospettiva – scrive Eugen Fink – il finito appare come a-teo”. [vii]

Un’ateo stupido è, secondo questa lettura, un finito privo di senso, un ente disorientato, mentre un massone è un finito (a-teo) non privo di senso, di Lógos, ed è pertanto orientato alla ricerca dell’Essere, dell’Arché, della Phýsis, dell’Apeiron; è proteso verso l’infinito.

Queste parole greche riconducono la nostra attenzione a quanto è contenuto nella Dichiarazione dei Principi approvata al Convento dei Supremi Consigli Confederati di Losanna, laddove è scritto dell’esistenza di un principio creatore. Ed è proprio in questo “principio” che incontriamo quell’Arché della quale è detto in ogni inizio dei lavori massonici allorquando è letto il Prologo di Giovanni.

Nel Prologo del Vangelo di Giovanni è, infatti, scritto: “Nel Principio (arché) era il Verbo (lógos, ndr) e il Verbo (lógos, ndr) era presso Dio [theón,ndr] e il Verbo (lógos, ndr) era Dio [théos, ndr]”. Egli [il lógos,ndr] era, nel principio [archè,ndr], presso Dio [theón, ndr]: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”.

Il principio creatore è l’Arché (femminile in greco), ossia la Grande Dea Madre, quell’abisso chiuso e silenzioso che Anassimandro chiama apeiron, l’illimitato e imperituro abisso che fa uscire tutte le cose e che di nuovo le riprende in sé. L’apeiron di Anassimandro è anche “il theion [divino] inteso come physis, la natura onnipresente, sempre assente, inesauribile, che racchiude in sé morte e vita, che genera e annienta…”.[viii]

Arché è il fondamento ed è l’essere (Parmenide). L’Arché, sostiene Aristotele, consiste nell’essere origine e fondamento per l’essere, il divenire e il conoscere. L’arché, apeiron, è physis, ossia fondamento, eterna madre immutabile, grembo che tutto partorisce, materna notte, abisso, velatezza (Eraclito: “La natura ama velarsi”); in altri termini, Iside e la Vergine.

L’Arché è il Tutto, l’Essere che essenzialmente è e diviene in un’incessante trasformazione; è Energia intelligente, informata, significante e cosciente.

Il Tutto è e diviene, si trasforma, non gli appartiene l’inazione.

Rapportarsi al Lógos significa approssimarsi alla comprensione dell’azione del Tutto e divenirne collaboratori, ossia operai nella vigna del Divino, laddove si produce il vino, che è simbolo del sangue, ossia della vita universale (zoé) ed essere custodi del pane, ossia del prodotto di quel grano color oro (aur, luce), simbolo della luce e dello spirito che ci ricorda che siamo luce incarnata attraverso il sangue delle donne.

Siamo pane e vino e per essere collaboratori del Demi-ergon, del lavoratore pubblico, dobbiamo essere attivi con lo spirito e con il corpo. Chi si ferma è perduto. Non possiamo fare gli stiliti, ma dobbiamo camminare nel mondo, coscienti che il nostro corpo è la manifestazione in azione del nostro principio spirituale, cos’ come la Pýsis è la manifestazione in azione dell’Arché. Tutto è uno. Non c’è divisione, ma relazione. Non c’è punizione arcontica, ma esperienza di vita. Non c’è caduta, ma ologrammatica (scrittura dell’Ólos di se stesso nella manifestazione) esperienzialità.

Questo collaborare, lavorare insieme, è anche alla radice dell’affermazione di Anderson che il massone non è un libertino irreligioso.

Il vocabolo religione viene fatto discendere (tesi ciceroniana e agostiniana) dalla particella re, che accenna a frequenza, e dal verbo legere, che equivale a scegliere e, in senso figurato, a cercare, guardare con scrupolosa cura. Guardare con scrupolosa cura e scegliere sono due concetti che ben si coniugano con la conoscenza e con la libertà. In questo senso il massone è religioso, in quanto è cosciente della propria libertà di scegliere dopo aver guardato con scrupolosa cura.

Lattanzio (tesi lattanziana) fa discendere religione dal latino religāre, composto dal prefisso re-, intensivo + ligāre =  unire insieme, legare.

Con chi si re-liga il massone non stupido ateo e dotato di libero pensiero, se non al Lógos, che è azione del Tutto? E ben guardando e scegliendo e religandosi all’azione che è Lógos non può esimersi dalla stessa; deve agire.


[i] René Guénon, Etudes sur  la Franc Maçconnerie et le Compagnonnage, Ed. Traditionelles, Paris, 1964

[ii] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[iii] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[iv] Citato in Martin Heidegger-Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[v] Citato in Martin Heidegger-Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[vi] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia, Donelli editore

[vii] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia, Donelli editore

[viii] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia antica, Donelli editore