I concetti fondamentali del percorso iniziatico massonico sono presenti, in forme più o meno evidenti, in tutte le parti che compongono il complesso rituale, nelle parole, nei gesti, nelle posizioni da assumere e nell’insieme della simbologia e della narrazione mitologica.

Ogni volta che si aprono i lavori è detto che nell’augusto Tempio, nel quale si svolgono, tutto deve essere serietà, senno, beneficio e giubilo.

E’ possibile intendere queste parole come un invito ad essere seri, composti, a lavorare in modo assennato e ad affrontare le Tornate con gioia, oppure possiamo andare oltre l’apparente raccomandazione del Maestro Venerabile.

Il Tempio, il tèmenos (dal greco tèm-nô, taglio, separo, divido) è una porzione separata e, in particolare, una parte di cielo. Non a caso, infatti, il recinto sacro, ossia il Tempio, ha come tetto il cielo stellato.

Questo recinto sacro è augusto, dal latino augere, accrescere. E’ un luogo in cui qualcosa si accresce o accresce.

Il greco auge (dal significato di luce) ci dà aug-àzo, dal significato di irradio, illumino, risplendo.

Ed ecco che il Tempio augusto ci appare ora nella sua realtà iniziatica di una porzione di cielo entro la quale si espande la luce, la quale risplende, si irradia, ossia accresce la sua presenza,  e, illuminando, accresce.

In questa porzione di cielo stellato, che evoca il nero luminoso, l’infinito mare in amore del Tutto, ossia l’Arché, l’abisso infinito dal quale scaturisce la luce, la serietà può essere concepita come ponderatezza, ma anche, più appropriatamente come luce celeste, derivante dallo Spirito supremo. In sanscrito, infatti, svar-svarati è splendere, svar è sole e cielo e Īśvara è lo Spirito Supremo.

La serietà si apre alla nostra intelligenza come luce emanante dal cielo stellato e dallo Spirito Supremo, ossia, in altri termini come Lógos.

Il senno è vocabolo dal significato di sentimento, ma anche e soprattutto di mente, di pensiero, di sapienza, di intima ragione di ogni cosa.

La luce emanante dal cielo stellato, dallo Spirito Supremo, dall’Arché è puro pensiero, sapienza, intima ragione di ogni cosa; è essenza.

Il beneficio è fare bene e il fare è azione. La luce emanante dal cielo stellato agisce e agisce bene, ossia secondo una regola che è declinata in regole. La regola produce ordine e l’ordine è bene, in quanto il disordine è entropia, decadimento, disfacimento.

Ed è a questo punto che si intende il giubilo (dal greco iô e ioú), come il gridare con gioia del Verbo, ossia del Lógos, il quale aggiungendo le vocali alle consonanti, attiva, estende e manifesta l’essenza del Tutto nelle molteplici realtà.

Un’interpretazione, coerente, questa, con quanto affermano le tre Luci, accendendo ritualmente tre Luci (Stelle): che la Sapienza illumini il nostro Lavoro; che la Forza lo renda saldo; che la Bellezza lo irradi e lo compia.

La Sapienza illumina, la Forza determina l’azione, la Bellezza, che è la regola, irradia la manifestazione secondo i criteri della regola.

Tutte queste parole, queste frasi, queste azioni che si compiono nella ritualità sono intimamente connesse con quanto affermato dal Prologo del Vangelo di Giovanni, che sta non a caso sull’Ara, il luogo del cuore dove risiede la Sapienza.

Tutto si tiene, se sappiamo guardare e intelligere e allora ogni azione, ogni gesto, ogni parola, ogni frase acquista un senso che rende la ritualità magia, ossia capacità di comprendere e di muovere l’Energia intelligente, informata, significante e cosciente che è il Tutto e che è anche costitutiva del nostro essere, in quanto parte individuata del Tutto.

Si conferma in questo modo, nella ritualità, quanto è affermato nella Tavola smeraldina: “È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare il miracolo della cosa unica. E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento”.