L’antica simbologia egizia ci fornisce una possibile interessante chiave interpretativa relativa al concetto di relazione tra l’essere umano e l’Essere, ossia il Tutto divino.

La corona del faraone è composta da quella del Basso Egitto (Deshret) e da quella dell’Alto Egitto (Edjet) e, insieme compongono la doppia corona Wereret.

Se osserviamo le corone e l’ureo, e non ci soffermiamo sulle spiegazioni riguardanti la funzione pubblica dei faraoni, ma entriamo nella simbologia riguardante la loro funzione sacra, possiamo notare come la corona bianca abbia impiantato, in corrispondenza della ghiandola pineale, l’ureo (cobra) e come la corona bianca si inserisca in quella rossa.

Il colore bianco contiene tutti i colori, ossia le vibrazioni, dello spettro luminoso e rappresenta, pertanto, la luce.

Il rosso è legato alla fonte della vita, al sangue e rappresenta la corporeità.

Le due corone, simbolicamente, ci dicono che il faraone è un essere umano (corona rossa) nel quale è inserito (corona bianca) un essere di luce.

Le due corone sono l’immagine sintetica dell’essere umano.

L’ureo, in antico egizio I^rt, rappresenta il rapporto energetico riguardante la ghiandola pineale, o epifisi, la quale trasforma gli impulsi luminosi in impulsi elettrici, che in seguito sono trasferiti al sistema corporeo; è una bussola fisiologica che regola il ritmo vitale, ma nella tradizione è il terzo occhio, ossia il collegamento tra la realtà terrena e la realtà ultraterrena; è la vista che va oltre la vista e che si avvale dell’intelligenza.

Cartesio riteneva la pineale la sede dell’anima (De Homine e Le passioni dell’anima). Verso la fine del diciannovesimo secolo alcuni scienziati ipotizzarono che la ghiandola pineale fosse una reliquia di un terzo occhio dorsale. Ipotesi che si accordava con le dottrine esoteriche che la consideravano l’occhio della visione spirituale.

Nota anche come epifisi, la ghiandola pineale è una ghiandola endocrina del cervello dei vertebrati e si trova nell’estremità posteriore del terzo ventricolo. Le sue cellule, i pinealociti, sono deputate alla produzione della melatonina, un ormone che si produce durante le ore di buio e che regola il ritmo circardiano sonno-veglia.

La ghiandola pineale, la cui forma ricorda una pigna, è molto piccola. Basti pensare che le sue dimensioni sono pari a circa un centimetro di lunghezza per mezzo di larghezza e il suo peso si aggira intorno al mezzo grammo.

Il terzo occhio o sesto chakra, come viene chiamata la ghiandola, si trova in mezzo alle sopracciglia. Secondo la tradizione si tratterebbe di una zona quasi mai utilizzata dal cervello, troppo spesso sottovalutata e invece in grado di vedere aspetti dell’esistenza che non vengono colti dagli altri due occhi. Si tratta di una visione spirituale che si attiva soprattutto durante i sogni e che è metafora di una migliore intuizione della propria essenza e di quella altrui.

Dalle credenze popolari alla scienza il passo è nuovamente breve. L’epifisi produce, infatti, una sostanza psichedelica nota come dimetiltriptamina (DMT) capace di generare effetti particolari sulla percezione delle cose dilatando i concetti spazio-temporali, in particolar modo nella fase REM del sonno.

Il buon funzionamento della pineale ha, pertanto, una valenza spirituale.

Un corretto funzionamento della ghiandola pineale influisce sull’efficienza del  sistema immunitario e su molti altri aspetti del benessere psicofisico.

Esistono delle strategie per renderla attiva, prima fra tutte la pratica regolare dello yoga e della meditazione. Alcune posizioni e alcuni mantra sono pensati appositamente per favorire il risveglio dell’epifisi. Quest’ultimo è favorito, altresì, dal dormire completamente al buio, una condizione questa che induce una maggiore produzione di melatonina. Anche l’esposizione al sole è salutare, in quanto i raggi inducono la produzione di vitamina D e della serotonina, l’ormone del buonumore attraverso cui la ghiandola pineale secerne la melatonina.

E’ del tutto evidente che la segregazione in locali chiusi, la mancanza di sole e di vitamina D, oltre a provocare danni psico-fisici, ha un effetto inibitore della spiritualità e del rapporto che l’essere umano ha con il tema della morte in chiave spirituale.

“Gli appartenenti alle antiche culture – scrive in proposito Stanislav Grof – credevano nella sopravvivenza della coscienza dopo la morte, nelle realtà spirituali, nei segni ancestrali e nella reincarnazione” e “ciò che, a prima vista sembrano essere puerili superstizioni delle culture preindustriali può in effetti essere convalidato dalle scoperte della ricerca moderna sulla coscienza”.

Tuttavia, gli studi in materia trovano l’ostilità di una larga parte degli psichiatri e degli psicologi.

 “L’attuale atteggiamento della psichiatria e della psicologia occidentali – aggiunge Grof – banalizza così non soltanto la vita spirituale, ma anche quella culturale di tutti i gruppi umani nel corso dei secoli. Secondo l’impostazione mentale di questi studiosi, l’unico gruppo sano e normale sarebbe l’élite colta della società industrializzata occidentale che condivide la visione materialista e atea del mondo. […]. Fortunatamente la ricerca sulla coscienza condotta nel corso degli ultimi 50 anni ha prodotto un ricco insieme di dati affascinanti che fornisce nuove intuizioni riguardo alla spiritualità in generale, e al problema della letteratura escatologica e della sopravvivenza della coscienza dopo la morte in particolare.

Da quanto scrive Grof si evidenzia quale sia lo scontro oggi in atto al quale devono guardare con attenzione gli iniziati; è lo scontro tra la spiritualità e la materialità, tra chi sa di avere due corone e un ureo e chi vuole convincere l’umanità di essere solo carne e sangue.

Per la sua somiglianza con la pigna, l’epifisi ha dato origine ad una simbologia antica, come mostrano queste immagini sumere e babilonesi, dove gli dèi sembrano indicare che la pigna sia una sorta di recettore particolare o di strumento di comunicazione.

Il perineo, collegato al coccige, è considerato la radice (mula) dell’energia creatrice e creativa e sede della forza vitale nascosta. Nel corpo umano il perineo, che sta in basso, ha una forma romboidale che ricorda la parte centrale della Vesica piscis o mandorla, così come la ghiandola pineale, che è nel cervello, ossia in alto.

Nella cultura yogica il perineo rappresenta la Kundalini, la forza vitale nascosta, l’energia creatrice e creativa, avvolta a forma di serpente arrotolato. La ghiandola pineale corrisponde al terzo occhio.

Il perineo è Muladhara, mentre la ghiandola pineale corrisponde a Ajna.

Il rapporto ghiandola pineale è argomento delle geometria sacra antica, che si occupava delle forme e dei loro significati, ed è uno degli aspetti della conoscenza antica dei flussi energetici del corpo, ben funzionanti in ragione della corretta postura. La postura corretta del corpo è ritenuta essenziale nelle tradizioni antiche e nelle pratiche meditative, dove l’allineamento del corpo allinea i centri energetici e attiva il corretto flusso delle energie. La posizione yogica è una delle posizioni più note, ma anche l’egizia posizione del faraone risponde allo stesso criterio.

La postura corretta allinea il perineo e la ghiandola pineale: due elementi corporei che hanno una forma romboidale (losanga) e che nelle varie tradizioni corrispondono rispettivamente all’energia terrestre, avvolta come un serpente (kundalini) e al terzo occhio, ossia all’organo della seconda vista, quella che consente di “vedere oltre”.