Giunto a trent’anni, Zarathustra lasciò il suo paese e il lago natio, e si ritirò sui monti. Là, per dieci anni, senza stancarsi, godette del suo spirito e della sua solitudine.

Ma alla fine il suo cuore mutò, e un giorno si alzò con l’aurora, avanzò verso il sole e così gli parlò: “O astro grande! Cosa sarebbe mai la tua gioia se non vi fossero coloro che tu illumini! Per dieci anni sei venuto quaggiù nella mia caverna: e certamente ti sarebbero divenuti noiosi la tua luce e il tuo percorso senza di me, la mia aquila e il mio serpente. Ma noi ti aspettavamo tutte le mattine, tu ci davi la tua ricchezza e ne ricevevi in cambio le nostre benedizioni.

Vedi! Sono nauseato della mia saggezza, come l’ape che ha fatto troppa provvista di miele; ho bisogno di mani che si tendano verso di me. Io vorrei denaro da elargire, finché i saggi tra gli uomini si rallegrassero di nuovo della loro follia e i poveri della loro ricchezza. Per giungere a questo debbo discendere: come fai tu, quando a sera tramonti dietro il mare e porti la tua luce nel regno dei morti, tu, astro pieno di ricchezza e di vita!

Io debbo, come te, tramontare, come dicono gli uomini, verso i quali io voglio discendere.

Perciò benedicimi, occhio tranquillo, che puoi contemplare senza invidia anche una gioia troppo grande!

Benedici il calice che vuol traboccare, finché ne scaturisca l’acqua dorata che porti ovunque il riflesso della tua gioia!

Guarda: il calice vuole di nuovo vuotarsi, e Zarathustra vuole di nuovo essere uomo.”

Così cominciò la discesa di Zarathustra.

(Il ritorno di Zaratrustra o la discesa del Sole)

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare
Kostantin Kavafis

“La Luce che plasma
squarcia l’ombra,
e disegna gli uomini e le cose.
E l’ombra che la offende
si nasconde dietro ogni rilievo.
E assume un senso…
E assume un senso…”

La Luce e l’ombra di E. Pellegrino

Con il solstizio d’inverno ritorna gradualmente la luce. Accederemo alla “porta del cielo”, alla sfera trascendente, quella che alimenta la Speranza, rappresentata oggi dal verde dell’abete.

Non a caso il solstizio d’inverno si identifica con la festa di Giovanni l’Evangelista, che, diffondendo la sua conoscenza, offre al mondo la fiamma della Speranza.

Il sole che, pian piano, riconquista la luce, rispecchia l’iniziato che prende coscienza del proprio risveglio interiore e che prosegue il suo percorso di ricerca con rinnovata energia, maggiore consapevolezza e tenacia per offrire la propria pietra alla costruzione del Tempio che la Massoneria vuole innalzare proprio a gloria di tale Conoscenza Universale.

Quest’anno il Solstizio coincide con una rara e splendida congiunzione tra Giove, il pianeta più luminoso della nostra galassia, e Saturno, diffondendo nel cielo una luce particolarmente abbagliante. Dal punto di vista energetico e simbolico il fenomeno acquista una valenza particolare poiché dai due pianeti affiancati (Giove più veloce raggiunge e supera Saturno) emanerà nel cielo una unica Luce, armonizzando tra loro luci di frequenze diverse. Sarà quindi una armonizzazione tra due energie: l’energia del “viaggio” (Giove) e l’energia del destino (Saturno).

Giove rappresenta l’espansività, gli ideali, il viaggio; Saturno è il signore del Tempo e quindi del karma temporale. E pur essendo Giove più luminoso, sarà Saturno a “comandare”. 

Paul Adrien Maurice Dirac (Bristol, 8/8/1902 – Tallahassee, 20/10/1984) è stato un fisico e matematico britannico e premio Nobel per la fisica nel 1933. Dirac, che   viene annoverato tra i fondatori della fisica quantistica, ci ha lasciato una fra le più belle equazioni nel campo della fisica:   ( Δ + m )  ψ = 0 .

(Delta + m)  x  Psi = 0.

Grazie a questa equazione si descrive il fenomeno dell’entanglement quantistico, che in pratica afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade ad uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distante chilometri o anni luce…”.

Celebriamo oggi la rinascita del principio della vita sulla terra e con essa l’idea dell’Immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale intraprendendo, attraverso la via degli Dei, la strada dello sviluppo sovraindividuale.

Manteniamo accesa la fiamma della Fede, che da oggi diverrà trionfante.

E’ fondamentale a questo punto comprendere come tale rinascita solare rappresenti “solo” il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale, sviluppando e superando il proprio stato sottile, nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere al deva-yana o “via degli dei” della tradizione indù, alla contrada ascendente e divina in cui l’uomo, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, può intraprendere la strada dello sviluppo sovraindividuale. 

Questo è il momento in cui, quando la notte diviene padrona e il buio totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede, che al mattino, con l’alba, diverrà trionfante. Nei tarocchi ciò che meglio identifica tale rinascita di Luce è la lama del Bagatto, che simboleggia la vera essenza dell’uomo, la cui missione è conseguire l’unione fra spirito e materia. Il Bagatto ha già davanti a sé tutti i simboli del potere materiale ed è il personaggio che intraprende l’Opera alchemica, lavorando con i tre principi e i quattro elementi (i tre piedi e i quattro angoli del tavolo), grazie alla quale ogni uomo è un metallo, che portato alla sua perfezione, viene chiamato Oro. Il senso più alto della carta è dato dal suo numero, che è l’uno e che indica il motore immobile, il Principio di tutte le cose, anche se il suo cappello a forma di otto allungato simboleggia il movimento d’elevazione spirituale che conduce alla quadratura del cerchio.

È il momento, in termini esoterici, della pausa, della riflessione, della meditazione, che permetterà all’iniziato, attratto dalle alte vette, come il mitico Capricorno, nel cui segno il Sole entra al solstizio d’inverno, di elevarsi e riprendere, con consapevolezza, il viaggio nel labi-rinto della sua interiorità.

È il momento del passaggio dalle tenebre alla luce; è la deva-yana, la via degli dei, della tradizione indù; è la janua caeli della tradizione romana, la porta d’accesso, cioè, al cielo, alla sfera del trascendente, quella che alimenta la speranza.”

(Luca Valentini)

La speranza. Ma quale speranza, oggi?

Solo la Libertà può dare la speranza nella ricerca della Verità.

E questo è il vero sogno di felicità di questo Solstizio in un anno in cui vengono minate le nostre profonde certezze: la salute, l’incertezza del lavoro, i rapporti familiari e sociali, i rapporti con le Istituzioni.

Solo la Libertà può dare la Speranza nella ricerca della Verità.

E la Speranza è possibile perché se è vero che le tenebre hanno “assorbito” la Luce, è vero anche che la Luce è nelle tenebre.

Soprattutto la Luce è dovuta alla nostra determinazione ed al nostro impegno.

Chi riesce ad essere “vero” darà Luce alla nostra vita, affinchè dalle nostre azioni si possa capire che siamo veri Figli della Luce.

Riteniamoci tenebre che assorbono per rilasciare tutta la Luce possibile.

La porta del Cielo si dischiuderà.

Concentriamoci sui tre spiriti del nostro operare:

LAVORO; RAGIONE; AMORE.

Alla coscienza di ciascuno di noi rimettiamo questi spiriti:

  • quale Lavoro?
  • in che direzione la Ragione?
  • Amore verso cosa?

Recita un antico detto: “La luce è per chiunque, ma bisogna desiderarla”.

     L’iniziato rinasce a nuova vita, riprende il viaggio nel labirinto della sua interiorità che   è sempre più permeata dalla luce del proprio sole e alimentata dal desiderio, dalla voglia, dalla determinazione di accrescerla per poter riuscire anche ad irradiarla.

     L’iniziato dovrebbe essere in grado di ripetere sempre a se stesso il dettato della saggezza antica: “Non vivere per te solo, ma per l’altro”.

La tradizione infatti non è nostalgia del passato, bensì una “conquista attuale” di valori antichi, una proposta di vita e le nostre Officine diventano il luogo dove si apprendono la continua interrogazione ed il dubbio sistematico, motori di una instancabile ricerca della Verità.

Tracciamo così il percorso che va dalla Conoscenza alla Libertà, il nostro compito di iniziati oggi.

Il simbolismo “Corpo/Mente” diviene quindi il simbolismo “Azione/Pensiero”.

Questo è il messaggio che oggi sento dentro di me in questa solenne Celebrazione, messaggio che deriva dalla nostra stessa identità e dalla nostra stessa storia: il Sapere come fondamento della dignità della persona umana, il Sapere che porti all’autocostruzione dell’Uomo. L’ uomo come Centro di Autocoscienza (Assaggioli).

Homo sum: nihil Humanum a me alienum (puto)

(Terenzio)

Le due vie, Cuore e Mente, come nell’ Antico Egitto, si fondono tra loro e la sede dell’Intelletto diviene il Cuore.

Non bisogna quindi correre il rischio di “rinchiuderci” da soli in una sorta di autocelebrazione, in una dimensione atemporale ed irreale.

Lo spazio Massonico è sacro, ma non può ridursi ad un’irreale oasi di pace e di fuga dalla realtà.

Far convivere la Tradizione con la modernità, la Ritualità con l’attualità non è compito facile, ma ciò che ci circonda è la nostra realtà e di questa siamo moralmente responsabili.

È evocativa quanto suggestiva l’interpretazione della parte solstiziale legata alla simbologia delle   entrate ed uscite.

Il passaggio attraverso la porta del cielo “janua coeli” è la conferma che il nostro percorso ci conduce verso la sfera del trascendente. Un riferimento allegoricamente cantato si riscontra in alcuni versi dell’Odissea di Omero e dell’Eneide di Virgilio.

    Questo momento astronomico porta con sé una ricchezza di tradizioni, curiosità, riti, simbologia.

     I libri profetici dell’Antico Testamento si concludono con l’aspettativa di un “Sol Instiziale”.

     Il sole, principio di vita, oggetto di culto e venerazione, il “Dies natalis solis invictus”   era celebrato e festeggiato al termine dei Saturnali nell’antica Roma.

    Era il giorno della nascita di SAMAS in Mesopotamia, di Mitra in Persia, di Osiride in Egitto, di Gesù in Palestina.

     I celti lo denominarono ALBAN ARTHEAN (nascita del sole) i germani YULE’ (nascita dell’anno) gli scandinavi JUL (ruota solare) i fenici july (tempesta di neve) i russi KARATCIUM (il girono più corto).

     In Egitto si festeggiava la nascita del dio HORO e si credeva che il padre Osiride fosse nato nello stesso periodo; in Grecia Ercole e Adone; in Persia il dio guerriero Mithra detto il Salvatore e a Babilonia veniva alla luce il dio TAMMUZ, unico figlio della dea ISTAR rappresentata col figlio divino tra le braccia e con al capo un’aureola di 12 stelle.

    Già in epoca preistorica e protostorica, dai nostri antenati, l’avvenimento cosmico iniziò ad essere celebrato ad esempio presso le costruzioni megalitiche di STONEHENGHE in Gran Bretagna, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri in Iran nella Val Canonica.

   Diceva  Goethe: “Non basta sapere, si deve anche applicare; non è abbastanza volere, si deve anche operare.”

L’iniziato quindi non si limita e non può limitarsi a provocare il pensiero o stimolare il sentimento, suo scopo è di agire sulla condotta reale dell’uomo, agire sull’essere e non solo sull’esistere, difendere il debole e l’oppresso, odiare il potere insolente, istruire gli ignoranti, soccorrere chi ne ha bisogno, dare una speranza a tutti quelli che sono “liberi” e “di buoni costumi” contro il sentimentalismo papista che copre e rafforza l’ignoranza, contro i liberali razionalisti che proclamano la perfezione e vivono nel disinteresse ricercando e rincorrendo le illusioni materiali nella vanità e nella cupidigia.

L’iniziato non deve nascondere mai la propria opinione, deve con coraggio difendere la verità e con coraggio combattere le proprie debolezze.

Essere iniziati significa imporsi un determinato modo di pensare, di sentire, di agire che deve essere impeccabile di chi nella vita profana sarà libero senza licenze, grande senza orgoglio, umile senza bassezze e nella vita massonica sarà determinato senza essere inflessibile, sottomesso, senza essere servile.

Noi possiamo e dobbiamo cambiare il mondo, questa è la nostra e la mia speranza e la mia fede.

Il pensiero libero è cosa sacra e il libero pensiero deve essere difeso da tutto e tutti con coraggio e tenacia essendo determinati.

Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America (B. Franklin), redatta da Massoni, è scritto: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati ….”.

Perché sulla sommità del cranio di ogni uomo è sospeso il filo a piombo del Grande Architetto, quello che segna la direzione dell’Asse del Mondo. Ed il nostro cuore, a differenza della nostra mente, ne è perfettamente conscio.

Buon Passaggio a tutti!