A∴ G∴ D∴ G∴ A∴ D∴ U∴
SERENISSIMA GRAN LOGGIA NAZIONALE ITALIANA
Degli Antichi Liberi Accettati Massoni Tradizione di Piazza del Gesù
Gr∴ Or∴ di Roma

Ai Maestri Venerabili

Carissimi,
vi trasmetto, di seguito, il mio pensiero riguardante il Solstizio d’Estate 2020. Pensiero che vi prego di trasmettere alle Sorelle e ai Fratelli delle vostre rispettive Rispettabili Logge.
Un caro saluto e un triplice fraterno abbraccio.

DOBBIAMO RECUPERARE IL RAPPORTO CON LA VERITÀ

Il Solstizio d’Estate scandisce il tempo del raccolto, il quale, per essere abbondante e buono di qualità, deve essere preceduto da una buona aratura, da una buona semina e da un’accurata conduzione del campo.

Il periodo dei lavori massonici, che inizia con l’equinozio autunnale, ci ha consentito di effettuare una buona semina e di assistere alla silente gestazione che avviene nell’intimità della natura.

Non ci è stato consentito, a causa di un evento devastante, di provvedere ad un’accurata conduzione del campo. Tuttavia, a me pare che il raccolto possa essere abbondante e di qualità se sapremo fare tesoro dell’esperienza che abbiamo vissuto in questi primi sei mesi del 2020.

L’occasione solstiziale ci consente di operare una prima analisi.

La gran parte di noi è nata o, comunque, è cresciuta nel Dopoguerra ed ha vissuto in una finestra temporale connotata, nell’area del mondo nella quale viviamo, dall’assenza di guerre, dallo sviluppo economico, dal miglioramento della qualità della vita e da una progressiva espansione della libertà.

Nessuno di noi ha mai vissuto un vero stato di emergenza, di improvvisa eliminazione della libertà e di misure costrittive.

Come Settembrini, il protagonista della Montagna Incantata di Thomas Mann, siamo stati trascinati velocemente e drammaticamente in una vicenda che non avevano mai vissuto e che non avremmo mai immaginato di vivere.

Quali insegnamenti o, comunque, quali interrogativi traiamo dall’esperienza vissuta e che, in parte, stiamo vivendo?

  1. In primo luogo abbiamo vissuto l’improvvisa e quasi totale eliminazione della libertà; di quella libertà che per noi Massoni è principio essenziale e consustanziale alla nostra umanità. Dovremo a lungo riflettere, nelle nostre Tornate, sul tema della libertà, nelle sue varie declinazioni.
  2. Abbiamo vissuto la fragilità della scienza, alla quale un’idea di progresso tecnologico ad libitum ha assegnato un ruolo quasi dogmatico, di novella religione salvifica. Si è confusa la tecnica con la scienza, dimenticando il necessario rapporto tra scienza e natura.
  3. Abbiamo vissuto la fragilità e, al contempo, la tracotanza della presenza dell’essere umano sulla scena del mondo, con fenomeni impensabili: delfini nei porti, il ritorno della foca monaca, cervi che osservano con curiosità le vetrine dei negozi mentre percorrono strade deserte. In pochi giorni la natura multiforme si è riappropriato del mondo, mentre gli umani erano chiusi e impauriti nelle loro moderne grotte.
  4. Abbiamo vissuto gli effetti devastanti sul fisico e sulla psiche della clausura forzata e dall’incertezza.
  5. Abbiamo fatto i conti con la morte pubblica, esposta, vicina, dopo decenni di occultamento della stessa, quasi fosse qualcosa che riguarda sempre gli altri e che viene confinata in frettolose cerimonie private, sempre meno partecipate e prive di ogni senso del sacro e al contempo morte rapace, che colpisce e priva chi muore di un ultimo conforto e che rimane di un ultimo saluto.
  6. Abbiamo vissuto la sindrome dell’untore, dell’isolamento e della capanna, impauriti per ogni contatto e sicuri solo nell’isolamento della nostra abitazione.
  7. Abbiamo vissuto la debolezza, quasi esiziale, del sacro e di ogni speranza nell’Aldilà e abbiamo toccato con mano la disperazione di una società che considera ormai il corpo come il tutto esistente, senza che vi sia alcuno spazio per l’anima e per dimensioni ulteriori a quella terrena.

Dobbiamo riflettere.

Dobbiamo recuperare il rapporto con la verità intesa come orthotes, l’esatta corrispondenza, che implica la verifica e la falsificazione popperiana, ossia la delimitazione di ogni scoperta scientifica al suo orizzonte, al fine di evitare di fare della scienza un’ideologia e della tecnica uno strumento di alienazione. Dobbiamo esercitare la ragione.

Dobbiamo recuperare il rapporto con la verità intesa come aletheia, come disvelamento del divino, come emergere dell’ulteriorità. Dobbiamo esercitare l’intuizione.

Il Solstizio ha nell’astro solare e nella sua luce il suo riferimento naturale. Una luce il cui corso scandisce il tempo e la cui azione è fonte di vita. Il sole e la sua luce sono orthotes, leggi naturali da scoprire e da seguire, nella consapevolezza che siamo nella natura e dobbiamo collaborare con la natura. Gli eventi di questi mesi ci hanno fatto toccare con mano come il rapporto degli umani con la natura si sia deteriorato e ci hanno fatto capire che è necessario un cambio di paradigma.

L’astro solare e la sua luce sono gli aspetti evidenti di una realtà più profonda che è oltre la superficialità degli eventi e che necessita dell’incontro tra la verità come aletheia e la tensione conoscitiva dell’intuizione.

Nell’orizzonte semantico indoeuropeo, da, da cui dayus,  è la luce creata, manifestazione di ka, la luce che risiede nelle Acque primordiali Na e si attiva come Eka.

Nell’orizzonte semantico egizio Ra è la luce manifesta che risiede nelle Acque primordiali del Nun.

Nell’orizzonte semantico greco, la Vera Luce è il Logos, che risiede nel Fondamento dell’Archè.

E’ a questa Vera Luce che dobbiamo tendere, mentre ne osserviamo, con gli occhi dei sensi, la manifestazione solare, essa pure fonte di vita.

Dobbiamo guardare alla luce solare per orientarci, per comprendere le leggi della natura; guardare oltre, al cielo stellato della Polare, per nordarci, per trovare il Polo e, poi, dobbiamo guardare oltre il cielo stellato, per contemplare il Logos e volgerci verso l’Archè, il Fondamento di energia informata intelligente e cosciente che è il Tutto: Grande Architetto dell’Universo. Universo nel quale abitiamo e del quale siamo parte.

Buon Solstizio, per una nuova consapevolezza.

IL GRAN MAESTRO
VEN∴MO E POT∴MO FR∴
SILVANO DANESI