L’ “Opuscolo Eccellentissimo della vera Filosofia Naturale dei metalli” di Denis Zachaire fu pubblicato per i tipi di Guillaume Silvius, nel 1567 ad Anversa. Dell’autore non si conoscono altre opere significative, oltre a una raccolta di 12 lettere – oggi perduta – di cui resta traccia nei Diari di John Dee il quale ne avrebbe redatto una versione in inglese (andata perduta).

Dell’Opuscolo esistono diverse edizioni e traduzioni italiane, tra le quali quella inserita nel secondo volume della raccolta “Il filo di Arianna: Trattati di alchimia dall’antichità al XVIII secolo”, a cura di Rosario e Sabina Piccolini, e quella a cura di Massimo Marra, consultabile direttamente dal suo sito.

Denis Zachaire è considerato un autore “compassionevole”, uno di quegli autori, cioè, che pur tenendo un linguaggio ermetico e, per certi aspetti, ostico, si prodiga per rendere lo studio dell’alchimia un po’ più accessibile. Ovviamente la premessa è sempre la stessa: “Chi ha orecchie per udire, oda”, ovvero: finché il lettore è sinceramente predisposto alla comprensione di quanto l’autore vuole comunicare, allora riuscirà a comprendere ciò che egli vuole dire; se invece il lettore è prevenuto e presuntuoso (Zachaire definisce questo tipo di lettore “ignorante”) allora non potrà apprendere, comprendere e progredire.

Nella prefazione l’autore critica anche coloro che, avendo acquisito la Filosofia Naturale, evitano di comunicarne anche solo le basi teoriche e le pratiche per concedere a chi, accingendosi a studiarla (farla propria), utili mezzi per conoscerla.

“Ma tal tipo di persone devono sapere che quest’opera tanto divina non ci può esser donata da un caso fortuito, come dicono i filosofi quando rimproverano coloro che lavorano a credito, come fanno quasi tutti gli operatori odierni, dai quali non dubito che sarò aspramente ripreso ed accusato per aver pubblicato il mio Opuscolo; essi diranno che commetto una gran follia pubblicando così la mia opera, per di più in volgare, dato che non vi è scienza che oggi sia tanto odiata dal volgo quanto questa.
Ma, per risponder loro, voglio anzitutto che sappiano, se ancora non lo sanno, che questa divina filosofia non è affatto in potere dell’uomo, e che meno che mai può essere conosciuta attraverso i libri se il nostro buon Dio non l’ispira nei nostri cuori attraverso il suo Spirito Santo o per mezzo di qualche uomo vivente […] Non è certo sufficiente leggerla in questo trattatello.
E quanto a ciò che essi dicono, che la nostra scienza è odiata dal volgo, ciò non risponde al vero, perché la verità, appena è conosciuta, viene sempre amata; sono piuttosto gli inganni e le false sofisticazioni ad essere odiate, come più ampiamente chiarirò nella prima parte”.

Traduzione a cura di Massimo Marra

L’autore racconta la sua vita tra i venti e i trent’anni circa. In quel periodo, Denis Zachaire fu totalmente rapito dalla ricerca della Pietra dei Filosofi, del modo di tradurre il “volgare metallo” in prezioso oro, al punto di sperperare quasi tutti i suoi averi per acquistare nuove “ricette”, ampolle, carbone per gestire il fuoco e metalli di varia natura.

In quegli anni incontrò molti uomini, cercatori come lui, che sprecavano tempo e denaro alla ricerca dell’Oro. Inutilmente, ovviamente. Finché, quasi al verde e disperato, Denis Zachaire incontrò un uomo saggio (del quale ci tiene a non svelarci il nome), che gli spiegò perché avrebbe dovuto interrompere quella inutile ricerca dell’oro volgare (che mai avrebbe ottenuto con le ricette che aveva) e prodigarsi invece nello studio dei grandi maestri, leggendo e rileggendo i libri scritti per i Figli della Dottrina. Il nostro cercatore si mise all’Opera fino a raggiungere finalmente ciò che da anni, in maniera sbagliata, cercava con tanto ardore tra fumi e composti chimici.

“In questo modo non passava giorno che non sorvegliassi con grandissima diligenza l’apparizione dei tre colori che i filosofi hanno scritto dover apparire prima della perfezione della nostra opera divina. Li vidi, grazie al signore Iddio, l’uno dopo l’altro, in modo che, proprio il giorno della Pasqua seguente, ne feci vera e perfetta esperienza su dell’argento vivo riscaldato in crogiolo, che si convertì in oro fino davanti ai miei stessi occhi in meno di un’ora per mezzo di un po’ di questa divina polvere.
Quanto ne fossi contento, lo sa Iddio. Ma non per questo ne meno vanto.”

Traduzione a cura di Massimo Marra

Dopo questa straordinaria “scoperta”, Denis Zachaire vendette i suoi averi, pagò i debiti che aveva accumulato e diede il resto ai poveri. Si lasciò la Francia alle spalle e si recò a Losanna, con un piccolo gruppo di seguaci. Visse il resto della sua vita nell’anonimato: aveva ottenuto l’Oro dei Filosofi.

Il volume di Zachaire – sebbene non particolarmente ampio – è articolato e sufficiente per avere una infarinatura (non a caso l’autore è considerato, come abbiamo detto, un “compassionevole”) su ciò che davvero deve significare, per chi affronta lo studio della pratica alchemica, il termine “Scienza” (e in che modo l’Alchimia è Scienza Naturale e Divina), su quali sono i più comuni errori dei ricercatori impreparati e su come va inteso il metodo per comprendere (un’anticipazione: tramite deduzione) il modo in cui, sotto terra, lavora la Natura e come imitarla nel proprio laboratorio (interiore, ovviamente).

L’autore non nasconde nulla al lettore attento e desideroso di conoscenza: dichiara cosa sia la Vera Materia che si richiede per fare i metalli, sopra la terra, e come capire le affermazioni dei filosofi, anche quando esse appaiono discordanti e contraddittorie. Ma, va detto, Denis Zachaire parla da alchimista, disseminando indizi, lasciando intravedere la verità e raccontando aneddoti e storielle. Il grosso del compito è lasciato a chi vuole apprendere davvero il senso delle sue parole.

L’Opuscolo di Denis Zachaire è una piccola perla di sapere, impegnativo e ostico, anche se talvolta lo spirito gagliardo dell’autore lo colora di un tono divertente e sagace. Un’opera, senza tempo, di quasi 500 anni.