In questi giorni di dolore per quanto sta accadendo in Italia e nel mondo, la nostra parola di riferimento sia “thaoma”, un vocabolo greco impropriamente tradotto con “meraviglia” e, più propriamente, come un sentimento che sconvolge, uno stupore che si unisce allo sgomento e che induce alla riflessione e alla ricerca.
Thaoma deriva dal verbo thaomazein che, nel suo significato originario, vale “considerare con attenzione”, “seguire un avvenimento interessandovisi personalmente”.
Un interesse che deriva dal pathos e che deve svilupparsi con il logos.
Pathos è un vocabolo greco che ha il significato di forte emozione, sofferenza, trasporto d’animo ed è, secondo Platone e Aristotele, il motivo di thaumazein.
Nel Teeteto Platone mette in bocca a Socrate queste parole:“Questo pathos è proprio del filosofo.: il thaumazein. E la filosofia non ha altro principio che non sia questo”.
Aristotele (Metafisica) scrive: “Gli uomini furono mossi a filosofare dal thaumazein”.
Le forti emozioni e le sofferenze di questi giorni e la prova che l’Umanità sta affrontando, ci devono indurre al thaumazein, a “considerare con attenzione” quale sia l’insegnamento che ci viene da un avvenimento tragico come quello che stiamo vivendo.
Oggi più che mai è necessario ricondurre sempre il pathos al logos, ossia all’intelligenza di quanto stiamo vivendo, considerando con attenzione: thaumazein.
In questi giorni di allarme e di costrizione, di spavento e di dolore, crollano false certezze, fragili dogmi, una fasulla idea di progresso ed è messa a dura prova la tracotante idea che l’essere umano sia onnipotente e senza predatori, se non quelli della sua specie. Un invisibile predatore lo sta mettendo in ginocchio.
A noi spetta di trasformare il pathos in logos, lo spavento e il dolore in verifica, la prova in stimolo di incessante ricerca e di cambiamento.

Silvano Danesi