La Massoneria, come è ampiamente dimostrato e come è scritto nei suoi documenti antichi, non è nata nel 1717 (Modern) e nemmeno nel 1751 (Antient) e nel corso dei secoli, sinteticamente denominati Medioevo, si è strettamente relazionata con l’evolversi del pensiero filosofico e teologico europeo.

Tra il IX e X secolo la cultura medievale crebbe nelle scuole abbaziali e cattedrali, con le quali la Massoneria ha avuto strettissimi contatti, costruendo edifici sacri la cui simbologia ne ha fatto dei libri di pietra di inestimabile valore.  

Nel XIII secolo questo stretto rapporto diviene ancor più evidente.

“Il Duecento – scrive in proposito Franco Alessio – è il secolo delle (prime) Università [Parigi, Oxford, Bologna, ndr] e, come è stato detto con molta lucidità, fu il secolo delle Università perché fu il secolo delle Corporazioni”. [1]

“L’Università medievale – scrive a sua volta Carmelo Vigna – era piuttosto una comunità di professori e di studenti, strutturata ad imitazione delle corporazioni di arti e mestieri”[2].

L’insegnamento si svolgeva in varie sedi, là dove era un maestro e il corso degli studi prendeva avvio dalla facoltà di Arti: “A Parigi per uno studente – scrive Carmelo Vigna – la porta d’ingresso era la Facoltà delle Arti, dove si trascorreva un periodo di studi sostanzialmente preparatoria a quello delle altre Facoltà (medicina, diritto e teologia). Si trattava di giovanissimi studenti (si pensi ai nostri delle scuole medie superiori) e altrettanto giovani professori. «Non est senescendum in artibus» [Non si deve invecchiare nella Facoltà delle Arti], si soleva dire. Del resto, si poteva diventare Maestro della Facoltà delle Arti a vent’anni (dopo almeno sei anni di studi), mentre ci volevano i trentacinque anni, almeno, per diventare Maestro di teologia (e almeno otto anni di studi). Presso le Arti, durante la prima metà del secolo XIII, si insegnava molto di più che non le tradizionali discipline del trivio (grammatica, retorica e logica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica) che costituivano, appunto, le «arti liberali». La massiccia presenza della cultura greco-araba aveva fatto saltare i vecchi schemi, già angusti nel secolo XI”. [3]

Il XIII secolo è il secolo della logica, del sapere e della filosofia della natura. Oxford inaugura lo studio della geometria euclidea, accostato a quello della fisica. E’ tuttavia soltanto a mezzo secolo XIII (esattamente il 19 marzo 1255) che l’Università di Parigi accoglie ufficialmente con tutti gli altri libri di Aristotele anche quelli naturales),

Nella facoltà delle Artes si insegnavano la Philosophia naturalis (metafisica, matematica e fisica), la Philosophia practica (economia, politica, morale) e la Pholosophia rationalis (grammatica, retorica, logica).  

La Philosphia naturalis si basava in gran parte sui testi di Aristotele e pertanto finì con il significare prevalentemente fisica.

A Oxford, però,a differenza di Parigi (Bologna è sostanzialmente Università giuridica), il riferimento non è Aristotele, ma Euclide, reso in latino negli stessi anni della versione di Aristotele e la matematica è posta a chiave di tutte le scienze.

Il mondo creato o mondo naturale è opera di una creazione che adotta le grandi leggi di quantità: biblicamente Dio crea il mondo secondo “pondus, ratio e mensura”.

Ad Oxford è proprio la fisica a potersi costituire soltanto al crocevia fra dati sensibili e la scienza delle quantità continue: cioè quella forma di sapere matematico che è la geometria.

Senza Euclide nessuna fisica.

L’Università massonica è il cantiere.

L’università massonica è il cantiere (vedi in proposito il mio: Le radici scozzesi della Massoneria) e nel cantiere non ci sono solo muratori, ma capomastri, architetti, pittori, scultori, falegnami, intarsiatori, vetrai, ecc.

Il committente del cantiere è chi dirige l’abazia o la cattedrale, ossia un abate o un vescovo, cos’cché il rapporto tra chierici, che al tempo detengono il potere della cultura e i laici, che al tempo costruiscono opere che sono edifici sacri, è strettissimo. In alcuni casi gli architetti sono dei chierici.

Nel Medioevo tra Chiesa e Massoneria non v’è alcun contrasto.

 “Della Massoneria operativa, già segnalata nel 1212, – scrive in proposito Riffard – possediamo parte dei regolamenti detti «documenti di loggia» a partire dal 1275 (Costituzioni di Strasburgo) e delle costituzioni chiamate Antichi Doveri (Old Charges) a partire dal 1390 (Manocritto Regio). Per il compagnonnage, segnalato per la prima volta intorno al 1420 ma attestato a quanto sembra già dal 1360, non abbiamo quasi nulla. I seguaci del Dovere, infatti, bruciavano ogni anno i loro archivi. Si possono consultare i testi indiretti quali Le livre des Métiers (1268) di Étienne Boileau o la condanna da parte della Sorbona (1655)”.[4]

“La denominazione «Liberi Muratori» – scrive Philaletes – deriva dal diploma rilasciato loro da papa Nicolò III, nel 1277 e confermato nel 1344 da Benedetto XII. Questi Liberi Muratori si chiamavano prima Muratori di San Dionigi e di San Giovanni. Essi costruirono come prototipo del tempio la cattedrale dedicata a san Dionigi, quale modello simbolico di tutte le chiese che dovrebbero essere costruite secondo dettami del rito, perché siano come un libro nel quale ogni iniziato possa leggere tutti i misteri dell’Antico e del Nuovo Testamento”. [5]

Della caratura intellettuale dei componenti la Massoneria è esempio la confraternita di Ratisbona.

La prima gilda costituita sul continente è quella di Strasburgo e l’esempio è seguito in numerose città tedesche, austriache, ungheresi. Già il 25 aprile 1459 i maestri architetti di tutte le logge si riunirono a Ratisbona dove elaborarono uno statuto comune alla professione e alle logge. Formarono una confraternita con a capo l’architetto della cattedrale di Strasburgo e fissarono riunioni annuali di tutte le provincie e saltuarie riunioni plenarie che si tennero nel 1464 e nel 1469. La gilda ottenne il privilegio di Massimiliano I, che il 3 ottobre 1447 prese la confraternita sotto la sua protezione: d’altronde il suo interesse per l’occultismo e i suoi continuativi rapporti con l’abate Tritemio (1462-1516) benedettino, esoterista, astrologo, scrittore, lessicografo, crittografo, occultista sono ben noti. Tritemio fu in relazione con Cornelio Agrippa e con cabalisti e alchimisti.

“La gilda – scrive Arnold – continua a funzionare per tutta la prima metà del XVI secolo. Nel 1563 settantadue maestri di loggia si riuniscono a Basilea per dare alla confraternita un nuovo statuto e riformare le gerarchie: al vertice resta Strasburgo, seguito dalle tre grandi logge di Vienna, Zurigo e Colonia seguite da una moltitudine di logge secondarie. Viene confermata la gerarchia interna: maestri, compagni e artigiani che sarà, come è noto, la falsariga della Massoneria. Si istituiscono dei segni tra i gradi e all’interno dei gradi un simbolismo rituale”. [6]

Gli Old Charges

Le corporazioni muratorie celtiche e anglosassoni disponevano da secoli di una propria leggenda fondativa della quale la documentazione più antica (Old Charges) presenta riferimenti a Euclide, Pitagora e Ermete Trismegisto.

Riferimenti che evidenziano il rapporto tra le corporazioni dei costruttori e la riflessione filosofica e teologica oxfordiana.

Per quanto riguarda il mondo anglosassone, uno dei documenti più significativi è il Poema Regius (XIV-XV secolo), il quale inizia con un riferimento all’arte della geometria sacra secondo Euclide, maestro al quale “grandi signori e anche signore” mandarono i loro figli ad imparare a “bene operare”. I maestri, prosegue il Poema, tra i quali il più grande era Euclide, “alle preghiere di questi signori dimostrarono la geometria. E dettero il nome di massoneria all’Arte più onesta di tutte”.

 “Il nome di questo grande saggio – si legge nel Poema – fu Euclide. Il suo nome spande piena e ampia meraviglia”. Egli dispose che gli allievi si chiamassero fratelli e che quelli più dotati insegnassero agli altri. “Il maestro Euclide in questo modo fondò quest’arte di geometria in terra d’Egitto. In Egitto egli ampiamente insegnò, e in diverse terre da ogni parte”. Il Poema afferma poi che l’arte giunse in Inghilterra al tempo del buon re Atelstano, al quale fa risalire il regolamento massonico in 15 punti.

Interessante il decimo articolo dove si legge: “Che non ci sia maestro che soppianti l’altro ma stiano insieme come fratello e sorella”. Successivamente in altre istruzioni si legge: “Amabilmente servirsi l’un l’altro come si pensa per fratello e sorella”. Il riferimento ai due sessi è significativo e fa pensare ad una presenza femminile.

Nel Poema si legge che molti anni dopo il diluvio universale “il grande Euclide insegnò l’arte della geometria, molto profondamente e chiaro. Fece altrettanto con altri nello stesso tempo di molte altre diverse arti. Per la suprema grazia di Cristo in cielo cominciò le sette arti”.

Il Manoscritto di Cooke (1430-1440 forse 1410) inizia citando l’Arte della Geometria, come misura della Terra, e le sette arti liberali. Vi sono inoltre riferimenti alla Bibbia, al Polycromicon e alle Storie di Beda. A un certo punto si legge: “Dissero che la Massoneria è la principale della Geometria, come penso si possa ben dire, perché fu la prima ad essere creata…”.   E poi: “Il Figlio diretto della stirpe di Adamo, discendente delle sette generazioni di Adamo, prima del Diluvio, fu un uomo di nome Lameth il quale ebbe due mogli, la prima Ada ebbe due figli: uno chiamato Jabal e l’altro Jubal. Il più grande, Jubal, fu il primo fondatore della Geometria e Muratoria”. Jubal costruì due colonne sulle quali furono incise tutte le scienze e le arti. Dopo il diluvio queste due colonne furono trovate da Pitagora il dotto e da Hermes il filosofo.

Pitagorismo ed ermetismo sono collegati alla Bibbia tramite Jubal e in questo modo legittimati in ambito cristiano.

Nel manoscritto è riportato “come Euclide pervenne alla conoscenza della Geometria”, come è “scritto nella Bibbia e in altre storie”. Abramo conosceva le sette scienze; andò in Egitto e insegnò agli Egiziani la Geometria. Euclide fu suo allievo. Poi il manoscritto afferma che Euclide fu uno dei fondatori della geometria. In seguito i Governanti e i Signori d’Egitto inviarono i loro figli ad istruirsi da Euclide (collegamento con il Poema Regius). Poi la Geometria fu portata in Francia e in altre regioni.

Vien detto che Carlo II, Carlus Secundus (Carlo II il Calvo, 823-877?), era massone prima di essere re e stabilì che i massoni dovessero riunirsi in assemblea una volta l’anno. E poco dopo S.Adhabell venne in Inghilterra e convertì S. Albano (305 d.C.).  Infine, si arriva ad Atelstano (895-939).

Il riferimento, nei miti fondativi della Massoneria operativa a Euclide e Pitagora, va oltre la valenza dei due filosofi ed è indicativo della compresenza e della convivenza di due linee di pensiero: quella aristotelica ed euclidea, con le sue proiezioni nella Scolastica e quella pitagorico platonica, con le sue proiezioni nell’Umanesimo.

Queste due linee di pensiero hanno rilevanza nella modalità con la quale viene esercitata l’Arte, nelle sue varie declinazioni (architettura, scultura, pittura, ecc. ) e nel concetto di mimesis, che nella linea aristotelica ha un significato positivo, in quanto l’operare dell’artista è simile all’operare della natura e un significato diminutivo nella linea platonica, in quanto imitare la natura, che è già imitazione delle idee, allontana dal vero.

Questi due diversi riferimenti hanno anche implicazioni importanti per la stessa concezione dell’attività artistica.

Da un lato (Euclide) abbiamo una concezione dello schema come “ciò che è contenuto da uno o più limiti”[7] e dall’altro lato, lo schema non è ciò che è contenuto entro limiti, ma il limite, il «fuori» che contiene e configura e non appartiene al «dentro» che è configurato. In altri termini potremmo dire di una forma che è confine della materia ed è ad essa consustanziale (forma immanente) e di una forma che plasma la materia dall’esterno (forma trascendente).

Queste due linee di pensiero e di definizione dello schema furono compresenti fino a Proclo (412-485 d.C.), quindi per più di sette secoli, e influenzarono il modo con il quale lo schema trasmetteva valori (ethe e pathe).

Gli schemi sono modalità fondamentali della mente. Abbiamo infatti schemi per visualizzare i numeri, schemi dedicati agli dèi, schemi come figure degli elementi . Lo “schema  – precisa Maria Luisa Catoni – si configura anche rispetto agli usi più «astratti», come un termine immancabilmente e inappellabilmente concreto, che tende a visualizzare e a riportare sul versante concreto il limite o l’area visualizzata, la quantità delimitata o il profilo disegnato da un astro. Schema che è un tratto disegnativo che ritaglia uno spazio e ne rende così analizzabili le proprietà geometriche, è una perigrafè o un diagramma concreto. Può essere definito a volte come il risultato di una tale azione di ritaglio e dunque come spazio delimitato, a volte invece come limite. In altre parole, a volte «pieno», a volte «vuoto». [8]

“Il termine schema – scrive ancora Maria Luisa Catoni – ci si presenta, senza ambiguità, da un lato come uno dei due strumenti dell’imitazione artistica («disegno», spesso in coppia con «colore») e dall’altro come figura di contorno, forma generale, quando si tratti della descrizione di oggetti o persone…. Quello della mimesi è uno degli ambiti nei quali schema, in questo duplice significato, trova amplissimo uso nei testi antichi”. [9]

La compresenza delle due linee ha un impatto concreto sull’Arte. Natura e techne danno, entrambe, forma e configurano (schematizein) la materia, ma la techne, che implica l’azione dell’uomo, assume valenze diverse in ragione della linea di pensiero di riferimento.

Il rapporto tra vuoto e pieno nelle costruzioni è solo un esempio del rapporto tra peras (limite) e apeiron (illimitato); tra caos, inteso come «essere spalancato», abisso, ossia ciò che è nel principio e cosmo, inteso come insieme ordinato di enti. Non dunque confusione opposta a ordine, ma vuoto informe in relazione a forme ordinate.

Il caos, in quanto abisso, è tenebra, notte e silenzio. Il cosmo è luce e vibrazione.

Le cattedrali gotiche sono un preclaro esempio di questo confronto tra vuoto e pieno, tra luce e tenebra, tra vacua immobilità e vibrante tensione.

I riferimenti a Euclide e a Pitagora, ben oltre la cornice giudaico cristiana, riconducono alla matrice indoeuropea, così come il riferimento a Ermete Trismegisto conduce a quella egizio-ellenistica.

In ambedue i casi siamo in presenza di concetti filosofici e teologici pagani.

La Massoneria e Ermete Trismegisto

La conoscenza di Ermete Trismegisto  da parte dei Liberi Muratori non è un debito della cultura Umanistica. L’Asclepius, traduzione latina del Logos teleios, era infatti sicuramente nota ad Agostino tra il IV e il V sec. d.C., mentre Lattanzio, tra il III e il IV secolo sembra averne conosciuto l’originale. Brani del Corspus Hermeticum sono riportati da Stobeo tra il IV e il V secolo.

I diciassette trattati del Corpus Hermeticum, raccolta realizzata in epoca bizantina, erano già noti in questa forma a Michele Pasello (1018-1096 Costantinopoli).

In particolare l’Asclepius era diffusamente conosciuto nel XII secolo presso pensatori come Abelardo, Giovanni di Salisbury, Teodorico di Chartres, Ermanno di Carinzia, Bernardo Silvestre, Alano di Lilla e, ancora, Alberto Magno, Ruggero Bacone, Meister Eckhart, Thomas Bradwardine. 

Parti del Corpus Hermeticum sono presenti nella Hermetica Oxoniensa, manoscritto di Oxford, conservato nella Bodleian Library, conosciuto come Clarke e datato XII-XIV secolo. 

Come afferma il curatore dell’edizione italiana dell’intero Corpus, Paolo Scarpi, i testi potrebbero essere stati composti in epoca tolemaica, al tempo di Tolomeo I Soter, il quale avrebbe dato mandato perché fosse redatta in forma comprensibile ai Greci, una sintesi dell’antica teologia egizia. [10]

Tolomeo Filopatore (244-205 a.C.) aveva promulgato un editto perché copia di tutti i theoi logoi delle associazioni religiose fossero depositati ad Alessandria.

Giamblico nel suo De Misteris Aegyptiorum, sostiene che Ermete è colui alle cui antiche stele (palaiai stelai) attinsero Platone e Pitagora.

“Si può credere, quindi – scrive Scarpi – che nel I secolo d.C. l’ermetismo fosse alquanto diffuso, e che proprio tra la fine del I secolo e l’inizio del IV sia da collocare la redazione dei testi ermetici”. [11]

“Ermete Trismegisto – aggiunge Scarpi – è senza dubbio il frutto dell’interpretatio greca del dio Thoth, divinità che si presenta come «signore della conoscenza» nel mito dell’Occhio del Sole; questo racconto, scritto in demotico, era diffuso in età ellenistica e conobbe una traduzione greca”. [12]

Platone, nel Fedro, conosce la tradizione egizia che fa di Thoth l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria, dell’astronomia, delle lettere dell’alfabeto, dello stesso gioco dei dadi, ma non lo identifica con Ermete, mentre Thoth è sicuramente identificato con Ermete da Erodoto (II 138,4).

“Nel I secolo avanti Cristo – scrive Scarpi – l’identificazione e la sovrapposizione tra le due divinità fanno parte ormai di una tradizione consolidata, come lascia intravedere Cicerone”. [13]

Il neoplatonico Giamblico, più tardi, farà di Ermete Trismegisto il signore incontrastato della parola che il lessicologo Esichio sintetizzerà affermando: Ermete è il Logos.

“Nel Poimandres – scrive ancora Scarpi – Ermete è la voce che annuncia la vita immortale agli uomini disposti a convertirsi, colui che ha il compito di diffondere tra gli uomini la dottrina rivelatagli dal Nous, l’intelletto supremo, e cioè Dio, sino ad essere egli stesso il Nous nel De Ogdoade ed Enneade”. [14] “Il Nous – sottolinea Scarpi – con il suo logos, la sua parola, vivifica l’essere, una parola che ha nello stesso tempo una funzione ordinatrice. E’ un dio che può configurarsi come demiurgo o come un artigiano”. [15]

Il Nous è quasi un alchimista, dal quale Iside apprende la dottrina segreta del «Nero Perfetto» (estratto XXIII 32), che è il racconto di fondazione del mondo.

Interessante, per quanto riguarda i testi ermetici, quanto afferma Tobias Churton nel suo “Le origini esoteriche della Massoneria” (Fabbri). “Nell’898 – scrive Churton – uno scrittore arabo descriveva la dottrina dei Sabei (ossia dei pagani di Harran) come una filosofia insegnata da Hermes e da Agatodémone (la divinità protettrice dell’antica Alessandria e, secondo gli Hermetica, l’insegnante di Hermes)”. I Sabei di Harran, conquistati dai Musulmani, elessero Ermes come loro Profeta e Agatodémone fu identificato con Seth, il figlio di Adamo, per eludere le norme coraniche in base alle quali l’Islam tollerava cristiani ed ebrei, in quanto avevano religioni alla cui origine c’erano profeti, ma non i pagani.

Sempre nell’800, Thabit ibn Qurra (835-901), fondatore di una scuola di neoplatonismo pagano a Bagdad e autore di numerosi testi, scrive. “Noi siamo gli eredi e i propugnatori del paganesimo. Felice è chi, per amore del paganesimo, porta il fardello con incrollabile speranza. Chi altro ha civilizzato il mondo e costruito le città se non i nobili e i re del paganesimo? Chi altro ha regolato i porti e i fiumi? E chi altro ha insegnato la saggezza nascosta? A chi altro la divinità si è rivelata, ha dato oracoli e parlato del futuro, se non a uomini famosi tra i pagani? I pagani hanno reso noto tutto ciò. Essi hanno scoperto l’arte di risanare l’anima; hanno anche diffuso l’arte di risanare il corpo. Hanno popolato la terra con la saggezza, che è il bene più alto e con forme di governo sicure. Senza il paganesimo il mondo sarebbe vuoto e misero”. [16]

Le opere di Thabit includono commentari di Platone, Pitagora, Proclo e Aristotele. Thabit migliorò la traduzione di Euclide (Almagesto ed Elementi) e, come ricorda Churton, fu il lavoro di Thabit su Euclide a portare a Toledo, più di duecento anni dopo, Gherardo da Cremona (114-1187) in cerca dell’Almagesto.

Le opere tradotte da Thabit si sono rivelate “fondamentali per la comprensione delle forze e delle forme che resero possibile l’esplosione del gotico”.

Non va sottovalutato il contributo arabo conseguente alla conquista della Spagna. Il Califfato di Cordova governò sulla penisola iberica islamica (Al Andalus) e su alcune parti del Maghreb dalla città di Cordova, dal 929 al 1301.

Scrive Tobias Churton: “Secondo il rinomato medievalista Jean Gimpel: «Spesso si sottovaluta il notevole contributo arabo alla nostra cultura, eppure ha reso possibile la completa fioritura del Medioevo….». Al centro del contributo arabo si trovano i Sabei di Baghdad. E’, inoltre, difficile non concludere che l’influenza sabea aiutò a plasmare la mitologia degli scalpellini addetti al taglio della pietra durante il Medioevo. Furono gli iniziatori di quella che oggi chiamiamo massoneria”. [17]

La Massoneria celtica e anglosassone, così come è reso evidente dagli Old Charges, pur collaborando con la Chiesa, seguendone da vicino lo svolgersi del dibattito filosofico e teologico, manteneva saldi i riferimenti pagani derivanti dalla cultura greca ed egizia.

© Silvano Danesi


[1] Franco Alessio, Logica e filosofia della Natura nel Medioevo”, in: Storia del pensiero occidentale, Mondadori

[2] Carmelo Vigna, La scolastica (XIII secolo), in Storia del pensiero occidentale, Mondadori

[3] Carmelo Vigna, La scolastica (XIII secolo), in Storia del pensiero occidentale, Mondadori

[4] Pierr A Riffard, L’esoterismo, Bur

[5] AE Phlilaletes, L’esoterismo dei Rosacroce nella Divina Commedia, Bastogi

[6] Paul Arnold, Storia dei Rosa-Croce, Bompiani

[7] Maria Luisa Catoni, La comunicazione non verbale nella Grecia antica, Boringhieri

[8] Maria Luisa Catoni, La comunicazione non verbale nella Grecia antica, Boringhieri

[9] Maria Luisa Catoni, La comunicazione non verbale nella Grecia antica, Boringhieri

[10] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[11] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[12] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[13] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[14] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[15] La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto a cura di Paolo Scarpi, Mondadori

[16]Tobias Churton, Le origini esoteriche della Massoneria, Fabbri

[17] Tobias Churton, Le origini esoteriche della Massoneria, Fabbri