L’isola è come il mondo, ti illude che tutto sia circoscritto dai suoi confini, che tutto si compia al suo interno.

Tutto intorno il grande mare salato e il cielo che all’orizzonte si uniscono, racchiudendo l’isola in un azzurro frizzante.

Tutto è energia.

L’orizzonte[1] è un circolo che limita da ogni parte la nostra vista;  sembra essere il confine confine tra mare e cielo.

Mentre ammiri l’orizzonte spira un vento leggero che viene dall’oltre; da dove non si sa, ma dall’oltre, oltre l’orizzonte, oltre il confine.

Il vento si intensifica, acquista forza e conduce con sé sabbia.

Il cielo non ha sabbia.

Il mare non ha sabbia.

La terra ha sabbia.

Così il vento che viene dall’oltre improvvisamente toglie l’illusione del confine.

Oltre l’orizzonte, il circolo che elimina da ogni parte la nostra vista, c’è una terra e il vento ce ne porta notizia.

L’orizzonte non è più un limite; è un’illusione.

Così è per l’isola del nostro Io, racchiuso nell’orizzonte dei sensi e dell’elaborazione delle informazioni che tramite essi ci arrivano di ciò che chiamiamo il reale, ossia il cosale: il mondo delle cose.

Quando siamo ben certi della cosalità e delle sue leggi, spira un vento leggero e ci sconvolge la certezza: è lo Spiritus (anemos, pneuma, ruach) che ci porta notizie dell’oltre.

Fermiamoci un attimo a pensare.

L’informazione si manifesta attraverso trasformazioni di energia e l’energia non si crea, non si distrugge; si trasforma: cambiano le configurazioni, cosicché il divenire si pone come una trasformazione di pattern di energia informata.

Se il Tutto è l’Essere, il Fondamento di energia informata significante e cosciente e se tra  energia e informazione esiste un rapporto intimo, in quanto l’informazione è una configurazione di energia con valenza simbolica; se l’energia contiene informazioni, che non sono altro che energia configurata e sono trasportate lungo onde o pattern di energia, lo Spiritus, quel vento sottile che spira, è la metafora dell’energia informata che ci giunge dall’oltre, da oltre il confine dell’isola dell’Io.

Lo Spiritus sollecita la domanda dell’oltre, invita all’oltre, spinge a rompere il confine; è lo Straniero che ha valicato il confine illusorio dell’orizzonte per portarci notizie dell’oltre; è l’Ātman, termine sanscrito che indica l’«essenza» o il «soffio vitale»”. Viene tradotto anche col pronome personale riflessivo di terza persona Sé, introdotto da Jung.

Chiamando, lo Straniero (lo Spiritus) risveglia.

Scrive in proposito Ippolito Romano: “Sono la chiamata del risveglio dal sonno della notte”. [2]

“Questo risveglio – commenta Umberto Galimberti – è la gnosi come pura memoria della propria estraneità alla terra, dell’irriducibilità della natura umana alla natura delle cose ospitate dalla terra”. [3]

“Coloro i cui nomi erano noti in precedenza – è scritto nell’Evangelium Veritatis – alla fine furono chiamati, sicché colui che conosce è colui che è stato chiamato, mentre colui il cui nome non è stato chiamato è ignorante. In verità come potrebbe una persona udire se il suo nome non è stato chiamato?”. [4]

“Qui conoscere (gnosi) – commenta Umberto Galimberti – significa avere un nome, prodursi nella differenza, distinguersi dall’indifferenza della Terra. Ma per avere un nome bisogna che qualcuno lo pronunci, qualcuno che non sia deietto dal mondo, qualcuno che e-sista”.[5] Questo qualcuno è “l’Uomo Straniero che non è caduto, ma si è portato nel mondo”. [6]

Lo Straniero, lo Spiritus, il vento che porta notizie dall’oltre, ci richiama al concetto che ogni evento, ogni realtà è un’essenza che esiste e ci averte, parafrasando Tommaso D’Aquino, che l’esistenza è il compimento e la perfezione dell’essenza, tra esistenza ed essenza vi è un rapporto analogo a quello tra potenza e atto. L’atto è, allora, l’esistenza a cui l’essenza perviene realizzandosi e l’esistenza, sempre parafrasando Tommaso D’Aquino, vale sia come momento distinto dall’essenza (in quanto sua realizzazione), sia come ciò che in sé contiene tanto se stesso (essenza) quanto l’esistenza.

Il Tutto è essenza e esistenza ed è potenza e atto.

L’esistenza degli eventi non è necessariamente quella che noi conosciamo in relazione alla dimensione spazio temporale entro la quale viviamo, che si pone come orizzonte, ossia come circolo che limita da ogni parte la nostra vista.

Se la sostanza è la relazione, come afferma Tommaso D’Aquino, tra essenza ed esistenza, si possono concepire come sostanze anche essenze esistenti in altre dimensioni diverse da quella spazio temporale nella quale siamo immersi.

Lo Straniero, lo Spiritus,  che ci porta notizia dell’oltre il nostro orizzonte dell’Io, ci ricorda il nostro essere Ātman, frattali del Tutto, sostanze terrene, ma anche sostanze dell’oltre, dotate di essenza e di esistenza oltre la corporeità.

Lo Straniero ci richiama al “nosci te ispum”, oltre l’orizzonte spazio temporale, per riconoscerci come sostanze di altre dimensioni: essenze dotate di esistenza. In altri termini, anime intelligenti, frammenti di energia informata significante e cosciente, dotate di una individualità nella propria esistenza.

© Silvano Danesi


[1] Orizzonte, dal latino horizon, dal greco horizōn (comprendente kýklos – cerchio) dal significato di limitante da horizō, limito.

[2] Ippolito Romano, Refutatio omnium haeresium, V,14,1, citato in Umberto Galimberti, La gnosi, Plotino e il neoplatonismo, Storia del pensiero occidentale, Mondadori.

[3] Umberto Galimberti, La gnosi, Plotino e il neoplatonismo, Storia del pensiero occidentale, Mondadori.

[4] Evangelium Veritatis, citato in Umberto Galimberti, La gnosi, Plotino e il neoplatonismo, Storia del pensiero occidentale, Mondadori

[5] Umberto Galimberti, La gnosi, Plotino e il neoplatonismo, Storia del pensiero occidentale, Mondadori

[6] Ginza, Testi mandei, citati in Umberto Galimberti, La gnosi, Plotino e il neoplatonismo, Storia del pensiero occidentale, Mondadori