Per un nuovo Rinascimento europeo

La Massoneria è universale nelle sue intenzioni e nella sua proiezione, ma la sua storia è in gran parte europea e dell’Europa la Massoneria è una delle radici.

Come ho scritto nel mio: “La Massoneria del ‘700, nido invaso dai cuculi”, la Massoneria definita “moderna”, per distinguerla da quella medievale e da quella antica, non è nata nel 1717, data di nascita della Massoneria dei “Modern”, ossia della Massoneria inglese e protestante voluta dagli Hannover, ma è il frutto di un processo storico durato alcuni secoli, durante il quale le corporazioni medievali si sono trasformate, acquisendo apporti derivanti da linee culturali e iniziatiche che, dopo essere sopravvissute carsicamente durante l’imperium della Chiesa cattolica apostolica romana, erede dell’Impero romano d’Occidente, sono riemerse sulla scena della storia, rivendicando il loro spazio tradizionale. 

Tali apporti vanno contestualizzati e inseriti nel travaglio plurisecolare dei cristianesimi non cattolici e nelle linee iniziatiche precedenti al cristianesimo, ossia di quelle sommariamente definite pagane.

Tali apporti hanno avuto come lievito l’Umanesimo e il Rinascimento, ma è solo con le riforme protestanti e con l’emancipazione di vasti territori europei dal dominio della Chiesa di Roma che antiche linee di pensiero hanno potuto riaffacciarsi sulla scena della storia dopo secoli di percorsi carsici.

Il “campus” europeo nel quale si è elaborata una possibile sintesi tra il cristianesimo e le culture classiche e pagane ha avuto come sedi significative la Champagne, Firenze e l’Inghilterra. Di questo “campus” europeo  sono vessilli tre grandi poeti: Chrétien de Troyes, Dante e Shakespeare, tra di loro connessi da un unico filo iniziatico, rappresentato dalla corrente dei “Fedeli d’Amore”.

Di quel “campus” è figlia la ritualistica massonica attualmente in uso nei tre gradi simbolici tradizionali, che evidenzia nel tempio massonico la possibilità della convivenza di più culture tradizionali, se ad esse si accede con lo sguardo rivolto agli archetipi e al fondamento e non ai dogmi e ai precetti o, peggio, alle manomissioni funzionali a disegni di potere del tutto profani e profananti.

Va affermato con nettezza che la Massoneria ha una sua origine e una sua storia le quali non sono confondibili con quella di altre istituzioni iniziatiche come, ad esempio, i riti settecenteschi e ottocenteschi.

La Massoneria moderna, così come si è determinata nei secoli, è l’evoluzione di quella medievale, sulla quale si sono andate innestando i recuperi tradizionali e, come frutto di quel “campus” plurisecolare, può essere oggi, se saprà uscire dalle secche della tentazione profana, lievito di un nuovo Rinascimento europeo.

Radici druidiche e cristiane della Massoneria

Come ho scritto nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”, studiare la storia della Massoneria ricercandone le radici possibili e le probabili influenze di antiche culture, già in parte conosciute dalle corporazioni medioevali e realizzate nelle opere sorte nei cantieri romanici e gotici, è avventura intellettuale affascinante, in quanto consente di collocare la Tradizione massonica nel solco del grande fiume della Tradizione.

Impresa diversa e, per quanto mi riguarda, poco affascinante, è inseguire ossessivamente legittimazioni in base a bolle, patenti, riconoscimenti.

Tradizione e legittimazione costituiscono i due corni di un dilemma costantemente presente nel dibattito massonico. Un dilemma che trova una sua composizione nel rapporto instauratosi tra la Massoneria e la regalità celtica scozzese. Nel 1286 la Loggia di Kilwinning ebbe come Gran Maestro un Lord Stewart di Scozia, ossia un Regio Stewart (maggiordomo di palazzo), carica, divenuta ereditaria, istituita da re David ed assegnata a Walter fitz Alan, di discendenza bretone celtica e scozzese, la cui linea di sangue risale a re Alpin e ai Siniscalchi di Dol. Quando la figlia di re Robert Bruce sposerà Walter lo Stewart, dai maggiordomi di palazzo di discendenza regale avrà inizio la dinastia Stuart. La carica di Gran Maestro della Loggia di Kilwinning, considerata Loggia madre, è stata pertanto conferita a un Lord Stewart di nomina regale celtica e di sangue regale celtico. E’, dunque, un re celtico, incoronato con rito cristiano e con l’antico rito druidico sulla Pietra di Scone, ad istituire gli Stewart ed è uno Stewart ad assumere la carica di Gran Maestro, riconoscendo,  in tal modo, e legittimando la tradizione massonica e incardinandola in quella druidica. Tra regalità tradizionale celtica e Massoneria si stabilisce un rapporto che dura, ininterrotto, sino al 1717, quando la dinastia degli Hannover, dopo essersi sostituita a quella degli Stuart, si arrogherà il diritto di istituire una Gran Loggia, affidando ad un pastore protestante la stesura di nuove costituzioni per l’istituzione massonica.

Tentare di collocare la Tradizione massonica nella Tradizione universale è un percorso simbolico, archetipico, di eziologia del mito e, al contempo, di scavo storico e culturale che conduce alle radici del pensiero umano e alla continua tensione conoscitiva che connota l’attività dell’umanità.

Una parte importante della storia d’Europa, durante la quale si sono formate le linee di pensiero che ritroviamo nei rituali massonici, è stata segnata dalla presenza del cristianesimo (l’influenza cristiana è presente abbondantemente nei documenti massonici antichi), fenomeno sin dalle origini non unitario. Nei secoli le varie correnti del cristianesimo sono riemerse, si sono intrecciate con altre culture e hanno dato vita ad esperienze significative come, ad esempio, la chiesa cristiano celtica, il templarismo, il rosicrucianesimo, il catarismo, il misticismo e, non ultimo, lo gnosticismo, nelle sue varie versioni. A queste correnti cristiane che, come fiumi carsici, riemergono periodicamente nella storia, si è opposto costantemente (mi si permetta il gioco di parole) il Costantinismo, ossia quella corrente del cristianesimo che, codificata dal Concilio di Nicea nel 325 per volontà dell’imperatore Costantino, si è identificata con l’Impero romano, divenendone la religione ufficiale, il collante ideologico e l’erede temporale, grazie ad un falso, la Donazione di Costantino, che ne qualifica, sin dall’origine, la legittimità.

Nel 2013 si è celebrato l’anno costantiniano, ossia la ricorrenza dell’evento che nel 313, con la rinuncia da parte dell’imperatore romano Costantino al titolo di pontifex, creò le condizioni per l’esercizio della libertà religiosa, o meglio, della legittimazione del cristianesimo.

Nel 380, con l’editto di Tessalonica, l’imperatore Teodosio decretò che il credo niceno (Concilio di Nicea, 325) divenisse religione unica e ufficiale dello Stato. Altri provvedimenti, nel 381, ribadirono la proibizione di tutti i culti pagani.

La libertà religiosa, della quale il cardinale Angelo Scola ha magnificato l’origine nell’Editto di Costantino, in un discorso in Sant’Ambrogio, per l’avvio delle celebrazioni costantiniane, è durata poco: 67 anni. Per secoli, l’Europa si è dovuta “convertire” e adattare alla nuova religione di Stato, che non solo ha messo al bando i culti precedenti, ma anche le correnti cristiane non conformi a quanto stabilito nel Concilio di Nicea del 325.

I cristianesimi carsici, di volta in volta emergenti, si sono scontrati con la macchina da guerra del Costantinismo, che li ha schiacciati. Non diversa è stata l’opera delle principali scissioni del Costantinismo, nate per questioni legate al potere dei principi e dei re.

Possiamo pertanto, ad un certo punto della storia d’Europa, parlare di Costantinismo romano e di costantinismi riformati (anglicano, luterano, ecc.). E’ con questi costantinismi che i cristianesimi carsici si sono periodicamente confrontati, subendone troppo spesso le tragiche conseguenze.

“Ci sembra perciò indubitabile – scrive Eugenio Bonvicini riguardo alla presenza imperante del cristianesimo – che una larga componente del simbologismo cristiano, o «cristianizzato» dall’antico, possa essere entrato a far parte del simbolismo ornante le logge”. [i]

Gran parte della ritualità massonica attuale ha come riferimenti schemi narrativi e mitologici medio orientali e in particolare biblici, riguardo ai quali si sono sviluppate vaste e interessanti ricerche da parte di molti studiosi appartenenti alle istituzioni latomistiche.

Innumerevoli sono anche gli studi relativi alle tradizioni greche e latine, mentre assai poco indagate sono quelle che riguardano le culture celtiche e norrene e del tutto ignorate quelle relative alla cultura basca.

 “A lungo – scrive Philippe Walter, professore di letteratura francese del Medio Evo all’Università di Grenoble – ha regnato l’idea secondo la quale la cultura e la civiltà europee sarebbero esclusivamente nate in Grecia e si sarebbero espanse grazie all’Impero di Roma. Questo dogma merita di essere rivisto. Esso non rappresenta che una parte della verità. Esso non rende giustizia all’importante eredità culturale scandinava che irriga ancora oggi la parte settentrionale d’Europa e che si è costituita fuori dal mondo greco latino. Esso ignora ancor più il fondo culturale celtico che si estendeva su uno spazio quanto meno tanto vasto quanto quello dell’Impero romano all’apogeo della sua vasta potenza e che lo ha preceduto”.[ii]

Quanto scrive Philippe Walter a proposito delle culture scandinava e celtiche vale anche per quella basca.

I Massoni medievali  e le Arti liberali

Le radici libero muratorie sono antiche e i «Muratori» non furono soltanto degli «esecutori» della volontà altrui (Bonvicini)[iii] “Essi – scrive Bonvicini – furono partecipi di una ricerca allegorico-simbolica di contenuto teologico che valicava gli angusti confini exoterici e che si richiamava a Tradizioni extra-cristiane che nell’età Umanistica erano intese come «anticipatrici» di un Cristianesimo interiorizzato che era in auge in quel tempo fra le persone di maggiore cultura”. [iv]

“Riteniamo – scrive ancora Bonvicini – che quei lontani maestri siano stati, da uomini eclettici, dotati di una vasta cultura in quelle che erano le Arti liberali del tempo, degli uomini aperti alla «riscoperta» e alla «rivisitazione» dei tesori culturali del passato, non soltanto nelle «tecniche» dell’«Arte classica»”. [v]

E’ indubitabile, sostiene il Bonvicini, un «commercio di idee»[vi] con trovatori provenzali, minnesänge tedeschi, simplices inglesi e scozzesi, stilnovisti italiani e scuole arabo-ebraiche di Spagna e in queste idee sono ampi gli echi della culture indoeuropee (vedi in proposito il mio “Tu sei Pietra”). Echi che sono riemersi nel nuovo pensiero che, a partire dal XII secolo, ha cambiato i riferimenti culturali europei e, tra questi, l’autonomia della ricerca.

A partire dall’ XI secolo e con maggiore forza nel XII e nei successivi, “l’uomo rivendica – scrive Nicola Abbagnano – una sempre maggiore autonomia della ragione, cioè della sua iniziativa intelligente, nei confronti delle istituzioni tipiche del mondo medievale (la chiesa, l’impero, il feudalesimo) che tendevano a far apparire come derivanti dall’alto tutti i beni di cui egli potesse disporre”. [vii]

Il confronto tra libero pensiero e auctoritas, tra libera ricerca e schemi dogmatici è un tema che connota gran parte della storia europea da quando il Costantinismo è diventato religione dell’Impero ed è un confronto che inevitabilmente riguarda la Massoneria in quanto istituzione fondata sul libero pensiero e quindi, per logica conseguenza, non dogmatica.

A queste affermazioni, ritengo di poter aggiungere quelle che la Massoneria autentica e originaria sia quella cosiddetta “operativa”, ossia quella delle corporazioni di mestiere e dei cantieri medievali; che il fenomeno dei cosiddetti “accettati” o “speculativi” sia solo un innesto, non sempre apportatore di frutti commestibili; che nella Massoneria operativa risieda l’essenza della Tradizione massonica e che la Massoneria operativa sia l’erede di una catena iniziatica ininterrotta, della quale il Druidismo è stato consapevole pontefice. Ritengo inoltre che la Scozia sia un luogo privilegiato ove la Tradizione, grazie al Druidismo e al Cristianesimo celtico, è transitata nella cultura della Massoneria operativa. Ritengo, infine, che il carrobbio di questo incontro fecondante possa essere identificato nell’area che accomuna Iona, Kilwinning e York, ossia il nord dell’attuale Gran Bretagna (un tempo Scozia e Northumbria).

Il Cristianesimo sta lasciando l’Europa

Fatte queste doverose premesse, è necessario considerare che l’Unione Europea è nata senza una Costituzione che ne affermasse i valori fondativi e che ne riconoscesse le radici, fra le quali quella cristiana è indubbiamente stata fondamentale, soprattutto nel periodo medievale.

L’Unione Europea è nata senza un’anima ed è stata costruita su fondamenta finanziarie e burocratiche, della cui solidità è lecito dubitare, come dimostrano i fatti relativi alla sua inesistenza sul piano geopolitico e di politica internazionale.

La svolta realizzata con il Trattato di Maastricht del 1992 ha determinato la nascita di un’Unione Europea ben lontana dalle intenzioni di chi aveva firmato i Trattati di Roma del 1957: una struttura tecnocratica a egemonia franco tedesca che tende a svuotare progressivamente la sovranità degli Stati.

André Malraux, uno dei fondatori dell’idea di un’Europa unita, ha detto che questa sarà spirituale o non sarà.

Il 24 marzo 2007, scrive Antonio Socci, “Benedetto XVI tenne un discorso agli episcopati europei in occasione del Cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957): «Si compiva allora» disse il papa «una tappa importante per l’Europa, uscita stremata dal secondo conflitto mondiale e desiderosa di costruire un futuro di pace e di maggiore benessere economico e sociale, senza dissolvere o negare le diverse identità nazionali» (sottolineo quest’ultima frase). […] Benedetto XVI mise infine il dito nella piaga: «Il processo stesso di unificazione europea si rivela non da tutti condiviso, per l’impressione diffusa che vari “capitoli” del progetto europeo siano stati “scritti” senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini. Da tutto ciò emerge chiaramente che non si può pensare di edificare un’autentica “casa comune” europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità costituita da un insieme di valori universali, che il cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà. Se infatti essi dovessero venir meno, come potrebbe il “vecchio” Continente continuare a svolgere la funzione di “lievito” per il mondo intero? »”. [viii]

La profezia di Malraux si è avverata. Oggi, all’ordine del giorno, c’è il tema della reintroduzione del sacro in una società materialista, dove è in atto il tentativo di costruire un uomo senza qualità, grigio consumatore, gregge del nuovo feudalesimo finanziario.

Da tempo nel mondo  è in atto un massiccio risveglio religioso. L’81 per cento della popolazione mondiale dichiara di appartenere ad una religione organizzata e il 50 per cento dichiara di partecipare ai riti della propria religione. Il fatto è che la religione prevalente in Europa, ossia il cristianesimo, a fronte di una società in rapido mutamento, ha risposto con messaggi moralistici o addirittura politici, cosicché nel Vecchio Continente è in atto un processo impressionante: il cristianesimo sta lasciando l’Europa.

La ormai secolare scristianizzazione dell’Europa  sta accelerando a passi da gigante. E’ evidente la spinta a emanciparsi da ogni legame con la civiltà cristiana. Il filo comune che ha tessuto l’Europa è stato affidato alla moneta e alle linee economico-finanziarie, sradicando ogni possibile richiamo all’unità di natura meta-economica, salvo un vago illuminismo imperniato sui diritti umani.

Nel corso del Medioevo la Cristianità, ossia la declinazione storica del cristianesimo come prosecuzione dell’Impero romano d’Occidente, ha fortemente connotato di sé il continente europeo e la sua impronta, senza alcuno sconto per i suoi aspetti negativi, ha strutturato gran parte del pensiero di quella che oggi denominiamo civiltà occidentale.

In quel periodo la Massoneria ha partecipato ad alcune delle migliori realizzazioni del pensiero europeo medievale, come dimostrano le innumerevoli cattedrali romaniche e gotiche, con i loro immensi tesori d’arte: depositi sapienziali inestimabili.

La massoneria non può, se non tradendo la propria storia, assistere senza reagire, al disfacimento di una tradizione plurisecolare di pensiero, di arte, di cultura, di spiritualità.

Due papi, due Chiese, due religioni


[i] Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, Atanor

[ii] Philippe Walter, Merlin ou le Savoir du monde, Imago

[iii] Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, Atanor

[iv] Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, Atanor

[v] Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, Atanor

[vi] Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella Massoneria antica, Atanor

[vii] Nicola Abbagnao, Storia della filosofia, Edit. L’Espresso

[viii] Antonio Socci, Il dio mercato, la Chiesa e l’Anticristo, Rizzoli