Gli dèi mettono alla prova proprio coloro

che desiderano maggiormente aiutare.

La spiga simbolo osiriaco

Riprendendo quanto scritto nell’articolo “Il Maestro massone è custode del pane” (https://laboratoriocasadellavita.it/2019/08/05/il-maestro-massone-e-custode-del-pane/), va affrontata la questione della qualità di quel pane del quale è custode il Maestro, che non è un pane come semplice alimento terreno, ma un pane alimento divino: il corpo di Osiride o, in altri termini, di Dioniso.

Ricordo, a tal proposito, che un oggetto  di cui parlano i testimoni cristiani, in relazione ai Riti Eleusini, è la spiga, definita da Foucart (il quale ritiene essere Demetra e Dioniso l’equivalente eleusino di Iside e Osiride), “emblèm osirien” e “symbole de la mort d’Osiris”. [1]

La spiga è sicuramente un emblema osiriaco. “Tra le religioni antiche che conosciamo, quella di Osiride – aggiunge Foucart – è la sola dove la spiga di frumento pare avere un valore religioso”. [2]

Nella 12^ ora la barca di Osiride, di scorta a quella di Ra, è condotta dagli dei pacifici che tengono una spiga in mano e hanno la testa ornata da due belle spighe. I loro nomi sono significativi: il Germe, Basti; il Grano, Uapri; la Primizia della mietitura; poi “ gli dei dalle braccia che brillano, poiché tengono la loro spiga”; l’Oblatore; Nipan. “Tutti questi esseri divini, per salutare Osiride, inalberano la spiga di grano come l’insegna del loro sovrano”. [3]

Diodoro sostiene: “Poiché l’iniziazione di Osiride è la stessa di quella di Dioniso e l’iniziazione di Iside è a tutti gli effetti simile a quella di Demetra, solo i nomi sono cambiati”.

Angelo Tonelli ricostruisce così la parte rituale relativa alla spiga: “Una spiga viene spiccata in silenzio dallo ierofante. E’ un gesto di grande potenza evocativa: un frutto, che è anche un seme, viene mietuto dallo stelo, e dunque la pianta viene uccisa come unità, ma da questa morte scaturirà una pluralità di piante-vite; l’Uno diventa Molti e i Molti sono forme dell’uno. La pianta tagliata è Dioniso che, come Osiride, muore nel fiore della vita, ma che rinascerà. E dunque il dio segreto dell’epoteía è Dioniso: morte e vita unite insieme in un solo gesto. Dioniso è l’Uno che si fa Molti, e vive-muore in ognuno dei Molti che da esso scaturiscono: ritroviamo tutto questo nel Dioniso orfico che guarda nello specchio e vede il mondo”.[4]

Nei Misteri Eleusini Dioniso è il pane divino.

Dioniso è una divinità appartenente ai popoli semitici (Assiri, Arabi) importato in Grecia in età panellenica e successivamente elaborato nell’orfismo. Le Pleiadi o le Iadi sono le sue nutrici. Il rapporto Pleiadi e Iadi con Dioniso, richiama quello tra Pleiadi e Iadi con Aldebaran, l’occhio del Toro, al quale è associato Horus.

Nell’Epopteia, il figlio divino Dioniso, sotto la specie di spiga e di pane, è diventato realtà tangibile  e il pane è il nutrimento dell’uomo, cosicché l’uomo, mangiando il pane, diventa pane, ossia diventa dionisiaco: divino.

Il pane è un simbolo solare, come mostra chiaramente anche la forma dell’ostia del rito cristiano, soprattutto quando è posta nell’ostensorio d’oro con i raggi propri del sole. Un sole che evoca simbolicamente la luce.

L’assunzione del pane come sostanza divina, ossia come luce veicolo di informazione cosciente, è accompagnata dall’assunzione della farina sciolta nel ciceone, bevanda di farina finissima sciolta nell’acqua e aromatizzata con foglie di menta: luce immersa nell’acqua e mescolata, in uno sponsale ierogamico che è una corporizzazione. Anche la menta, oltre ad aromatizzare, riporta al mito relativo all’Ade, per i suoi rapporti, come ninfa Mintha, con Proserpina e Demetra.

Carolina Lanzani[5] ipotizza che nei Piccoli misteri si svolgessero le nozze sacre tra Demetra, Madre Terra e Dioniso, dio solare. Nozze che ponevano fine alla condizione virginale della Terra, condizione personificata da Core.

Il Ratto di Core avviene in autunno. Il dio solare penetra nella terra, in connubio con Demetra-Core, ed esplica la sua forza germinativa nel mistero e nell’ombra.

In primavera Core riappare alla luce, la terra riconquista la sua giovinezza con eterna vicenda e Demetra ritrova la Core smarrita.

E’ già nato il nuovo sole giovane dell’anno ed è nato Dioniso, il fanciullo divino, così come Horus il Giovane.

Dioniso è pertanto figlio di se stesso, in quanto sole nascente figlio del sole declinante, mentre Demetra e Core rappresentano due aspetti della Dèa Madre e delle stagioni cicliche. 

Come appare in vari miti (ad esempio il mito di Ceridwen), il grano è simbolo del sole, cosicché il ciclo dionisiaco è anche il ciclo della morte e rinascita, esattamente come il ciclo eleusino.

Nei Grandi Misteri Carolina Lanzani ipotizza che con la Muesis i Miystes fossero consacrati a Demetra e che con l’Epopteia, gli Epopti fossero consacrati a Dioniso.

La spiga mietuta in silenzio, viene mostrata agli Epopti come il grande, il mirabile, il più perfetto mistero. La spiga è emblema di Osiride, dal cui corpo germinano le spighe, motive per il quale il corpo del divino è il pane degli uomini.

La testa e il principio vitale

Anche la psŷchè olcsos, come principio vitale, associata alla testa, costituisce il seme ed è in stretta connessione con il liquido spinale (aion), inteso come liquido seminale.

Il corrispondente vegetale della testa-psŷchè olcsos è la spiga, che contiene il grano e la spiga e anche Demetra, madre del grano, era infatti adorata come testa.  

Nell’inno a lei dedicato, Demetra è definita la “bionda” dalle “belle chiome” e “dalle magnifiche messi”, il ché fa pensare ad una chioma di spighe di grano.

La costellazione della Vergine.
La Vergine alata ha in mano una spiga e con l’altra mano indica la Chioma di Berenice.

La decapitazione del morto e la conservazione della testa è, così, la conservazione del principio vitale, ossia del seme, dal quale rinascerà una nuova vita.

Il culto della testa assume pertanto un connotato iniziatico importante, essendo la testa come la spiga, ossia come Demetra, il ricettacolo del seme, l’essenza dell’uomo, che è destinata a rinascere.

La spiga in greco è Στάχυ amento (inflorescenza a grappolo), orecchio[6], pannocchia, spiga, mentre Στάχυς è Spica, nella costellazione della Vergine. Il pane è  σῖτος .

Una parentesi di metodo

I miti non sorgono a caso, ma sono strettamente connessi con la scienza o emergono dal fondo abissale dell’inconscio per rendere visibile l’invisibile.

“I miti – scrive infatti Carlo Rovelli – si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti”. [7]

“La fisica dei quanti – scrive Patrick County – postula nuovi paradigmi e un concetto di realtà che rassomiglia a quello che presentano gli antichi miti e le antiche religioni  orientali”. [8] Compito del mito, scrive ancora Patrick County, è “quello di rendere l’invisibile concreto e prolungare il concreto nel mondo dell’invisibile”. [9]

“Il nostro microcosmo – afferma Fulcanelli – non è altro che una particella, infima, animata, pensante, più o meno imperfetta del macrocosmo. Ciò che noi crediamo di scoprire con lo sforzo della nostra intelligenza esiste già da qualche altra parte”. [10] Detto in termini moderni, siamo frattali.

La tradizione dei massoni costruttori di cattedrali si avvale dell’argot e dell’art gotique, da cui l’aggettivazione delle cattedrali come gotiche.

“Per noi – spiega Fulcanelli – art gotique non è altro che una deformazione ortografica della parola argotique, la cui omofonia è perfetta, conformemente alla legge fonetica che regola la cabala fonetica in tutte le linge e senza tener conto alcuno dell’ortografia. La cattedrale, quindi, è un capolavoro d’art goth o d’argot. Dunque i dizionari definiscono la parola argot come «il linguaggio particolare di tutti quegli individui che sono interessati a scambiarsi le proprie opinioni senza essere capiti dagli altri che stanno intorno». E’, quindi, una vera e propria cabala parlata.  […]. Tutti gl’Iniziati si esprimevano in argot, anche i vagabondi della Corte dei Miracoli, col poeta Villon alla loro testa, ed anche i Frimasons, o framassoni del medioevo, «che costruivano la casa di Dio», ed edificavano i capolavori agotiques ancora oggi ammirati”.[11]  L’arte gotica, aggiunge Fulcanelli, “è l’art got o cot (Χ°), l’arte della Luce e dello Spirito”. L’argot, aggiunge Fulcanelli “è una delle forme derivanti dalla Lingua degli Uccelli, madre e signora di tutte le altre, lingua dei filosofi e dei diplomatici”.[12]

In base alla Lingua degli Uccelli, possiamo trarre la conclusione che il pane si fa con il seme che è nella spica ed essendo Spica la stella più luminosa della Costellazione della Vergine, il pane-Dioniso si fa con il seme della Vergine, ossia che la Natura è costituita con il seme dell’Arché, che si determina (Logos) nella realtà materiale; esattamente come il pane eucaristico che è il corpo di Cristo, nato nel seno della Vergine.

Στάχυς , Spica, è la stella della Costellazione della Vergine (Alêtis) al cui asterisma sono state connesse dai costruttori medievali le cattedrali gotiche francesi, con la cattedrale di Reims dedicata a Notre Dame de l’Épine.

Il gioco di parole tra spiga ( in greco è Στάχυ) e Spica (in greco Στάχυς) lo ritroviamo in francese, con épine ed épi, dove épine, oltre ad essere spina di un vegetale è anche colonna vertebrale, spina dorsale, ossia l’Aion e épi è spiga di grano, ma anche, come in greco, orecchio.

 Dioniso e Demetra sono Osiride e Iside

Paul Foucart[13] sostiene che Dioniso e Demetra siano Osiride e Iside e che Hera e Demetra siano la stessa persona divina, che è “venuta dall’Egitto e che non può essere che Iside”.  Gli Egiziani di epoca tolemaica hanno accettato questa identificazione.

Plutarco, a sua volta, sostiene che nel periodo più antico del culto, Dioniso era adorato con Demetra (Frammenti).

I Faraoni, i quali possedevano una flotta al tempo della 18^ dinastia, (1543-1292 a.C., Nuovo Regno), avevano instaurato rapporti tra la Valle del Nilo e il bacino del mar Egeo, anche se probabilmente esistevano già rapporti tra Creta e l’Egitto al tempo della XII dinastia. Non solo, ma come scrive Foucart, i “monumenti attestano che i Faraoni della diciottesima dinastia sottomisero al loro potere le coste della Siria e le isola meridionali dell’Asia Minore, così come l’arcipelago del Mar Egeo”.[14]

“Noi abbiamo dunque le prove – scrive Foucart sulla base dei ritrovamenti archeologici – che le relazioni dirette esistevano tra l’Egitto e Creta verso il ventesimo secolo prima della nostra era”.[15] “ Dopo di aver in tal modo constatato – prosegue Foucart – in due delle più antiche tombe di Eleusi, la presenza di oggetti appartenenti al culto di Iside, mi pare più difficile negare l’influenza che la credenza osiriaca esercitò sui misteri di Demetra”. [16]

I Greci appresero l’agricoltura nel XV secolo a.C. e il luogo dell’habitat dell’orzo e del grano selvatici è stato stabilito essere in una regione del Giordano a 1.800 metri. Il frumento, triticum dicoccum, è boti in egizio antico. La domesticazione, scrive Foucart, fu “l’opera degli Egiziani o di tribù molto vicine che occupavano allora la Palestina. E’ dunque stabilito da prove improntate a una scienza positiva che l’agricoltura fu inventata in Egitto”. [17]

In questo contesto storico relativo alla domesticazione, si inserisce il mito secondo il quale, come scrive Diodoro: “Iside scoprì il frutto del grano e dell’orzo, che spuntavano per combinazione nel paese con altri alberi, ma dei quali gli uomini non conoscevano l’impiego”. [18]

Ampelius a proposito di Dioniso d’origine egiziana scrive: “Hic agricola et inventor vini, cuius soror Ceres”. [19]

Le tombe di Iside e di Osiride, secondo Diodoro Siculo, sarebbero state trovate a Nysa, città della Cananea, attualmente denominata Beit She’an in Israele, che la leggenda vuole fondata da Dioniso e dalla sua nutrice Nysa.

E’ interessante notare che sempre Diodoro Siculo (Biblioteca storica, Vol I, III, 68-69) scrive di Nŷsa come di un’isola e delle porte di Nisie che sono anguste. L’isola, sostiene Diodoro Siculo, ha un solo “stretto accesso” e ha forma di un vallone, ombreggiato da alti e fitti alberi, cosicchè il sole non riesce a splendervi affatto…”.

Nŷsa sarebbe Tir-na-mban, il magico reame di Dana, la Serena, la Splendente, la Grande Dèa origine dell’Universo, il cui riferimento stellare è Cassiopea. Nŷsa è “la Terra della Gente Libera” o “L’isola della Gioia”, che così si trova ad essere in relazione con l’Egiziana Iside.

Iside a Nysa avrebbe inventato l’arte di coltivare il grano e l’orzo e Osiride avrebbe scoperto i frutti della vigna.

Foucart conclude: “Liberando dei loro apparati mitologici le leggende che abbiamo esaminato e controllato con le scoperte moderne, ci troviamo in presenza di un certo numero di fatti che hanno un valore storico. A un’epoca contemporanea dei faraoni della 18^ Dinastia, dei coloni egizi si stabilirono nel golfo di Atene, a Eleusi, che era il punto meglio riparato della costa, e che si trovava all’intersezione delle vie della Grecia del Nord e del Peloponneso. Con essi portarono la cultura della vigna e dei cereali, sconosciuta fino ad allora, e il culto di Iside e di Osiride, ai quali attribuirono l’invenzione delle due arti e che erano gli dei nazionali dell’Egitto intero”. [20]

Nella tesi che fa derivare Demetra e Dioniso da Iside a Osiride, va precisato che il Dioniso attico è diverso da quelli della Tracia e della Beozia. “Come Demetra – scrive Paul Foucart – , Dioniso non è indigeno in Attica; è arrivato, venendo da fuori; questo è incontestabile”. […] Ben differente dai Dioniso traci e tebani, il Dioniso d’Eleusi riproduce il doppio carattere dell’Osiride egiziano, allo stesso tempo dio dei viventi e dio dei morti. Nello stesso tempo di Demetra, egli arrivò dall’estero in attica, in un’epoca che corrisponde alla diciottesima dinastia faraonica”.[21]

Dioniso di Eleusi è, aggiunge Foucart, “un dio misterioso, ma tranquillo e benevolo. Con Demetra, sua inseparabile compagna, diffonde le arti dalle quali nasce la civilizzazione, prima di tutto, l’agricoltura” […]. L’opinione generale gli attribuisce come dominio speciale la cultura della vigna e degli alberi da frutto; ma, in realtà, la sua potenza si estendeva alla produzione di tutta la natura coltivata. Durante le feste di Haloa, è associato a Demetra e la coppia strettamente unita assicura la fecondità della terra e degli esseri viventi”. [22]

Lo smembramento della spiga e il sacrificio del grano

Dioniso per essere il pane divino del mondo deve essere spezzato.

Lo smembramento della spiga e la frantumazione del grano, al fine di impastarlo con l’acqua e con il lievito, per dare  forma al pane, che sarà cotto nel forno, è connesso con la dispersione del seme maschile (la spiga come pene) nell’utero, dove con il liquido amniotico e con il calore del corpo materno, lievita il feto che si trasformerà nell’uomo-pane. 

“Di conseguenza – scrive Ananda Coomaraswamy – lo scopo finale del Sacrificio non è solo di continuare l’operazione creatrice iniziata «una volta» dalla decapitazione, ma anche di «capo volgerla» con la ricostituzione totale della divinità divisa e con ciò del sacrificante stesso, identificato con la divinità e con il Sacrificio. Abbiamo già visto che con il Sacrificio Prajâpati ritrova la sua integrità, ma soprattutto che non è unilaterale, poiché la divinità dev’essere guarita da coloro stessi che l’avevano divisa”. [23]

Spezzare il pane è la dispersione dell’Uno nella molteplicità.

Nei Vangeli si narra di Gesù che sfama con pani e pesci migliaia di persone. Le versioni, per quanto simili, non sono identiche. Lo scenario è sempre quello: Gesù è attorniato da una grande folla e ad un certo punto i suoi discepoli gli chiedono di mandare a casa i presenti perché possano sfamarsi. Gesù dice loro di dar loro stessi da mangiare, ma questi dicono di avere a disposizione solo cinque o sette pani e due pesci o pochi pesciolini.

Matteo 14,13-21 –  E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Matteo 15,29-39 –  (seconda moltiplicazione).  Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 

Marco 6,30-44 – Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Marco 8,1-10 – Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila.

Luca 9,12-17 – Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Giovanni 6,1-15 –  Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Nei testi evangelici i pani non sono moltiplicati, ma spezzati, il ché significa che la narrazione si riferisce ad una ritualità dello smembramento del divino, il cui corpo è il pane degli uomini.

La ritualità del corpo divino spezzato come pane è ancora più esplicita nell’Ultima Cena.

Matteo 26 – Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».

Marco 22 – Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 

Luca 19 – Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 

Nell’eucarestia (eukharistía, rendimento di grazie), come scrive Celso, “non è la materia del pane, ma la pronuncia su di lui che dona a chi lo mangia un modo che non è indegno del Signore. Ecco che cosa è il corpo tipico e simbolico (per tou typicou kai symbolikou sômatos). [24]

Lo stesso Origene spiega la denominazione del pane “eucaristico”, affermando che “il pane è il simbolo della nostra eucharistia verso Dio”.

Il pesce è simbolo di Cristo e dell’antenato legislatore.

Riguardo ai pesci presenti nella narrazione evangelica, essi ricordano la funzione soteriologica e civilizzatrice del divino.

Manu, il Salvatore, ebbe i Veda da Visnù, manifestatosi sotto forma di pesce. In forma di pesce sono rappresentati anche gli dèi civilizzatori come gli Apkallu, gli Oannes e il Nommos.

Riguaro a Manu, questi è il primo uomo e divinità eponima dei viventi, colui che salvandosi dal diluvio consentì il protrarsi della vita e nei Matsypurana di lui si dice: “Nei tempi passati, un re di nome Manu, figlio del Sole, praticò una lunga ascesi […] e ottenne da Brahma il dono di poter salvare il genere umano”.

Il pesce è anche il simbolo dei cristiani, in quanto il termine ichthys (nella grafia greca del tempo ΙΧΘΥΣ oppure anche ΙΧΘΥϹ con la sigma lunata) è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico: ἰχθύς, ichthýs («pesce»), ed è un acronimo usato dei primi cristiani per indicare Gesù Cristo.

Ichthys è l’acronimo di Iesús Christòs Theù Hyiòs Soter.

Jeshua  è Dio salva o Signore è salvezza.

Soter è Salvatore.

Theù non è dio. Karol Keény osserva che Théos possiede la funzione di predicato e che è greco dire di un evento: “E’ théos”. Il predicato di una cosa, di una persona, di un evento è: théos.

Hyiòs è figlio.

Il simbolo cristiano è graficamente riassumibile in un chiasmo con la parte superiore che si unisce.

A proposito del chiasmo vedi https://laboratoriocasadellavita.it/2019/10/07/il-chiasmo-il-chi-ro-il-labirinto-e-locchio-di-horus/

Altro simbolo del cristianesimo è il monogramma di Cristo, il Chi-Ro, che si compone di due grandi lettere sovrapposte, la ‘X’ e la ‘P’, le quali corrispondono, rispettivamente, alla lettera greca ‘χ’ (‘chi’, che si legge kh, aspirata) e ‘ρ’ (‘rho’, che si legge r).

Le due lettere sono le iniziali della parola ‘Χριστός’ (Khristòs), l’appellativo di Gesù che in greco significa “unto” e traduce l’ebraico “messia”.

Conclusione

Concludendo, si può ben vedere come vi sia una continuità rituale e simbolica tra riti osiriaci e isiaci, riti eleusini e riti cristiani, con al centro degli stessi il pane, che è il corpo del divino (Osiride, Dioniso, Cristo), accanto al quale è una figura femminile che costituisce il Vas Venerabilis, l’athanor nel quale il seme è custodito e nel quale si sviluppa per trasformarsi in pane per gli uomini.

Il Maestro massone, in quanto custode del pane, è pertanto il custode di una tradizione antica, di una linea iniziatica trasversale che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che ci viene proposta con archetipi, simboli e riti, i quali mutano solo superficialmente nelle declinazioni religiose.

© Silvano Danesi


[1] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[2] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[3] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[4] Eleusis e Orfismo, a cura di Angelo Tonelli, Bur

[5] Carolina Lanzani, Religione dionisiaca, Fratelli Melita editore

[6] Nelle graminacee si distinguono le “false auricole” o “auricole ad orecchio”, semplici estroflessioni allargate, dalle vere auricole o “auricole ad unghia” appendici appuntite, tipiche dei generi Hordeum e Lolium

[7] Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi

[8] Patrik County, Labirinti, Piemme

[9] Patrik County, Labirinti, Piemme

[10] Fulcanelli, Il mistero delle cattedrali, Mediterranee

[11] Fulcanelli, Il mistero delle cattedrali, Mediterranee

[12] Fulcanelli, Il mistero delle cattedrali, Mediterranee

[13] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[14] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[15] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[16] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[17] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[18] Citato in Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[19] Citato in Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[20] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[21] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[22] Paul Foucart, Les mystères d’Éleusis, Pardès

[23] A.K. Coomaraswamy, La dottrina del sacrificio, Luni editrice

[24] Jean Borella, Le mystere du signe, Maison neuve larose