Nelle Triadi bardiche, la sede dell’Oiw (Oiun), ossia del Fondamento inconoscibile di ogni cosa, è Ceugant, il cerchio vuoto o il ciclo vuoto.

Ceugant è così descritto nelle Triadi:

XII – Tri chylch hanfod y sydd : cylch y Ceugant. Ile nid oes namyn Duw, na byw, na marw, agnid oes namyn Duw a eill ei dreiglo cylch yr Abred, Ile pob ansawdd-hanfod o’r marw, a dyn a’i treiglwys; cylch y Gwynfyd, lle pob ansawddhanfod o’r byw, a dyn a’i treigla yn y nêf I.

Tre cerchi della sostanza dell’essere: il cerchio di Ceugant, dove non esiste nulla se non il Demiurgo, né viventi, né morti, e nessuno se non il Demiurgo lo può attraversare; il ciclo di Abred, dove [sono] tutte le qualità delle essenze (sostanze) animate o inanimate e l’uomo lo attraversa; il ciclo di Gwynfyd, dove [sono] tutte le sostanze qualitative o viventi, e l’uomo lo attraversa in cielo.

XXX – Tri gwahaniaeth angenorfod rhwng dyn, a phob byw aralI, a Duw: ing ar ddyn. ag nis geIlir ar Dduw; dechre ar ddyn.. ag nis gellir ar Dduw; ag angen newid cyflwr olynol yn nghylch y Gwynfyd ar ddyn. o anoddef bythoedd y Ceugant, ag nis gellir ar Dduw, gan allu pob dyoddef, a hyny gan wynfyd1.

Tre inevitabili differenze tra uomo, o qualsiasi altro essere vivente, e il Demiurgo: l’uomo è finito, mentre il Demiurgo no; l’uomo ha avuto un inizio, mentre il Demiurgo non l’ha avuto; l’uomo necessita di cambiare la propria condizione successivamente nel cerchio di Gwynfyd, in quanto incapace di resistere fino a Caugant, mentre il Demiurgo non ne necessita in quanto in grado di resistere ad ogni cosa e questo coerentemente con la felicità.

XXXVIII – Tri pheth nis gall namyn Duw: dioddef bythoedd y Ceugant, cynghyd a phob cyflwr heb newidiaw, a rhoi gwell a newydd ar bob peth heb ei roi ar goll1.

Tre cose che nessuno può eccetto il Demiurgo: tollerare l’eternità di Ceugant, partecipare ad ogni stato senza cambiare; non mancare di migliorare  e rinnovare ogni cosa.

TRIADE XL – Tri rhagor newid cyflwr yn y Gwynfyd : addysg. harddwch, a gorphwys. rhag anallu dioddefy Ceugant a’r tragywyddol.

Tre eccellenti cambiamenti di stato in Gwynfyd: l’istruzione, la bellezza e il riposo; a causa dell’impossibilità di sopportare Ceugant e l’eternità.

Ceugant, pertanto è un cerchio vuoto, è eterno e solo il Demiurgo, a sua volta eterno, lo può attraversare.

Ricorrono i concetti del Prologo di Giovanni, dove il Logos, che è l’azione dell’Archè, è in Archè presso se stesso.

Come ho già scritto nell’articolo “L’Oiw dei Druidi: Fondamento inconoscibile di ogni cosa”, il trilittero Oiw, la cui pronuncia è Oiun, è una modalità per tentare di esprimere un concetto paradossale.

Se analizziamo l’Oiw, la cui pronuncia è oiun, con il metodo di Franco Rendich[1] abbiamo la seguente sequenza semantica:

  1. U (la W è la doppia U) significa stabilità, concentrazione.
  2. O è un incremento di U, quindi massima concentrazione.
  3. I è moto continuo.

L’insieme ci dice che siamo di fronte al concetto di un infinito movimento che rimane stabile e concentrato in se stesso. Il concetto assume una maggiore definizione se aggiungiamo la consonante n della pronuncia, che è in relazione con l’immagine archetipica delle Acque primordiali.

Non a caso la residenza dell’Oiw è Ceugant, il cerchio vuoto.

Il cerchio è in effetti il simbolo di un infinito che si avvolge su se stesso, come l’ouroboros.

Se analizziamo il vocabolo Ceugant con il metodo Rendich, abbiamo:

  1. C, moto cirolare;
  2. E, incremento di I, ossia di moto continuo;
  3. U, stasi, stabilità, concentrazione;
  4. G, moto tortuoso in ogni direzione;
  5. A, avvio del moto;
  6. N, Acque primordiali;
  7. T, moto della luce da un punto ad un altro.

Nell’indoeuropeo Ceu è cerchio, Cyu è muovere intorno con forza e ga è un’azione in ogni direzione. T è l’idea di moto “che passa oltre”, che “va al di là”.

L’insieme è coerente con il concetto di Oiw, in quanto contiene moto e stabilità e il riferimento alle Acque primordiali, ma aggiunge tre elementi di fondamentale importanza: il moto circolare coerente con il concetto di cerchio (circolo), il moto in tutte le direzioni e il moto della luce da un punto ad un altro.

Ceugant è un cerchio vuoto, stabile e in movimento, che si espande circolarmente, che va oltre e questo andare oltre è moto della luce.

Ceugant, così definito nelle sue componenti è assai simile al campo quantico zero, del quale l’Oiw è il vuoto quantistico. Possiamo così affermare: “Il Principio è il vuoto”.

Cosa è il vuoto?

Lasciamo spiegare il concetto a Guido Tonelli, fisico e uno dei padri della scoperta del bosone di Higgs: “Di fronte a noi si estende il vuoto, un sistema fisico molto peculiare che, nonostante il nome francamente fuorviante, è tutt’altro che vuoto. Le leggi della fisica lo riempiono di particelle virtuali che appaiono e scompaiono a ritmi forsennati, lo affollano di campi di energia i cui valori attorno allo zero fluttuano continuamente. Chiunque può prendere a prestito energia dalla grande banca del vuoto e vivere un’esistenza tanto più effimera quanto maggiore è il debito che ha contratto. Da questo sistema, da queste fluttuazioni, può nascere un universo materiale che, in realtà, è solo e ancora un vuoto, ma un vuoto che ha subito una meravigliosa metamorfosi”. [2]

Ecco che compare la parola magica metamorfosi: trasformazione, mutazione di forma. Meglio sarebbe usare il termine trasmutazione, che richiama l’alchimia e il cerchio dell’ouroboros.

Riprendo lo schema proposto nell’articolo…… Informazione significante

  1. FIS – Fondamento di informazione significante. Il vuoto quantistico. Un infinito utero (matrix) di informazione significante, altrimenti definibile come substantia o ipostasi.
  2. ISEM – Informazione significante energeticamente morfogenetica, altrimenti detta Demiurgo (Duw), Logos, azione e relazione.
  3. EEIS – Eventi energeticamente informati semanticamente. Le singole realtà e i loro aggregati: organismi, esseri viventi. Realtà animate e non animate. Frattali.
  4. IEEIS – Insieme eventi energeticamente informati semanticamente. Physis, l’altro aspetto dell’Archè. En to pan. Sintesi della molteplicità.

Stando a quanto afferma Tononi, IEEIS, ossia Physis, è l’equivalente metamorfosato (meglio: trasmutato) di FIS, ossia dell’Archè.  

Non a caso l’universo, quello che per noi è il mondo della realtà, della physis, omogeneo, isotropo e piatto, è un sistema a energia totale nulla, così come lo è il vuoto quantico.

Il Fondamento di informazione significante e Ceugant, nel loro intreccio, sono come il Tao.

Nel Tao Tê Ching si legge:

“Il Tao che può essere detto

non è l’eterno Tao,

il nome che può essere nominato

non è l’eterno nome.

Senza nome è il principio del Cielo e della Terra,

quando ha nome è la madre delle diecimila creature”.

“Quei due”, ossia il principio e la madre,

“hanno stessa estrazione seppur diverso nome

ed insieme sono detti mistero,

mistero del mistero,

porta di tutti gli arcani”.

Il Fondamento di informazione significante non ha nome, quando ha nome è Ceugant. In altri termini il senza nome è il Vuoto quantico, lo zero e quando ha nome è Ceugant, ossia un luogo del senza nome, dove è in atto un’azione: il Campo quantico zero.

E nel campo quantico zero, l’attività è a somma zero, con il ché quello che viene definito caos è di fatto un cosmo, ossia un ordine implicito, che si esplicita solo dopo un disordine, ossia una rottura della simmetria.

Scrive Eraclito:

“Questo cosmo

lo stesso per tutti

non un dio

non un uomo

lo fece

era sempre

è

sarà

fuoco semprevivente

che a misura divampa

e si estingue a misura”.

Ceugant, in quanto cerchio, si espande rimanendo sé stesso, ma aumentando la propria luce, ossia emanando luce, così come avviene quando le particelle (eccitazioni) del Campo quantico si annichilano, emettendo fotoni: un mondo di fotoni, un mondo di luce.

“Il vuoto di cui parliamo – precisa Tononi – non è un concetto filosofico, è un particolare sistema materiale, quello in cui materia e energia sono nulle. E’ uno stato a energia nulla, ma è un sistema fisico come tutti gli altri, che si può investigare, misurare, caratterizzare”.[3] “Il vuoto – aggiunge Tononi – è cosa viva, sostanza dinamica e incessantemente mutevole, gonfia di potenzialità, gravida di opposti”. [4]

Nella prima Triade si legge: Tri un cyntefig y sydd, ag nis gellir amgen nag un o honynt, un Duw, un gwirionedd, ag un pwngc rhyddyd, sef y bydd Ile bo cydbwys pob gwrth.

Esistono tre unità originarie e non ne possono esistere altre: un Demiurgo, una verità, un punto di equilibrio di tutti gli opposti.

In Ceugant, sede di Oiw, esitono tre unità originarie: un Demiurgo, che è l’unico a poter attraversare il Cerchio vuoto, una verità e un punto di equilibrio di tutti gli opposti, che è esattamente la somma zero degli opposti.

Possiamo declinare la verità come vrtta (sanscrito), dal significato di accadimento o varami: scegliere, volere. Il greco consegna aletheia, dischiudimento.

Verità è, pertanto, un dischiudersi per scelta e volontà in accadimenti, ossia un volontario manifestarsi.

Il vuoto è caos, dal greco chaino, spalancarsi, chasko, stare a bocca aperta o chasma, voragine, abisso tenebroso, gorgo.[5] Non è disordine, in quanto governato dalla simmetria, che ne determina l’immobilità, intesa come somma zero del continuo movimento.

Considerato alla luce di quanto sin qui detto, Ceugant, essendo la sede del Fondamento di informazione significante (Oiw, Arché) ed essendo attraversato dal demiurgo (Duw o Logos) si pone come il campo quantistico zero brulicante di onde e ribollente di informazione che sono traslate dalla luce in un moto espansivo: un utero infinitamente in azione, una matrix dell’universo o degli universi, dove l’universo è da intendere come “ciò che è volto tutto intero nella stessa direzione”. Direzione che sembrerebbe essere quella dell’espansione infinita.

Come s’è visto supra, la Physis è En to Pan, ossia Uno il Tutto, ma anche En to (questo) è Pan (Tutto), neutro dell’aggettivo Pas, che è l’intero, l’insieme della molteplicità.

L’Uno è l’insieme della molteplicità e unito a Zero, il numero non numero che è l’origine di tutti i numeri, positivi e negativi, dà come risultato Olos, Tutto. 

Tutto Olos è il vuoto quantico comprensivo della sua metamorfosi (trasmutazione) En to Pan e la totalità non è esprimibile come sommatoria funzionale delle parti. Olos e En to Pan sono una sizigia come Arché-Physis e la metamorfosi (trasmutazione) è opera del demiurgo, il Duw, il Logos, che è azione e relazione (trasmissione di informazioni); azione separante e al contempo unificante.

Olos è la radice del vocabolo ologramma, ossia grammatica dell’Olos e un universo piatto si scrive in tridimensione con un ologramma, così come il vocabolo olistico, riferito all’essere umano, indica una totalità non esprimibile come sommatoria funzionale delle parti.

Il Fondamento è infinita coscienza?

Si apre, giunti a questo punto, l’interrogativo se il Fondamento di informazione significante sia anche cosciente.

Il fisico Fabio Truc, nella conferenza tenuta nell’ambito del convegno: “La scienza dell’anima”, tenutosi a Napoli il 23 marzo 2019, ha proposto l’idea che l’universo sia composto da frammenti di coscienza e che tali elementi, se strutturati, producano pensiero. Non solo, ma che la coscienza si evolva.

Federico Faggin, fisico e uno dei padri dei microprocessori, nel suo “Silicio” (Mondadori),  scrive che “la coscienza deve essere già contenuta in qualche forma nelle particelle elementari di cui tutto è fatto”. [6]

Faggin, che assegna la coscienza all’essere umano e la consapevolezza agli animali e anche alla materia inerte, propone con il termine Uc (unità di consapevolezza) “le unità ontologicamente elementari di cui tutte le realtà sono fatte”. [7]

Nella teoria quantistica dei campi (TQC) ogni particella non esiste come entità indipendente e separata, ma è uno stato eccitato di un omonimo campo quantico.

“Secondo la TQC – scrive Faggin – le particelle elementari, gli atomi, le molecole, le proteine, le cellule viventi e gli animali sono livelli gerarchici successivi di organizzazione di stati di campi quantici. Questi campi sono entità irriducibili e inseparabili dello spazio che, interagendo tra di loro, creano tutto ciò che esiste nel mondo fisico. Se postuliamo che la consapevolezza sia una proprietà fondamentale della natura, la conseguenza è che essa debba esistere anche a livello dei campi quantici delle particelle elementari”. [8]

Faggin propone pertanto un modello nel quale “tutta la realtà è creata da una miriade di entità coscienti che interagiscono tra di loro sulla base di decisioni e azioni individuali basate sul libero arbitrio” e ritiene che “un osservatore che non sia un campo quantico o che appartenga al più alto livello gerarchico deve contenere un certo numero di osservatori di un gradino più basso e far parte di un osservatore di un gradino più alto”. [9]

In questo ambito di ragionamento l’essere umano è un osservatore gerarchicamente elevato e poiché Faggin postula la presenza della coscienza “già nei campi quantici di cui la nostra materia è «fatta»”,  è ipotizzabile una coscienza originaria, ossia una coscienza dell’Olos, che potremmo definire “inconscio collettivo”, così che ciò che è il Fondamento inconscio per le singole coscienze è la coscienza del Tutto.

Le singole coscienze o le singole consapevolezze, per rimanere nella distinzione di Faggin, sono dei “quanti di coscienza o di consapevolezza”, che nel loro insieme sono En to Pan, comprese nella coscienza del Tutto, ossia nel Fondamento di informazione significante che possiamo postulare come Fondamento di informazione significante cosciente (FISC).

A questo punto possiamo aggiornare lo schema precedente in questo modo:

  1. FISC – Fondamento di informazione significante cosciente. Il vuoto quantistico. Un infinito utero (matrix) di informazione significante, altrimenti definibile come substantia o ipostasi cosciente. Inconscio collettivo. 
  2. ISEMC – Informazione significante energeticamente morfogenetica, altrimenti detta Demiurgo (Duw), Logos, azione e relazione coscienti.
  3. ECEIS – Eventi coscienti energeticamente informati semanticamente. Le singole realtà e i loro aggregati: organismi, esseri viventi. Realtà animate e non animate. Frattali. Quanti di coscienza o di consapevolezza.
  4. ICEEIS – Insieme cosciente di eventi energeticamente informati semanticamente. Physis, l’altro aspetto dell’Archè. En to pan. Sintesi cosciente della molteplicità.

Alla luce di quanto supra  l’omeostasi non è più semplicemente un processo teso a contrastare l’entropia, ma un insieme gerarchicamente organizzato (organismo) di quanti di coscienza che cooperano nell’azione neghentropica finalizzata a mantenere l’organismo stesso.

Questa concezione dell’organismo è una concezione olistica.

Riguardo all’essere umano, salute e malattia sono pertanto strettamente relazionati alla coscienza e alla consapevolezza.

L’Awen e la Pietra filosofale

La tradizione druidica ci consegna il concetto di Awen, il quale riguarda principalmente quel “soffio” della sorgente di vita che esiste in noi, dalla nostra origine e che è la nostra essenza: spiritus, in quanto emanazione dell’Oiw che risiede in Ceugant.

In alcune traduzioni viene definito “genio”, l’equivalente del greco “daimon”, in altri termini il Sé, ossia quella parte di noi esseri umani che è un “seme”, un “grumo” di Informazione, simile all’Informazione infinita che è l’origine di tutto essendo il Tutto, altrimenti detto Na-Ka, Archè, Nun, Tao.

Vedi in proposito: https://laboratoriocasadellavita.it/2019/04/30/awen-nati-per-conoscere-e-giungere-alla-felicita%EF%BB%BF/

Tuttavia, la traduzione di Awen con “genio” o “daimon” non rende giustizia al vocabolo, che significa anche flusso, in quanto collegato, come ci fa notare Pictet[10], ad aw (fluido), awon (fiume), awel (vento) awyr (aria).

Il concetto di Awen, per il suo stretto intreccio con quello di Manred, “seme” o “goccia” di luce, ci consente di definirlo nel modo seguente: “Un «soffio» del Tutto che si individualizza in un «seme» di luce, il quale contiene un pensiero che si materializza nell’essere umano. In altri termini, potremmo dire che un “soffio” dell’Informazione infinita, custodito in un “corpo di luce”, si materializza in un corpo di carne. Un equilibrio dinamico il cui simbolo è il triangolo.

Nella simbologia, il triangolo equiangolo è simbolo di dynamis, parola greca che significa movimento, dinamicità e, per estensione, vibrazione, onda, parola e che inizia con la consonante Delta, Δ.

Dinamis è una forza, una potenza in movimento. Il triangolo equiangolo inscritto in un cerchio ci dà l’esatta idea di un’infinita potente fissità che è in perpetuo movimento.

Inoltre, se consideriamo il cerchio come una O e il triangolo come una D, sorprendentemente ritroviamo, con il metodo Rendich, il concetto di una concentrazione stabile (O) che contiene la luce (D), da cui div, giorno e cielo, ma anche dayus, splendore. La luce, come ci insegna la fisica, possiede la massima velocità possibile nello spazio-tempo, ossia nel manifestato. Il nero luminoso contiene la luce. La fissità contiene la dinamicità. I simboli ci sorprendono sempre.

Un “seme” di Informazione del Fondamento di Informazione Significante, rivestito di un corpo di luce (fotoni), si muove (spiritus) e si cala nel limite (corpo materiale), al quale dà forma con il suo campo elettromagnetico morfogenetico .

Dal nucleo essenziale Sé, rivestito di un corpo di luce, si irradia l’anima morfogenetica e omeostatica che dà stabilità dinamica (neghentropia) al corpo materiale.

Per gli antichi l’intelligenza ha sede nel cuore. L’intelligenza del cuore è l’intelligenza del Sé.

L’intelligenza della mente è l’intelligenza dell’Io.

Come scrive l’amico Gianfranco Costa a proposito di un esperimento del fratello, “si trattava di misurare la luce emessa da un seme vegetale interrato al momento del suo germogliare”.

Gianfranco aggiunge: “È piuttosto recente la scoperta scientifica di un fatto tremendamente pesante, che immediatamente mi ha fatto tornare a quei momenti eccitanti in cui rivedevo la tesi di mio fratello: l’hanno dimostrato. Anzi hanno fatto molto di più, perché stavolta non parliamo del mondo vegetale. Alcuni ricercatori dell’università Northwestern di Chicago, tra loro la professoressa Teresa Woodruf e il dr. Eve Feinberg, hanno filmato il momento in cui lo spermatozoo entra nell’ovulo per fecondarlo e, sorprendentemente, questo evento è caratterizzato da un lampo di luce. In realtà l’evento fu osservato per la prima volta da una stagista della stessa università, Nan Zhang. L’effetto, estremamente bello a vedersi, è caratterizzato dalla liberazione di zinco presente nell’ovulo femminile dovuta alla componente ricca di calcio dello spermatozoo al momento del suo ingresso. Quella valanga di calcio provoca l’esplosione dello zinco, a livelli tali da poter essere filmata dalla camera del microscopio. Da un punto di vista medico questo rappresenta un’eccezionale miglioria del processo di fecondazione artificiale, perché permette di prevedere a priori (prima dell’impianto) quali ovuli hanno maggiori probabilità di svilupparsi, risparmiando un sacco di problemi, soprattutto emotivi e psicologici alle pazienti. È sufficiente irrorare gli ovuli in vitro con enzimi spermatici, senza necessità di coinvolgere veri spermatozoi, e vedere quali ovuli brillano nel buio per effetto della valanga di zinco che emettono: i più brillanti sono i migliori candidati. Per quanto mi riguarda, ora non si tratta più solo di una intuizione, né solo di una speranza: la vita inizia in un lampo di luce. E mio fratello aveva ragione”. Un’esplosione di scintille avviene nell’ovulo al momento del concepimento.

L’essere umano ologramma del proprio Sè

Così come l’universo tridimensionale è un ologramma di un universo piatto, l’essere umano è l’ologramma del suo Sé, ossia della sua totalità.

Siamo Awen scritti nella matrix (utero) con la grammatica dell’Olos e se l’Olos è coscienza infinita, per noi inconscio collettivo, il Sé è il nostro intimo legame con l’Olos; è la nostra connessione.

Nel carteggio tra Jung e Pauli[11], Pauli assegna all’inconscio collettivo una realtà atemporale che chiama campo U.

Jung sostiene che “la struttura centrale dell’inconscio collettivo non può essere fissata spazialmente, ma si configura come esistente dappertutto, in modo sempre identico a se stessa, che deve essere pensata come aspaziale e quindi, se proiettata nello spazio, deve trovarsi ovunque nello spazio”. [12]

L’inconscio collettivo è un mondo popolato di archetipi e Pauli sostiene esservi homousia del mondo archetipico e di quello fisico.

Jung scrive che tipo “deriva notoriamente da typos= colpo, impronta. La parola «archetipo» stessa presuppone un soggetto che dia l’impronta, che imprima”. [13]

Il soggetto è il Fondamento: l’Oiw, l’Archè, che impronta la realtà mediante Duw, il Logos, l’Arché Tecton, il Grande Architetto dell’Universo.

 Jung sostiene che “l’archetipo non rappresenta altro che la possibilità che gli eventi psichici accadano”. [14] “La realtà dell’inconscio collettivo […] rappresenta uno stato dello psichico in cui le differenze di coscienza individuali sono più o meno cancellate”, ma “quando un contenuto psichico supera la soglia della coscienza, i fenomeni marginali sincronistici svaniscono. Spazio e tempo assumono il loro consueto carattere assoluto e la coscienza torna ad essere isolata nella sua soggettività”. [15]

Cosa è, dunque, la coscienza individuale?

“L’essenza della coscienza – spiega Jung – è la distinzione: per realizzare lo stato cosciente, occorre separare i contrari, e questo contro naturam. Nella natura i contrari si cercano – les extrèmes se touchent – e così anche nell’inconscio, particolarmente nell’archetipo dell’unità., nel Sé. In questo, come nella divinità, i contrari sono superati. Ma non appena l’inconscio si manifesta, comincia la loro scissione, come nella creazione: poiché ogni atto di presa di coscienza è un atto creativo, e da questa esperienza psicologica hanno origine i più svariati simboli cosmogonici”. [16]

Nell’identificazione con il Sé avvengono le “nozze chimiche” dell’alchimia. L’unione dei contrari è lo hieros gamos.

L’inconscio collettivo, ossia la coscienza dell’Olos, pertanto, se lo consideriamo come  Informazione Infinita“ si pone come “essente in potenza”, “possibilità dell’accadere nella coscienza”, come il campo quantistico che è un infinito campo di possibilità.

Possiamo pertanto ipotizzare che l’andare oltre la matrix terrena sia possibile se ci colleghiamo al nostro Sé, al nostro lapis, che non a caso è detto mediator, vinculum, ligamentum elementarum.

Interessante a questo proposito la definizione di Pauli del Sé come “nucleo radioattivo” che sta al centro tra fisico e psichico.

“Il nucleo radioattivo [del sogno di Pauli] è – scrive Jung – un eccellente simbolo della fonte di emergenza dell’inconscio collettivo il cui strato più esterno è la coscienza individuale. L’autoraffigurazione dell’inconscio usa tale simbolo per indicare che la coscienza non si forma da un’attività a lei intrinseca, bensì è di continuo prodotta da un’energia che scaturisce dall’interno dell’inconscio e che da tempo immemorabile viene pertanto raffigurato in forma di radiazione. Il centro viene rappresentato degli gnostici greci come sphintér (scintilla di luce) o come pōhs archétypon (luce archetipica)”. [17]

Ritornano, in altre parole, i concetti di Oiw, Ceugant, Awen, Manred.

I contenuti coscienti appartengono alla mente, ossia alla coscienza individuale vigile quando i contenuti dell’inconscio superano la soglia della coscienza, ma la coscienza scaturisce da un’energia che viene dall’interno dell’inconscio, dell’Oiw, dell’Arché, là dove il mediator è il Sé.

Jung ci sovviene con il suo studio sulla sincronicità, quando afferma che “si direbbe che spazio e tempo siano in rapporto con condizioni psichiche, o che in sé e per sé non esistano affatto e siano «posti» solo nella coscienza. Nella concezione originaria (cioè presso i primitivi) spazio e tempo sono cose quanto mai incerte. Sono diventati concetti «stabili» solo con il procedere dell’evoluzione spirituale e precisamente con l’introduzione della misurazione. Di per sé spazio e tempo non consistono in nulla. Emergono come concetti ipostatizzati solo dall’attività discriminante della coscienza e formano le coordinate indispensabili per la descrizione del comportamento di corpi in movimento. […]. Ma se spazio e tempo sono proprietà apparenti di corpi in movimento prodotte dalla necessità intellettuale dell’osservatore, la loro relativizzazione ad opera di una condizione psichica non è più in ogni caso un ché di prodigioso, ma rientra nell’ambito del possibile. Questa possibilità sorge però quando la psiche osserva non già corpi esterni ma se stessa”. [18]

“Conosci te stesso”, pertanto, è conoscere il proprio Io cosciente (essere coscienti di essere coscienti), ma anche andare oltre l’Io, relativizzando la Matrix terrena e facendo sì che la psiche osservi se stessa, ossia il Sé, in rapporto con l’inconscio collettivo, ossia il Fondamento, la Matrix-Principio, nel quale la conoscenza incontra gli archetipi.

“Gli archetipi sono – scrive Jung – fattori formali che coordinano processi psichici inconsci, sono «pattners of behaviour» [modelli di comportamento]. Al tempo stesso gli archetipi hanno una «carica specifica»: sviluppano effetti numinosi che si manifestano come affetti”. [19]

Il linguaggio degli archetipi è il simbolo.

Scrive Jung: “La sua idea [di Pauli] che il concetto matematico di probabilità corrisponda all’archetipo è molto illuminante. Infatti l’archetipo non rappresenta altro che la probabilità che gli eventi psichici accadano”. [21]

Pauli a sua volta scrive. “La moderna microfisica reintroduce l’osservatore quale piccolo signore della creazione nel suo microcosmo, con la capacità (per lo meno parziale) di una libera scelta e con effetti teoricamente incontrollabili su ciò che viene osservato”. [22]

Il concetto di osservatore ripropone quanto asserisce Fabio Truc nel dire che “anche la coscienza si evolve”.

La coscienza individuale si evolve o, più semplicemente, diventa cosciente di essere cosciente?  Si evolve la coscienza dell’Olos? Ossia, il Tutto, Fondamento di informazione significante, evolve la sua coscienza?

L’interrogativo è posto sin dall’antichità.

Né l’Essere, né il non Essere v’era allora:

né l’aria coi vapor, né il cielo eccelso.

E che si mosse? E dove? E chi lo mosse?

L’acqua esisteva? Ed il profondo abisso?

Morte non v’era allor né il suo contrario,

né divario tra il giorno e la notte:

un Solo respirava, da sé solo,

altro non v’era fuor di questo solo.

L’oscurità ravvolta era in tenebra

Sopra un’indistinta massa d’acque,

ed il vuoto incombeva sul deserto:

la forza del calor (tapas) produsse l’Uno.

Il primo Desiderio (kama) che in Lui nacque,

allor fu della Mente il primo seme:

dall’Essere al non Essere il legame,

cercando in cuor, trovarono i sapienti.

E chi mai sa, chi mai potrebbe dire

donde questo Creato, donde nacque?

Se vennero gli Dei dopo il Creato?

Chi potrà dir donde il Creato venne?

Donde questo Creato, donde nacque?

E fu creato oppure increato?

Lo sa Colui che dagli eccelsi cieli

Contempla il tutto. O forse Ei pur l’ignora?

Rigveda, V, 10, 129

Lo specchio di Dioniso pare consegnarci l’idea che la coscienza si rispecchi nelle coscienze individuali, senza che per questo venga meno la sua infinità e che la coscienze individuali siano quanti di coscienza infinita.

La coscienza fa dell’osservatore un creatore

Sempre più la fisica ci consegna una visione della realtà come di un campo informativo semantico e considera l’informazione semantica, ossia significante, come il fondamento del tutto, in quanto l’in-formazione, come l’ha definita David Bohm, attiva un processo che “forma” il ricevente.

 “L’esplorazione in corso del vuoto quantistico – scrivono Ervin Laszlo e Jude Currivan – ha dimostrato che si tratta di una matrice in continuo fermento di cosiddette energie e particelle virtuali che guizzano dentro e fuori dall’esistenza fisica così velocemente da non esercitare alcun effetto definitivo sull’energia complessiva dell’universo. Tuttavia, la percezione crescente è che al livello più fondamentale ciò che dà origine all’universo manifesto non sia semplicemente un campo primordiale di energia del genere, ma essenzialmente un campo di in-formazione completamente integrato; la mente cosmica di Einstein”. [23]

Ora, sempre la fisica, ci dice che “il campo di informazione soggiacente –  scrivono ancora Ervin Laszlo e Jude Currivan – è racchiuso e incorporato nel cosiddetto spazio delle fasi. Quest’ultimo è il piano della realtà definito matematicamente da numeri complessi che comprendono tanto componenti «reali» quanto componenti cosiddetti immaginari, descritti attraverso la radice quadrata di -1 (chiamata «i» dai matematici). L’inclusione di tali numeri mostra che il piano complesso dello spazio delle fasi è geometricamente fuori fase di novanta gradi  rispetto al mondo materiale. Questi – continuano Ervin Laszlo e Jude Currivan – sono numeri che comprendono sia componenti «reali» che «immaginari», geometricamente sfasati di novanta gradi per manifestare  la loro forma fisica. Tali relazioni a novanta gradi sono anche la base dei campi elettromagnetici i cui componenti elettrici e magnetici sono distanziati a novanta gradi, con le risultanti onde di luce che si propagano nella terza dimensione, a novanta gradi rispetto alle altre”.  [24]

Il campo fondamentale di informazione semantica è “il modello cosmico da cui il mondo manifesto deriva le proprie dinamiche e la propria forma” . [25]

Possiamo chiamare il campo fondamentale di informazioni semantiche Mente cosmica o Ceugant, sede dell’Oiw, dalla quale emerge il Logos che la auto-organizza e la plasma in modo ricorsivo.

Se a questo punto introduciamo il concetto dell’osservatore come l’agente che fa collassare l’onda di probabilità in una realtà specifica e lo accostiamo a quello di auto-organizzazione emergente, abbiamo come conseguenza che, come suggerisce John Wheeler, l’universo si sia determinato da solo. John Wheeler ha rappresentato con questa immagine simbolica (fig 1): l’universo in quanto sistema che si auto osserva.

L’auto-osservazione evoca le mitologie dello specchio, simbolo di illusione, in quanto quello che vediamo nello specchio non esiste nella realtà e ne è un riflesso, ma anche simbolo di conoscenza. Il mondo dell’apparenza, ossia di ciò che appare, è anche il modo con cui si conosce allo specchio Dioniso. L’immagine che Dioniso vede non è la sua, ma il riflesso mondano, che è il frantumarsi del dio nel molteplice.

Rimane ancora una questione, ossia se l’ordine che deriva dall’azione ricorsiva dell’azione di auto-organizzazione sia il risultato di un’uscita dal caos o se sia l’esplicazione di un ordine implicito. David Bohm, nel suo testo “Universo, mente, materia afferma”: “La parola «implicito» deriva dal verbo «implicare» che significa «piegare in dentro», «piegare verso l’interno» (così come «moltiplicare» significa «piegare molte volte»). Siamo perciò indotti  a esplorare l’idea che, in un qualche senso, ogni regione spaziotemporale contenga una struttura complessiva «ripiegata al suo interno» e «inviluppata»”. 

Nella racchiusa Archè l’ordine parrebbe implicato, piegato in dentro, verso l’interno, così che l’azione del Logos dispiega, esplicita l’implicito. L’auto-organizzazione, pertanto, emergendo dall’implicito, dal ripiegato su se stesso, esplica l’implicito, dispiega il ripiegato.

Lo stesso potremmo dire della coscienza. La coscienza implicata si distende e frantuma nelle coscienze individuali, che progressivamente si rendono coscienti di essere coscienti, in un processo di identificazione che va dall’Io al Sé.

Il tema dell’Io assume una fondamentale importanza, in quanto, come afferma Jung, noi “non conosciamo nessun altro tipo di coscienza, e non riusciamo nemmeno a immaginare una coscienza sprovvista di Io. Non può esserci coscienza là dove nessuno dice: «Io sono cosciente»”. [26] Da qui l’antropomorfizzazione del Fondamento.

Il tema della coscienza è assai complesso e vede chi se ne occupa schierato su fronti assai diversi.

Michael S. Gazzaniga[27], ad esempio, la ritiene un istinto e scrive di sapienti programmi e trasformazioni che hanno da sempre presieduto all’origine della vita e accompagnato la sua evoluzione nel corso dei millenni. Saremmo, così, in presenza di un’attività riducibile a formule, separate dalle dinamiche complesse della materia vivente.

Siamo ben lontani dal Quanto di coscienza.

Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, riguardo a quello umano, scrivono di “un cervello troppo complesso e ridondante per sovraintendere ai soli bisogni biologici primari. Un effetto collaterale di tale complessità è l’innata curiosità dell’uomo e il piacere che la nostra specie prova a investigare l’ignoto”. [28]

Al di là di ogni ragionevole dubbio, ciò che viene scambiato tra le decine di miliardi di neuroni e il milione di miliardi di connessioni è: informazione.

Per sopravvivere, omeostasi puramente biologica, bastano 500 o 600 cm3 di materia cerebrale e l’essere umano ne possiede molta di più.

Rimanendo in linea con le riflessioni precedenti, i quanti di coscienza della gerarchia coscienziale chiamata essere umano, supera la necessità della sopravvivenza biologica.

In questo ΔQC (differenziale di quanti di coscienza) sta, probabilmente, l’accesso alla Coscienza del Sé, che è il centro-totalità della psiche, che comprende coscienza individuale (il cui centro è l’Io) e l’inconscio collettivo (Jung).

In questo ΔQC è racchiuso il segreto della doppia natura dell’essere umano, la cui omeostasi integrale presuppone non solo l’equilibrio fisico, ma anche quello psichico, emozionale e spirituale, nel senso di quell’aspirazione alla connessione con il Tutto- Olos, che la sua coscienza olistica gli suggerisce e che rappresenta l’Itaca di ogni viaggiatore nel mondo terreno (il druidico Abred).

Il concetto di Sé ci riconduce alla paradossalità assoluta, “poiché rappresenta sotto ogni riguardo tesi e antitesi e contemporaneamente sintesi”. [29]

Il Sé è “un concetto che da un lato è sufficientemente determinato per poter rendere l’idea della totalità umana; dall’altro lato è sufficientemente indeterminato per esprimere il carattere indescrivibile e indeterminabile della totalità. Queste qualità paradossali del concetto corrispondono al fatto che la totalità è composta da un lato dall’uomo cosciente, dall’altro dall’uomo inconscio”. [30]

Siamo giunti allo stadio della trasformazione.

“La meta del processo di trasformazione – scrive Anselm Grün – [31] consiste nell’unificazione degli opposti, nell’autorealizzazione dell’uomo. Il contrasto di fondo di fronte a cui si trova l’uomo è la tensione tra spirito e istinto. Si tratta allora di far passare l’energia degli istinti a un’altra forma, “per esempio ad una forma di pensiero o di sentimento (idea e valore); ciò sulla base e con l’aiuto di un archetipo preesistente… Il fascino che parte dall’archetipo fa si che l’energia dell’istinto (libido) devii dal percorso originale e si aggrappi al corrispondente spirituale”[32] La trasformazione degli istinti avviene dunque, secondo Jung, a causa dell’azione dell’archetipo. Ma gli archetipi vengono attivati tramite riti e simboli, e portati alla conoscenza. Jung chiama i simboli “trasformatori”. Come una centrale di energia idrica trasforma l’energia dell’acqua in energia elettrica, così i simboli trasformano l’energia biologica in energia spirituale”.

“I simboli – scrive Jung[33] – funzionano come trasformatori, in quanto trasferiscono la libido da una forma inferiore a una forma superiore”.

L’arte di vedere e di trasformarsi e il cerchio dei Neanderthal

La scienza ci sorprende ogni giorno quando segue il principio popperiano della fasificazione. Recentemente sono stati attribuiti all’Homo Sapiens resti fossili ritrovati in Marocco e datati tra 280 mila e 350 mila anni fa. In Israele sono stati ritrovati resti fossili dell’Homo Sapiens datati 180 mila anni fa. Nella grotta di Bruniquel, in Francia, 176 mila anni fa i Neanderthal hanno spostato quattro tonnellate di stalagmiti con le quali hanno costruito una struttura di forma circolare che non ha alcun senso pratico.

Conosciamo manifestazioni culturali dell’Homo Erectus su conchiglie di acqua dolce a Trinil (Isola di Giava) di 540 mila anni fa. L’Homo Heidelbergensis, antenato dei Neanderthal, ha usato ocra rossa 400 mila anni fa a Terra Amata, presso Nizza. Gli esempi potrebbero continuare.

L’essere umano immagina e simbolizza. I simboli sono il linguaggio degli archetipi, i quali sono le impronte dell’Arché presenti nel vasto mare dell’inconscio collettivo. Nel Corpus Hermeticum non a caso Dio è designato come “luce archetipica” (to archetypon phos), in quanto Demiurgo, ossia Logos, potere improntante e illuminante dell’Arché: luce che ritroviamo sin dal primo bagliore di formazione dell’universo.

Il cerchio tracciato dai Neanderthal, ( Cerchio di stalagmiti costruito da uomini Neanderthal – Da Le Scienze, maggio 2019.) senza alcuna utilità pratica, è un mandala, simbolo della totalità e trasmette l’idea di un punto centrale dal quale emerge un ordine, una “disposizione concentrica del molteplice, dell’opposto, dell’inconciliabile”. [34]

Il mandala circolare dei Neanderthal è, come Ceugant, archetipo della totalità ed è anche l’archetipo del Sé.

Nel cerchio mandalico l’essere umano si ritrova in collegamento con l’Olos, si riconosce magicamente come essere olistico; si trasforma.

“Una visione del mondo o un ordinamento sociale che tagli l’uomo fuori dalle immagini primordiali di vita – scrive Jung – non solo non è cultura, ma diventa sempre più simile a una prigione, a una stalla. […]. In questo modo l’uomo diventa irrimediabilmente preda della coscienza e dei suoi concetti razionali di giusto e sbagliato”. “La Dea ragione – aggiunge Jung – emana una luce illusoria che illumina soltanto ciò che già sappiamo, ma copre di oscurità quello che più di ogni altra cosa dovrebbe esser saputo e reso cosciente. Quanto più indipendentemente si comporta la ragione, tanto più essa diventa intelletto puro che sostituisce la teoria alla realtà e soprattutto si rappresenta non l’uomo com’è, bensì una sua ingannevole immagine”. [35]

L’essere umano, ci avverte ancora Jung, si costringe in menti in dodicesimo e “quando queste menti in dodicesimo, che non tollerano paradossi, si svegliano, non c’è predica che le possa zittire. Allora si presenta un compito nuovo: quello cioè di portare lentamente questa ragione non sviluppata a un livello superiore e di aumentare il numero di coloro che sono capaci di avere almeno una vaga intuizione della portata della verità paradossale”.

Dall’Io al Sé, dall’uomo di Cartesio all’essere umano olistico.

Il Druidismo, come le Triadi bardiche ci insegnano, non evitava i paradossi e di essi si alimentava per comprendere la complessità dell’essere umano, dei mondi e dell’origine; insegnava a guardare oltre, a vedere oltre e a trasformarsi.

Il compito è rimasto tale: insegnare l’arte di guardare e di vedere oltre. Un compito che è anche quello, oggi più che mai, della Massoneria, se vuole essere di qualche utilità iniziatica.

© Silvano Danesi


[1] Franco Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee, Palombi editore

[2] Guido Tonelli, Genesi, Il grande racconto delle origini, Feltrinelli

[3] Guido Tonelli, Genesi, Il grande racconto delle origini, Feltrinelli

[4] Guido Tonelli, Genesi, Il grande racconto delle origini, Feltrinelli

[5] Vedi in proposito Guido Tonelli, Genesi, Il grande racconto delle origini, Feltrinelli

[6] Federico Faggin, Silicio, Mondadori

[7] Federico Faggin, Silicio, Mondadori

[8] Federico Faggin, Silicio, Mondadori

[9] Federico Faggin, Silicio, Mondadori

[10]Adolphe Pictet, Il mistero dei bardi dell’isola britannica o la dottrina dei bardi gallesi del Medioevo su Dio, la vita futura e la trasmigrazione delle anime, Ginevra, Joel Cherbuliez, libreria editrice, 1856.

[11] Jung e Pauli, Il carteggio originale. L’incontro tra la psiche e la materia, Moretti e Vitali

[12] Jung e Pauli, Il carteggio originale. L’incontro tra la psiche e la materia, Moretti e Vitali

[13] C.G.Jung, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri

[14] Jung e Pauli, Il carteggio originale. L’incontro tra la psiche e la materia, Moretti e Vitali

[15] O.VIII cit. in Jung e Pauli, Il carteggio originale. L’incontro tra la psiche e la materia, Moretti e Vitali

[16] C.G.Jung, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri

[17] Jung e Pauli, Il carteggio originale. L’incontro tra la psiche e la materia, Moretti e Vitali

[18] Carl Gustav Jung, La sincronicità, Bollati Boringhieri

[19] Carl Gustav Jung, La sincronicità, Bollati Boringhieri

[20] Jung e Pauli, Il carteggio originale: l’incontro tra psiche e materia, Moretti & Vitali

[21] Jung e Pauli, Il carteggio originale: l’incontro tra psiche e materia, Moretti & Vitali

[22] Jung e Pauli, Il carteggio originale: l’incontro tra psiche e materia, Moretti & Vitali

[23] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[24] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[25] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[26] C.G.Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri

[27] Michael. S. Gazzaniga, La coscienza è un istinto, Cortina

[28] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il Cosmo nella mente, Il Saggiatore

[29] C.G.Jung, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri

[30] C.G.Jung, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri

[31] Anselm Grün, Il coraggio di trasformarsi, San Paolo edizioni

[32] La citazione di Anselm Grün è riferita a C.G. Jung, Lettere, 20

[33] Jung, Opere, Vol V, Boringhieri, Torino

[34] C.G.Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri

[35] C.G.Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri