L’incipit di questo articolo è il concetto, ben espresso da Carlo Rovelli, che i miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti.

Rimanendo in questo ambito concettuale, possiamo pensare l’Archè, ossia il Principio, come campo quantistico, vuoto, inteso come la situazione in cui non ci sono particelle, le quali, per la fisica quantistica, sono eccitazioni del campo.

“L’idea di un vuoto quantistico, dunque – scrive James Owen Weatherall – è fondamentale e spiega l’importanza di alcune sue proprietà così sorprendenti da far sfumare ulteriormente una distinzione un tempo nettissima: quella tra il «qualcosa» e il «nulla»”. [1]

Il nulla è, in questo ambito di ragionamento, lo stato di inattività del campo, cosicché non è assenza di qualcosa, ma una configurazione possibile del campo stesso.

Il campo quantistico può assumere varie forme di «eccitazione» e quelle che chiamiamo particelle sono «istanze delle configurazioni possibili»[2] del campo. Le particelle sono, pertanto, un tipo particolare di configurazione del campo quantistico.

Il campo zero è un campo nullo, un Olos (Tutto) dove particelle e antiparticelle si annichilano o, detto in altri termini, dove Essere e Non Essere si annichilano, in una fluttuazione del campo.

“L’immagine intuitiva del vuoto, quindi – scrive ancora James Owen Weatherall – è quello di un mare che ribolle di attività, o meglio ancora di possibilità, dato che le fluttuazioni riguardano ciò che potrebbe accadere all’atto della misura e non eventi reali in senso classico”. [3]

René Guénon, nel suo saggio sugli stati molteplici dell’Essere, postula, inequivocabilmente, che l’Infinito non è definibile e che la Possibilità è altrettanto infinita e, conseguentemente, non definibile.

Ciò postulato, René Guénon scrive che l’Essere non racchiude in sé tutta la Possibilità e non è identificabile con l’Infinito.

Guénon aggiunge, a scanso di equivoci, che “l’Essere non è infinito dal momento che non coincide con la Possibilità totale; tanto più che l’Essere, come principio della manifestazione, contiene in sé tutte le possibilità di manifestazione, ma soltanto in quanto si manifestano”.

L’Essere, conseguentemente è limitato, non è infinito e non comprende il Non Essere, che Guénon afferma essere “più dell’Essere”.

L’infinità, afferma Guénon, appartiene all’insieme dell’Essere e del Non Essere, ossia al Tutto (Olos).

Il “mare in amore”

L’immagine marina di un mare che ribolle di possibilità ricorda quella propostami da un amico forlivese del “mare in amore”, dove nel nero notturno dell’Adriatico si accendono mille minuscole luci dovute all’attività seminale del plancton.

L’immagine del “mare in amore” ha un suo corrispettivo nel nero cielo stellato, l’okeanos della mitologia, dove quantità enormi di energia e di materia nascono e muoiono in un incessante ribollire del cosmo.

Il concetto fisico di eccitazione ci rimanda all’inno vedico della creazione, dove l’eccitazione è il calore, l’ardore: tapas.

Né l’Esser, né il Non Esser v’era allora

né l’aria coi vapor, né il cielo eccelso.

E che si mosse? E dove? E chi lo mosse?

L’acqua esisteva? Ed il profondo abisso?

Morte non v’era allor né il suo contrario,

né divario fra il giorno e la notte:

un Solo respirava, da sé solo,

altro non v’era fuor che questo solo.

Il primo Desiderio (kama) che in Lui nacque,

allor fu della Mente il primo seme:

dall’Essere al Non essere il legame,

cercando in cuor, trovarono i sapienti.

E chi mai sa, chi mai potrebbe dire

Donde questo Creato, donde nacque?

Se vennero gli Dei dopo il creato?

Chi potrà dir donde il Creato venne?

Donde questo Creato, donde nacque?

E fu creato oppure fu increato?

Lo sa Colui che dagli eccelsi cieli

Contempla il tutto. O forse Ei pur l’ignora?

L’inno V,10,129 dei Rig Veda, alla luce della fisica contemporanea acquista il significato del campo quantistico inerte, dove le particelle si annichilano e dove il respiro del Solo evoca il flusso del campo, le fluttuazioni del vuoto che hanno l’aspetto del rumore definito «bianco»: un segnale di fondo casuale e incoerente.

L’eccitazione, il tapas, volto in termini quantistici, può essere descritto come ben lo descrivono Fernando Ferroni e Antonio Masiero (La fisica oltre il modello standard): “Il vuoto quantistico genera una fluttuazione che fa nascere una bolla la quale poi, espandendosi, sarà il nostro universo”.

Guido Tonelli, nel suo: “In principio era il vuoto” [4] scrive che “una delle tante fluttuazioni, per un fenomeno che ancora presenta alcuni aspetti oscuri, e chiamiamo inflazione cosmica, anziché richiudersi immediatamente e ritornare allo stato di vuoto, comincia improvvisamente ad espandersi e assume di colpo dimensioni enormi. Nel tempo davvero ridicolo di 10-35 secondi la microscopica anomalia si gonfia fino a diventare una cosa gigantesca, grande cento miliardi di miliardi di chilometri. Lo spazio-tempo si è espanso improvvisamente, ad una velocità spaventosa. Attenzione, il limite della velocità della luce (c) vige quando lo spazio-tempo è già definito, cioè nulla si può muovere nello spazio-tempo a velocità superiori a c. Ma se lo spazio-tempo si gonfia, in questo caso non ci sono limiti di velocità, può crescere al ritmo più forsennato”.

Questa particella, che è un’eccitazione del campo e che si comporta in modo anomalo, esplodendo, è chiamata inflatone, ed è un vero e proprio «orgasmo del campo».

Un universo di pura luce

Nel campo quantistico, dove particelle e antiparticelle (Essere e Non Essere) si annichilano, l’energia dell’annichilamento si trasforma in fotoni, i soli a sopravvivere, dando luogo ad un universo di pura luce.

Una deviazione minima del rapporto tra materia e antimateria (tra Essere e Non Essere), ossia un’asimmetria dà luogo all’universo che conosciamo.

“Questa piccolissima differenza – scrive James Owen Weatherall – separa un universo di pura luce, fatto solo di fotoni, da uno maestoso e complesso come quello in cui viviamo”. [5]

Questa asimmetria, che genera una bolla che esplode in un universo, è simile, detto in altri termini, ad un orgasmo cosmico.

Orgasmo come quello del mito egizio eliopolitano di Tum Atum (Colui che è, Colui che non è, ossia particella e antiparticella), il quale uscito dal Nun (l’oceano primordiale, ossia, in altri termini il campo quantistico) in forma di collina primordiale (un’eccitazione del campo dovuta ad una asimmetria) si masturba e dalla sua masturbazione nasce il mondo, che si completa nella sua forma enneadica, composta da: Nut e Geb (cielo e terra), Shu e Tefnut (aria e umidità), Iside e Osiride e Set e Neftis e dallo stesso Tum Atum.  Il decimo elemento è Horus, che si propone come luce.

La Natura, vergine orgasmica

Il termine orgasmo, dal sanscrito ûrgâs, dove ûrg’â è forza, energia, ha il significato di un’esuberanza della forza e dell’energia.

La radice vondamentale è varg- da cui vaurg- o vurg- con il senso di muovere e di agire.

L’orgasmo dà il senso di un urgere esuberante di energia, di uno sbocciare, di uno sgorgare impetuoso.

Anche il vocabolo vergine, che in latino significa forza (da vir) proviene dal sanscrito ûrg: spingere, gonfiare, essere turgido.

Vergine è la Virgo paritura dei druidi, ossia la Natura che è forza turgida, sgorgante, sbocciante.

La Natura è sempre vergine; è la Dea Madre Universale nelle sue infinite forme.

Nel mito cristiano, se lo consideriamo da un punto di vista simbolico, Gabriele, messaggero, angelo del fuoco, scriba celeste, è Kha Vie El, la Forza di El, o El è forte, o l’uomo forte di El, dove El è il dio dell’universo delle religioni antiche dell’area sino-cananea, giudaica e mesopotamica.

Nel libro di Enoch è il capo dei cherubini, è la mano sinistra di Dio e nel Vangelo annuncia la nascita di San Giovanni Battista e di Gesù.

Se l’annuncio della nascita di Gesù è esplicitamente proposto come un fenomeno prodigioso (“Lo Spirito Santo scenderà su di te…), non meno prodigioso è quello relativo alla nascita di San Giovanni Battista.

Gabriele, dopo aver detto a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio”, parla di Elisabetta: “Vedi: anche Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio” (Luca 1, 35-38).

A Zaccaria, marito di Elisabetta, Gabriele dice: “Io sono Gabriele che sta al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo” (Luca, 1, 19-20).

Gesù nasce da una vergine per intervento divino (all’equinozio di primavera, data del concepimento, la Dea Madre è una giovinetta). Giovanni nasce da una donna vecchia e sterile per intervento divino (all’equinozio d’autunno, data del concepimento, la Dea Madre, dopo aver dato i suoi frutti, è vecchia e sterile) e il suo concepimento è un segreto del quale Zaccaria non può parlare.

Zaccaria significa “Yahweh si è ricordato” ed Elisabetta (Elisheva) significa il Signore è il mio giuramento.  Più nel dettaglio e più significativamente, Elisabetta deriva da Elisheva, femminile di shivah, sette, e nishba, egli giurò e il suo significato letterale è: Egli si è impegnato (ha giurato) per il sacro numero sette.

Giovanni (Johanan, dono del Signore), dunque, è figlio di un evento segreto, sul quale Elisabetta e Zaccaria sono tenuti al mutismo. Un segreto e un impegno connessi con il numero sette. Dio si è ricordato (Zaccaria). Elisabetta si è impegnata e ha giurato per il sacro numero sette e riceve un dono di Dio sul quale va mantenuto il segreto.

Maria (dell’Egizio myr o mr, dal significato rispettivamente di amata e amore) è  a sua volta frutto di un evento prodigioso; è figlia di di Gioacchino (Jeo-iakin, Dio rende forti) e di Anna (Hannah, dal significato di grazia, la benefica). I due genitori sono anziani e Anna è sterile. Maria (Dea madre giovinetta) è sposa di Giuseppe (Yosef, dal significato di “Dio aggiunge). La coppia ripropone l’antico archetipo della Dea Madre Universale, la parthenos, capace di autogenerazione, e del suo paredro maschile.   

L’amore, il canale e la piramide

Il significato di Maria di amata o di amore, trova riscontro nei nomi egizi del faraone MerKaRa, amato dal ka di Ra e di Meri-t Aton, la figlia di Akhenaton, amata da Aton.

Un aspetto interessante del bilittero mr è che significa non solo amore, ma canale e piramide.

Nel mito eliopolitano Tum Atum esce dal Nun, l’oceano primordiale, ossia il “mare in amore”, l’Arché, in forma di collina primordiale, ossia di piramide. L’Essere Non Essere esce dal vuoto quantistico, dal vas venerabilis dell’Archè, la virgo paritura, grazie ad un’eccitazione della stessa che è asimmetrica, ossia sboccia, sgorga (canale, fonte, sorgente) e si presenta come Esserci, in forma di piramide, ossia di una espansione dimensionale, frutto di un’esplosione (la masturbazione di Tum Atum) che è asimmetrica rispetto al vuoto.

Se osserviamo la forma piramidale originaria, vediamo che contiene i numeri fondamentali della regola della vita, è un simbolico canale verso le stelle, ossia verso il Nun e termina su un punto “luminoso”, il piramidion di oricalco, che sembra collegare l’universo materiale, dovuto all’orgasmo inflattivo asimmetrico, con l’universo simmetrico di pura luce, che è l’attività perpetua del campo quantistico, dove le probabilità, le possibilità, fluttuano come un rumore di fondo, un rumore “bianco”, ossia un segnale di fondo casuale e incoerente: il caos.

In questo panorama mitico-fisico, l’orgasmo assume l’aspetto di un’esplosione che trasforma il caos in ordine, ossia esplicita un ordine implicato (avvolto in se stesso) in un ordine esplicato: un ordine di forme.

Il vuoto quantistico è ben rappresentato nel Cerchio vuoto druidico di Ceugant, dal quale tutto proviene, o dal Tao.

L’orgasmo ha alcune sue declinazioni nella dispersione del seme dovuta al taglio dei genitali di Cronos e nella ferita del re Pescatore, che gli conferisce l’infertilità. Ferita che viene sanata solo dalla domanda giusta, posto al momento giusto.

Il Prologo del Vangelo di Giovanni

Cosa significa, a questo punto, quanto afferma il Prologo del Vangelo di Giovanni, con il quale si aprono i lavori delle Logge massoniche?

“In Arché era il Logos,

e il Logos era presso Theon

e il Logos era Theos.

Egli [il Logos] era in Arché presso Theon:

tutto è stato fatto per mezzo di lui [il Logos],

e senza di lui [il Logos] neppure una delle cose create è stata fatta.

In lui [il Logos] era la vita [zoè, vita naturale universale]

e la vita [zoé] era la luce degli uomini;

la luce risplende fra le tenebre, [σκοτια, buio]

ma le tenebre non l’hanno ricevuta”.

Il Logos, che è relazione e azione, sta nel campo quantico inerte, ossia vuoto, abita presso se stesso (particelle e antiparticelle che si annichilano nel continuo fluttuare del campo) ad un certo punto si comporta come Tum Atum o come l’inflatone e dà luogo allo spazio-tempo e alla vita (a-mors), la quale è la luce egli uomini. Una luce spazio-temporale: un campo elettromagnetico dove la velocità della luce è c.

In effetti la vita, nello spazio-tempo,ossia la natura universale, è organizzata dal campo elettromagnetico, che presiede alle forme e alla loro conservazione e, in questo senso, è la luce degli uomini.

Ma il Prologo, a proposito della luce, ci dice anche altro, ossia che la luce risplende tra le tenebre.  Letto in termini di fisica quantistica, la luce che risplende tra le tenebre è l’universo di pura luce del vuoto quantistico. Quell’universo Olos, dal quale l’universo spazio-temporale emerge come un ologramma, ossia come una scrittura dell’universo di luce. Un universo di luce che le tenebre, il buio, non hanno ricevuta, in quanto è consustanziale al vuoto quantistico.

La spiegazione dei Druidi

Un universo che la filosofia druidica chiama Gwynfyd, il Mondo Bianco, dove le anime proseguono il loro percorso di conoscenza. Un mondi di ordine implicato. 

La filosofia druidica ci propone una spiegazione interessante, con Ceugant, il Cerchio vuoto, il campo quantistico, dal quale escono i Manred, gli esseri di luce, che si incarnano in Annwfn, la parte più profonda del Cerchio di Abred, ossia lo spazio-tempo, dove gli esseri umani fanno esperienza di sé, ossia acquisiscono coscienza e, superato il limite spazio-temporale, lo “stato di necessità”, transitano nel Mondo Bianco (Gwynfyd), assumendo un ordine che non è l’ordine del mondo di Abred.

Non rientrano in Ceugant, come i fotoni che non si annichilano.

Le anime, cariche si esperienza e divenute coscienti della loro individualità, proseguono la loro esistenza nell’Universo di luce: l’altro universo, l’Aldilà, parallelo all’Aldiquà.

Come lo spazio-tempo, anche i Manred sono il portato di un «orgasmo» di Ceugant, del campo quantistico e, nell’ologramma universale, sono parole, nomi di un racconto dove il Campo racconta se stesso: frattali.

© Silvano Danesi


[1] James Owen Weathherall, La fisica del nulla, Le Scienze

[2] James Owen Weathherall, La fisica del nulla, Le Scienze

[3] James Owen Weathherall, La fisica del nulla, Le Scienze

[4] Guido Tonelli, In principio era il vuoto, MicroMega

[5] James Owen Weathherall, La fisica del nulla, Le Scienze