Il testo che fa da preambolo a questa sezione del sito www.laboratoriocasadellavita.it è chiaro nell’affermare che i Rituali della Massoneria non sono segreti e che, chi li voglia leggere, ha anche il diritto, che è di ogni essere umano che voglia usare la sua intelligenza, di commentarli e di cercare di ricavarne qualche insegnamento.

Mi avvalgo del testo di Salvatore Farina, dal titolo: “Il libro completo dei riti massonici” e di molti altri testi che si inseriscono nella vasta letteratura riguardante la Massoneria.

Chiunque abbia il tempo e la voglia di leggerli può, pertanto, come sto facendo, esercitarsi in interpretazioni e in approfondimenti.

Una premessa necessaria

La storia della Massoneria non ha inizio nel 1717, anno in cui gli Hannover, dopo aver loro espropriato la corona hanno tolto agli Stuart anche la radice massonica scozzese e nemmeno nel 1768, quando, secondo una leggenda, che tale è e tale rimane, Federico II di Prussia avrebbe emanato le Costituzioni del Rito Scozzese Antico ed Accettato, che non è la Massoneria, ma un percorso iniziatico che prosegue la riflessione partendo dai fondamentali, questi si autenticamente massonici, dei tre gradi simbolici: Apprendista, Compagno, Maestro. Su questi argomenti ho scritto e pubblicato testi ai quali rinvio chi volesse approfondire il mio pensiero in merito. (Vedi in proposito il mio: “Le radici scozzesi della Massoneria).

Se si vuole che la Massoneria  possa svolgere al meglio il suo compito iniziatico di lievito della conoscenza, è necessario si sbarazzi di alcune falsità storiche che ne minano la credibilità.

I landmarks, riferimenti controversi e opinabili

La prima questione da chiarire riguarda i landmarks (punti di riferimento, pietre miliari, segni di confine).

Al capitolo VII del suo celeberrimo ed opinabile testo sui Rituali, Salvatore Farina cita i landmarks, parola che appare per la prima volta nelle Ordinanze Generali approvate il giorno di San Giovanni Battista del 1721 a Londra. Dei landmarks, la cui origine risale al pastore protestante Anderson, che scrisse le regole della Massoneria hannoveriana,  sono state redatte, in seguito, molte versioni, tra di loro diverse e spesso tra di loro discordanti.

A proposito dei landmarks, un confine preciso e inequivocabile va tracciato tra questi e gli Old Charges.

Gli Old Charges non possono infatti essere identificati con i landmarks e nemmeno con le Costituzioni del 1723 ” i cui autori – scrive René Guénon – si impegnarono, per quanto possibile, a far sparire proprio gli Old Charges, vale a dire i documenti dell’antica Massoneria operativa”. [1]

René Guénon, in Considerazioni sull’iniziazione (Luni, Milano) scrive: “Tali landmarks sono stati considerati esistenti from time immemorial, il che equivale a dire che è impossibile assegnar loro un’origine storica definita”.

Da una recensione della bibliografia internazionale, risulta possibile rintracciare numerosi elenchi di landmarks (in genere identificati con il nome di chi li ha stilati) pubblicati a partire dalla nascita della cosiddetta Massoneria speculativa e successivamente adottati, parzialmente o completamente, da numerose Grandi Logge o dai Grandi Orienti del mondo. I più noti sono quelli di:

1) John W. Simons, con 1S Landmarks (1864);

2) Luke A. Locwood, con 19 Landmarks (1867);

3) H. B. Grand, con S4 Landmarks (1894);

4) Albert J.G. Findel, con 9 Landmarks

S) Alèxander S. Bacon, con 3 Landmarks (1918);

6) Roscoe Pound, con 7 Landmarks (1921);

7) Joseph D. Evans, con 10 Landmarks (1923);

8) Harry Carr, con cinque Landmarks;

9) Albert Mackey, con 2S landmarks (18S8);

10) Rob Morris, con 17 Landmarks (18S6);

11) Landmarks della Gran Loggia del Minnesota.

Nel landmarks Dio e anima concetti controversi

Di alcuni di questi landmarks riporto le parti riguardanti Dio e l’anima.

Landmarks di Harry Carr  -Il massone deve professare la fede in Dio, Grande Architetto dell’Universo. Il Volume della Legge Sacra deve essere presente in loggia e accessibile a tutti. Il Massone crede nell’immortalità dell’anima.

Landmarks di Rob Morris -La legge di Dio è la norma e il limite dalla Massoneria.

Landmarks secondo Albert G. Mackey -Credenza nella esistenza di Dio quale Grande Architetto dell’Universo. Credenza di una resurrezione ad una vita futura.

Landmarks secondo Roscoe Pound -Monoteismo, il solo dogma della Massoneria. Credenza nell’immortalità, la conclusiva lezione di filosofia della Massoneria. Il Volume della Legge Sacra, parte indispensabile dell’arredo della Loggia.

Landmarks della Gran Loggia del Minnesota -Che una credenza nel Supremo Ente, il Grande Architetto dell’Universo, che punirà il vizio e premierà la virtù, è un indispensabile prerequisito per l’ammissione in Massoneria.

Landmarks Albert J.G. Findel -Il candidato all’iniziazione deve confessare un culto universale, quello della legge morale, professato da tutti gli uomini indistintamente quali che siano le loro convinzioni religiose o le loro idee metafisiche particolari.

Landmarks secondo i Fratelli Chalmers (citazione del Farina) – A proposito di Dio affermano: “il credere nell’esistenza di Dio, il credere nella resurrezione dei corpi e nella vita futura”.

Pare del tutto evidente che siamo di fronte a tali differenze concettuali che i landmarks diventano un insieme di affermazioni assolutamente e totalmente inutili ad essere effettivamente dei landmarks, ossia delle pietre miliari, in quanto sono frutto di opinioni assai diverse e opinabili.

Il Rito Scozzese e la verità storica delle Costituzioni

Vengo ad una questione essenziale, in quanto da alcuni ritenuta fondativa del Rito Scozzese Antico ed Accettato: le Costituzioni federiciane, attribuite impropriamente a Federico II di Prussia, un despota illuminista simbolo del connubio settecentesco tra illuministi e gesuiti. (Vedi il mio: “La Massoneria del ‘700, nido invaso dai cuculi”).

“I fondatori del R.S.A.A. – scrive in proposito Mario Di Luca -, allo scopo di conferire legittimazione alla propria organizzazione, esibirono copia di un manoscritto, le cosiddette Grandi Costituzioni, attribuite a Federico II di Prussia e datate Berlino 1 maggio 1786, ritenute apocrife fin dal XIX secolo a causa di numerosi anacronismi e delle non poche incongruenze rilevabili nel testo”. [2]

Federico II fu iniziato il 15 agosto del 1738, ma la “verità – scrive Leadbeater – è che Federico non ebbe parte attiva nel Rito di Perfezione né ratificò le Costituzioni e né costituì il 33° grado…”. [3] “Di tali Costituzioni -scrive Porciatti – non è stato possibile reperire l’originale…”. [4]

“In effetti – aggiunge Mario Di Luca -, il ruolo meramente onorifico di «protettore» della muratoria prussiana, e sia pure di quella tedesca, non conferiva al monarca berlinese alcuna autorità in materia di organizzazione massonica, tanto più che i suoi interessi culturali, all’evidenza secondari rispetto a quelli politico-militari che assorbivano la maggior parte della sua vita adulta, ancorché nobilitati  dalla corrispondenza con Voltaire e da un mecenatismo molto enfatizzati dalle cronache dell’epoca, si erano da tempo allontanati dal giovanile entusiasmo per l’Arte Reale. L’attribuzione postuma di paternità di Grandi Costituzioni e del completo riassetto degli alti gradi «scozzesi», sotto il controllo di Supremi Consigli del fino ad allora ignoto Rito Scozzese Antico ed Accettato, a Federico II di Prussia si deve spiegare, pertanto, come ben comprensibile tentativo di conferire autorevolezza e credibilità ad un’organizzazione molto ambiziosa ed impegnativa, altrimenti priva di efficace avallo e perciò presumibilmente destinata ad insuccesso”. [5]

Del resto la stessa lettura del testo “federiciano” lascia emergere molti dubbi sulla sua veridicità.

Un principe illuminato, amico di Voltaire, scriverebbe che questa “istituzione universale, la cui origine risale alla culla della società umana, è pura nel suo Dogma…”? O, più avanti, affermando l’unificazione dei riti,  li dichiarerebbe “ora e per sempre riuniti in un solo Odine che, professando il Dogma…”? Infine, scriverebbe che il Supremo Consiglio è “depositario del Dogma”? O metterebbe riferimenti alla “dottrina”?

La Massoneria, come fa giustamente notare Arturo Reghini – non insegna alcuna dottrina e non deve insegnarne; e questo è un merito e non un demerito della Massoneria”. [6]

Dio e anima nelle formule di conventi e conferenze

Il Convento dei Supremi Consigli di Losanna 1875 (6-22 settembre) affermò: “La Libera Muratoria proclama, come ha sempre proclamato fin dalla propria origine, l’esistenza di un principio creatore sotto il nome di Grande Architetto dell’Universo”. E aggiunge: “Non impone alcun limite alla ricerca della verità, ed è per garantire a ognuno questa libertà che esige da tutti la tolleranza.  La Massoneria è, dunque, aperta agli uomini di ogni nazionalità, di ogni razza, di ogni credenza”. 

La formulazione fu contestata nella Conferenza Internazionale dei Supremi Consigli di R.S.A.A. del 1907 a Bruxelles e dalla Conferenza internazionale tenutasi a Baranquilla (Colombia) nel 1970, che rimandò ai regolamenti del 1762 (Parigi – Berlino) e alla Costituzione del 1786 (Federico II).

Nelle Costituzioni di Bordeaux 1762 si legge: “Siccome la Religione è un culto necessariamente dovuto a Dio Onnipotente, nessuna persona sarà iniziata ai misteri sacri da questo eminente grado, se non soggiace ai doveri della religione della nazione in cui deve indispensabilmente aver ricevuto i venerabili principi; e che questo deve essere certificato da tre Cavalieri Principi Massoni;….”.

E’ noto, inoltre che Albert Pike (riformatore americano del Rito scozzese) rifiutò le dichiarazioni di Losanna e diede del Rito Scozzese una propria interpretazione, riformandone i rituali.

L’insieme delle diverse formulazioni, sia dei landmarks, sia delle varie conferenze e conventi internazionali del Rito scozzese, nonostante risentano dell’influenza giudaico-cristiana, propone alla riflessioni due questioni. L’immortalità dell’anima  e il concetto del divino come Grande Architetto dell’Universo. Due questioni che meritano di essere al centro dei lavori massonici senza cadere nella tentazione di abbracciare questa o quella religione.

Riguardo alla questione dell’anima, il convegno del 23 marzo 2019, dal titolo: “La scienza dell’anima” ha come intento l’approfondimento di una questione che riguarda da vicino ognuno di noi. Per quanto riguarda questa questione rimando agli articoli pubblicati su questo sito.

Un approfondimento delle questioni dell’anima e del divino parrebbe necessario, anzi, direi, indispensabile, ma necessita dell’acquisizione del dato che Federico II non è stato il fondatore del rito e nemmeno colui che lo ha fornito delle sue Costituzioni. La questione di Federico II, simbolo del connubio tra un despota illuminato e i gesuiti, va consegnata alla leggenda, perché tale è e rimane.

Riportare alla verità storica la questione di Federico II libera l’interpretazione dei Ritualoi scozzesi dall’influenza gesuitica che su di essi grava.

Infatti, nonostante i tentativi di manipolazione per costringere il Rito scozzese in una cornice giudaico-cristiana, questo mantiene una sua indubbia validità se, sotto il velame di una prima e superficiale lettura, si cercano i significati nascosti. Compito che è dei Massoni, dei frequentatori del Rito, ma anche di chi abbia voglia di cimentarsi pur essendo estraneo sia alla Massoneria, sia al Rito scozzese.

La questione dell’ateismo

Una delle questioni che emerge dalle varie affermazioni dovute alle Conferenze internazionali del Rito, ma anche delle Costituzioni redatte dal pastore protestante Anderson, è l’ateismo

Nella Dichiarazione dei Principi approvata dal Convento dei Supremi Consigli Confederati riuniti a Losanna nel settembre 1875, alla quale il R.S.A.A. si riferisce, si legge (citazione del Farina): “La Massoneria proclama, come ha sempre proclamato sin dalla sua origine l’esistenza di un principio creatore, sotto il nome di Grande Architetto dell’Universo”.

Nelle Costituzioni di Anderson è scritto: “Il massone è tenuto, per la sua condizione, ad obbedire alla legge morale e se egli intende rettamente l’Arte non sarà mai uno stupido ateo né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le loro particolari opinioni; ossia essere uomini buoni e sinceri o uomini di onore e onestà, quali che siano le denominazioni che li possono distinguere; per questa ragione la Muratoria diviene il Centro di Unione, il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti”.

Se analizziamo le Costituzioni di Anderson  e le dichiarazioni del Convento dei Supremi Consigli Confederati di Losanna del 1875, ci troviamo necessariamente a confrontarci con l’affermazione che che un massone non sarà mai un ateo stupido.

L’affermazione di Anderson consta di un sostantivo (ateo) e su un aggettivo (stupido). Non è lecito supporre che l’aggettivazione sia pleonastica e, pertanto, va analizzata con la necessaria attenzione.

“Per i Greci – scrive in proposito Roberto Calasso -, átheos era innazitutto chi è abbandonato dagli dèi, non chi si rifiuta di credergli, come rivendicano fieramente i moderni”.  [7] “I Greci – aggiunge Calasso -, sapevano chi erano e che cosa erano gli dèi. Più che credere agli dèi li incontravano”. [8]

L’aggettivo stupido deriva dal latino stupere, sbalordire; dalla radice *(s)tup, da cui il greco týpto (io batto), il sanscrito tupami (colpisco). Stupidus, da stupeo, significa: stordito, attonito, senza senso.

Essendo abbandonato dagli dèi, ossia dalle potenze dell’essere, che si mostrano come archetipi (il cui linguaggio è quello dei simboli), non essendo più capace di incontrarli, in quanto incapace di rapportarsi ad essi, avendo perduto la chiave del loro linguaggio, l’essere umano è attonito, stordito, sbalordito, senza senso ed essendo senza senso è disorientato.

Ma cos’è il senso? E’ il Logos.

Nel frammento 50,  il pagano Eraclito, a proposito del Logos, afferma, nella traduzione di Diels: “Se non hanno inteso, non me, ma il senso, è saggio dire, secondo il senso (logoV) che tutto è uno”. [9] “Il movimento dell’intervento, che governa nella mobilità delle cose – commentano Heidegger e Fink –, accade in modo conforme al logoV”. [10]

L’ateo stupido ha perso il senso; ha perso il Logos; ha perso la parola.  Ecco la parola perduta: il Logos incompreso, la perdita del senso.

Il massone, in quanto il percorso iniziatico lo mette continuamente a contatto e a colloquio con gli archetipi e con i simboli, non sarà mai uno stupido ateo; non è infatti abbandonato dagli dèi e rapportandosi ad essi incontra e ascolta e accoglie il Logos, azione dell’Arché.   Gli dèi, potenze dell’Essere, sono archetipi, impronte, sigilli, marchi dell’Arché, ossia dell’Origine.

“La ragione, il sapiente, il Logos e concetti affini non sono – scrive Eugen Fink – capacità soggettive, ma sono primariamente potenze che vigono attraverso il mondo, potenze  cui l’uomo può prendere parte”. [11]

Tuttavia, come spesso avviene quando si ha a che fare con documenti riguardanti il mondo iniziatico, non ci si può accontentare di una sola interpretazione.

Se, infatti, l’interpretazione della frase relativa allo stupido ateo è che il massone deve credere in Dio, essa ci appare grossolana.  Non ci possiamo accontentare nemmeno di quella che ci presenta il massone come conoscitore si simboli e di archetipi e, in quanto tale, in collegamento con il divino.

La questione è, infatti, quella del Fondamento, ossia dell’Archè. Quell’Archè con la quale ogni qual volta si aprono i lavori di una Loggia massonica i massoni sono costretti a confrontarsi in quanto sull’Ara è presente nel Prologo del Vangelo di Giovanni nella sua fondante accezione di Principio, di Fondamento, di Origine della quale il Logos è azione improntante. Nel Vangelo di Giovanni è presente il binomio informazione-energia. E qui la questione del divino incontra non solo religioni, archetipi, miti, simboli, ma anche la scienza.

Vedi: https://laboratoriocasadellavita.it/2018/09/11/un-fondamento-di-informazione-significante-chiamato-divino/

©Silvano Danesi


[1] René Guénon, Etudes sur  la Franc Maçconnerie et le Compagnonnage, Ed. Traditionelles, Paris, 1964

[2] Documenti fondamentali della Massoneria a cura di Natale Mario Di Luca

[3] Charles W.Leadbeater, La Massoneria e gli antichi misteri, Atanor

[4] Umberto Gorel Porciatti, Simbologia massonica-Gradi Scozzesi, Atanòr

[5] Documenti fondamentali della Massoneria a cura di Natale Mario Di Luca

[6] Arturo Reghini, I numeri sacri, Atanor

[7] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[8] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[9] Citato in Martin Heidegger-Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[10] Citato in Martin Heidegger-Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[11] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia, Donelli editore