Il testo che fa da preambolo a questa sezione del sito www.laboratoriocasadellavita.it è chiaro nell’affermare che i Rituali della Massoneria non sono segreti e che, chi li voglia leggere, ha anche il diritto, che è di ogni essere umano che voglia usare la sua intelligenza, di commentarli e di cercare di ricavarne qualche insegnamento.

Mi avvalgo pertanto del testo di Salvatore Farina, dal titolo: “Il libro completo dei riti massonici” e di molti altri testi che si inseriscono nella vasta letteratura riguardante la Massoneria: tutti disponibili e consultabili. Chiunque abbia il tempo e la voglia di leggerli può, pertanto, come sto facendo,  esercitarsi in interpretazioni e in approfondimenti.

In questo articolo tento di approfondire, grazie alla letteratura disponibile, alcuni aspetti del 4° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, così come ci viene offerto dalla lettura del rituale pubblicato nella raccolta di Salvatore Farina.

Nel Rituale del 4° Grado (primo del Rito Scozzese Antico ed Accettato), si legge: “Qui si manifesta la saggezza della Massoneria; essa è la sola che agisca sui suoi adepti con una lunga serie di iniziazioni secondo il procedimento dei sacerdoti dell’’Egitto, di cui riconosce l’insegnamento come il punto di partenza. Questo procedimento fu anche quello delle grandi Scuole filosofiche dell’antichità. Fu quello delle valenti Corporazioni di Maestri d’Arte che durante il Medio Evo conservarono nel mistero delle loro Logge la libertà di pensiero, allora impossibile a praticarsi pubblicamente”.

Sempre nel Rituale del 4° Grado si legge, a proposito della Massoneria: “Quale sia il suo nome e i suoi rappresentanti, è certo che la sua origine si trova in Egitto….”.

Ora, se queste affermazioni hanno senso, dobbiamo anzitutto considerare che sono state, non a caso, inserite nel primo grado del Rito Scozzese, il quale continua la leggenda hiramitica che è, come è ormai palese, la riscrittura in chiave giudaico cristiana del mito di Osiride.

I compilatori dei Rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato, formulati alla fine del ‘700 e all’inizio dell’800, si sono rifatti alle formulazioni dei Rituali dei cosiddetti Alti Gradi, frutto di compilazioni settecentesche.

I compilatori, nel caso del 4° grado (primo del Rito Scozzese), utilizzano una velatura giudaico cristiana che immediatamente avvertono trattarsi solamente di una tradizione e niente più, peraltro relativa alla liturgia ebraica e non alla religione.

“Fratelli, voi avete ben compreso che questo rito si riallaccia alla liturgia ebraica: si tratta soltanto di una tradizione che non vuole però essere di ossequio a quella religione”.

Un secondo avvertimento è relativo all’obbligo dello studio della Libera Massoneria, riguardo alla sua storia, con tutto ciò che questo implica, dopo i riferimenti espliciti all’Egitto e ai simboli, che hanno nascosto il suo esoterismo. Ciò che appare, ci dice il secondo avvertimento, non è. Il vero significato è nascosto ed è da svelare.

Il terzo avvertimento riguarda lo Spirito che nei secoli è stato ucciso. Ucciso da chi? Dalla “potestas clavium”, il “potere delle chiavi”, ossia da un giogo secolare dal quale la Massoneria intende liberare lo spirito dell’uomo.

Vediamo, pertanto, di comprendere il significato autentico nascosto in simboli rivestiti con i panni della liturgia ebraica.

Il Maestro Segreto si identifica con il Neter Arpocrate, così come voleva la ritualità egizia di Heka, la Scienza sacra, insegnata nella Casa della Vita.

Solo l’immedesimazione consente la trasformazione. Il Maestro è risorto come Hiram-Osiride (3° grado) e ora si identifica con Arpocrate, ossia con Horus.

Arpocrate è una divinità appartenente alla religione dell’antico Egitto, corrispondente all’antichissimo Neter Hor pa khred, trasformato in Harpachered, ossia Horo il fanciullo, figlio di Iside ed Osiride.

Il suo culto venne presto adottato anche nell’area greca e romana, dove rappresentò, nell’interpretazione ellenistica, il dio del silenzio, con il dito alla bocca e cinto di un mantello cosparso di occhi e di orecchi.

Silenzio come interiorizzazione della parola, come concentrazione del pensiero, secondo l’interpretazione ellenistica, ma anche simbolo di un silenzio ben più pesante: il silenzio di Heka, la Sacra scienza, che rimane tuttavia vigile e in ascolto. 

In età moderna, soprattutto nel corso del Seicento, secolo nel quale sono stati scritti i Rituali della Massoneria cosiddetta moderna, molti eruditi, come ad esempio Ralph Cudworth, filosofo neoplatonico, ripresero la figura di Arpocrate come esempio e metafora della discrezione in ambito politico e dell’approccio esoterico alla conoscenza.

Tuttavia il significato autentico di Arpocrate va cercato nella tradizione egizia antica e non nelle interpretazioni successive.

Citato nei Testi delle piramidi, il culto di Arpocrate si sviluppò solo in epoca tarda. A partire dal terzo periodo intermedio il suo culto divenne sempre più popolare e l’iconografia più diffusa lo rappresentava come un bambino stante, o in braccio alla madre Iside, mentre si portava un dito alla bocca.

Arpocrate

Altro elemento tipico di Arpocrate era la sua testa completamente rasata, ad eccezione di una treccia che gli ricadeva sul suo lato destro.

Un’immagine antica di Arpocrate è quella di Horus fanciullo seduto sul sacro loto.

Il dito in bocca non è simbolo del silenzio, ma è un determinativo che significa figlio, come è ben chiaro nel geroglifico che ne indica il nome.

A destra nel cartiglio il determinativo che indica che il nome che segue è quello di figlio.

Il gesto di Arpocrate è la dichiarazione di Horus di essere figlio della dea Iside.

Arpocrate-Horus è il figlio di Iside, ossia della vedova di Osiride e, pertanto, è un orfano.

La Bibbia aperta all’Epistola di Giacomo, I, 26-27, ove si legge: «La religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitare gli orfani ele vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri nel mondo»,  acquista qui un significato ben preciso, al di là del velame ebraico: la vera religione è visitare, rivisitare, Iside e Horus.

La chiave spezzata dalla Ziza, che se ne sta nel mezzo e che è l’onomatopeia della luce risplendente dell’ispirazione, è l’indicazione (un altro avvertimento) che non c’è più l’oppressione cogente della “potestas clavium”, o “potere delle chiavi” del Regno dei cieli, passata da Gesù a Pietro e, conseguentemente alla Chiesa cattolica, la quale con la teologia del “Filioque” ha normato la sua inevitabile mediazione anche per quanto riguarda l’ispirazione. Se lo Spirito Santo procede oltre che dal Padre anche dal Figlio (Filioque), il quale ha dato la “potestas clavium” a Pietro, anche lo Spirito Santo, ossia lo Spirito, è sottoposto al potere della Chiesa.

Ne consegue che il Maestro Segreto è l’orfano Horus, figlio della vedova Iside, il quale si è riappropriato dell’ispirazione, togliendosi di dosso il giogo, in quanto ha acquisito piena consapevolezza del suo corpo di luce.

Il Massone, ora, dopo essersi immedesimato nel Neter Osiride, si immedesima nel Neter Horus.

L’ispirazione senza mediazioni e, conseguentemente, senza mediatori, è la richiesta costante di tutte le correnti iniziatiche (questa è la Tradizione) che hanno dovuto subire il giogo dell’Impero romano trasformato in Chiesa cattolica apostolica romana da Costantino e dai suoi successori. Il Dio Imperiale della Chiesa cattolica apostolica romana ha dettato le sue leggi imperiali con concili convocati e guidati da imperatori ed ha imposto la totale sottomissione.

Fedeli d’Amore, mistici come Gioachino da Fiore, Meister Echkart, Margherita Porete, beghine e bergardi, esponenti del movimento del Libero pensiero, appartenenti alle varie correnti non ritenute ortodosse, hanno continuamente rivendicato la libertà di accedere al Divino senza dogmi e senza mediazioni.

E’ stato così anche per la cristianità celtica, prossima la giovannismo, ossia a quella linea di pensiero che rivendica il rapporto diretto con lo Spirito Santo, in perfetta continuità con il druidismo, il cui awen è l’ispirazione, ma anche la scintilla divina originaria che è il seme dal quale si sviluppa l’essere umano (manred).

Del cristianesimo celtico giovannita è erede la Massoneria scozzese, legata alla dinastia degli Staurt. Il riferimento biblico a Giacomo ha il sapore di un segnale, in quanto si riferisce anche a Giacomo Stuart, in esilio dopo il vulnus degli Hannover.

Molto onestamente, Salvatore Farina, che è la fonte primaria dei Rituali di quella che possiamo considerare l’interpretazione italiana corrente, nella prefazione alla sua raccolta scrive. “Se è difficile scrivere intorno alla Massoneria, difficilissimo è lo studio dei vari Rituali, perché le fonti, diciamo così ufficiali, sono scarse e non sempre concordi. Le stesse pubblicazioni dei vari Supremi Consigli portano delle varianti che richiedono un accurato esame”. Appunto: un accurato esame.

© Silvano Danesi