di Gianfranco Costa

È sicuramente molto difficile incontrare qualcuno che non conosca la famosa equivalenza tra massa ed energia rivelata da Einstein, E=mc^2. Riflettevo su questo rileggendo l’articolo “L’Essere è il campo gravitazionale G” di Silvano Danesi, con particolare riferimento alla definizione di Essere – cioè l’essenza dell’esistente – e lo spazio-tempo, la cui manifestazione è il campo gravitazionale.

Mi permetto proporre un’interpretazione improbabile, chissà sciocca, che vorrei sottoporre all’attenzione del lettore così, come fosse un gioco ardito, ma spero intrigante al punto da renderlo attrattivo quanto basta. E una possibilità molto, molto improbabile.

La famosa formula relativista appare normalmente nella sua forma più semplice, descrittiva però di un caso molto particolare, ovvero la definizione dell’energia (E) di una massa (m) a riposo. Ciò diede il la alla ricerca scientifica che giunse a creare la bomba atomica, una tecnologia in grado di liberare la enorme energia relativa a una massa contenuta, ricerca alla quale partecipò lo stesso Einstein.

Questa enorme energia si esprime con numeri altrettanto enormi, moltiplicando cioè la massa in considerazione per la velocità della luce al quadrato, un numero incredibilmente grande (c2 = 89.875.517.873.681.764 m²/s², approssimato per eccesso a 9 × 10^16 m²/s²). Però ripeto, questo si riferisce ad una massa a riposo, a qualcosa che non si muove.

Se però c’è movimento relativo in gioco, allora l’equazione si completa, aggiungendo al tutto i contributi dovuti alle varie velocità, e proprio qui arriva il bello. La formula più completa è la seguente:

1) Fonte: Wikipedia

Cioè, nel caso in cui la massa non si muove (v=0), allora anche il momento corrispondente (p) sarà nullo, quindi torma la formula semplificata, E=mc^2.

Se però la massa si muove, allora questa assume un altro valore, diverso da quello della massa a riposo. In altri termini la massa è un qualcosa che cambia se c’è movimento. La relazione tra questi due valori della massa è data dalla formula seguente, che riprenderemo in considerazione più tardi:

2) Fonte: Wikipedia

Ora, non essendo io né fisico teorico né tanto meno un matematico, non entro in dettagli tediosi. A me interessa interpretare questi dati in quanto a un loro possibile significato ed in particolare ho cominciato a pensare in una divertente provocazione: forse la teoria della relatività si può applicare anche al proprio spazio-tempo. Tento di spiegarmi meglio.

Sappiamo grazie alla ricerca del CERN che esiste il bosone di Higgs. Questo vuol dire che, se esiste la particella d’interazione che rappresenta le eccitazioni del corrispondente campo di Higgs, allora deve esistere necessariamente anche il proprio campo di Higgs.

Quello che normalmente definiamo come “vuoto”, in realtà sappiamo ora che è il campo di Higgs. Quando una particella si muove nel vuoto, in realtà si muove nel campo di Higgs, il quale permea e costituisce tutto il proprio spazio-tempo.

Sappiamo che ha senso applicare la teoria della relatività a massa ed energia, tra loro relazionate in maniera simbiotica. Ma se lo spazio-tempo, che non è fatto di materia, è in sostanza il campo di Higgs, allora forse si potrebbe pensare di stabilirne una specie di “massa equivalente”, tenendo in conto che detto campo è identificato da un potenziale energetico noto e misurato.

Voglio dire che se esiste un valore energetico del campo di Higgs nel vuoto (246GeV), questo potrebbe convertirsi in massa secondo la relazione m=E/c^2(l’essenza della provocazione). Se questa (improbabile) ipotesi fosse fattibile, avremmo dunque la possibilità di applicare la formula della relatività anche al proprio spazio-tempo, pur non essendo fatto di materia.

Che conseguenza potrebbe avere questo per noi che ci addentriamo nei meandri del pensiero e della riflessione alla ricerca di significato? Serve ora un’altra premessa.

Sappiamo che lo spazio-tempo si espande, cioè si muove. Quindi se esistesse la possibilità di trasformare matematicamente la energia del potenziale del campo di Higgs in termini di materia, questo equivalente in termini di massa cambierebbe in funzione della sua velocità di espansione. Un’energia che si espande, equivalente a una massa in movimento.

Lo spazio-tempo non si trova a riposo, tutt’altro. Si espande ed anche molto rapidamente. E se lo facesse a velocità superiori a quelle della luce? Sappiamo che può farlo anzi, se la teoria del Big Bang è corretta, l’ha già fatto nel periodo conosciuto come “inflazione”, quando ancora non esistevano né materia né luce.

Inoltre le proprie osservazioni astronomiche sembrano confermare che alcune galassie ci appaiono viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, cosa che sappiamo essere impossibile secondo la teoria della relatività. Ciò vuol dire che deve essere il proprio spazio-tempo che si sta espandendo rapidamente, dandoci la illusione di materia che viaggia più rapidamente di quanto possa in effetti fare.

Nella formula su citata (immagine 2) che spiega come cambia la massa per gli effetti relativistici in funzione del suo movimento, al denominatore appare la radice quadrata di “uno meno qualcosa”. Quel “qualcosa” è il rapporto tra il quadrato della velocità di movimento relativo (variabile) divisa per una costante, il quadrato della velocità della luce (v^2/c^2).

Cioè, se lo spazio-tempo è identificabile con il campo di Higgs e questo si espande muovendosi a velocità superiori a quella della luce, allora il rapporto v^2/c^2 risulterebbe maggiore di uno. Di conseguenza saremmo di fronte a un tipo di quantità che i matematici definiscono come “immaginaria” (radice di numeri negativi).

Non a caso i matematici, esseri molto fantasiosi a dispetto dei luoghi comuni che li vorrebbero freddi ed insensibili,  definiscono come numeri “complessi” le quantità costituite da una parte reale ed una immaginaria, qualcosa che abbia a che fare con radici quadrate di numeri negativi. Complessi, tanto quanto risulta complesso per noi addentrarci nei misteri dell’esistenza.

Tornando all’articolo del Dr. Danesi, se l’Essere ovvero l’essenza di tutto ciò che esiste è lo spazio-tempo, e se lo spazio-tempo è il campo di Higgs, allora potrebbe acquistare senso la ragione del perché non riusciamo a comprenderlo del tutto. Si tratterebbe di qualcosa che ha una componente “immaginaria”, cioè al di fuori delle nostre percezioni.

Analogamente, nello stesso articolo si cita la natura frattale che caratterizza la reiterazione dell’esistente in tutto il creato, assumendo certo tipo di “errori” nel processo di riproduzione, come se il contesto (il “campo” o ambiente secondo B. Lipton) potesse influire su tale meccanismo, creando le particolarità che caratterizzano ciascun individuo il quale, appunto per questo, non è uguale all’Essere ma solo gli è simile.

Ha delle caratterizzazioni a livello di contesto, pur mantenendo una essenza totalmente conforme all’Essere. Tale caratterizzazione potrebbe in qualche modo relazionarsi con il concetto egizio di Ba, essenza presente, ovvero per l’appunto l’Essere contestualizzato (quello che in un mio precedente articolo, “Sa-Hu, ossia il Criterio” definisco come criterio individualizzato ma non ancora personificato, contestualizzato nel presente).

La matematica frattale è strettamente legata ai numeri complessi. Le sequenze che definiscono i frattali, sono null’altro che successioni di numeri complessi. Ciò a dire come le due realtà (o presunte tali) sono strettissimamente relazionate tra loro in un legame inscindibile. Impossibile non parlare di qualcosa di immaginario addentrandosi nel considerare la matematica frattale, dove il tutto è sempre presente in qualunque piccolo dettaglio della singola parte.

Mi piace concludere formulando la (improbabile?) ipotesi per la quale ciascuno di noi è un frattale identificato in uno spazio complesso, con una parte “reale” ed una “immaginaria”. Quest’ultima totalmente fuori dalla nostra portata sensoriale, cosa dovuta alle nostre limitazioni di esseri esistenti in quattro dimensioni, imprigionati in quella che definiamo “realtà” per gli algoritmi funzionali, ovvero gli schemi di funzionamento del nostro cervello.

Ma, in quanto parte costitutiva di noi stessi, questa “parte immaginaria” ci relaziona in qualche modo, in un certo senso, con un totalmente altro, sfuggente sì ma che continuiamo a ricercare, spinti come Dante alla fine del suo viaggio, a cercare nello specchio della rivelazione finale, null’altro che dettagli della propria immagine di se stesso.