Come ho già scritto in altri articoli (https://laboratoriocasadellavita.it/2018/09/11/un-fondamento-di-informazione-significante-chiamato-divino/), tutto ciò che esiste (da ex-sistere, stare saldo, essere stabile, in atto) trova, a mio parere, la sua origine in un Fondamento di Informazione Significante (FIS) che agisce (energia E) e agendo dà luogo ad eventi.

“Secondo i fisici – scrive in proposito Siegel – la migliore definizione di energia è «il potenziale di fare qualcosa». Questo potenziale si misura appunto come movimento fra la possibilità e l’attualità lungo uno spettro di probabilità chiamato talvolta funzione d’onda o curva di distribuzione delle probabilità. […]. Una parte di questo flusso emergente di energia ha una valenza simbolica, ossia un significato che va oltre il pattern di energia in se stesso. Dal campo delle scienze cognitive sapevo che questo significato simbolico poteva essere definito «informazione»”. [1]

L’energia contiene informazioni e le informazioni sono trasportate lungo onde di energia. Alcuni scienziati, come David Bohm, ritengono che l’universo sia composto essenzialmente di informazioni e che gli schemi energetici emergano da questa base della realtà fatta di informazioni.

Questi schemi energetici, che emergono dalla realtà fondamentale fatta di informazioni, in quanto schemi sono per la nostra mente immaginabili, ossia traducibili in immagini. Questi schemi esistono in quanto piegature dello spazio-tempo, che è il campo gravitazionale.

La materia esiste in quanto è una curvatura, una piegatura del continuum spazio temporale, altrimenti definito campo gravitazionale e, poiché l’energia equivale alla materia in base alla nota equazione di Einstein (E=mc2), anche l’energia non è altro che una curvatura, piegatura del continuum spazio-temporale: un’onda che increspa il continuum.

“Le equazioni di Einstein affermano – asserisce Ricci – che massa ed energia non possono essere considerate entità distinte. In quantità equivalenti, infatti, esse producono esattamente lo stesso effetto; una curvatura nella struttura dello spazio-tempo che si manifesta attraverso la forza di gravità. In sintesi la distribuzione di massa e di energia dell’universo determina lo spazio-tempo, che a sua volta ne condiziona l’evoluzione dinamica”. [2]

Non esiste altro all’infuori dello spazio-tempo (schema energetico) e del movimento (energia) ed essi in realtà sono la stessa cosa. Nel Salmo 18, Versetto 10 il concetto è espresso in chiave poetica:  il Signore “incurvò i cieli e discese”.

Lo spazio-tempo, o campo gravitazionale, scrivono Calogero Giannetto e A. Tarchini, è “un campo fisico dinamico simile al campo elettromagnetico di Maxwell che si propaga in onde”[3], ossia in increspature, piegature, curvature. Non solo, ma “il campo metrico dello spazio-tempo – secondo Calogero Giannetto e A. Tarchini – può esistere anche in assenza di materia, allo stesso modo in cui le equazioni di Maxwell avevano delle soluzioni di vuoto che mostravano l’esistenza del campo elettromagnetico in assenza di materia”. [4]

Il “campo dello spazio-tempo – scrivono ancora Calogero Giannetto e A. Tarchini – è generato dall’energia, cui la materia è equivalente e il campo stesso è energia che auto-costruisce uno spazio-tempo […]. Si tratta di uno spazio-tempo che non è vuoto, ma pieno di un campo energetico che esiste indipendentemente dall’esistenza della materia. […] La materia non si muove in uno spazio-tempo astratto ma in una realtà fisica che è un campo di radiazione”. [5]

“Energia e tempo – sostiene Carlo Rovelli – formano una di quelle coppie di quantità che i fisici chiamano «coniugate». […]. Conoscere cosa sia l’energia di un sistema, come è legata alle altre variabili, è lo stesso che sapere come finisce il tempo perché le equazioni di evoluzione nel tempo seguono la forma della sua energia. […]. Nella sua eccitazione termica, un sistema attraversa tutte le configurazioni che hanno la stessa energia, ma solo queste. L’insieme di queste configurazioni, che la nostra sfocata visione macroscopica non distingue, è lo «stato»(macroscopico) di equilibrio”. [6]

In questo campo gravitazionale (spazio-tempo) rientra la teoria dei campi quantistici, i quali sono soggetti che permeano lo spazio-tempo e creano o assorbono particelle elementari. Secondo la teoria dei campi, le particelle possono essere prodotte e distrutte ovunque e in qualsiasi momento. In proposito Lisa Randall scrive: “Secondo la teoria quantistica dei campi le particelle potrebbero essere concepite come eccitazioni del campo quantico. Laddove il vuoto, corrispondente ad uno stato di cose senza particelle, contiene solo campi costanti, gli stati in cui sono presenti le particelle contengono campi con rigonfiamenti e ondulazioni corrispondenti alle particelle. Quando il campo acquisisce un rigonfiamento, si crea una particella; quando il rigonfiamento viene assorbito, il campo ritorna costante e questo è segno che la particella è stata distrutta”. [7]

“Queste particelle […] – spiega Carlo Rovelli – sono soprattutto i «quanti» di corrispondenti campi elementari, così come i fotoni sono i «quanti» del campo elettromagnetico. Sono eccitazioni elementari di un sostrato mobile simile al campo di Faraday e Maxwell”. [8]

Il campo gravitazionale è, spiega a sua volta Alberto Gambalunga, “l’entià fisica fondamentale, è quel continuum di spazio-tempo quadridimensionale che genera, intorno ad un corpo, le condizioni per produrre una infinita varietà di forme effimere e transitorie, che poi verranno riassorbite dal campo stesso”. [9]

Affrontando il tema delle onde gravitazionali, ossia delle onde del campo spazio-tempo, Fulvio Ricci scrive: “A un’onda non è associato il trasporto di materia, ma essa è capace di spostare energia, responsabile dell’oscillazione delle singole particelle”. [10]

Trasportando energia, le onde gravitazionali, trasportano informazione e, pertanto, anche l’informazione dell’Origine.

Lo spazio-tempo come Essere.

Possiamo a questo punto ipotizzare che lo spazio-tempo sia un campo intelligente di energia, una rete di relazioni le cui increspature (onde) costituiscano sia l’energia, sia la materia; intelligente in quanto trasporta informazioni essendo esso stesso un tessuto relazionale di informazioni.

Possiamo anche ipotizzare  che lo spazio-tempo sia l’ologramma quantistico di cui parla nei suoi scritti il fisico Mikio Kaku.

Possiamo anche ipotizzare che oltre ad essere intelligente, lo spazio-tempo o campo gravitazionale sia anche cosciente, sulla base di una deduzione relativa alla frattalità e al concetto di ologramma. Se, infatti, ogni piccola parte di un ologramma contiene le informazioni relative all’intero ologramma, essendo l’essere umano una piccola parte intelligente e cosciente, così dev’essere anche per l’ologramma quantistico campo spazio-tempo.

La teoria ologrammatica conferma oggi quello che in termini tradizionali sosteneva il testo sapienziale attribuito ad Ermete Trismegisto, Tavola Smeraldina, nel quale si legge: “È vero senza errore e menzogna, è certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una. Come tutte le cose sono sempre state e venute dall’Uno, per mediazione dell’Uno, così tutte le cose nacquero da questa Cosa Unica per adattamento”.

Bruce H Lipton, in proposito sostiene che “la scienza più recente ci conduce a una visione del mondo non dissimile da quella delle civiltà arcaiche”,[11] dove si riteneva che ogni oggetto materiale in natura possedesse uno spirito e l’universo era pensato come Uno. “Poiché siamo macchine fatte di proteine – scrive Lipton – per definizione siamo fatti a immagine dell’ambiente, ambiente che è l’universo o, per molti, Dio. […] Ogni proteina del nostro corpo è un complemento fisico elettromagnetico di qualcosa presente nell’ambiente […]. Le cellule mi hanno insegnato che siamo parte di un tutto […] ma ho anche riconosciuto che ognuno di noi possiede un’identità biologica unica” perché “c’è una famiglia di recettori dell’identità che differenziano un individuo dall’altro” e” finora non sono stati trovati due individui biologicamente identici”. [12]

“Non sono i recettori delle proteine – afferma Lipton – a conferire agli individui la loro identità, ma ciò che attiva i recettori […]. Questi recettori dell’identità leggono un segnale del «sé» che non esiste all’interno della cellula, ma proviene dall’ambiente esterno […]. I recettori della cellula non sono l’origine [della nostra] identità, ma il veicolo per mezzo del quale il «sé» viene scaricato dall’ambiente”. [13]

Ed ecco la conclusione di Lipton: “Grazie ad una piena comprensione di questa relazione, capii che la mia identità, il mio «sé», esiste nell’ambiente, che il mio corpo ci sia o non ci sia. […]. Se il mio corpo muore e un futuro individuo […] nasce con lo stesso insieme di recettori dell’identità, quel nuovo individuo scaricherà «me». Sarò di nuovo presente nel mondo. Anche se il mio corpo fisico muore, la trasmissione continua. La mia identità è una firma complessa, contenuta nell’immensa informazione che compone collettivamente l’ambiente”. [14]

Le affermazioni di Lipton danno una possibile base scientifica sia al concetto di immortalità, sia al concetto di reincarnazione.

L’insieme dei concetti sin qui esposti ci porta ad ipotizzare l’universo come un insieme frattalico, ove l’essere umano è un frattale dell’universo in quanto evento, ossia relazione informata relativamente stabile (omeostasi materiale), intelligente (ossia frattale del mondo delle idee) e cosciente (ossia frattale della coscienza universale).

Frattale non significa necessariamente uguale, ma simile e qui è necessario affrontare un tema altrettanto fondamentale, postoci dalla tradizione e, più recentemente, dalla scienza: l’idea che l’essere umano sia fatto a immagine e somiglianza di un Essere superiore.

L’Essere, ossia lo spazio-tempo o campo gravitazionale, è ciò che è evidente dell’indefinibile Principio o Arché, essendo la stessa definizione di Principio o di Archè un modo per tentare di dire l’indicibile.

Cosa significa che l’essere umano è costituito ad immagine e somiglianza dell’Essere, ossia dello spazio-tempo?

Vediamo anzitutto i concetti di immagine e di somiglianza così come ce li presenta la tradizione giudaico cristiana che per oltre due millenni ha connotato di sé gran parte della filosofia dell’Occidente.

I testi della Genesi tradotti in italiano (Cei, La Nuova Riveduta, la Nuova Diodati) differiscono di poco.

Il testo delle Cei (Conferenza episcopale italiana) recita. “E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”.

Simigliante, essere simile, somigliare riguarda il confronto tra due oggetti diversi che tra di loro convengono in qualche comune qualità o proprietà. Essere simile è diverso da essere uguale, che in nulla differisce dall’altro.

Immagine, in greco mimos, è rappresentazione imitante e riguarda anche la modalità con la quale la nostra mente categorizza la percezione degli insiemi relazionali.

Dylan Evans riporta un esperimento interessante che può aiutarci a comprendere meglio i concetti di simiglianza e di immagine.

“Se i programmi possono eseguire copie di sé stessi – scrive Evans – alcune delle quali imperfette,  e il numero delle copie prodotte dipende da qualche proprietà del programma stesso, allora quei programmi evolvono per selezione naturale. Uno dei più celebri esperimenti di vita artificiale riguardava un mondo virtuale chiamato Tierra, progettato da Thomas Ray e popolato inizialmente da copie di uno stesso algoritmo genetico, ovvero in grado di replicarsi con le modalità che abbiamo descritto. A causa del tasso di errore intrinseco nella modalità di replicazione, con l’andar del tempo Tierra si è riempita con una popolazione sempre più varia di algoritmi. Nel seguire l’evoluzione della sua biosfera virtuale, Ray fu colpito dall’emergere di forme di vita impreviste, compresi i virus virtuali e algoritmi che per difendersi sviluppavano “sistemi immunitari” artificiali”. [15]

Quanto ci riporta Evans e quanto sin qui scritto ci induce a pensare all’Essere, ossia allo spazio-tempo, come un insieme frattalico, relazionale e informato, dinamico, intelligente e cosciente, in azione, la cui dinamicità, grazie ad un tasso di “errore”, genera frattali simiglianti, non uguali, e una varietà crescente di vita e di forme.

Quello che noi chiamiamo “errore” in effetti potrebbe trovare una giustificazione nei numeri definiti dagli antichi “divini”, ossia nel 3,14 e nel Phi, responsabili della morfogenesi. Numeri che sono aperiodici all’infinito.

Questa possibile concezione dell’Essere è compatibile con il Prologo, con il Logos come Demiurgo intrinsecamente dotato di vita [Zoé], la quale è luce [campo vitale] degli uomini.

Se la somiglianza è il convenire in qualche comune qualità o proprietà è ipotizzabile che queste condivise qualità e proprietà tra l’Essere e l’essere umano riguardino non la forma corporea (il dio maschio padre è un archetipo tribale pastorale), ma la mimesis della qualità e della proprietà relazionale (connessa all’espetto formale) dell’intelligenza e della coscienza.

Possiamo ragionevolmente riscrivere i concetti di Essere e di Divenire della filosofia greca in questo modo: l’Essere, al quale e connesso il concetto di esistenza, coincide con il campo spazio-tempo, il quale essendo lo schema energetico dell’energia che si costituisce in spazio-tempo, è anche dinamico, ossia diveniente.

Questa riscrittura si ispira a quanto propone Edward O.Wilson, ossia che “sembrerebbe appropriato riportare la filosofia nella sua posizione esclusiva e degna di rispetto, questa volta al centro della scienza inserita nell’ambito umanistico e delle discipline umanistiche inserite nell’ambito scientifico”. [16]

L’icona che rappresenta in modo sintetico e simbolico l’Essere spazio-tempo, campo gravitazionale energetico, trama dell’universo nel quale abitiamo e del quale siamo ologrammaticamente frattali, è la Stella fiammeggiante, con al centro il campo gravitazionale G, lo spazio-tempo, l’Essere intelligente e sapiente, nel quale e dal quale si irradia l’energia che gli è consustanziale e che forma la molteplicità secondo la regola aurea rappresentata dalle proporzioni della stella a cinque punte.

Dio è il nostro “punto di vista”.

Ha senso chiamare Dio l’Essere spazio-tempo o campo gravitazionale?

Dal “punto di vista” dell’essere umano ha senso, in quanto dayus significa splendore ed è la “luce”, ossia quella parte del campo elettromagnetico visibile, che consente alla nostra mente, che conosce per immagini, di acquisire quella che per noi è la realtà accessibile tramite i nostri sensi.

Va inoltre considerato che tra i cinque sensi, la specie umana ha particolarmente sviluppato la vista e l’udito, ossia i due sensi che percepiscono onde elettromagnetiche e sonore.

L’anelito dell’essere umano alla luce è il portato della modalità con la quale percepisce naturalmente la realtà, anche se oggi gli strumenti a sua disposizione hanno ampliato la possibilità della sua conoscenza oltre i limiti della sua fisicità.

In questo ambito di ragionamento i molteplici significati attribuiti alla G dalla tradizione iniziatica occidentale trovano una loro composizione: G come campo gravitazionale; G come geometria (in senso lato, ossia misurazione dello spazio e conseguentemente del tempo); G come gnosi, conoscenza; G, infine, come God.

Nel 1957 Richard Feynman chiarì come le deformazioni dello spazio-tempo trasportassero energia e come questa potesse essere assorbita e riemessa alla pari delle onde elettromagnetiche.

Le onde gravitazionali portano con sé l’informazione dell’origine. “Un’onda – scrive Francesco Fidecaro – porta con sé informazione sulla sua origine, sul movimento della sorgente. L’onda segnala l’esistenza della sorgente, trasmette un segnale che rimane fedele alla forma a parte una generale diminuzione dell’ampiezza, che rende la rivelazione più difficile man mano che si è più lontani”. [17]  L’informazione è ciò che determina lo spazio-tempo.

“Il tempo – scrive Carlo Rovelli – emerge da un mondo senza tempo. […]. Noi esseri coscienti abitiamo il tempo perché vediamo solo un’immagine sbiadita del mondo”. [18]

Ervin Lazlo ritiene che “elemento più fondamentale della realtà” sia “il vuoto quantico, il pieno di energia e di informazione che genera il nostro universo, vi soggiace e interagisce con esso, e con tutti gli altri eventuali universi che possono esistere nel metaverso”. [19] Il vuoto quantico con la sua massa ribollente di attività è il fondamento delle particelle elementari.

Non possiamo limitarci ad un universo e alle tre dimensioni del nostro spazio-tempo. In questo nostro universo è quasi impossibile unificare le equazioni di campo del mondo subatomico e di quello gravitazionale, ma se trasferiamo i vari campi inserendoli nella teoria dell’iperspazio, assistiamo alla perfetta ricomposizione del puzzle. Qui interviene anche il concetto di salto quantico in quanto passaggio da una potenzialità poliedrica a un singolo accadimento, ma anche “da una realtà con un numero teoricamente infinito di dimensioni a un’altra che ne ha solo tre”.[20]

La conseguenza è che il nostro universo è uno dei tanti possibili, che noi percepiamo naturalmente come tale essendone abitanti, ma non è detto che con strumenti che vanno oltre la nostra fisicità sensoriale non possiamo giungere alla conoscenza di altre realtà.

La ricerca dell’Origine: l’ultimo ignoto.

Il tema della sorgente è il tema dell’Origine, del Fondamento, ossia di ciò che è oltre l’Essere universo spazio-tempo; di ciò che “è”, ma è il Non-Essere, ossia il non spazio-tempo; di ciò che è quando non c’è lo spazio e non c’è il tempo.

Rimane aperto il grande interrogativo, quello relativo, come afferma Edward O.Wilson, ad “uno dei più potenti archetipi: la ricerca dell’ignoto ultimo”. [21] 

L’ignoto ultimo nell’antico Egitto è rappresentato da Amon, il cui nome MN significa nascosto e che, nella teologia eliopolitana, corrisponde a Tum Atum, il quale implica al contempo il concetto di Essere (Tum) e di Non Essere (Atum).

In ambito vedico l’idea che l’Origine sia altro dall’Essere è ben chiara.

Tapas, ascesi e concentrazione, sollecitata da kama, l’ardore, penetra nell’In-Sé al punto da smembrarlo. L’In-Sé, Prajapati, si sacrifica, si smembra, si disperde. “E’ il sacrificio di Parajapati – scrive Panikkar – in termini mitici che dà vita all’Essere e agli esseri, e che libera l’Essere dal peso di dover essere l’origine e la causa degli esseri … All’origine di ogni essere c’è il sacrificio che l’ha prodotto. Il tessuto dell’universo è il sacrificio, che è l’atto per eccellenza, e che produce tutto ciò che è”. [22]

Nasce l’universo e con esso Rita, l’ordine cosmico che ispira l’energia dell’atto sacrificale ed è alla radice del tutto: il principio, non ontologico, di ordine e di attività.

Rita è un elemento essenziale della cosmogonia vedica; è l’elemento relazionale ed è l’energia stessa del sacrificio; è Prajapati in formazione e come informazione; è intimamente connesso all’ardore (tapas) e alla verità (satya), in quanto senza Rita la verità non sarebbe vera. “Tutti i poteri di ardore, concentrazione, energia e simili sono collegati al Rita. In effetti l’intero ordine dell’universo proviene ed è mantenuto da Rita

I Rig Veda ci danno un’idea della creazione dove il Non-Essere è il luogo dell’Essere, ma Essere e Non-Essere sono a loro volta espressioni di un Uno indifferenziato.

Il riferimento è all’inno X,129: “1. Non c’era il non-manifesto, e neppure c’era il manifesto, in quel tempo remoto; non c’era il cielo e neppure l’atmosfera sopra di esso: che cosa si rimescolava, dove? Sotto la protezione di chi? C’era forse dell’acqua, impenetrabile, mugghiante? /2. Non c’era la morte, non l’immortalità, allora; e dopo la notte, non appariva il giorno. Respirava in assenza di aria, per suo proprio potere, quell’Uno: poiché, oltre a quello, null’altro esisteva. / 3. C’era tenebra coperta da tenebra all’inizio; tutto l’universo era, ah!, fluttuazione indistinta. Quel che era un nulla nascosto da un vuoto, si produsse, per mezzo della potenza del calore, come Uno./ 4. Dopo quello si originò, sopra, il desiderio, che fu primigenio seme della mente. L’origine del manifesto la trovarono nel non-manifesto i veggenti, dopo averla cercata, con la riflessione, nel profondo del cuore./ 5. A lato di quei princìpi primi si tese una corda, o forse fu sotto, o, chi sa?, sopra. Ci furono dei portatori di seme, ci furono delle potenze; da sotto, poteri spontanei, da sopra, intenzione./ 6. Chi con certezza sa, chi può spiegare qui da dove è nata, da dove proviene questa creazione? Posteriori  all’atto creativo primordiale sono gli dèi: chi sa dunque da dove si originò il cosmo? /7. Da dove trasse origine questa creazione, se fu eseguita da qualcuno oppure no, lui che, nel cielo più alto, è il supervisore dell’universo, lui sì lo deve sapere; oppure non lo sa neanche lui?

Mircea Eliade ne traccia un commento interessante: “Nel più famoso inno dei Rg Veda (x,129) – scrive – la cosmogonia è presentata come una metafisica. Il poeta si chiede come l’Essere abbia potuto originarsi dal Non-Essere, poiché all’inizio, «non esisteva né il Non-Essere né l’Essere» (strofa 1,1). «Non esisteva a quei tempi né morte né non morte» (vale a dire né uomini né dèi). Non c’era che il principio indifferenziato chiamato «Uno» (neutro). «Senz’alito, l’Uno respirava per sua forza propria». All’infuori «di quello, null’altro esisteva» (strofa2). «All’origine le tenebre erano coperte dalle tenebre», ma il calore (provocato dall’ascesi, tapas) fece nascere «l’Uno» «potenziale» (abhu) – ossia «embrione» – «ricoperto dal vuoto» (si può intendere: circondato dalle Acque primordiali). Da questo germe («potenziale») si sviluppa il Desiderio (kama), ed è proprio il Desiderio che «fu il primo seme (retas) della Coscienza (manas)», affermazione sconvolgente, che anticipa una delle tesi più importanti del pensiero filosofico indiano. I Poeti, nella loro riflessione, «seppero scoprire nel Non-Essere il luogo dell’Essere» (strofa 4). Il «primo seme» si divise in seguito in «alto» e «basso», in un principio maschile e in uno femminile” (cfr. Rig Veda x,72,4)[23].

Non siamo distanti, nella descrizione ispirata dei Rishi, da quelle del big bang o di un inflatone che dal vuoto quantico, in un tempo infinitesimo, diviene l’universo. Un universo che si divide in alto e in basso, ossia in spazio e, conseguentemente, nel tempo e nella polarità che ne consente la dinamicità.

“L’Uno che si distingue da se stesso, Hölderling, commentano Heidegger e Fink, “lo intende come l’essenza della bellezza. Ma per lui, all’epoca, bellezza è la parola per l’Essere”.

Le leggi che presiedono alla formazione della realtà spazio temporale sono infatti quelle che la nostra mente percepisce come belle, in quanto isomorfe alla nostra stessa costituzione.

René Guénon, nel suo saggio sugli stati molteplici dell’Essere, affronta la questione introducendo il concetto di Infinito, considera che l’Infinito non sia definibile e che la Possibilità sia altrettanto infinita e, conseguentemente, non definibile.

Ciò postulato, René Guénon scrive che l’Essere non racchiude in sé tutta la Possibilità e non è identificabile con l’Infinito.

Guénon aggiunge, a scanso di equivoci, che “l’Essere non è infinito dal momento che non coincide con la Possibilità totale; tanto più che l’Essere, come principio della manifestazione, contiene in sé tutte le possibilità di manifestazione, ma soltanto in quanto si manifestano”.

L’Essere, conseguentemente è limitato, non è infinito e non comprende il Non Essere, che Guénon afferma essere “più dell’Essere”.

L’infinità, afferma Guénon, appartiene all’insieme dell’Essere e del Non Essere.

Essendo l’Essere principio dell’Esistere, ma non infinito, possiamo risalire dal particolare al generale, ossia dalle esistenze al loro principio e, pertanto, possiamo parlare dell’Essere e delle sue determinazioni.

Se l’Essere è il campo spazio-tempo, schema energetico, quindi forma, ed è energia che si costituisce in campo, il Non-Essere è ciò che dell’Uno (l’informe, l’indefinito, l’indefinibile: l’Archè, l’Abisso, la Tenebra, il Silenzio, il Tao, madre dei diecimila nomi che non ha un nome) non si è reso manifesto, non si è esteso e non essendosi esteso, non ha dato luogo al campo gravitazionale e a quello elettromagnetico: non c’è luce e non c’è vita visibile.

L’Essere è la Grande Dèa Madre Cosmica Universale.

L’Essere è un archetipo, un arché-typos, un’impronta, uno schema del senza schema.

L’Essere, per quanto noi possiamo concepirlo in relazione all’universo nel quale abitiamo, è un olocampo basato sul vuoto, un olocampo frattalico. Noi viviamo in un olocampo frattalico.

L’Essere è il campo gravitazionale o spazio-tempo e la sua energia consustanziale è la gravità, che si propaga in onde gravitazionali e la gravità è la madre di tutte le energie, le quali esistono in quanto esiste lo spazio tempo che ne permette non solo l’esistenza, ma anche la propagazione. Lo spazio-tempo si propone, pertanto, come l’antico etere dei filosofi.

L’Essere spazio-tempo è lo schema energetico matrice delle forme, ossia il luogo ove l’informale informazione assume la forma.

Nell’Essere campo gravitazionale agiscono le leggi della fisica classica e della fisica quantistica, che hanno un punto di convergenza nella vita, il cui segreto, come scrive Paul Davies, deriva “dalla capacità di trattare l’informazione: un organismo vivente è un complesso sistema di elaborazione dell’informazione”, ossia di quanto è presente nell’Essere-campo gravitazionale, le cui onde propagano l’informazione dell’Origine.

La scintilla della vita, aggiunge Davies, è “l’organizzazione dell’informazione”, in quanto “la complessità biologica è una complessità istruita o, per usare un’espressione moderna, basata sull’informazione”. [24]

A questo punto cosa rimane del concetto di Dio?

“Al rabbino Herbert S. Goldstein che gli chiese telegraficamente se credeva in Dio, Einstein rispose: “Io credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’ordinata armonia di ciò che esiste, e non in un Dio che si occupa dei destini individuali e delle azioni degli esseri umani”. [25]

Per Spinoza, pensiero e materia (quindi energia) sono attributi dell’unica sostanza divina (substantia, ciò che sta sotto).

Spinoza ci dice che seppur distinguibili, materia e forma geometrica (come espressione del pensiero) sono interconnesse: l’ordine delle forme geometriche è l’ordine stesso del pensiero, e “l’ordine e la connessione delle idee sono lo stesso ordine e la stessa connessione delle cose”. (Da Ethica more geometrico demonstrata).

L’aforisma che sintetizza il pensiero di Spinoza, “Deus sive natura”(Dio ossia la natura) è perfettamente in linea con un’idea di Dio come Essere spazio-tempo (campo gravitazionale) intelligente che è la Natura, ossia, in altri termini la Grande Dèa Madre Cosmica Universale.

Ha più senso pertanto dire, non come dicono i mistici: “Io sono colui che è”, identificandosi in un’idea ipostatizzata e in molti casi antropomorfa del Divino, ma: “Io sono colei che è”, ossia: “Io sono la Natura”, che, non a caso, è definita la “luce degli uomini” (Vangelo di Giovanni – Prologo).

©Silvano Danesi


[1] Daniel Siegel, I misteri della mente, Cortina

[2] Fulvio Ricci, Le onde gravitazionali, ed. Corriere della Sera

[3] Calogero Giannetto, A. Tarchini, Postfazione a: Albert Einstein, Religione Cosmica, Morcelliana

[4] Calogero Giannetto, A. Tarchini, Postfazione a:Albert Einstein, Religione Cosmica, Morcelliana

[5] Calogero Giannetto, A. Tarchini, Postfazione a:Albert Einstein, Religione Cosmica, Morcelliana

[6] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[7] Lisa Randall, Passaggi curvi, Mondadori

[8] Carlo Rovelli, Sette lezioni brevi di fisica, Adelphi

[9] Alberto Gambalunga, Fisica rara, Percorsi Synergon

[10] Fulvio Ricci, Le onde gravitazionali, ed. Corriere della Sera

[11] Bruce H Lipton, La biologia delle credenze, Macro Edizioni

[12] Bruce H Lipton, La biologia delle credenze, Macro Edizioni

[13] Bruce H Lipton, La biologia delle credenze, Macro Edizioni

[14] Bruce H Lipton, La biologia delle credenze, Macro Edizioni

[15] Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press

[16] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[17] Francesco Fidecaro, Le onde gravitazionali, Micro-Mega 6/2017

[18] Carlo Rovelli, Sette lezioni di fisica, Adelphi

[19] Ervin Lazlo, La scienza e il campo akashico, URRA

[20] Gary Zukaw, La danza dei maestri Wu-Li, Corbaccio

[21] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[22] Raimon Panikkar, I Veda, Bur

[23] Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, Bur

[24] Paul Davies, Da dove viene la vita, Mondadori

[25] Albert Einstein, Religione cosmica, Morcelliana