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Nel Prologo del Vangelo di Giovanni è scritto, con alcuni concetti fondamentali tra di loro collegati, il segreto della vita ed è per questo motivo che non è sostituibile, da un punto di vista iniziatico, con altri testi, per quanto possano essere considerati sacri.

Poiché il significato principale di Logos è relazione, possiamo tradurre l’incipit del Prologo di Giovanni (ossia il testo fondamentale usato per trasmettere in forma criptata, sotto il velame neotestamentario, un’antica conoscenza iniziatica) in questo modo: “Nel principio (arché) è la relazione (logos) e la relazione (logos) è nel principio (arché) presso l’azione (theon) e la relazione (logos) è azione (theos)”.

Théos, infatti, deriva da theeîn, correre e theâsthai, vedere e dà, pertanto, l’idea di un procedere verso l’evidenza, di un continuo manifestarsi, di un’azione, ossia di energia al lavoro. In questo senso il Logos è il Demiurgo.

Riguardo al termine energia, Daniel J Siegel scrive che “secondo i fisici la migliore definizione di energia è «il potenziale di fare qualcosa» e che «l’energia contiene informazioni».[1] L’informazione, secondo alcuni fisici, “è la struttura del tutto”. [2]

L’energia è la forza in azione e la forza è potenza, ossia una possibilità. L’energia è, pertanto, una possibilità in azione; in particolare è la possibilità di agire.

Tutto ciò che noi definiamo realtà è relazione, Logos: una rete di relazioni relativamente stabili, dove le relazioni sono frattali di relazioni. Detto in altri termini, tutto ciò che definiamo realtà è un evento (fisica quantistica), ossia un insieme relazionale relativamente stabile.

Queste relazioni relativamente stabili, quando sono percepite dai nostri sensi ed elaborate dalla nostra mente, danno origine ad immagini mentali (schemi) che noi consideriamo realtà.

In questo senso noi creiamo il mondo intorno a noi e il nostro stesso mondo: un mondo immaginario che sottende null’altro che relazioni.

Una molecola è un insieme di relazioni tra atomi. Un atomo è un insieme di relazioni tra protoni, neutroni, elettroni, che a loro volta sono insiemi di relazioni.

Lo stesso vale per un corpo umano, che è un insieme di relazioni tra molecole e così per ogni altro aspetto della realtà.

La realtà energetica e materiale è dovuta alla stabilità delle relazioni e al loro equilibrio dinamico, essendo la stessa energia una relazione, così come lo è la materia.

Relazione tra cosa? Tra informazioni. Un insieme di informazioni, in relazione tra di loro in modo stabile e dinamico, dà luogo ad un pensiero, ad un’idea e a una forma.

Il mondo delle idee è pertanto un insieme relazionale di informazioni. Così è anche il mondo 3 di Popper.

Se tutto è relazione e se la realtà è costituita da insiemi relativamente stabili di relazioni informate, ne consegue che non necessariamente un insieme di relazioni informate relativamente stabile debba essere costituito nella forma spazio temporale della nostra dimensione, atteso che la stessa è ciò che la nostra mente ha elaborato come realtà.

La nostra condizione percettiva ci induce, infatti, a ridurre lo spazio a tre dimensioni e a concepire il tempo come presente, passato e futuro: una pura illusione che, tuttavia, per quanto ci riguarda, è realtà concreta.

Possiamo pertanto ipotizzare relazioni informate relativamente stabili in dimensioni altre dalla nostra, ove le forze o interazioni danno luogo a realtà che la nostra mente non è in grado di immaginare, ossia di tradurre in immagini.

In queste dimensioni altre potrebbero esistere esseri costituiti da relazioni informate relativamente stabili che non necessariamente devono entrare nel campo di forma spazio-temporale che caratterizza la realtà della nostra dimensione.

Esseri intelligenti, relazionalmente relativamente stabili, potrebbero popolare altre dimensioni a noi ignote, in quanto per noi non immaginabili (non traducibili in immagini).

Possiamo ipotizzare che anche l’anima, nella sua accezione tradizionale di “corpo di luce” (l’akhu egizio), di “corpo celeste” (San Paolo) o di “corpo composto di potenze” (Corpus Hermeticum), possa esistere in altre dimensioni e in altra forma.

Se così fosse, gli esseri umani sarebbero esseri multidimensionali, ma proiettati in questa realtà.

Vito Mancuso, teologo cattolico, in un libro intervista a Corrado Augias, afferma: “Ogni cosa è essere-energia, anche ognuno di noi è essere-energia. Ma questo essere-energia lavora, è costantemente al lavoro, e tale lavoro consiste nel tessere una serie sempre più complessa e ramificata di relazioni che fanno salire il livello qualitativo del fenomeno…”. [3] Sempre Vito Mancuso, nel suo: “L’anima e il suo destino” definisce l’anima “una peculiare configurazione dell’unica energia che ci costituisce”. [4]

Il concetto di Essere implica quello di Non-Essere, cosicché l’Arché, ossia il Principio, l’insondabile abisso, è l’insieme di Essere (ossia ciò che è e si rende evidente) e di ciò che non è o non è per noi (ossia che rimane nascosto, tenebroso, non conosciuto).

René Guénon, nel suo saggio sugli stati molteplici dell’Essere postula, inequivocabilmente, che l’infinito non è definibile e che la possibilità è altrettanto infinita e, conseguentemente, non definibile.

Ciò postulato, René Guénon scrive che l’Essere non racchiude in sé tutta la Possibilità e non è identificabile con l’Infinito.

Guénon aggiunge, a scanso di equivoci, che “l’Essere non è infinito dal momento che non coincide con la Possibilità totale; tanto più che l’Essere, come principio della manifestazione, contiene in sé tutte le possibilità di manifestazione, ma soltanto in quanto si manifestano”.

L’Essere, conseguentemente è limitato, non è infinito e non comprende il Non Essere, che Guénon afferma essere “più dell’Essere”.

L’infinità, afferma Guénon, appartiene all’insieme dell’Essere e del Non Essere (che coincide con la possibilità totale).

L’Essere non è infinito ed è transeunte, come del resto sostiene Guénon, dicendo che lo stato di manifestazione è sempre transitorio e condizionato e che nel passaggio dal manifestato al non manifestato nulla si perde in quanto “le cose sussistono eternamente nel loro principio”.

L’Essere, dunque, non è infinito, non racchiude in sé tutte le possibilità ed è, in quanto orizzonte del manifestato, transitorio.

Dell’infinito, ossia del non limitato, non si può parlare in quanto qualsiasi definizione lo limiterebbe e, conseguentemente, non si parlerebbe dell’infinito, ma di un finito, che a sua volta è un insieme infinito di finiti, ossia di infiniti entro limiti, a loro volta infiniti. L’infinito è indefinibile e paradossale.

Dell’Essere, al contrario, essendo finito e transitorio, in quanto appartenente al manifestato, si può parlare, per definizioni successive e sempre più universali ma, ovviamente, non infinite, per quanto relative ad insiemi di infiniti.

L’Essere, scrive Guénon, comprende “in sé l’Esistenza, poiché ne rappresenta il principio; quanto all’Esistenza, essa non è identica all’Essere, dal momento che a questo corrisponde un minor grado di determinazione e quindi un maggior grado di universalità”.

Il concetto di maggior grado evidenzia ancora una volta la relatività dell’Essere. L’Archè è principio dell’Essere, il quale è principio dell’Esistenza. Anche l’Esistenza è una serie infinita di principi di esistenze che sono a loro volta principi di esistenze.

Essendo l’Essere principio dell’Esistere, ma non infinito (pur essendo un insieme di infiniti e parte di un infinito), possiamo risalire dal particolare al generale, ossia dalle esistenze al loro principio e, pertanto, possiamo parlare dell’Essere e delle sue determinazioni.

Assimilare l’Essere a dio è una riduzione, in quanto il termine dio esprime solamente il concetto di splendore, ossia di una luce intensa: in questa accezione dio è un campo elettromagnetico nella parte a noi visibile e, non a caso è stato collocato nei millenni nel cielo e assimilato al sole.

Lo stesso concetto di Yhwh, tradotto con: Io sono colui che sono, nel linguaggio geroglifico dell’ebraico biblico (lingua artificiale) ha il significato di: “Il far percepire (Y) l’invisibile energia vitale (H) ma anche il limitare (W) tale energia (H)”.

Yhwh è il dio dell’Essere, dio di ciò che è in quanto l’Essere è principio del manifesto.

Gira gira, siamo tornati ad un Essere limitato, non infinito e pertanto oggetto di indagine e di definizione.

Passiamo ad un’altra questione, rimanendo fedeli ai postulati di Guénon: è possibile al finito essere umano conoscere l’Infinito inconoscibile e indicibile, ossia l’Archè?

Se la possibilità è infinita, non ha limite e quindi non ha nemmeno il limite della possibile conoscenza dell’infinito da parte del finito, la risposta pare essere che è possibile. Attualmente siamo ben lontani da tale possibilità.

Molto più possibile pertanto, attualmente, è occuparsi dell’essere umano, dei suoi possibili stati molteplici in quanto parte dell’Essere e dell’Essere in quanto principio dell’Esistere e di tutte quelle forme manifestative non necessariamente spazio-temporali che popolano la molteplice e conoscibile Esistenza dell’Essere.

Guénon lega l’individualità alla forma, che in latino ci trasferisce il concetto di stabilità e di contenimento (dalla radice dhar), mentre nella versione greca, morphé, indica ciò che è apparente, lasciando intendere che rimane un’ulteriorità non apparente. Il concetto di matamorfosi delle esistenze dell’Essere mi pare interessante.

Posto che è inutile disquisire dell’Infinito, mi pare assai utile approfondire le questioni relative all’individualità, atteso che la questione della forma è direttamente connessa con le percezioni dell’osservatore. Occhi diversi vedono forme diverse della stessa realtà energetica e oggi si postulano dimensioni diverse dallo spazio-tempo.

La domanda è: l’evento essere umano, dotato di individualità, quando cessa la sua forma corporea, ossia l’insieme dei campi energetici che lo determinano come vivente, si scioglie nell’Essere o mantiene una sua individualità in altra modalità? E quante sono le possibili modalità dell’essere umano?

Di quell’Essere, ad esempio, in una testimonianza tradizionale come sono i testi attribuiti ad Ermete Trismegisto (ossia il Neter Thoth) è detto che l’Essere è il Noûs, ossia l’Intelletto. Il testo attribuito ad Ermete Trismegisto ha innervato di sé il pensiero umanistico rinascimentale e costituisce un interessante approccio al tema.

Se sostituiamo Essere con intelletto siamo di nuovo in presenza di un sistema relazionale informato.

Cosa è l’informazione?

Daniel J Siegel ritiene sia “una configurazione di energia con valenza simbolica”. [5]

David Chalmers ipotizza il panpsichismo e la spiegazione della coscienza in termini di informazione e ritiene che forse il mondo intero sia fatto di pura informazione e che forse l’informazione sia alla fine fenomenale o proto-fenomenale. [6] L’informazione produce fenomeni.

Il termine informazione ha molteplici significati, ma la sua origine latina ne declina i significati di: dare forma, disciplinare, istruire, insegnare, dare una struttura, formare. La corrispondente parola greca è morphé (forma) oppure eidos (idea, concetto, forma). E’ prevalente il rapporto informazione forma. Meglio. Informazione, in-formazione, forma.

Non a caso un nuovo concetto la ritiene la struttura del tutto.

Inoltre l’informazione, per come la conosciamo, ha necessità di una rappresentazione, ossia di una comunicazione. Un fotone, che trasporta informazione, e che è luce senza materia, rivela la sua esistenza quando lascia una traccia, ossia comunica.

Questo processo di comunicazione dell’informazione deve passare attraverso una qualche codifica in termini fisici e ciò potrebbe comportare un’alterazione ineliminabile dell’informazione originaria.

Se, come scritto supra un insieme di informazioni, in relazione tra di loro in modo stabile, dà luogo ad un pensiero, ad un’idea, il mondo delle idee (degli intelleggibili) è conseguentemente un insieme relazionale di informazioni. Così è anche il mondo 3 di Popper. L’universo a noi prossimo ed accessibile, pertanto, si mostra come intelligente.

Il concetto di “mondo” intelligente riprende, a mio parere, quello di energia informata o, meglio, di un Fondamento di Informazione Significante (FIS) che agisce (energia E) e agendo dà luogo ad eventi.

“Secondo i fisici – come scrive Siegel e come si è già ricordato – la migliore definizione di energia è «il potenziale di fare qualcosa». Questo potenziale si misura appunto come movimento fra la possibilità e l’attualità lungo uno spettro di probabilità chiamato talvolta funzione d’onda o curva di distribuzione delle probabilità. […]. Una parte di questo flusso emergente di energia ha una valenza simbolica, ossia un significato che va oltre il pattern di energia in se stesso. Dal campo delle scienze cognitive sapevo che questo significato simbolico poteva essere definito «informazione»”. [7]

L’energia contiene informazioni e le informazioni sono trasportate lungo onde di energia. Alcuni scienziati, come David Bohm, ritengono che l’universo sia composto essenzialmente di informazioni e che gli schemi energetici (forme) emergano da questa base della realtà fatta di informazioni.

Questa Informazione Significante in azione, che potremmo definire Anima dell’insieme dei mondi, della quale le anime individuali sono frattali inducenti eventi, è Informazione Significante Energeticamente Morfogenetica (ISEM).

Il concetto di mente implica già l’esistenza di un evento, in questo caso l’evento essere umano Silvano, ossia Io, così come il concetto di Mente Universale implica l’esistenza dell’evento universo, che non è l’unico, ma è una parte frattalica di quell’insieme che Giordano Bruno indicava come “infiniti mondi”. Ne consegue che la Mente Universale (MU) non è il Fondamento.

Il Fondamento del Tutto è Informazione e la conoscenza è la modalità con la quale gli esseri umani apprendono dal Fondamento e interagiscono con il Fondamento, anche se non ne siamo pienamente consapevoli.

Possiamo a questo punto pensare ad un Fondamento di Informazione Significante (FIS) che per sua Volontà si attiva come Informazione Significante Energeticamente Morfogenetica (ISEM), la quale dà vita alla morfogenesi di Eventi Energeticamente Informati (EEI).

In questo possibile schema relativo al Fondamento del Tutto, il vero mistero è la Volontà. “Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” (Dante, Divina Commedia, Inferno), afferma Virgilio riferendosi a Dio e alla sua volontà.

Per quale motivo il Fondamento di Informazione Significante (FIS) si attivi in Informazione Significante Energeticamente Morfogenetica (ISEM), la quale dà vita per morfogenesi a Eventi Energeticamente Informati (EEI) è, e rimane, il vero mistero.

Questa mia idea relativa al “divino” apre ampi spazi alla spiegazione scientifica senza per questo varcare il limite dal mistero. Possiamo ipotizzare che ciò avvenga per ardore (tapas) o per la necessità del Fondamento di conoscersi mediante l’azione manifestativa (il mito dello specchio di Dioniso), dalla quale sorge anche la necessità dell’uomo indicata da Apollo: “Conosci te stesso”. Possiamo ipotizzare che lo abbia voluto per Amore (Eros), incontenibile pulsione vitale della potenza a tradursi in atto. Possiamo ipotizzare infinite altre risposte, ma la nostra domanda sul perché rimane inevasa.

Per Schopenhauer la Volontà è l’essenza universale del mondo e “il corpo dell’uomo non è altro che la volontà divenuta visibile”. (Nachlass).

In questo possibile schema un’Anima Insieme è già Fondamento in azione ed è l’insieme della anime individuali dei singoli Eventi Energeticamente Informati (EEI).

Il concetto di Anima, pertanto, riassume quello di Informazione Significante Energeticamente Morfogenetica (ISEM).

In questo possibile scenario il mondo 3 di Popper è il luogo nel quale si incontrano e interagiscono la Mente Universale (MU) e la mente umana (mu). In questo senso, il mondo 3 di Popper, ha “natura di realtà” ed è “parzialmente autonomo”; “cioè, possiede strutture interne che sono almeno parzialmente indipendenti dal mondo 2”. Non solo. Il mondo 3 può direttamente influire sul mondo 1, ossia sul mondo fisico, in quanto il mondo 2 è il ponte tra il mondo 3 e il mondo 1.

Le leggi della natura, ad esempio, secondo Popper, sono “scoperte”, dagli esseri umani e le successive teorie scientifiche, prodotto dell’elaborazione delle menti umane, entrano nel patrimonio del mondo 3 che si arricchisce, aumentando il patrimonio di conoscenza che per gli esseri umani è pensiero oggettivato, relativamente autonomo, reale e incidente sul piano fisico. Esistono, sostiene Popper, “oggetti che appartengono solo al mondo 3; per esempio, una dimostrazione non ancora scoperta, a cui un matematico oggi lavora e che egli domani scoprirà”. [8] La mente umana, sostiene Popper, “non consiste di semplice consapevolezza, ma è continuamente accompagnata da un sapere che è ancorato alle teorie del mondo 3”.[9] Da qui anche la possibilità concreta che i processi fisici “possano dipendere da processi mentali. [10] Un concetto, questo, che introduce quello del rapporto mente-corpo.

Il rapporto reciproco tra mondo 2 e mondo 1 e tra mondo 3 e mondo 1, mediato da mondo 2, attiva il problema del rapporto tra corpo e mente e tra mente umana (mu) e Mente Universale (MU).

“Il rapporto corpo-mente – scrive Popper – consiste nel chiedersi se e come i nostri processi di pensiero nel mondo 2 siano legati a processi cerebrali nel mondo1”. [11]

Popper considera in proposito come valido il rapporto “interazione psico-fisica”, dove il mondo 2 e il mondo 1 sono in interazione, così che “nel leggere un libro o nell’ascoltare una conferenza si sviluppano processi di pensiero che influiscono sul mondo 2 dei pensieri del lettore o dell’ascoltatore; e, viceversa, quando un matematico segue una dimostrazione, allora il suo mondo 2 influisce sul suo cervello e con ciò sul mondo 1. Questa è, dunque, la tesi delle interazioni psico-fisiche”. [12]

Il mondo 1 è inoltre influenzato e influenza il mondo 3. “In ogni caso –sostiene Popper – e prima di ogni altra cosa, la mia discussione sull’esistenza del mondo 3 contiene argomenti che, così mi pare, attestano e garantiscono l’esistenza del mondo 2 come intermediario tra il mondo 3 e il mondo 1”.[13]

Possiamo, pertanto dire, che una possibilità (energia) dell’informazione (il principio) entra in azione (relazione) e dà luogo a relazioni che con codifiche consentono la comunicazione dell’informazione.

Quando queste relazioni sono sufficientemente stabili danno luogo ad aggregati energetici e informativi che, nel caso del vivente umano, non solo danno origine all’omeostasi, ma anche alla coscienza. Termine quest’ultimo che apre una riflessione di non poco momento, in quanto costituisce il punto focale del rapporto anima corpo.

Il concetto di Zoé, energia vitale, che è luce degli uomini, essendo in stretta relazione con il Logos, si pone come energia vitale intelligente, ossia natura universale vivente.

Zoé è un altro concetto fondamentale del Prologo di Giovanni.: “[…] tutto è stato fatto per mezzo di lui [il Logos],

e senza di lui [il Logos] neppure una delle cose create è stata fatta.

In lui [il Logos] era la vita [Zoé]

e la vita [Zoé] era la luce degli uomini […]”.

La relazione crea in quanto nel Logos è l’energia vitale, che è la luce degli uomini. L’energia vitale si pone come luce, campo elettromagnetico. Tutto ciò che è creato lo è dal Logos in quanto energia vitale, campo elettromagnetico.

H.S.Burr e F.S.C. Northon Nortrop (Teoria dei campi): “Il disegno e l’organizzazione di ogni cosa vivente è un campo elettromagnetico complesso. Esso determina e viene determinato dagli elementi fisici. Esso stabilisce e mantiene il disegno. Regola e controlla la creatura, qualunque essa sia, avendo come scopo la completezza, l’organizzazione, la continuità”. I due fisici hanno nominato questo campo, Campo L e Campo vitale.

Particolarmente importanti le ricerche effettuate da dr. H.S. Burr (della facoltà di medicina di Yale), daldr. F.S.C. Northrop, dal dr. L.J. Ravitz e loro collaboratori, iniziate nel 1937 e ripetute innumerevoli volte hanno dimostrato sperimentalmente che alla base del corpo fisico di tutti gli organismi esiste una struttura bioelettromagnetica finalistica, consistente di una serie di campi vitali interdipendenti di diversa frequenza, intensità e potenziale, che sono stati definiti dal matematico inglese prof. G.D. Wasserman come “campi morfogenetici”, i quali coordinano gli atomi e le molecole dell’organismo

in modo tale da convogliarli a formare il corpo fisico caratteristico della specie.

Il nostro organismo funziona sulla base di veri e propri programmi, informazioni frequenziali, che stabiliscono le connessioni tra organi, sistemi e struttura.

Tutti i processi vitali sono regolati da oscillazioni elettromagnetiche, preposte ai processi biochimici.

Il vivente, compreso il vivente umano, è un evento, ossia una manifestazione di relazioni informate relativamente stabili, la quale mantiene la propria stabilità attivando un processo omeostatico che importa neghentropia ed esporta entropia. Per quanto riguarda l’essere umano, a questo compito provvede l’insieme relazionale corpo-cervello, ma va considerato che, così come per il Dna esiste una sovrabbondanza di codice in relazione alle necessità dello sviluppo corporeo e mentale dell’individuo, così anche per quanto riguarda il cervello esiste una sovrabbondanza di neuroni e di sinapsi in relazione alle esigenze della omeostasi.

Questa sovrabbondanza apre un significativo spiraglio al tema, fondamentale, della coscienza.

LA COSCIENZA E LA COSCIENZA DI ESSERE COSCIENTI

Il tema della coscienza è di estrema complessità.

La coscienza secondo la religione cristiana, come scrive Benedetto XVI,  dal suo punto di vista, non si può identificare con l’auto-coscienza dell’io. La coscienza, dice Benedetto XVI è sinderesi, concetto della Scolastica medievale che significa la facoltà dell’uomo di conoscere immediatamente i principi universali del bene e del male. Benedetto XVI preferisce a sinderesi il concetto di coscienza come anamnesi, ossia la reminiscenza platonica delle idee, atto supremo della conoscenza.

“L’identificazione della coscienza con la consapevolezza superficiale- scrive Benedetto XVI – la riduzione dell’uomo alla sua soggettività non libera affatto, ma rende schiavo; essa ci rende totalmente dipendenti dalle opinioni dominanti ed abbassa anche il livello di queste ultime giorno dopo giorno”.

“La riduzione della coscienza alla certezza soggettiva – continua Benedetto XVI – significa nello stesso tempo la rinuncia alla verità”.

E qui siamo al dunque.

La coscienza – dice Benedetto XVI – è il superamento della mera soggettività nell’incontro tra l’interiorità dell’uomo e la verità che proviene da Dio”.

La coscienza è il con-sapere con la verità, la quale è verità riconosciuta ed è anamnesi del Creatore e, poiché il Creatore si è fatto uomo in Gesù, la verità, che è infusa nell’uomo, si rivela attraverso l’arte maieutica della Chiesa, che rappresenta la certezza della memoria cristiana. Cristo è il Logos in persona ed è pertanto la verità, della quale la Chiesa è custode.

La coscienza, pertanto, è aderire al sistema valoriale del cattolicesimo, che custodisce la verità di Gesù, il quale è la verità incarnata.

Diverso è l’approccio scientifico.

John R.Scarle scrive che “la coscienza è un fenomeno naturale biologico, che non rientra in nessuna delle tradizionali categorie del mentale e del fisico”. [14]

Cosa sia non è dato sapere, salvo che non si ammetta, come suggerisce Daniel J Siegel che”per alcuni fisici la coscienza sembra essere un elemento intrinseco all’universo”.[15] Se così fosse, essendo il naturale biologico parte integrante dell’universo, la sua coscienza sarebbe in relazione con quella universale. Non solo, ma la coscienza individuale dell’essere umano rispecchierebbe la coscienza dell’universo.

Daniel J. Siegel sostiene che la coscienza è “la nostra capacità di essere consapevoli, di avere un senso del conoscere” e che la “coscienza comprende anche la consapevolezza dell’oggetto da conoscere, il «conosciuto» e persino di colui che conosce” [16]: coscienza di sé.

Edoardo Boncinelli si spinge oltre, affermando che “non c’è dubbio alcuno che la coscienza si trovi a un livello integrativo superiore dell’attività psichica”. [17]

Boncinelli offre una definizione di coscienza e autocoscienza, distinguendo tre aspetti:

  • consapevolezza: la capacità di renderci conto di dove siamo, di che cosa stiamo facendo e anche di come lo possiamo fare;
  • autocoscienza esplicitabile condivisa: possiamo affermare di “avere coscienza di avere coscienza”. La possibilità di affermazione comporta il linguaggio e la comunicazione. “E’ evidente – commenta Boncinelli – che non può esserci autocoscienza senza consapevolezza, ma ovviamente non è vero il contrario, ossia può esserci consapevolezza senza che vi sia autocoscienza”. [18] Posso, cioè sapere dove sono, cosa sto facendo e anche come lo posso fare, ma posso al contempo non essere consapevole di essere consapevole, in quanto non mi sono addentrato nel percorso dettato dall’imperativo apollineo: “Conosci te stesso”.
  • Coscienza fenomenica: “secondo alcuni, infine – sostiene Boncinelli -, esiste una coscienza fenomenica, privata, intrinsecamente incomunicabile e accessibile soltanto al diretto interessato mediante l’introspezione. Si tratta di una particolare coloritura cognitivo-affettiva dei miei stati di coscienza che mi fa dire: «io»”. [19]

Mente, coscienza e anche io, sostiene Boncinelli, sono sostituti secolarizzati dell’anima.

Il tema della coscienza introduce quello di gnosi.

Gnosi – scrive Luigi Moraldi – è conoscenza di se stesso e il «Regno» è da ricordare nell’intimo di ogni persona, che è sostanzialmente di origine divina. E’ una gnosi intimamente associata all’identificazione del conoscente con il conosciuto”. [20]

Un concetto, quello dell’identificazione del conoscente con il conosciuto, che è condiviso anche da uno dei maggiori studiosi di esoterismo qual è René Guénon, il quale, in “Considerazioni sulla via iniziatica” scrive: “Non bisogna dimenticare […] che ogni vera conoscenza è essenzialmente, e nella misura in cui realmente esiste, una identificazione del conoscente con il conosciuto: identificazione sempre imperfetta e come «di riflesso» nel caso di una conoscenza semplicemente teorica, e identificazione perfetta nel caso di una conoscenza effettiva”.

Queste due affermazioni di studiosi della conoscenza iniziatica richiamano immediatamente, oggi, alla luce delle acquisizioni scientifiche del ‘900, una delle teorie fondamentali della fisica quantistica, la quale sostiene che l’onda di probabilità collassa in un evento specifico quando è osservata. Secondo questa teoria è l’osservatore a scegliere e influenzare quella che usualmente chiamiamo realtà e che è più propriamente definibile come evento.

Secondo Niels Bohr, uno dei più influenti fisici e filosofi del ‘900, l’indistinto e nebuloso mondo dell’atomo prende corpo nella realtà concreta solo quando lo si osserva. [21]

David Bohm, anch’egli uno dei maggiori fisici del ‘900, in Wholeness and implicate order, scrive: “La teoria dei quanti comporta un cambiamento fondamentale d’ordine descrittivo: è la rinuncia al concetto di analisi del mondo ripartito in frazioni relativamente autonome, che esistono separatamente ma che sono in interazione tra di loro. Al contrario, si tende invece a dar peso alla totalità indivisa in cui lo strumento d’osservazione non è separato da chi osserva”. [22]

Werner Heisemberg, uno dei più grandi fisici del ‘900, scrive: “La normale separazione del mondo tra soggetto e oggetto, tra mondo interno e mondo esterno, tra corpo e anima, non è più adeguata”. [23]

Questo parallelo tra concetti tradizionali e concetti della fisica attuale è un esempio evidente, direi eclatante, di come l’aforisma apollineo: “Conosci te stesso” (Gnothi seauton) si sveli come un fondamento scientifico di fondamentale importanza.

Nel caso dell’essere umano l’osservatore e l’osservato coincidono ed è per questo motivo che possiamo pensare ad un vivente umano come ad un organismo autopoietico.

Lo stesso principio vale per l’universo? Qual è l’osservatore che da un’onda di probabilità ha fatto collassare tale onda nell’evento universo, così come ci sembra evidente, con le sue leggi e con il suo spazio tempo?

A indicarci un percorso possibile per tentare di rispondere a questa domanda è la Triade ermetica, la quale è composta da: 1) Il Non Generato, aghènnatos; 2) Colui che si genera da se stesso, autoghènnatos; 3) il Generato, ghènnatón.

Daniel J. Siegel dà della mente la seguente definizione: “Un processo emergente auto-organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi”. [24]

Il concetto di auto-organizzazione è il punto focale al quale porre attenzione. Il processo di auto-organizzazione è il modo in cui un sistema complesso regola il proprio divenire. Dal sistema stesso ha origine (emerge) un processo che in modo ricorsivo e autorinforzante organizza il proprio evolversi.

L’auto-organizzazione, spiega Daniel J. Siegel, “non dipende da un programmatore né da un programma. In altre parole, non è causata da un fattore specifico: è una proprietà emergente dai sistemi complessi, che ha origine come funzione della complessità e plasma in modo ricorsivo ciò da cui ha origine”. [25]

L’auto-organizzazione emerge dal sistema.

Anche in questo caso il parallelo tra concetti tradizionali e concetti delle scienze fisiche, neurobiologiche e psichiatriche ci unduce a pensare che abbia ragione Carlo Rovelli quando scrive: “I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti”. [26]

Se accostiamo la Triade ermetica alla scienza possiamo ipotizzare i seguenti paralleli:

 

Aghènnatos Il sistema
Autoghènnatos L’auto organizzantesi che emerge dal sistema
Ghènnatón La realtà manifesta che si evolve

 

Possiamo, ancora una volta, a ben vedere, trovare la dinamica dell’auto-organizzazione nel Prologo del Vangelo di Giovanni, laddove è scritto: “Nel Principio (arché) era il Verbo (logos, ndr) e il Verbo (logos, ndr) era presso Dio [theon,ndr] e il Verbo (logos, ndr) era Dio [theos, ndr]”. Egli [il logos,ndr] era, nel principio [archè,ndr], presso Dio [theon, ndr]: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Il nome del divino è un verbo sostantivato e, come s’è detto supra, sottende un’azione, un agire, un continuo divenire. Théos, infatti, deriva da theeîn, correre e theâsthai, vedere e dà, pertanto, l’idea di un procedere verso l’evidenza, di un continuo manifestarsi.

Il logos è, tra i molteplici suoi significati: vibrazione, potere improntante e illuminante e relazione.

Nel caotico abisso (arché, il sistema), origine del tutto, emerge un potere improntante e illuminante, una vibrazione, ossia un’energia, il logos, che sta presso se stesso nel principio, ossia nell’arché (il sistema). Il logos è il potere auto-organizzantesi, che plasma in modo ricorsivo ciò da cui ha origine, ossia l’arché (il sistema). E, infatti, tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Concetti simili sono presenti nella tradizione egizia dove Tum Atum, colui che è, colui che non è, emerge dal Nun (l’oceano primordiale) come collina primordiale, in forma di piramide, e crea l’enneade.

Se, come dice Daniel J. Siegel, la mente umana è un “processo emergente auto-organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi”[27] , possiamo ragionevolmente pensare ad una mente universale, ossia al Logos, come ad processo emergente auto-organizzantesi, relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni.

E’ interessante, a questo proposito, considerare che Joseph Ratzinger, ossia Papa Benedetto XVI, definisce Dio “Ragione creatrice”, ossia Logos.

“E questo Dio che è Logos – come dice san Giovanni – che è ragione creatrice e che è parola – logos non è semplicemente ragione, ma è già una ragione che parla, che si mette in relazione, che si avvicina, e qui abbiamo un rinnovamento del concetto di ragione che va oltre la pura matematica, la pura geometria dell’essere – tuttavia è logos, e anche parlando e anche andando oltre questa pura matematica rimane tuttavia logos, cioè ragionevole”. [28]

 Sempre più la fisica ci consegna una visione della realtà come di un campo informativo semantico e considera l’informazione semantica, ossia significante, come il fondamento del tutto, in quanto l’in-formazione, come l’ha definita David Bohm, attiva un processo che “forma” il ricevente.

“L’esplorazione in corso del vuoto quantistico – scrivono Ervin Laszlo e Jude Currivan – ha dimostrato che si tratta di una matrice in continuo fermento di cosiddette energie e particelle virtuali che guizzano dentro e fuori dall’esistenza fisica così velocemente da non esercitare alcun effetto definitivo sull’energia complessiva dell’universo. Tuttavia, la percezione crescente è che al livello più fondamentale ciò che dà origine all’universo manifesto non sia semplicemente un campo primordiale di energia del genere, ma essenzialmente un campo di in-formazione completamente integrato; la mente cosmica di Einstein”. [29]

Ora, sempre la fisica, ci dice che “il campo di informazione soggiacente – scrivono ancora Ervin Laszlo e Jude Currivan – è racchiuso e incorporato nel cosiddetto spazio delle fasi. Quest’ultimo è il piano della realtà definito matematicamente da numeri complessi che comprendono tanto componenti «reali» quanto componenti cosiddetti immaginari, descritti attraverso la radice quadrata di -1 (chiamata «i» dai matematici). L’inclusione di tali numeri mostra che il piano complesso dello spazio delle fasi è geometricamente fuori fase di novanta gradi rispetto al mondo materiale. Questi – continuano Ervin Laszlo e Jude Currivan – sono numeri che comprendono sia componenti «reali» che «immaginari», geometricamente sfasati di novanta gradi per manifestare la loro forma fisica. Tali relazioni a novanta gradi sono anche la base dei campi elettromagnetici i cui componenti elettrici e magnetici sono distanziati a novanta gradi, con le risultanti onde di luce che si propagano nella terza dimensione, a novanta gradi rispetto alle altre”. [30]

Il campo fondamentale di informazione semantica è “il modello cosmico da cui il mondo manifesto deriva le proprie dinamiche e la propria forma” . [31]

Possiamo chiamare il campo fondamentale di informazioni semantiche Arché, dalla quale emerge il Logos che la auto-organizza e la plasma in modo ricorsivo.

Se a questo punto reintroduciamo il concetto dell’osservatore come l’agente che fa collassare l’onda di probabilità in una realtà specifica e lo accostiamo a quello di auto-organizzazione emergente, abbiamo come conseguenza che, come suggerisce John Wheeler, l’universo si sia determinato da solo. John Wheeler ha rappresentato con questa immagine simbolica: l’universo in quanto sistema che si auto osserva.

L’auto osservazione evoca le mitologie dello specchio, simbolo di illusione, in quanto quello che vediamo nello specchio non esiste nella realtà e ne è un riflesso, ma anche simbolo di conoscenza. Il mondo dell’apparenza, ossia di ciò che appare, è anche il modo con cui si conosce allo specchio Dioniso. L’immagine che Dioniso vede non è la sua, ma il riflesso mondano, che è il frantumarsi del dio nel molteplice.

Rimane ancora una questione, ossia se l’ordine che deriva dall’azione ricorsiva dell’azione di auto-organizzazione sia il risultato di un’uscita dal caos o se sia l’esplicazione di un ordine implicito. David Bohm, nel suo testo “Universo, mente, materia” afferma: “La parola «implicito» deriva dal verbo «implicare» che significa «piegare in dentro», «piegare verso l’interno» (così come «moltiplicare» significa «piegare molte volte»). Siamo perciò indotti a esplorare l’idea che, in un qualche senso, ogni regione spaziotemporale contenga una struttura complessiva «ripiegata al suo interno» e «inviluppata»”.

Nella racchiusa Archè l’ordine parrebbe implicato, piegato in dentro, verso l’interno, così che l’azione del logos dispiega, esplicita l’implicito. L’auto-organizzazione, pertanto, emergendo dall’implicito, dal ripiegato su se stesso, esplica l’implicito, dispiega il ripiegato.

Sorge naturale, infine, la domanda se un’idea della realtà auto-organizzantesi, dove il collasso dell’onda di probabilità è determinata da un osservatore che è anche l’osservato escluda definitivamente il concetto di dio. Se al vocabolo dio diamo il suo significato etimologico, secondo la radice indoeuropea Div, Diu, Diau, ossia splendore, ne deriva che il Logos, in quanto agente emergente auto-organizzante, è anche luce, ossia energia che rende visibile l’invisibile.

LA MENTE UMANA FRATTALE DELLA MENTE COSMICA

Riprendiamo il concetto di mente offertoci da Daniel J. Siegel come un “processo emergente auto-organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi”. [32] La mente umana si pone alla nostra riflessione come frattale della Mente cosmica.

 

L’Ouadj, ossia il papiro dalla corolla fiorente, simbolo della vegetazione e della crescita, a volte sormontato da una linea circolare entro la quale c’è l’Occhio di Ra., o di Horus (Ra-Horakhti) ci riporta al concetto di incorporazione della luce e al concetto di mente.

Anche in questo caso l’osservatore coincide con l’osservato, ma l’osservazione non sempre è cosciente. Molto di ciò che riguarda la mente rimane incosciente è l’indagine su se stessi, il conosci te stesso, è la modalità per consapevolizzare l’inconscio traendolo al conscio.

Il conosci te stesso è il processo di acquisizione della coscienza (o consapevolezza) la quale, secondo alcuni fisici (Stapp, Kafatos, Siegel citati in Siegel) sembrerebbe essere un elemento intrinseco dell’universo. La nostra esperienza della consapevolezza verrebbe all’esistenza emergendo dal mare delle infinite possibilità, ossia dalla Mente cosmica.

Una piena presa di coscienza, ossia un lavoro di consapevolizzazione costante, è la premessa per il riconoscimento dell’auto-organizzazione del corpo di luce e di quella mente che si osserva divenendo pienamente conscia della sua essenza e della sua potenza.

Secondo Robert Lanza, per citare un esempio significativo, la morte della coscienza semplicemente non esiste. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio; è in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso.

Acquisendo consapevolezza la mente conosce il suo essere incorporata, ossia inserita nel macro sistema corporeo che soggiace alle leggi della fisica classica e il suo essere al di là dell’incorporazione.

In tal modo la mente acquisisce consapevolezza del suo essere un’azione (logos theos) e non un oggetto; un’azione che agisce anche in un contesto di microstati che soggiace alle leggi della fisica quantistica. Un contesto dove il tempo è reversibile.

Daniel J. Siegel si chiede se “è possibile che la mente faccia esperienza di un emergere come microstato senza freccia del tempo e anche di un movimento del flusso di probabilità come macrostato vincolato dalla freccia del tempo”. “La tensione della nostra vita mentale […] – aggiunge Siegel – riguarda il fatto che, in riferimento al senso del tempo che passa potremmo avere una coscienza con caratteristiche tipiche della fisica classica. […]. Questa tensione fra il classico e il quantistico potrebbe effettivamente essere un dilemma di fondo della nostra esperienza umana”.

Se la mente è un processo emergente auto-organizzantesi può organizzare e regolare i flussi di energia nelle modalità più diverse e, pertanto, anche può incorporarsi in un corpo di luce?

E’ quanto suggeriscono l’egizia Triade Ba-Akh-Sahu e il rituale osiriaco.

 FATTI A IMMAGINE E SIMIGLIANZA

L’insieme dei concetti sin qui esposti ci porta ad ipotizzare l’universo come un insieme frattalico, ove l’essere umano è un frattale dell’universo in quanto evento, ossia relazione informata relativamente stabile (omeostasi materiale), intelligente (ossia frattale del mondo delle idee) e cosciente (ossia frattale della coscienza universale).

Frattale non significa necessariamente uguale, ma simile e qui è necessario affrontare un tema altrettanto fondamentale, postoci dalla tradizione e, più recentemente, dalla scienza: l’idea che l’essere umano sia fatto a immagine e somiglianza di un Essere superiore.

Come s’è detto supra l’Essere è ciò che è evidente dell’indefinibile Principio o Arché, essendo la stessa definizione di Principio o di Archè un modo per tentare di dire l’indicibile.

Cosa significa che l’essere umano è costituito ad immagine e somiglianza dell’Essere?

Vediamo anzitutto i concetti di immagine e di somiglianza così come ce li presenta la tradizione giudaico cristiana che per oltre due millenni ha connotato di sé gran parte della filosofia dell’Occidente.

I testi della Genesi tradotti in italiano (Cei, La Nuova Riveduta, la Nuova Diodati) differiscono di poco.

Il testo delle Cei (Conferenza episcopale italiana) recita. “E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”.

Simigliante, essere simile, somigliare riguarda il confronto tra due oggetti diversi che tra di loro convengono in qualche comune qualità o proprietà. Essere simile è diverso da essere uguale, che in nulla differisce dall’altro.

Immagine, in greco mimos, è rappresentazione imitante e riguarda anche la modalità con la quale la nostra mente categorizza la percezione degli insiemi relazionali.

Dylan Evans riporta un esperimento interessante che può aiutarci a comprendere meglio i concetti di simiglianza e di immagine.

“Se i programmi possono eseguire copie di sé stessi – scrive Evans – alcune delle quali imperfette, e il numero delle copie prodotte dipende da qualche proprietà del programma stesso, allora quei programmi evolvono per selezione naturale. Uno dei più celebri esperimenti di vita artificiale riguardava un mondo virtuale chiamato Tierra, progettato da Thomas Ray e popolato inizialmente da copie di uno stesso algoritmo genetico, ovvero in grado di replicarsi con le modalità che abbiamo descritto. A causa del tasso di errore intrinseco nella modalità di replicazione, con l’andar del tempo Tierra si è riempita con una popolazione sempre più varia di algoritmi. Nel seguire l’evoluzione della sua biosfera virtuale, Ray fu colpito dall’emergere di forme di vita impreviste, compresi i virus virtuali e algoritmi che per difendersi sviluppavano “sistemi immunitari” artificiali”. [33]

 

 

Quanto ci riporta Evans e quanto sin qui scritto, ci induce a pensare all’Essere come un insieme frattalico, relazionale e informato, dinamico, intelligente e cosciente, in azione, la cui dinamicità, grazie ad un tasso di “errore”, genera frattali simiglianti, non uguali, e una varietà crescente di vita e di forme.

Quello che noi chiamiamo “errore” in effetti potrebbe trovare una giustificazione nei numeri definiti dagli antichi “divini”, ossia nel 3,14 e nel Phi, responsabili della morfogenesi. Numeri che sono aperiodici all’infinito.

Questa possibile concezione dell’Essere è compatibile con il Prologo, con il Logos come Demiurgo intrinsecamente dotato di vita [Zoé], la quale è luce [campo vitale] degli uomini.

Se la somiglianza è il convenire in qualche comune qualità o proprietà è ipotizzabile che queste condivise qualità e proprietà tra l’Essere e l’essere umano riguardino non la forma corporea (il dio maschio padre è un archetipo tribale pastorale) ma la mimesis della qualità e della proprietà relazionale (connessa all’espetto formale) dell’intelligenza e della coscienza.

Nel suo saggio del 1908, The fourth dimensions, P.D. Ouspensky scrisse: “Potremmo avere ottime ragioni per affermare che noi stessi siamo esseri a quattro dimensioni e che siamo volti verso la terza dimensione con uno solo dei nostri lati, cioè solo con la minuscola porzione del nostro essere. Solo questa parte di noi vive in tre dimensioni e noi siamo coscienti solo di questa parte del nostro corpo. La parte maggiore del nostro essere vive nella quarta dimensione, ma di questa parte maggiore siamo inconsapevoli”.

Nell’ambito delle dimensioni superiori le leggi della natura si fanno più semplici ed eleganti e, come afferma Michio Kaku, la geometria delle dimensioni superiori può essere ciò su cui si basa l’unità dell’universo. [34]

La teoria multidimensionale si intreccia con quella di campo, ossia “delle sostanze che costituiscono, al meglio di quanto sappiamo oggi, la trama della realtà fisica del mondo”. [35]

“Il campo – spiega Alberto Gambalunga – è l’entità fisica fondamentale, è quel continuum di spazio tempo quadridimensionale che genera, intorno ad un corpo, le condizioni per produrre una infinita varietà di forme effimere e transitorie, che poi verranno riassorbite dal campo stesso”. [36]

Abbiamo un campo elettromagnetico, un campo gravitazionale, un campo quantico, campi morfici e campi mentali, ma come spiega Michio Kaku, è quasi impossibile unificare le equazioni di campo del mondo subatomico e di quello gravitazionale fintanto che si rimane nelle quattro dimensioni, ma “quando trasferiamo tutti i vari campi nella teoria dell’iperspazio, assistiamo alla perfetta ricomposizione del puzzle”. [37]

Per estensione, in dimensioni superiori i vari puzzle sono possibili e, a quel livello, reali.

Un essere di dimensioni superiori, sostiene Kaku, ci apparirebbe simile a un dio.

La matematica di Riemann, con l’introduzione del tensore geometrico, ha consentito di mettere in un unico contenitore matematico le leggi riguardanti le varie forze e i vari campi di forza che costituiscono il modo con il quale funziona l’universo.

 

Michio Kaku scrive, a proposito di una legge davvero universale, che “il principio fisico mancante è che l’iperspazio semplifica le leggi della natura, concedendoci la possibilità di unificare tutte le forze naturali in virtù della mera argomentazione geometrica. Il principio matematico mancante è chiamato teoria dei campi, ovvero il linguaggio matematico universale della fisica teorica”. [38]

Il tensore di Riemann consente di unificare le equazioni di più campi. Tuttavia è quasi impossibile unificare le equazioni di campo del mondo subatomico e di quello gravitazionale rimanendo nelle tre dimensioni, ma se si trasferiscono le equazioni nell’iperspazio, allora le equazioni si ricompongono in un quadro semplice ed elegante.

Un campo è l’insieme dei valori relativi a tutti i punti dello spazio con cui si descrive completamente la forza di un preciso punto.

“Riemann concluse – scrive Michio Kaku – che l’elettricità, il magnetismo e la gravità altro non erano che effetti della piegatura del nostro universo tridimensionale nel contesto di un’invisibile quarta dimensione. Di conseguenza non c’era nessuna “forza” che fosse dotata di una vita indipendente; le varie forze erano soltanto un effetto evidente prodotto dalla distorsione geometrica”. [39]

Per Riemann la “forza” non era che una conseguenza della geometria. L’informazione determina la forma e la forma, nel suo piegarsi e spiegarsi, determina le forze, ma la forza è potenza, ossia possibilità, cosicché il cerchio si chiude, poiché l’Arché è infinita possibilità, ossia infinita potenza, dalla quale emerge l’energia, che è possibilità (forza) in azione e l’energia costituisce relazioni e schemi relazionali che sono geometrie le cui distorsioni (piegature) hanno come conseguenza la forza.

Forse davvero nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma in un continuo ribollire dell’athanor abissale, del quale nulla sappiamo. L’ouroboros, il serpente archetipico, il serpente primordiale, rappresenta il cambiamento e la continua trasformazione.

In questo ribollire si formano isole o regioni, o continenti di relazioni relativamente stabili che, in quanto formate, si rendono evidenti.

Anche in questo caso non può non sorprenderci il fatto che Plutarco abbia attribuito a Platone il detto secondo il quale “dio sempre geometrizza” e che una tradizione tardo antica tramandi che all’ingresso dell’Accademia platonica fosse scritto: “Non entri chi non è geometra”.

La multidimensionalità consente di ipotizzare stati molteplici dell’Essere e, per simiglianza e mimesis, anche dell’essere umano, il quale potrebbe mantenere la propria individualità, intelligenza e conoscenza in un “corpo di potenze” o in un “corpo di luce”, in una dimensione altra da quella spazio-temporale tridimensionale nella quale è presente anche come sistema informato relazionale relativamente stabile chiamato corpo materiale.

L’anima, pertanto, potrebbe essere una forma relazionale energetica non materiale, relativamente stabile, intelligente e cosciente, che “abita” non necessariamente in questo mondo dimensionale, nel quale è inserita quando esiste il corpo materiale, ma in altri mondi dimensionali.

Infine, rimane da affrontare la questione della tenebra.

Nel Prologo del Vangelo di Giovanni si legge:

[…] la luce risplende fra le tenebre, [σκοτια, buio]

ma le tenebre non l’hanno ricevuta”.

Per quale motivo, viene da chiedersi, le tenebre non ricevono la luce che tuttavia fra le tenebre risplende?

Il buio è il nostro buio. La nostra “sfocatura” non ci consente di penetrare in ciò che chiamiamo Arché, l’abisso dal quale tutto proviene. Tuttavia nei millenni l’essere umano ha continuato a cercare di conoscere. A dettargli questa tensione conoscitiva sembra essere quella sovrabbondanza cerebrale e di Dna che va oltre la necessità della formazione corporea e dell’omeostasi, che lo spinge a considerare la coscienza e l’intelligenza, che gli fa dire: “Cogito ergo sum”, senza per questo commettere l’errore di separare la res cogitans dalla res extensa. A condurlo in avanti è l’amore per la conoscenza che lo ha portato a dotarsi di strumenti sempre più raffinati, capaci di indagare oltre le capacità sensoriali, per approdare sempre più nei lidi delle facoltà dell’anima e degli intellegibili, dove physis (aspetto sondabile dell’Arché, Grande Dea Madre Universale) e meta-phisys (ciò che è al di là del sondabile) si toccano. L’essere umano apprezza così quel confine dinamico che è l’orlo del nero luminoso.

Concludo con un mio vecchio racconto, inserito nella raccolta: “Cronache dell’algoritmo”:

“Seduto sull’orlo dell’infinito Nero luminoso, osservava i pianeti danzare.

Si era espanso nell’ologramma della quarta dimensione da “poco tempo”, ma già sentiva la nostalgia del mare fluttuante di colori e di armonie, delle forme cangianti, degli attimi sfuggenti che aveva da poco lasciato e che erano assai più vicini all’oceano quantico del campo zero di quanto non lo fosse la densa fissità cui andava incontro.

In quella camicia di forza tridimensionale si sentiva stretto e il “tempo che scorre” lo turbava. Eppure c’era poco da recriminare. Lì doveva andare e lì sarebbe andato.

Se misurato con il metro della quarta dimensione il suo mondo era infinitamente piccolo, più piccolo di quella misura di Planck che gli scienziati del secondo millennio del pianeta Terra, dove era diretto, avevano scoperto.

Terra: terzo pianeta di un sole giallo nei pressi della Cintura di Orione, posto nella periferia di una galassia senza grande importanza, in prossimità del superammasso della Vergine.


Bartolomeo era affascinato dagli attrattori di Riemann e ancora più dalle teorie del campo zero: un oceano di vibrazioni microscopiche. Sarebbe mai stato possibile sintonizzarsi? Gli umani, pacchetti di energia quantica racchiusi nella rigidità tridimensionale, ossessionati dal trascorrere del tempo, avrebbero mai avuto accesso a mondi che la matematica aveva calcolato e che la fisica andava ipotizzando come realtà prossime a dischiudersi alla comprensione? Forse, pensò, era necessario cominciare cambiando il punto di vista e ammettendo l’impossibile. La scienza aveva fatto passi avanti solo quando aveva cambiato il punto di vista, ammesso l’impossibile, dato cittadinanza all’invisibile, all’impalpabile e, prima ancora, alla rotondità della terra, nonostante i roghi incombenti. Il punto di vista. Ecco cosa bisognava cambiare. Nulla era stato più nefasto, nei secoli, delle ideologie e delle opinioni vincenti assurte, per amore o per forza, a verità, a dogmi di fede.

Nulla di più sbagliato che applicare il metodo di una scienza ad un’altra. Come misurare le angosce di un individuo o le sue dissociazioni? Eppure Freud e Jung erano stati finalmente accettati e la loro disciplina, dove il misurabile e il ripetibile non sono sempre di casa, si insegnava nelle università con la dignità di una branca scientifica. Ogni volta c’era voluto uno sforzo immane per rompere le certezze acquisite, le incrostazioni di potere, le ansie di legittimazione e far transitare la nave dei folli sull’oceano dei geni.


Cambiare il punto di vista. Da quando Methodius gli aveva portato quell’interrogativo di zaffiro, trovato in una custodia antica quanto il mondo, Bartholomeus era stato contagiato. I punti esclamativi vacillavano. Nella Sala del Calcolo il ronzio del computer era incessante. Era grazie al suo lavoro e a quello di uomini come Bartholomeus che l’umanità era riuscita ad esplorare le galassie e a raggiungere i confini dell’infinitamente piccolo. Da tempo la fisica aveva invaso gli spazi della metafisica, occupando concetti e mutando teorie considerate immutabili, ma i censori non avevano smesso di operare; instancabili, vietavano ora le ricerche sul passato, non potendo influire su quelle volte al futuro. Eppure Bartholomeus sapeva che senza una piena coscienza dei passi compiuti l’ideologia rimane in agguato e i sacerdoti del conformismo mantengono il loro potere. Per questo motivo aveva stretto alleanza con Methodius, che nel passato marciava con passione, con le sue scarpe sempre impolverate e con l’animo incurante dei “Custodi della Negazione”.


Raniel si stava chiedendo se sarebbe mai stato capace di adattarsi a quel corpo tridimensionale. Eppure stava planando tra i mondi, si stava immergendo nella densità, stava progressivamente perdendo fluidità nei movimenti. Cominciava ad avvertire il trascorrere del tempo. E così, mentre entrava nella pelle, perdeva il contatto con la quinta dimensione; la vedeva svanire ai suoi occhi, non ne percepiva più la musica, non avvertiva più il fluire dei colori; rimaneva solo il contatto mentale. Era tutto quello che gli era stato concesso, per non turbare il mondo nel quale doveva operare. Un mondo enorme, immenso, se visto dal suo orizzonte dell’infinitesimamente piccolo e, proprio perché esteso, rigido, insopportabilmente denso. Era lì che doveva andare e lì sarebbe andato: nel regno di Thoth, il Signore delle Misure. Il misurare collassa le particelle quantistiche in entità stabilite. Era dunque la misura la causa di quella fissa densità nella quale stava entrando? Thoth era anche il dio della conoscenza e la mente, pensò Raniel, libera dai vincoli della materia, poteva andare oltre, anche tornare a casa.


Methodius entrò con fare concitato. Sotto il braccio aveva un libro antico, scovato chissà dove: fogli di pergamena e rilegatura in pelle. Guardò Bartholomeus con uno sguardo ammiccante e disse. “E’ del primo millennio. Tratta di angeli. A proposito, mi sapresti dire quanti angeli ci stanno sulla punta di uno spillo?”.

 

© Silvano Danesi

 

[1] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[2] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[3] Corrado Augias, Vito Mancuso, Disputa su Dio e dintorni, Mondadori

[4] Vito Mancuso, L’anima e il suo destino, Cortina edizioni

[5] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[6] David Chalmers, The conscious mind, Univerity of California

[7] Daniel Siegel, I misteri della mente, Cortina

[8] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[9] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[10] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[11] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[12] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[13] Karl Popper, Tutta la vita è risolvere problemi – Scritti sulla conoscenza , la storia e la politica, Rusconi

[14] John R.Scarle, Il mistero della coscienza, Cortina

[15] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[16] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[17] Edoardo Boncinelli, La vita della nostra mente, Laterza

[18] Edoardo Boncinelli, La vita della nostra mente, Laterza

[19] Edoardo Boncinelli, La vita della nostra mente, Laterza

[20] Luigi Moraldi, commento al Vangelo di Tommaso, Adelphi

[21] Citazione in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori

[22] David Bohm, citazione in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori

[23] Citazione in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori

[24] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[25] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[26] Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi

[27] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[28] Joseph Ratzinger, Liberare la libertà, Cantagalli

[29] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[30] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[31] Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni

[32] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[33] Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press

[34] Michio Kaku, Iperspazio, Macro Edizioni

[35] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[36] Alberto Gamblaunga, Fisica rara, Percorsi Synergon

[37] Michio Kaku, Iperspazio, Macro Edizioni

[38] Michio Kaku, Iperspazio, Macro Edizioni

[39] Michio Kaku, Iperspazio, Macro Edizioni