Ogni evento costituisce un segno e ogni segno ha un senso. I segni vanno tenuti in grande considerazione e possono costituire tracce, indizi per una ricerca.

La conferma mi viene da una significativa esperienza, avvenuta a San Benedetto del Tronto il 26 marzo 2011, dove, grazie all’iniziativa di due amici: Matteo Passeri e Giuseppina Capoferri, ho presentato due miei libri in una conferenza dove ho tentato di mettere in evidenza il filo che lega la tradizione druidica con quelle templare e massonica.

L’interrogativo di fondo del libro “Tu sei Pietra”, frutto di un’intuizione, riguarda un’antichissima tradizione iniziatica, che ha le sue radici alle origini della storia dell’uomo e che pare essere giunta fino a noi, anche se criptata; una tradizione che a volte è sembrata essere inghiottita nei periodi oscuri dell’intolleranza e dell’ignoranza, contrabbandate per fede, o cancellata dalle orde dei barbari invasori o, ancora, dispersa ai quattro angoli del mondo. E’ possibile trovarne le tracce? E’ possibile, seguendo queste tracce, ricomporre l’unità perduta? E’ possibile, in altri termini, che l’Antica Religione della Dea Madre (dominante nella coscienza collettiva dell’Europa del Neolitico) e del Dio Cornuto (il Kernunnos, presente nell’Età del Bronzo e le cui radici risalgono al Paleolitico), sia giunta sino a noi, viva e praticata, sotto mentite spoglie, per l’opera di un nucleo di iniziati che l’ha trasmessa attraverso una catena iniziatica ininterrotta? Il libro ipotizza che sia possibile e si avvia sui sentieri della Cerca, dove si incontrano i Baschi, i Druidi, i Templari, il Priorato di Sion, grandi personaggi della storia, come Abelardo e Bernardo di Chiaravalle e luoghi esotericamente significativi, primo fra tutti, in relazione all’ipotizzata trasmissione iniziatica, la Champagne.

Il druidismo (così come scrivo nei testi: “La via druidica”, primo e secondo volume) non è una religione nell’accezione comune del termine di credenza, timore e adorazione del divino e culto. Il druidismo può essere considerato una religione quando il vocabolo religione viene fatto discendere dalla particella re, che accenna a frequenza, e dal verbo legere, che equivale a scegliere e, in senso figurato, a cercare, guardare con scrupolosa cura. Guardare con scrupolosa cura e scegliere sono due concetti che ben si coniugano con la conoscenza e con la libertà. In questo senso, e solo in questo, il druidismo può essere considerato una religione: la religione della conoscenza e della libertà.

Il druidismo è una via filosofica fondata sulla libertà come valore essenziale; è una via spirituale e conseguentemente libera per accedere alla Conoscenza.

Nel druidismo non ci sono dogmi e verità rivelate; c’è la ricerca in merito alle leggi della Natura, ai comportamenti degli uomini, alla Sapienza del divino, intesa come punto limite della Conoscenza.

Dal deposito sapienziale antico, il moderno druidismo, senza scostarsi dai principi fondamentali, secondo quanto ho scritto nei due volumi de “La via druidica”, può distillare ciò che di essenziale la tradizione ci tramanda e da questo distillato può trarre indicazioni valide per il cammino attuale dell’essere umano.

Riguardo al druidismo esistono numerose testimonianze dei contemporanei, greci e latini, che ci danno utili indicazioni. Nelle culture antiche era consuetudine usare un linguaggio simbolico, a volte enigmatico, giocato sull’analogia, l’omofonia, la sovrapposizione dei significati. Non solo. Miti, leggende, fiabe, portano con sé nei secoli nuclei di conoscenza che possono essere distillati e riportati in evidenza. La stessa tradizione orale, anche se codificata nella scrittura in tempi più recenti, ha mantenuto inalterate nei secoli, come è stato chiarito da molti studiosi, le narrazioni. Questo fatto consente, con le dovute cautele, di poter dare ai resoconti scritti della tradizione orale una datazione ben più antica di quella della loro stesura. Esistono numerosi reperti archeologici ed archeoastronomici dai quali è possibile trarre utili indicazioni.

Infine: le sincronicità, che non ci forniscono certezza documentale, ma ci consegnano, nell’incessante stupore, stimoli interiori.

Il fenomeno della sincronicità, scrive in proposito Jung, è la “risultante di due fattori: un’immagine inconscia si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata) alla coscienza come sogno, idea improvvisa o presentimento; un dato di fatto obbiettivo coincide con questo contenuto”.[1]

Tra i due eventi vi è un nesso di “senso”, ma non vi è alcun nesso causale e, dunque, si è “costretti alla fine a supporre che esista nell’inconscio un ché di simile a una conoscenza a priori o, meglio, una “presenza” a priori svincolata da ogni base causale”.[2]

“Nel sincronismo l’accadimento si produce perché capita qui e ora: passato e futuro sono simmetrici sull’asse del presente”. [3]

Dove sta la sincronicità? Nel nesso di senso tra l’intuizione che è alla base delle ricerche relative al libro “Tu sei Pietra” e l’esperienza dell’incontro a San Benedetto.

All’incontro di San Benedetto ho presentato un libro che, come scritto supra, è in gran parte centrato sulla Champagne e sulla domanda se esista o meno un gruppo di iniziati che ha trasmesso nei secoli la Tradizione.

La Champagne è il luogo nel quale, nel XII secolo si sono concentrati alcuni avvenimenti che fanno pensare ad un disegno ben preciso: Bernardo di Chiaravalle, in pochi anni, costruisce una fitta rete di monasteri nei quali hanno voce in Capitolo, quando non sono abati, suoi parenti; la sorella di Bernardo costruisce a sua volta una serie di monasteri femminili; viene creato l’ordine dei Templari, alla cui costituzione partecipano parenti di Bernardo; alla corte di Maria, figlia di Eleonora d’Aquitania, opera Chrétien de Troyes, che dà vita ai fondamenti del ciclo del Graal e, nel Cligés, rivendica la legittimità della sovranità, impropriamente passata a Roma e a Bisanzio, ad Artù e, quindi, alla Tradizione druidica. Non solo: la Champagne è la regione della Francia dove anticamente c’era un insediamento di nobili post halstattiani che alcuni storici ritengono essere stati custodi delle antiche tradizioni. I parenti di Bernardo erano tutti appartenenti alla piccola nobiltà locale. Infine, nella Champagne erano insediati i Galli Senoni, dove la radice *sen significa antico. I Galli Senoni sono dunque i Galli Antichi. Osimo e, più in generale le Marche, sono la terra dell’incontro tra i Galli Senoni e la civiltà dei Piceni.

All’incontro era presente Roberto Mosca, uno studioso della storia di Osimo, cittadina che dista pochi chilometri da San Benedetto del Tronto, il quale, il giorno successivo, mi ha guidato nella Osimo sotterranea, dove chilometri di cunicoli collegano stanze con bassorilievi e incisioni di chiara impronta templare, come la triplice cinta (peraltro simbolo druidico) e con evidenti richiami al culto di divinità femminili e, in primo luogo, della Melusina, Mère Lugine, paredra di Lug (la più importante divinità maschile del pantheon druidico), archetipo del maçon, in quanto costruttrice magica di strutture megalitiche.

Osimo è stata una sede templare importante, in diretto collegamento con il porto di Ancona, dal quale prendeva il mare chi voleva recarsi in Terra Santa. Nella facciata del duomo, opera del XII secolo, la Melusina compare in un quadrante a ore otto (la direzione dell’otto è convenzionalmente quella del sud-ovest, ovvero della Dea). Inoltre l’otto e l’ottagono sono chiaramente rapportati alla tradizione templare. Nel duomo c’è una statua lignea di un Cristo crocifisso che, recentemente, è stato scoperto essere femmina, non solo perché la luce naturale che cade dall’alto ne evidenzia il seno, ma anche per il fatto che sotto una gonna rosa (assolutamente inusuale) si cela un sesso femminile. La barba del Cristo, a seconda della luce, diventa una lunga capigliatura che incornicia il volto e si raccoglie sul mento. Il Cristo femmina, il duomo e un litostroto di grande interesse sono opera di Mastro Filippo(1191), Templare e appartenente agli Enfants de Salomon.

La forma maschile di Iside-Astarte-Venere-Afrodite è Afrodito dal volto barbuto e sotto tale aspetto era venerata ad Amatunte, nell’isola di Cipro.

Nel mio libro “Tu sei Pietra”, oggetto della conferenza, sostengo che i Templari adoravano la Dea Madre e il Puro Pensiero (la Testa, Baphomet, il Bran dei druidi, the Green Man).

Strana sincronicità quella di trovarmi a parlare di un’ipotesi in un contesto che, con testimonianze significative, sembra confermarla.

A pochi chilometri da Osimo c’è Campocavallo,[4] dove sorge un santuario, Notre Dame de Campocavallo, progettato dall’architetto Costantino Costantini nel 1892 e costruito in stile neogotico lombardo sull’ideogramma di Chartres: una stella a sette punte. L’opera è stata interamente finanziata da benefattori francesi, molti dei quali nobili della Champagne. Il santuario è stato edificato ed arredato solo con materiali francesi. Una vetrata viene dalla zona di Oise, vicino a Parigi ed è stata finanziata da una dama di Gigors, piccolo comune francese situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza. Le parti non importabili dalla Francia sono state costruite in una fabbrica appositamente avviata da Costantini. Nel santuario compaiono varie scritte: “Fidelium impensis”, fedele alla consegna. Il santuario di Campocavallo è inoltre collegato con i cicli solari dell’abbazia di Rivet, che si trova vicino a Bordeaux, nei pressi di Saint Germain di Auros (Gironda). Nell’abbazia di Saint Marie du Rivet c’è una torre, antica piccionaia, quadrata all’esterno e rotonda all’interno (come l’architettura del Castello di Castes ed Dorthe e come il pozzo druidico dei Santi Forti di Chartres), convertita in monumento funerario, tomba del conte Romano Mathieu Ismen Tamizé, proprietario di un castello a Gontaud Fauguerolles, covo di illustri personaggi legati alla Carboneria e dediti allo studio delle geometrie solari, spostatosi poi a Sain Germain d’Auros.

E’ quanto meno strano che nobili francesi abbiano interamente finanziato un’opera a Campocavallo, ma la stranezza viene meno quando si presta attenzione al fatto che la Champagne è il luogo dove sono nati i Templari ed è la terra dei nobili post halstattiani, custodi di antiche tradizioni druidiche. La stranezza cessa di essere tale se si considera che agli inizi del IV sec. a.C. gruppi di Senoni (provenienti dalla Champagne) occuparono la parte settentrionale delle Marche, vi si stanziarono e diedero vita ad una koiné celto-greco-etrusco-italica. A testimoniare l’influenza celtica rimangono numerosi reperti archeologici, quali ad esempio, i torques d’oro a tamponi di Santa Paolina di Filottrano, la fibula di Moscano di Fabriano e i foderi a lamina esterna di bronzo sbalzato. Oltre all’omonimia di un popolo della Gallia che risiedeva ancora nella metà del I sec. a.C. a sud di Parigi (il nome è rimasto nella città di Sens) sono gli stessi oggetti che indicano un chiaro collegamento con l’area della Champagne e zone limitrofe. E’ stato addirittura scoperto che il fodero di Moscano fu decorato con lo stesso punzone utilizzato per il fodero di Epiais-Rhus, una località a nord-ovest di Parigi . E’ interessante pertanto collegare questi indizi con l’improvviso calo demografico che si osserva nei territori dello Champagne (ad eccezione di una piccola area nei dintorni dell’attuale Reims) verso la fine del V sec. a.C.

Secondo Tito Livio la tribù dei Senoni occupò il territorio compreso fra il fiume Utens (Uso o Montone) a nord e il fiume Aesis (Esino) a sud. La scoperta di testimonianze celtiche a sud dell’Esino, fin nelle Marche meridionali e oltre (sepolture celtiche sono state individuate anche a Campovalano, in Abruzzo), dimostra, tuttavia, che il confine meridionale indicato da Livio non dovette essere così vincolante.

Costantino Costantini, incaricato di ristrutturare chiese a Osimo dove compaiono simboli massonici, era parente di Andrea Vici, allievo del Vanvitelli (ambedue vicini alla Massoneria e probabilmente affiliati agli Illuminati di Baviera) e considerava suo maestro Francesco Fiorenzi, iscritto alla Giovine Italia e alla Carboneria, più volte deputato alla Camera e presidente della Società operaia creata da un’élite di carbonari e appoggiata apertamente dalla loggia massonica del rivoluzionario Vincenzo Rossi.[5] Interessante coincidenza anche questa, che induce a pensare ad un collegamento tra uomini legati alla Carboneria e alla Massoneria e, tramite queste, alle tradizioni templari e druidiche (vedi in proposito il mio: “Tu sei Pietra”). I Carbonari, infatti, come attestano alcuni studiosi, hanno tutte le caratteristiche della conservazione delle eredità celtiche ben fissate nell’inconscio collettivo europeo. Essi ripresero il simbolo del carbone come base della loro immagine, si riunirono in seno al mondo rurale e si opposero fermamente, quasi dogmaticamente, agli imperialismi religiosi (la Roma imperiale) e politici (i re di diritto divino). Il Rito Forestale inoltre sembra nascere come ibrido tra l’elemento operativo, rappresentato dalla base massonica “carbonara” e quello speculativo della venerazione della Grande Madre, la dea celtica Dana. A questo proposito, si noti il sincretismo, all’interno del rito, tra gli spezzoni druidici iniziali, quali il tracciamento del cerchio magico e l’accensione del fuoco sacro da parte dell’elemento femminile (le sacerdotesse bandruid) e la rimanente parte della cerimonia, di natura prettamente massonica tradizionale e simbolica (vedi in proposito il mio: “I riti forestali”).

Le prime pratiche di un rito massonico forestale speculativo (Massoneria del legno) sono apparse in Francia all’improvviso nel 1747. Charles François Radet de Beauchesne ne fu il promotore. Egli pretendeva di derivare i suoi poteri dal Signor di Courval, Gran Maestro delle Acque e Foreste della Contea di Eu e sire di Courval. Secondo Jean-Marie Ragon de Bettignies (1781-1866) la prima assemblea ebbe luogo a Parigi il 17 agosto 1747. Questo “Cantiere del Globo e della Gloria” era installato in un parco del quartiere della Nouvelle France (attualmente faubourg Poissonnière). Il rituale proveniva dalle foreste del Bourbonnais, patria degli Alverni (il cui capo eroico fu Vercingetorige, simbolo della resistenza celtica all’invasione romana) e regione dove ad Aurillac ebbe i natali e la propria formazione Gerberto (poi divenuto Silvestro II, papa scienziato). Nelle foreste del Bourbonnais, nobili proscritti avevano trovato rifugio ed erano stati poi iniziati da dei boscaioli al tempo delle agitazioni che segnarono il regno di Carlo VI e Carlo VII. (Sui rapporti tra Bernardo di Chiaravalle e le scuole di ispirazione gerbertiana vedi il mio “Tu sei Pietra”).

La Carboneria si è poi diffusa anche con vari riti cristianizzati ed è successivamente scomparsa, travolta dagli eventi politici nei quali si era impegnata. In Italia il filone iniziatico dei “charbonniers” è stato introdotto da Pierre Joseph Briot, nato nei pressi di Besançon, nella Franca Contea. Infine, nel novembre 1993, il druida della Gorsedd di Bretagna Gwenc’hlan Le Scouëzec, ha riunito intorno a sé un gruppo di massoni francesi, i quali, dopo aver costituito una loggia massonica della pietre, hanno instaurato il rito massonico forestale praticato oggi, che si ispira direttamente ai rituali di Beauchesne del 1747.

Dalle Marche ci giungono tracce di ricerca di una tradizione iniziatica ininterrotta. Tracce da indagare, con la passione della Cerca.

Vedi anche: http://laboratoriocasadellavita.it/2018/11/22/rosmerta-notre-dame-de-sion-e-una-societa-segreta-di-iniziati/

 

 

© Silvano Danesi

[1] Jung, Sincronicità, Boringhieri

[2] Jung, Sincronicità, Boringhieri

[3] Elémire Zolla, Archetipi, Marsilio

[4] Roberto Mosca – Alfonso Rubino – La triplice cinta druidica – Terra Nuova Edizioni

[5] Roberto Mosca – Alfonso Rubino – La triplice cinta druidica – Terra Nuova Edizioni