Esiste un nesso tra l’Appeso dei Tarocchi, il dio norreno Odino e il leggendario re Edwin che gli Old Charges asseriscono essere stato colui che diede le prime Costituzioni alla Massoneria? Considerando che i Tarocchi non sono un gioco, ma un linguaggio iconico iniziatico, parrebbe di sì.

La dodicesima lama dei Tarocchi è l’Appeso e l’Appeso è per antonomasia Odino, il viandante alla ricerca di se stesso e della conoscenza, che compie il suicidio rituale dell’impiccagione all’Albero del Mondo.

L’essere appeso simboleggia il distacco dalla Terra e il mettersi in una posizione intermedia tra Terra e Cielo, per accedere alla conoscenza. Nelle strofe del Rúnatal (parte dell’Hávamál), Odino dice di se stesso: “Con pane non mi ristorarono né con corno, scrutai giù, raccolsi le rune, gridando le presi, caddi nuovamente di là” (CXXXIX).

Il sacrificio di Odino, impiccatosi all’albero del mondo, è chiaramente relativo alla conoscenza.

L’Appeso è, pertanto, il simbolo dell’impiccagione e della morte apparenti (iniziatiche); è la fase iniziale dello schema universale Morte-Passione-Rinascita rinvenibile nelle iniziazioni.

E’ noto anche l’altro sacrificio di Odino, che presso la fonte del gigante Mimir, cede il suo occhio fisico per ottenere in cambio l’occhio dello spirito.

Nel sacrificio dell’occhio, scrive in proposito Antonio Costanzo, “crediamo di scorgere questo senso: la rinuncia , non solo all’occhio, ma a tutti gli organi di senso necessaria l’iniziato per troncare la confusione generata dal contatto tra la mente e gli oggetti dei sensi”. [1]

E Odino, l’impiccato primordiale, riconosce nell’essere umano impiccato colui che è degno di parlare con lui.

“Questo conosco per dodicesimo se vedo lassù su un albero penzolare un impiccato: si, incido e le rune dipingo che quest’uomo scenda e parli con me” (CLVII).

“Ora sono le parole dell’Alto cantate nella dimora dell’Alto, molto vantaggiose per i figli degli uomini, svantaggiose per i figli dei giganti. Salute a chi cantò! Salute a chi sa! Goda chi apprese! Salute a coloro che ascoltarono!”. (CLXIV).

Un rapporto tra l’impiccagione e una divinità lo riscontriamo anche nel celtico Esus.

“I commentari di un passaggio celebre della Pharsalia di Lucano (1-444) – scrive Jean Markale – ci ragguagliano su certi rituali di sacrificio agli dei Esus, Teutates e Taranis: per onorare Esus, si appendeva un uomo ad un ramo di albero; per onorare Teutates, si immergeva un uomo in un bacino fino alla soffocazione; per onorare Taranis, si bruciava un uomo in un tronco d’albero…”. [2]

Esus citato da Lucano e da Lattanzio è raffigurato su un altare eretto a Parigi dai commercianti sotto il regno di Tiberio e ritrovato nel cuore della chiesa di Notre Dame. Da una parte dell’altare c’è Juppiter e dall’altra un personaggio vestito con il saio gallico coronato di foglie di quercia e ornato di un coltello con il quale taglia quello che sembra un ramo di vischio su una quercia.

L’impiccagione riguarda anche Alétis – Erigone, colei che è nata all’alba. La sua peregrinazione si conclude con la sua impiccagione e, in seguito, viene trasformata nella costellazione della Vergine.

“Molte – scrive Leda Berné – sono le Dee, prima di tutte Artemide, la Dea vergine per eccellenza, che si sono impiccate, il ché potrebbe avere il senso di un mutamento totale della prospettiva da cui si guarda la vita e quello di un distacco del suolo della terra, ovvero un allontanamento della normale materialità”. [3]

Nel secondo giorno delle Antesterie, feste per Dioniso, detto Aióra, dedicato alle vergini e ai bambini, le vergini dovevano dondolarsi sull’altalena per diffondere all’esterno la potente e pura energia nascosta nei loro centri femminili.

“Esse – scrive ancora Leda Bernè – cantavano anche un canto di contenuto esotico oggi non più noto, in onore di una fanciulla mitica di nome Alétis, letteralmente l’errante, per celebrare la fine delle sue peregrinazioni, della sua ricerca, che aveva svolto insieme alla sua cagna Maira, letteralmente la splendente, trasformata poi nella stella del mattino Sirio”. [4]

Il Tasso Albero del Mondo e la leggenda di Edwin

 Il mito di Odino vuole che il dio norreno si sia appeso all’Albero del Mondo, Yggdrasil, per nove giorni, al fine di conoscere le rune e solitamente Yggrdrasil è associato al Frassino, ma la runa Eihwaz equivale all’albero del Tasso, in irlandese ýr, come la forma breve di Eihwaz.

Perché citiamo la runa Eihwaz?

Per il fatto che, come scrive Mario Polia, “lo Schneider propone per l’Albero Cosmico Yggdrasill un’interpretazione parallela a quella tradizionale di «Destriero del Terribile», cioè di Odino, risalendo al protogermanico inguaz, forma prossima di eihwaz «tasso» e facendo derivare drasill da *ðrasilaz «colonna» (dalla radice indo europea dher- che esprime il senso di «reggere», «sostenere»). La forma più arcaica dell’Albero Cosmico, pertanto, non sarebbe stata quella del Frassino, ma quella del Tasso (Taxus Baccata)”. [5]

 

Odino, per raggiungere la conoscenza delle rune, si è, pertanto appeso ad un Tasso.

Siamo così giunti al nesso Odino, Tasso, Massoneria.

Re Edwin, figlio di re Atelstano, secondo la leggenda proposta dagli Old Charges, avrebbe steso e promulgato le prime Costituzioni della Massoneria a York.

Gli Old Charges (manoscritto di Cooke- 1430, Manoscritto Dumfries – 1710, Poema Regius – XIV-XV sec., Manoscritto Lansdowne, 1560), infatti, indicano York come luogo di stesura e di promulgazione delle Costituzioni da parte di Edwin (o Hodrian) figlio di re Atelstano (Athelestân). Anche le Costituzioni del 1723, nella prefazione, affermano essere stato Edwin, figlio di Athelsân, a convocare la prima assemblea dei Massoni.

Resta il fatto che Edwin, quello della leggenda massonica, non è mai esistito.

Mentre, infatti, i Vichinghi erano calati sull’Inghilterra e sull’Irlanda, York era governata da Athelstan che aveva espulso Guðroðr. Óláfr, alleato con Costantino II e con il re Owain di Strathclyde, tentò la riconquista, ma fu sconfitto da Athelstan, il quale però morì nel 939 e entro la fine dell’anno Óláfr entrò in York e diventò re con la benedizione dell’arcivescovo Wulfstan.

Óláfr, scrive Jean Renaud, “ è uno dei rari re di Dublino il cui nome non è associato, negli Annali Irlandesi, a delle atrocità. Alle sue qualità di comandante aggiunge una grande esperienza dei differenti sistemi politici: conosce al contempo bene i costumi dei re irlandesi e quelli della Danelaw. Lui che aveva rapinato il monastero di Clonmacnoise in Irlanda, si conciliò con l’arcivescovo di York; e lui che subì la cocente sconfitta di Brunanburth [infertagli da Athelstan], trionfò pienamente tre anni più tardi”. [6]

York fu poi conquistata da Edmund del Vessex nel 945. Óláfr ripartì per York alla morte di Edmund nel 947 e nel 948 salì al trono, dal quale fu cacciato nel 952 da Eirik e nel 953 rientrò a Dublino.

La dominazione vichinga stabilì un rapporto stretto tra l’Irlanda del Nord e la Northumbria e costituì la base di un rafforzamento del rapporto tra le popolazioni celtiche e quelle anglosassoni, con le conseguenti reciproche contaminazioni culturali e religiose, in un misto di cristianesimo celtico, rinascita del paganesimo celtico e presenza ancora viva del paganesimo norreno.

I miti fondativi della Massoneria si incardinano in questo periodo storico, dove York, che sin dalla sua fondazione è un crogiolo di culture, mantiene questa sua caratteristica e la rafforza con la presenza del mondo norreno.

Athelstan (895-938) è considerato il primo re de facto d’Inghilterra a partire dal 927, anno in cui assunse il controllo di Northumbria, il quale regnò sul più vasto territorio mai governato da un re anglosassone; un territorio equivalente a quello dell’attuale Inghilterra.

Athelstan, ecco il punto che ci riguarda, non aveva alcun figlio di nome Edwin (aveva un fratellastro con questo nome), ma il mito fondativo dice che il re aveva portato in Inghilterra l’arte di Euclide e che suo figlio nel 926 diede le Costituzioni ai Massoni.

E’ evidente che il mito mette in rapporto due personaggi che tra loro nella realtà non hanno alcun rapporto e pertanto il loro accostamento è del tutto simbolico.

Il manoscritto Lansdowne, che introduce il nome del “figlio” di Athelstan, come ci ricorda René Alleau[7], fa anche allusione alle sue pretese conoscenze geometriche.

Vediamo pertanto di capire chi sono Athelstan e Edwin nel mito fondativo restituitoci dagli Old Charges, andando oltre le figure storiche e cercandone il significato nascosto.

Athelstan, suggerisce sempre Alleau, deriverebbe da Ateleston, termine greco usato da Euripide e da Platone per indicare “colui che non è stato iniziato”. Edwin, continua Alleau, deriverebbe dal greco Edoui, da cui il latino Aedui, che rinvierebbe agli Edui, la cui capitale era Bibracte. Derivazione impossibile.

Tentare di recuperare il significato nascosto di personaggi pseudo storici anglosassoni utilizzando l’etimologia greca è davvero opera ardita e, a mio parere, inutile e depistante.

La chiave di comprensione è invece recuperabile se poniamo attenzione all’antico inglese.

Edwin nell’antico inglese deriva da ead, dal significato di proprietà, ricchezza, prosperità, felicità e da wine, dal significato di amico. Edwin è dunque amico della ricchezza, della prosperità, della felicità.

Athelstan (Aethelstan – Athelstan) nel medio inglese deriva da athel, dal significato di nobile, eroe (dall’antico inglese aepele=eroe, eminente) e stân dal significato di pietra. Athelstan è dunque una nobile pietra.

Abbiamo, nel complesso mitologico Athelstan-Edwin, un giovane amico della prosperità, figlio di una nobile pietra, ossia un re celtico legittimato dalla Dea Madre, secondo l’antico rituale iniziatico in base al quale il re irlandese era riconosciuto dalla pietra di Fail che “gridava” il suo riconoscimento e i re scozzesi erano riconosciuti dalla pietra di Scone. Il mitico Artù estrae il suo potere regale (la spada) dalla roccia.

Il mito di York si incardina pertanto nel tema antico della legittimità regale celtica, che è tale solo in funzione del patto con la tribù, alla quale il re deve assicurare la prosperità attraverso il suo rapporto fertilizzante con la Madre Terra.

Edwin, come Owain e Ivano sono nati dal Tasso.

 Analizzando il significato del nome del luogo ove il mito fondativo contenuto negli Old Charges viene collocato, ossia York, comprendiamo l’importanza simbolica di questa collocazione. L’antico nome di York era Eburacum e Eboracum o Eburacum deriva dal celtico Eborakon (luogo del Tasso – Taxus baccata). Eburos (termine latinizzato) ha corrispondenze nel gallese efwur, nell’irlandese jobharnello scozzese iorc e nel bretone evor.

Concentriamoci ancora sul nome del mitico re Edwin. (vedi in proposito il mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”).

Eóghan, nella sua versione gallese Owain, richiama Owen e Ywain, ossia Ivano: il primo eroe dei Mabinogion e il secondo di un romanzo di Chrétien De Troyes. (vedi in proposito il mio: “I Fedeli d’Amore alla corte di Artù”). Come varianti di Owein o associato ad Owein abbiamo Owain e Ednywain, Ewein e Ednywein, Ywein e Ednowain, Yvein e Ednywen e Yvain. Poiché il prefisso edn significa da, abbiamo Ednywain da Owein, Ednywein da Ewein, Ednowain da Ywein, Ednywen da Yvein.

In Irlanda, nell’Ulster, c’è la County Tyrone o Contae Thir Eoghaid o anche Owensland, ossia la terra di Eóghan.

Il nome Eóghan (irlandese), Eòghan (scozzese) e nella versione gallese Owain, deriva dal celtico êoghunn, che contiene il prefisso og, dal significato di giovane. Un probabile significato di Eóghan (Owain) è: nato dal Tasso (Taxus baccata) o nato sotto la protezione del sacro Tasso.

Il Tasso in antico inglese è iw o eow, in anglosassone ich o ioh, in germanico ivo, in bretone iuin, in gallese ywen, in scozzese ibhar, in gaelico iur e in antico irlandese idhadh.

Nelle varie versioni ritroviamo le radici di York (Eburacum) e di Edwin.

L’assonanza dei vari antroponimi con il mitico Edwin che diede le costituzioni ai massoni è evidente e Edwin significa, a questo punto, “nato o protetto dal Tasso” e poiché operò, secondo la leggenda, a Eburacum (York) “il luogo del Tasso”, è altrettanto evidente che il Tasso acquista un significato di primaria importanza.

Il Tasso è simbolo dell’Antica Tradizione

 Il Tasso (I nel linguaggio arboreo) è il legno sul quale un File o un Druida irlandese incidevano ogam divinatori. Eboracum, ossia York, è dunque anche un luogo della divinazione.

Il legno del Tasso era adatto per incidervi incantesimi, sia presso i Germani, sia presso i Celti. “L’attribuzione di poteri magici all’albero del Tasso – scrive Polia – risale probabilmente alle origini della cultura indoeuropea”. [8]

Al Tasso di Fortingall, nel cuore della Scozia, sulla cui età gli studiosi hanno opinioni assai discordi, vengono attribuiti dai 2.000 ai 5.000 anni. L’incredibile durata del suo legno (di Tasso è il più antico manufatto umano di legno, costituito da una lancia pressoché intatta, rivenuta a Clacton in Inghilterra, e datata 150.000 anni fa), ne hanno fatto anche un simbolo di immortalità e di saggezza onnicomprensiva.

Per i popoli germanici il Tasso era l’Albero della Rinascita ed era associato al 21 dicembre, giorno nel quale il Sole rinasceva e ricominciava il ciclo annuale di vita e morte. Nel calendario dei Celti, presso cui fu albero sommamente sacro, il Tasso era associato alla festa di Samhain, situata nel mese di novembre, durante la quale si aprivano le porte tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Si credeva che il Tasso fosse il guardiano delle porte che mettevano in comunicazione i due mondi, che purificasse i morti e proteggesse l’anima nel suo viaggio verso l’aldilà, prevenendo l’interferenza degli spiriti malvagi. Anche i Greci lo considerarono una sorta di porta di accesso verso gli Inferi e lo avevano dedicato ad Ecate, dea degli Inferi; i sacerdoti di Eleusi lo utilizzavano durante i loro riti misterici come simbolo inscindibile di morte ed immortalità.

Una leggenda irlandese, riportata da Fred Hagender (Lo spirito degli alberi) sostiene che in Irlanda da un unico albero antichissimo, il mitico Albero del Mondo, furono staccati cinque ramoscelli che diedero origine, piantati nelle cinque province d’Irlanda, agli alberi sacri d’Irlanda: Bile Tortan, Eo Mugna, Eo Rossa, Craeb Daithi e Bile Uisnig. I testi medievali si riferiscono in realtà a due tassi, una quercia e due frassini.

Riporta Alfredo Cattabiani che secondo una leggenda dei Cimri, gli antichi abitanti di lingua celtica del Galles e dello Strathclyde, il Tasso sarebbe il più vecchio essere vivente, potendo raggiungere i 19.683 anni”. [9]

Il Tasso, dunque, appartiene ai figli dell’Albero del Mondo e come tale era ritenuto sacro. Non a caso l’alfabeto ogamico veniva scritto su tavole di Tasso.

Il Tasso “porta” verso l’iniziazione e la conoscenza

Il Tasso è anche una “porta”; è l’albero della morte come riposo, ma anche come iniziazione. Non per altro era connesso alla Dea Ecate, corrispondente della Cerridwen celtica e anch’essa protettrice di un magico Calderone di trasformazione e saggezza. Conoscere il Tasso significa conoscere ciò che si cela al di là della Porta, ciò che è contenuto nel centro del Calderone. Ciò che rappresenta il Tasso è qualcosa che trascende la mera morte. Esso rappresenta i Misteri custoditi nel Silenzio ed è la Porta verso la Conoscenza che trascende la vita manifesta perché è parte stessa dell’Eternità.

Dormire, oppure meditare all’interno delle grandi cavità del Tasso, come facevano anche alcuni santi cristiani irlandesi, che sceglievano questo luogo per pregare, significa abbandonarsi totalmente e concedersi a ciò che questa grande e antichissima pianta vuole insegnarci, ed accettare di percorrere il Passaggio tra un ciclo e l’altro, senza per forza smettere di respirare, dato che la morte si presenta a noi in infinite forme.

Ciò che ci insegna il Tasso, unendo la morte (il veleno) con la vita (la longevità), e trascendendo entrambe, è soprattutto che non esiste discontinuità tra queste due fasi, ma che al contrario sono complementari l’una per l’altra e unite. Allo stesso modo noi dobbiamo imparare ad accettarle entrambe, a conoscerle e a trascenderle.

Concludendo

Concludendo, il Tasso, albero considerato sacro e asse del mondo, nonché porta tra i due mondi, è il simbolo di una Tradizione millenaria e l’intreccio etimologico che lega York (luogo del Tasso) a Edwin (nato dal Tasso), fa di colui che secondo la leggenda fondativa ha dato le Costituzioni alla Massoneria, l’anello di congiunzione tra la Tradizione millenaria e la Tradizione massonica.

Il messaggio che ci viene consegnato dagli Old Charges, sotto il velame di un leggendario re, incardinato in una dinastia cristiana, è che le Costituzioni della Massoneria sono state date da un “nato dal Tasso”, in un “luogo del Tasso”, che è l’albero di una Tradizione millenaria ed è anche Yggdrasil, Albero del Mondo, al quale Odino (dio mago della conoscenza) si è appeso per conoscere il segreto delle rune. Solo “appendendosi” al Tasso, ossia all’Antica tradizione millenaria, si può giungere alla conoscenza.

E’, a questo punto, legittimo il sospetto che alla compilazione degli Old Charges abbiano contribuito antichi druidi o monaci cristiano celtici, eredi dell’Antica Tradizione.

©Silvano Danesi

[1] Nota di Antonio Costanzo a Hávamaál, La voce di Odino, Il testo sacro degli antichi vichinghi, Diana

[2] Jean Markale – L’épopée celtique en Bretagne, Payot

[3] Leda Berné, Dioniso e le donne ovvero la giocosa follia, Ed. della Terra di Mezzo

[4] Leda Berné, Dioniso e le donne ovvero la giocosa follia, Ed. della Terra di Mezzo

[5] Vedi Mario Polia, Le rune e i simboli, Il cerchio-Il corallo

[6] Jean Reynaud, L’esprit del la Gaule, Firne ed. Paris, 1864.

[7] René Alleau, Le origini occulte del Nazismo, Meditarranee

[8] Mario Polia, Le rune e i simboli, Il cerchio-Il corallo

[9] Alfredo Cattabiani, Florari, Mondadori