Gabriele, messaggero, angelo del fuoco, scriba celeste, la cui festività era il 25 marzo (spostata dal Concilio Vaticano II al 29 settembre) è Kha Vie El, la Forza di El, o El è forte, o l’uomo forte di El. Nel libro di Enoch è il capo dei cherubini, è la mano sinistra di Dio e nel Vangelo annuncia la nascita di San Giovanni Battista e di Gesù.

Se l’annuncio della nascita di Gesù è esplicitamente proposto come un fenomeno prodigioso (“Lo Spirito Santo scenderà su di te…), non meno prodigioso è quello relativo alla nascita di San Giovanni Battista. Gabriele, dopo aver detto a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio”, parla di Elisabetta: “Vedi: anche Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio” (Luca 1, 35-38).

A Zaccaria, marito di Elisabetta, Gabriele dice: “Io sono Gabriele che sta al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo” (Luca, 1, 19-20).

Gesù nasce da una vergine per intervento divino (all’equinozio di primavera la Dea Madre è una giovinetta). Giovanni nasce da una donna vecchia e sterile per intervento divino (all’equinozio d’autunno la Dea Madre, dopo aver dato i suoi frutti, è vecchia e sterile) e il suo concepimento è un segreto del quale Zaccaria non può parlare. Zaccaria significa “Yahweh si è ricordato” ed Elisabetta (Elisheva) significa il Signore è il mio giuramento. Più nel dettaglio e più significativamente, Elisabetta deriva da Elisheva, femminile di shivah, sette, e nishba, egli giurò e il suo significato letterale è: Egli si è impegnato (ha giurato) per il sacro numero sette.

Giovanni (Johanan, dono del Signore), dunque, è figlio di un evento segreto, sul quale Zaccaria è tenuto al mutismo. Un segreto e un impegno connessi con il numero sette.

Maria (dell’Egizio myr o mr, dal significato rispettivamente di amata e amore) è a sua volta frutto di un evento prodigioso; è figlia di di Gioacchino (Jeo-iakin, Dio rende forti) e di Anna (Hannah, dal significato di grazia, la benefica). I due genitori sono anziani e Anna è sterile. Maria (Dea madre giovinetta) è sposa di Giuseppe (Yosef, dal significato di “Dio aggiunge). La coppia ripropone l’antico archetipo della Dea Madre Universale, la parthenos, capace di autogenerazione, e del suo paredro maschile.

Dio si è ricordato (Zaccaria). Elisabetta si è impegnata e ha giurato per il sacro numero sette e riceve un dono di Dio sul quale va mantenuto il segreto.

Il settenario in ambito biblico

 Se rimaniamo in ambito biblico il numero “sette” è il numero sacro perché è il simbolo della creazione che avvenne in sette giorni, l’ultimo dei quali Dio si riposò. Il numero 7 indica, pertanto una sorta di “sigillo”, di indicazione di compimento. L’approccio numerico è, peraltro, giustificato anche da quanto è scritto nella Bibbia (Sapienza): “Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso”.

Sia sui testi ebraici dell’Antico Testamento, sia in quelli greci del Nuovo, si può risalire sempre alla stessa caratteristica numerica: “il numero sette” ricorrente.

In Egitto, al tempo di Giuseppe, vi furono “sette” anni di abbondanza, seguiti da “sette” anni di carestia; quando gli israeliti conquistarono Gerico, il popolo e “sette” sacerdoti portavano “sette” trombe marciando intorno alla città per “sette” giorni consecutivi e il settimo giorno marciarono intorno alla città per “sette” volte; ogni “sette” anni in Palestina la terra non veniva lavorata (veniva chiamato anno sabatico e la terra doveva riposare) e dopo “sette” cicli di “sette” anni, il cinquantesimo anno era un giubileo; quando Naaman, re della Siria, si ammalò di lebbra il profeta Eliseo lo mandò a bagnarsi nel fiume Giordano per “sette” volte; il re Salomone impiegò “sette” anni nella costruzione del Tempio all’Eterno e la sua inaugurazione durò “sette” giorni;

Nel libro dell’Apocalisse tutto si svolge attorno al numero “sette” : sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette trombe, sette coppe, sette stelle, sette spiriti.

Il sette nella simbologia Maya

 Nella simbologia Maya i numeri che vanno dall’1 al 13 rappresentano l’energia dell’universo che pulsa attraverso la rete cosmica ed è presente ovunque. Questi numeri rappresentano l’impulso che tiene tutto in movimento: sono le onde del grande mare.

Il 7 è numero apicale di un’onda energetica e ne rappresenta il punto di massima potenza.

Il 7 presso i Maya è il numero divino ed è anche il numero correlato alla piramide, come in Egitto (7 e 11).

I sette toni Maya si intrecciano con 20 simboli solari, a costituire il tessuto dell’esistente. Un tessuto dell’esistente che è l’espressione del Grande Spirito e Creatore dei Maya, Hunab Ku: un vortice di energia dal quale proviene ogni cosa.

“«Hunab» – spiega Magda Wimmer – è la parola per significare l’energia divina e «Ku» significa piramide. Hunab Ku è l’autore del movimento e della forma e il suo simbolo è la piramide, che si propone, pertanto, come elemento primario della geometria sacra.

Ogni anno, quando i giorni tornano ad essere più lunghi delle notti, i Maya incominciano a preparare il ritorno del messaggero divino. Egli discende nel mondo inferiore per liberare la luce. Nel giorno in cui, in primavera, il giorno ha la stessa durata della notte (equinozio di primavera), egli appare in questo mondo sotto forma di piramide, con il capo ornato di lunghe piume, dai colori dell’arcobaleno, in segno di rinascita della luce”. [1]

La piramide, conseguentemente, è una forma geometrica strettamente connessa con il manifestarsi dell’energia nella materia.

Il sette nella tradizione ermetica

Nel libro XVI de: “La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto”, Asclepio spiega come la lingua sequenziale greca non renda il senso chiaro delle parole, così come lo è per la lingua egizia, in quanto è in questa lingua che “la qualità stessa del suono e il [tono] dei nomi egiziani ….hanno in sé l’energia delle cose che esprimono”.

Noi, dice Asclepio, “non usiamo parole, ma suoni pieni d’azione”, in altri termini energia, lavoro creativo.

Su questa definizione di “suoni pieni d’azione” è opportuno appuntare la nostra attenzione, così come l’hanno appuntata molti studiosi, per comprendere il complesso intreccio tra suoni, energia, geometriche forme, algoritmi, simboli ed archetipi. Intreccio che costituisce il tessuto del cosmo. Lo afferma anche il filosofo, teologo e paleontologo cristiano Teilhard de Chardin, quando scrive: “Ogni elemento del Cosmo è concretamente intessuto di tutti gli altri”.

 Il settenario egizio

La tradizione egizia, così come attestata nel Libro dei Morti (il Per em Ra), ci consegna un settenario che ha un profondo significato iniziatico, in quanto riguarda i sette Neter strettamente connessi con il viaggio del morto (iniziato).

Mesti o Amsit Hapi Duamutef Kebsennut o Qebehsenuf Maatef Kherbekef Kher heb kef Hor- Khenti-Amenti.
Figlio di Horus, Vaso canopo, antropocefalo, sud, fegato

 

Figlio di Horus, Vaso canopo, Cinocefalo, nord, polmoni e cuore. Figlio di Horus, Vaso canopo, Sciacallo, oriente, stomaco. Figlio di Horus, Vaso canopo, ieracocefalo, ovest, intestini Una forma di Maat, dea della giustizia, della verità, ordine Sacerdote addetto all’apertura della bocca Anubis – Signore degli Occidentali – Il Primo degli Occidentali –

Nel Capitolo XVII del Libro dei Morti è scritto: “Eliminate il male che è in me, come avete fatto per i Sette Luminari che vengono al seguito del loro signore, colui che computa e i cui posti sono stati fatti da Anubis il giorno di”Vieni a noi!”. E per quanto concerne Hotep- kuis è quest’occhio di Ra (variante): è la Fiamma che si trova al seguito di Osiride per bruciare le anime dei suoi avversari. Riguardo ai sette Luminari sono: essi sono Mesti, Hapi, Duamutef, Kebsennuf, Maatef, Kherbekef, Ho-Khent-ammati”.

“Allo stesso ordine di idee vanno ricondotti i sette «Geni» della visione di Ermete e i sette «Deva» dell’India, mentre nei capitoli XVII e LXXI del Libro dei Morti si parla di sette «Spiriti» che «fanno i decreti» e che sono collegati con l’occhio del Sole”. [2]

I divini Capi dietro a Osiride sono Mesti, Hapi, Duamutef e Kebsennuf e sono coloro che si trovano dietro la costellazione della Coscia del Nord.

 Il settenario di Newton

Newton, scienziato e alchimista, scoprì che la proporzione dei colori era uguale a quella degli intervalli della gamma di Re e comparò i colori non agli otto toni dell’ottava, ma ai sette intervalli entro questi toni.

 

RE                 MI             FA           SOL           LA         SI          DO             RE

8/9               15/16         9/10           8/9         9/10       15/16         8/9

VIOLA           INDACO     BLU     VERDE   GIALLO ARANCIO ROSSO

 

“Cercando la ragione dello spettro – scrive Joscelyn Godwin – Newton scoprì un’altra dimensione musicale: sperimentando con gli anelli colorati che appaiono quando accoppiamo l’uno contro l’altro dei vetri quasi piatti. Newton calcolò gli intervalli tra i due vetri, intervalli dell’ordine di dieci millesimi di centimetro, che donavano i differenti colori. Egli li trovò proporzionali gli uni agli altri come le radici cubiche del quadrato della distanza delle corde che davano gli intervalli musicali corrispondenti. E’ attraverso tali calcoli che si è scoperto più tardi la lunghezza delle onde della luce. Ma per Newton, e per noi, c’era un’associazione sorprendente con la stessa legge di Keplero: il quadrato del periodo di rivoluzione dei pianeti attorno al sole si rapporta come il cubo della loro distanza dal sole. Ed ecco la legge di Newton, analogicamente espressa: il cubo degli intervalli tra i vetri si rapporta come il quadrato dei rapporti musicali che loro corrispondono. Nel pensiero di Newton l’armonia del mondo dimostra la sua prova sperimentale: la musica e la scienza dei colori incontrano la meccanica, la gravitazione, il peso e il periodo dei pianeti”. [3]

Il sette e l’armonia della musica

Il riferimento massonico tradizionale a Euclide, Pitagora e Ermete Trsmegisto ci collega, in modo particolare, alle culture greca ed egizia

L’attribuzione dei Greci dei toni ai sette “pianeti” è la seguente:

SI                   DO         RE       MI       FA         SOL           LA

Saturno       Giove     Marte   Sole   Venere   Mercurio   Luna

Conseguentemente si possono ricavare i toni dei giorni della settimana, così come oggi sono denominati in varie lingue, con evidente riferimento ai “pianeti”.

SI               MI             LA         RE         SOL         DO       FA

Sabato   Domenica Lunedi Martedi   Mercoledi Giovedi Venerdi

La base del sistema musicale dei Greci è la lira di Hermes, la cui scala di note e:

MI   SI   LA   MI

Altrettanto interessante, per uno studio tradizionale della musica, il Tetracordo di Filolao.

Come bene spiega Arturo Reghini, nel suo: “I numeri sacri nella tradizione pitagorica massonica” (Atanor), al quale rinvio per eventuali approfondimenti, il Tetracordo di Filolao, simile alla lira e all’arpa, contiene i rapporti fondamentali dell’intera armonia musicale: DO, FA, SOL, DO.

I rapporti numerici che presiedono alla distribuzione dei suoni emessi dalle corde del Tetracordo sono gli stessi della Tetractis.

 

DO FA SOL DO
1 4:3 3:2 2:1
sillaba diapénte Diapason
quinta ottava

Il rapporto Do-Sol, come ben spiega Reghini è fondamentale nel Tetracordo in quanto è l’intervallo caratteristico dell’elevazione della lingua parlata (modulazione della voce) e, al contempo, costituisce la “legge di quinta”, che permette il passaggio dalle quattro corde alle sette corde in modo che ogni nota sia seguita dalla sua quinta.

 

DO RE MI FA SOL
1 2 3 4 5

 

Per pervenire all’armonia, simboleggiata nel Tempio massonico dalla Stella Fiammeggiante, simbolo di Venere, occorre estendere il Tetracordo o Tetractis, simboleggiata dal Delta, con la legge di quinta.

Il 4 diviso 3, corrispondente al Fa, è l’ultima riga della Tetractis diviso la terza. Il Sol, corrisponde alla terza riga diviso la seconda, ossia 3:2 e il Do di ottava corrisponde alla seconda riga diviso la prima, ossia 2:1.

Nella Tetractis è contenuto il segreto della scala musicale. La “legge di quinta” è quella che consente la costruzione dell’armonia e dell’insieme della scala musicale e il Sol è la chiave musicale della Tetractis.

I sette bracci della Menorah

Se alle sette note della scala musicale aggiungiamo i semitoni raggiungiamo il numero 12, simbolicamente riferibile agli asterismi dello zodiaco.

Nel Tempio massonico abbiamo 12 colonne sulle quali sono posti 12 asterismi zodiacali e il candelabro a 7 bracci che rappresenta simbolicamente i sette “pianeti” o luminari.

Partendo dal punto vernale simbolicamente collocato in Ariete (equinozio di primavera) con il DO, lo zodiaco è rapportabile all’intera scala musicale dei toni e dei semitoni.

Il candelabro a sette bracci, stando alla tradizione greca, dà la seguente serie numerica e di note:

1     2     3     4   5    6     7

SI   DO RE MI FA SOL LA

Il LA, in questa scala, è la settima nota ed è anche la vibrazione convenzionale di 440 Hz sulla quale si accordano gli strumenti musicali.

L’accensione rituale del candelabro a sette bracci, se destrorsa darà la seguente serie di note: SI LA DO SOL RE FA MI; se sinistrorsa: LA SI SOL DO FA RE MI.

 

Anche gli stili architettonici non mancano di partecipare alla definizione musicale del Tempio. Le scale tonali greche erano distinte in modi quali il dorico (grave e severo) e ionico (più dolce).

A questi si aggiungevano il lidio (patetico) e il frigio (maestoso).

 

La Menorah, avendo i bracci che possono ruotare su se stessi di 360 gradi e, pertanto posizionarsi con varie angolature, secondo quanto suggerisce Ivan Mosca, serviva, per il popolo nomade degli Ebrei, come lunario e calendario perpetuo. Con la Menorah si potevano leggere i giorni, le settimane, i mesi, le stagioni, gli anni, i sette anni ciclici, l’anno giubilare, le fasi della luna. Questa osservazione ci conforta nell’asserire come primario il rapporto tra il candelabro a sette bracci, il cosmo e le sue misure.

Le tre luci rappresentate dal Maestro Venerabile, dal 1° e dal 2° Sorvegliante, hanno sul trono e sugli scranni rispettivamente tre, due e una luce.

Così il 2° Sorvegliante è 1 di 2, il 1° Sorvegliante è 2 di 3 e il Maestro Venerabile 3 di 4. La loro posizione numerica può essere intesa come un accordo musicale corrispondente al Tetracordo:

 

DO FA SOL DO
1 4:3 3:2 2:1
Maestro Venerabile 1° Sorvegliante 2° Sorvegliante

 

Le note musicali, organizzate in ottave, sono otto, con il Do ripetuto due volte. Nove ottave (campo dell’udibile umano) danno 64 note (i Do centrali sono condivisi).

 

DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO – RE- MI – FA – SOL – LA – SI – DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI- DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI- DO –RE – MI – FA – SOL – LA – SI- DO

Tra una nota è l’altra agisce Ø, numero aureo, che determina il campo morfogeneticamente vincente in natura e il numero dell’armonia delle forme.

Il settenario nel mondo indoeuropeo

Agni, il dio vedico del fuoco, “cappellano” degli dèi, ha sette braccia, le due bocche delle due teste hanno ognuna 7 lingue, che indicano i 7 colori dello spettro solare, o i 7 giorni della settimana, oppure le virtù del fuoco[4].

Il Surya (luce) indovedico ha 7 cervelli.

L’eroe e semidio irlandese Cuchulin ha 7 dita in ogni piede e 7 dita in ogni mano (totale 28 dita come i giorni del ciclo lunare); ha 7 pupille in ogni occhio che brillano con 7 scintille simili a gemme (ogni occhio vale 49). Cuchulin ha inoltre cinquanta trecce bionde tra un orecchio a l’altro (in totale: trecce più orecchie uguale a 52, come le settimane di un anno).

Sette sono i colori dell’arcobaleno, simbolico ponte tra il cielo e la terra.

Settembre, in un sistema annuale che parte dall’equinozio di primavera (marzo) è il settimo mese.

Sette sono le note musicali, organizzate in ottave. Nove ottave danno 64 note (campo dell’udibile umano). Tra una nota è l’altra agisce Ø, numero aureo che determina il campo morfogeneticamente vincente in natura.

Il sette è il numero contenuto nel nome sanscrito dell’Orsa maggiore o Sapta-riksha (sette e orso). Riksha è anche in generale una stella, ossia una luce (archis, dalla radice arch o ruch, brillare, o illuminazione[5]. Sapta-Riksha è la dimora dei sette Rishi, ossia dei sette veggenti, dei sette illuminati della tradizione vedica. La dimora dei sette illuminati è la Terra del Cinghiale, la zona boreale (mito iperboreo).

Nel Convivio Dante ci dice che i 7 cieli sono le scienze: Luna-grammatica; Mercurio-dialettica; Venere-rettorica; Marte-musica; Giove-geometria; Saturno-astronomia e Sole aritmetica o ragione illuminata.

Il settenario e il Dna

 Tuttavia, quel che più conta è che il sette racchiude il segreto del Dna, un segreto a conoscenza degli antichi, come dimostra l’ottimo lavoro della matematica e sinologa Katya Walter[6], nel quale, a proposito degli I Ching, dimostra quanto asserito la Marie Louise Von Franz, la quale, come scrive Antonio Vitolo nell’introduzione a Psiche e Materia, “ha compiuto una «scoperta» non trascurabile, la constatazione dell’omologia tra le combinazioni, disposizioni e ripetizioni dei 64 esagrammi I Ching e le 64 differenti triplette formate dalla base quaternaria (adenina, timina, guanina e citorina) dell’acido desossiribosonucleico, come si sostiene in Zahl und Zeit (1970)”.

“L’aspetto affascinante – scrive Marie Louise Von Franz – è l’identità, persino nei dettagli, tra l’aritmetica degli I Ching e quella del codice genetico. Ci troviamo dinnanzi a una cosa stupefacente: i Cinesi, in base alla sola visione interiore, sperimentando in un certo modo il proprio stato psichico, sono pervenuti a un sistema di numeri – che per loro ha un significato informativo – che hanno poi ampliato filosoficamente. Ora, lo stesso sistema di numeri è stato scoperto dalla scienza occidentale come base fisica di ogni informazione. Oggi, cioè, si è rivelato che l’immagazzinamento e la trasmissione di «informazione» nelle cellule del nostro corpo e, in particolare, nella base materiale dei nostri processi cognitivi vengono attuati dall’Rna (acido ribonucleico) e dai messaggi dell’Rna. Questi acidi, che come il Dna (desossiribonucleico) si trovano alla base di ogni sostanza ereditaria, soggiacciono a un codice matematico, la cui struttura numerica di base corrisponde esattamente a quella in esagrammi I Ching. Come è noto, sono sessantaquattro. Analogamente, esistono 43 (64) combinazioni possibili di segnali di codice per l’elaborazione di venti aminoacidi nel codice Rna e nel codice Dna. La trasmissione dell’informazione avviene in un codice tripletta, simile ai segni I Ching, che constano di due triplette”. [7] Quattro Dna, letti da 3 Rna sono un settenario.

La danza dell’Unus Mundus

E’ qui significativo notare che il campo dell’incoscio collettivo, inteso come isomorfo al campo dei numeri, non solo è organizzato in modo non occasionale né caotico-parziale, ma sembra, al contrario, subordinato a un centro energetico superiore, che Jung ha definito archetipo del Sé. In quasi tutti gli schemi dell’Unus Mundus c’è un ritmo di danza di triplette e quaternari.

Oggi, alla luce della fisica quantistica, dove alle scale minime dell’universo l’informazione vive sotto forma di bit (alla scala di Plank si annidano paradossi – la natura è paradossale) gli scienziati sospettano che sia l’informazione a far comparire ciò che percepiamo come realtà.

Potremmo dire che “Dio” è informazione e che l’uomo, figlio dell’informazione, contiene in sé il codice per acquisirla.

Nel corso degli ultimi vent’anni i fisici hanno capito molte cose di come l’universo immagazzina informazione, arrivando a ipotizzare che sia l’informazione e non la materia e l’energia a costituire l’unità fondamentale dell’esistenza. L’informazione si trasmette in frammenti minuscoli; da questi frammenti deriva lo spazio. L’informazione non si perde mai. Anche quando un oggetto cade in un buco nero, la materia che contiene potrà perdersi, ma l’informazione dell’oggetto rimane in qualche modo codificata sulla superficie del buco nero.

 

Triadi e tetradi schemi ordinatori

 

Il numero, che dell’informazione è l’espressione più significativa, come ben spiega Marie Louise Von Franz (Pische e Materia, Boringhieri)[8] è l’archetipo fattosi cosciente e spetta ai numeri dall’uno al quattro la massima frequenza perché gli schemi ordinatori sono per lo più triadi e tetradi. I numeri dall’uno al quattro (1+2+3+4=10) formano la sacra Tetraktis di Pitagora.

I numeri sono gli archetipi più primitivi esistenti, rappresentano la matrice degli archetipi e rinviano a uno sfondo della realtà in cui psiché e materia non sono più distinguibili.

Inoltre, l’universo è elegante. Le formule matematiche che spiegano le regole che presiedono allo svolgersi della natura tendono alla semplicità e all’eleganza.

I nostri geni sono, di fatto, la nostra connessione con il cosmo. “Una serie infinita di combinazioni di queste lettere formano parole che compongono frasi e paragrafi sfociando infine nel libro della vita”. [9]

Il settenario (4 Dna e 3 Rna che leggono il Dna) è la traduzione dell’informazione nel linguaggio delle proteine, che sono i costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali. I nostri cromosomi sono 22 e 22 sono le lettere dell’alfabeto ebraico (tre madri più tre doppie più dodici semplici). Le sephirot sono 10 (più 22 vie = a 32 sentieri dell’albero sefirotico). La lingua ebraica è basata su radici di tre lettere. Il linguaggio della Bibbia e quello del Dna sono due facce della stessa medaglia. Le lettere sono depositarie della potenza divina e convogliano nel reale l’impulso della creazione: yod emanazione, he creazione, waw formazione e he realizzazione.

Il codice genetico consiste in 64 triplette diverse, delle quali 61 designano aminoacidi e 3 fungono da segnali di stop nella sintesi proteica.

22/7= 3,14………, un numero infinito.

L’informazione, l’infinità numerica, contiene tutto ciò che è in-formazione e la forma è pensiero schematizzato, nel limite.

Da un punto di vista simbolico il Dna è associabile al serpente ed è significativo il fatto che il dio mesopotamico Enki-Ea, Signore della acque e della Terra, sia anche il Serpente Nachash, il Conoscitore dei segreti e che il geroglifici del dio egizio Ptah sia, una doppia elica come il Dna. Non mancano altri esempi relativi al Dna, come le Nadi o il doppio serpente di Esculapio.

La scienza racchiusa nel mito

 Alla luce degli indizi sin qui esposti, ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri, il segreto di Zaccaria e di Elisabetta, così come le gravidanze straordinarie annunciate da Gabriele, ossia dalla “Forza di El”, assumono i connotati di un segreto scientifico trasformatosi in mito, ossia in narrazione criptata; un mito che ci narra di un vortice di energia, come l’Hunabku dei Maya: un vortice di energia intelligente, ossia contenente informazione; di codici morfogenetici, di codici attivatori della vita e, forse, anche di accadimenti scientifici che solo ora siamo in grado di intravvedere sotto il velame delle criptature, forse volute o, forse, dovute all’oblio nel quale sono cadute conoscenze antiche.

Oggi la scienza potrebbe tradurre i fatti narrati in teorie e tecniche verificate e accertate nella loron validità teorica e nella loro applicabilità pratica.

Come sostiene Carlo Rovelli: “I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti”. [10]

©Silvano Danesi

 

[1] Magda Wimmer, I Maya, Newton Compton

[2] Boris de Rachewiltz, Egitto magico e religioso, Edizioni deolla Terra di Mezzo

[3] Joscelyn Godwin, L’ésotérisme musical en France, Dervy

[4] vedi Kolondan Dana, I Celti e gli extraterrestri, Faenza editrice

[5] vedi Réné Guénon, I simboli della scienza sacra, Adelphi

[6] Katya Walter, Il Tao del caos, Piemme.

[7] Marie Louise Von Franz, Psiche e Materia, Boringhieri

[8] Marie Louise Von Franz, Pische e Materia, Boringhieri.

[9] Zecharia Sitchin, Il codice del cosmo, Piemme.

[10] Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi