Carissimi lettori,

seguendo il nostro programma di studio, lanciamo oggi la prima Newsletter del nostro sito.

Periodicamente (trimestralmente per la precisione) essa verrà inviata a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta attraverso la registrazione della propria e-mail nell’apposito form.

Ricordiamo che tale registrazione non comporta alcun vincolo ed alcun onere.

Al momento la newsletter verrà anche pubblicata come nuovo editoriale del sito stesso.

Nelle newsletter verranno inserite tutte quelle informazioni inerenti le iniziative (pubblicazioni, convegni, atti, news) relative alle tematiche trattate dal nostro  “Laboratorio Casa della Vita”.

Ricordiamo anche a tal proposito che stiamo provvedendo all’ inserimento delle slides dei relatori sul  link dell’ultimo convegno “La Scienza dei Faraoni”, che per tale motivo è attualmente nuovamente “in lavorazione”.

Dopo l’articolo “La Scienza della Vita” di Silvano Danesi, tematica cui dedicheremo i lavori del prossimo convegno di Napoli (Equinozio di Primavera 2019) e che ha costituito il nostro primo editoriale in attesa di questa  prima newsletter, parliamo oggi di Architettura Sacra, intesa “in origine” come “Ottava” delle antiche Nove Arti Liberali e trattata in buona parte nel nostro primo Convegno “L’ Egitto dei Neter” (Marzo 2017).

La Medicina, come Scienza Sacra del Corpo e dell’ Anima, costituiva sempre “in origine”  la “Nona” delle Arti Liberali. Della Medicina abbiamo già trattato nel nostro ultimo Convegno “La Scienza dei Faraoni” (Marzo 2018).

Quando si parla  di Architettura nell’ Antico Egitto occorre intendere una “Edificazione” che dal piano fisico ci consente attraverso  simboli, rapporti numerici, Geometria Sacra il passaggio in una nuova dimensione, su un piano più sottile : un “portale” Sacro che ci introietta nel nostro profondo (microcosmo) e ci proietta quindi nell’ Universo, la nostra Origine (macrocosmo).

La redazione ringrazia infine tutti i lettori che fino ad oggi si sono collegati al nostro Laboratorio, ricordando  ancora una volta che esso  è  aperto ai contributi di  tutti coloro che vorranno esprimere liberamente il proprio pensiero, trasversalmente a tutte le culture, religioni e miti.

La Dea Seshat: l’ Architettura e la “Casa della Vita”.

Il nome “Seshat” significa letteralmente  “la Scriba” e deriva molto probabilmente dal fatto che la Dea fosse incaricata personalmente dai Faraoni, insieme ad Atum e Thot, di iscrivere il  nome del regnante sul sacro albero Ished, onde assicurare in tal modo l’immortalità.

Come “Sacra Scriba” Seshat era anche  custode degli “Annali Reali”,  l’archivio dei rotoli di papiro dove annotava gli anni del regno di ogni Faraone unitamente al suo destino (“Bibliotecaria celeste”, “Signora dei libri”).

L’albero Ished, identificato probabilmente con la Balanites aegyptiaca, pianta del deserto, citato sia nel “Libro dei Morti” che nei “Testi dei sarcofagi”, era l’ arbusto a sette punte stilizzato sul suo capo nelle raffigurazioni che ci sono giunte.  L’albero rappresentava in senso simbolico la Luce della Conoscenza. Chiara appare anche la simbologia numerologica del numero sette.

La raffigurazione dell’ albero culminava con una cupola a punta, su cui sono state fatte diverse ipotesi. Con ogni probabilità tale cupola costituiva un collegamento con la Volta Celeste e quindi con la Saggezza Universale e con l’Origine.

Seshat era anche la dea dell’aritmetica, delle progettazioni architettoniche di templi ed edifici reali e dell’architettura in generale, tanto da essere anche chiamata “Signora dei costruttori”, “Dea dell’edilizia”, “Fondatrice dell’architettura”, “Signora delle stelle”.

In particolare ogni Faraone, nel momento della fondazione di un Tempio, o di un monumento sacro, si collegava a lei nel Rito di “allineamento” del monumento da edificare alla stella Sirio (Stella di Horus”)  attraverso la Stella Mizar dell’ Orsa Maggiore (il Nord, …) e realizzava tramite una corda la “messa a terra” degli angoli del monumento.

Durante la cerimonia del Rito infatti il Faraone pronunciava queste parole :

“Io reggo il paletto. Afferro il manico della mazza e stringo la corda di misurazione con Seshat. Rivolgo i miei occhi ai movimenti delle stelle. Dirigo il mio sguardo verso … Nord ( nostra interpretazione) e rendo fermi gli angoli del Tempio…”

E probabilmente  anche per questo Seshat veniva venerata dagli scribi nella Casa della vita, di cui era anche la protettrice. Appare evidente anche in questo caso il collegamento tra il Tempio Sacro e l’Antropocosmo (vedi relazione di Silvano Danesi al Convegno “L’ Egitto dei Neter”). Ecco che quindi il Corpo umano, divenuto Tempio del Sacro, viene  collegato alla Medicina, alla Scienza, alla Religione ed alla Magia nelle cosiddette Case della Vita.

Alle Case della Vita dedicheremo prossimamente un numero speciale (Vedi anche “Papiro di Leyda 347” e Papiro di Salt 825”).

Quando parliamo di Architettura nell’Antico Egitto non dobbiamo quindi mai dimenticare che parliamo di Architettura Sacra, dietro cui esisteva sempre un progetto. Il “progetto” era l’origine della Edificazione, diventava il percorso per la sua scoperta e costituiva anche la meta (Ricongiungimento). Tale progetto, che tendeva sempre alla ri-unione dell’umano e del divino veniva misteriosamente simboleggiato dalla Pietra sacra, presente in ogni Tempio, simbolo di Ra ( Sole) e segno di Ascensione.