di Nilla

I vangeli si distinguono in canonici, apocrifi e sinottici. “Apocrifo” è un termine che spesso viene frainteso, in quanto, con l’andare del tempo, questo termine ha assunto un significato negativo, ed è stato ritenuto un documento falso o quanto meno non veritiero. Ebbene, questo non è il vero significato del termine “apocrifo”. In realtà, il termine apocrifo, significa “segreto”, “nascosto”, da “apocriptos”, per cui: libri segreti, rivelatori di verità occulte.

Il problema di ciò che era o non era apocrifo, nasce dal definire cos’è canonico e questa è una questione di natura filosofica.

La prima chiesa cristiana viene fortemente influenzata, dalla filosofia greca, secondo la quale, nella realtà delle cose, tutto è perfetto, tutto è bello e quindi ci sono delle leggi immutabili, eterne, che regolamentano la realtà del mondo.

Quindi se una cosa è vera, è vera perché risponde a delle leggi precise: queste si chiamano “canoni”.

La Chiesa, influenzata da questa visione tipicamente greca, commette, un errore clamoroso, perché invece di cercare la verità e l’unità in Gesù Cristo e nel suo messaggio al mondo, utilizza un insieme di regole da applicare ai suoi testi per rafforzare i suoi dogmi. La Chiesa quindi stabilisce regole discriminanti che rappresentano il “canone”. (dal greco Kanon che significa asta, regolo, quindi norma).

La classificazione secondo tali canoni, portò all’identificazione di cinque testi definiti appunto canonici. Uno però risultò “atipico”, e fu anch’esso successivamente messo da parte.

I quattro testi rimasti sono i cosiddetti Vangeli canonici e sono quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Tutti e quattro sono canonici ma solo tre sono sinottici. Infatti, i vangeli di Luca, Matteo e Marco sono sinottici perché raccontano tutti la vita di Gesù dalla sua nascita, per tutta la sua vita, fino alla sua morte e alla sua resurrezione, secondo una sequenza temporale.

Quindi, riepilogando le regole identificative dei vangeli canonici: coincidenza temporale del tempo della tradizione orale, stesura scritta e integrità della narrazione. I sinottici si muovono tutti in maniera parallela tranne quello di Giovanni dove i riferimenti e il tono dell’intero vangelo assumono caratteristiche proprie (infatti è l’unico dove si parla “dell’inizio dei tempi” allontanandosi così dal tempo storico di Gesù). Questo è stato, per un lungo periodo, un grosso problema.

In quanto al significato del termine vangelo, esso significa narrazione, però contiene anche la parola “angelo” che significa messaggero, quindi è il messaggio che è stato dato dal Signore a noi. Dunque i vangeli sono quei libri che portano il messaggio che ci è stato dato.

I vangeli apocrifi invece sono così definiti perché sono stati nascosti, occultati, destinati a un piccolo numero di persone. La Chiesa ha dichiarato che tali testi (definiti appunto apocrifi) non sono in linea con il canone ecclesiastico cattolico (Il canone di Lodicea: sinodo che è avvenuto nel 360 d. C. dove all’articolo 59 si stabiliscono i criteri per identificare un vangelo appunto “canonico”).

Nel 405 d.C. il Papa Innocenzo affida a Turibio di Astorga il compito di stilare un elenco di tutti gli scritti apocrifi. In questa lista furono inseriti più di sessanta documenti siglati con il termine di apocrifo. Molti dei titoli presenti in questo elenco sono oggi sconosciuti.

Vangelo di Tommaso
Vangelo greco degli Egiziani
Sapienza di Gesù Cristo
Libro segreto di Giacomo o Apocrifo di Giacomo
Vangelo della Verità
Dialogo del Salvatore
Vangelo di Maria
Vangelo secondo Filippo
Vangelo di Giuda
Apocrifo di Giovanni o Libro di Giovanni Evangelista o Libro segreto di Giovanni
Vangelo di Mattia o Tradizioni di Mattia
Vangelo del Salvatore o Vangelo di Berlino
Vangelo della Perfezione
Vangelo di Eva
Vangelo di Bardesane
Libro di Tommaso il Contendente o l’Atleta
Pistis Sophia
Libri di Jeu
Vangelo copto degli Egiziani
Vangelo dei Quattro Reami Celesti

In passato per i testi gnostici, veniva usato il termine “apocrifo”.

I vangeli gnostici si possono, quindi, definire come un insieme di opere che hanno avuto inizialmente origine ad Alessandria d’Egitto, nel II secolo circa, in un ambiente  culturale già ai tempi particolarmente all’avanguardia. Questi testi gnostici, si servivano di un linguaggio ermetico, ricco di simboli e di carattere esoterico, per cui non hanno avuto fortuna nella maggioranza delle comunità popolari proprio per le loro caratteristiche elitarie.

Gnosi, deriva dal greco “gnosis”, che significa “conoscenza”, e la conoscenza dello gnostico è rivolta all’origine dell’uomo e del suo mondo ed è diretta alla salvezza di questo mondo.

“Colui che non ha conosciuto se stesso, non ha conosciuto nulla” . (vang. Tommaso)

La gnosi è quindi una dottrina salvifica di redenzione individuale, una forma superiore di Conoscenza. E’ congiunzione ed identificazione col Divino, concetto simile a quello di “Illuminazione” nel Buddhismo e nell’Induismo.

La gnosi è una dottrina che si esprime sotto la forma di Mito, da interpretare e comprendere, che ha l’aspetto di un racconto, quasi una favola, in realtà è l’unico modo per esprimere a chi “ha orecchi per intendere” concetti che non si possono esprimere col linguaggio umano. In particolare è molto usata la “personificazione”, cioè il descrivere forze e potenze superiori all’uomo come se fossero dei personaggi antropomorfi, quasi umani. Nel dicembre 1945 uno sconosciuto contadino egiziano, Muhammad Alì al-Sammàn, fu l’artefice di una delle più straordinarie scoperte documentali della storia cristiana. Scavando nei pressi della città di Nag Hammadi nell’Alto Egitto, l’agricoltore rinvenne una giara di terracotta alta all’incirca un metro, contenente 13 volumi rilegati in pelle e in carta di papiro risalenti al periodo compreso tra il I e il III secolo d.C. e appartenuti a una comunità cristiano-gnostica.

Il Cristianesimo primitivo, com’è oggi noto anche grazie alle scoperte archeologiche e documentali, non nacque come blocco monolitico, ma già pochi anni dopo la morte di Gesù si presentava suddiviso in tre opposte correnti: la prima, la giudeo-cristiana di matrice prettamente giudaica inquadrava la dottrina come setta ebraica; la seconda, la gnosi cristiana, che approfondiremo più avanti, si configurava come corrente filosofico-religiosa autonoma; la terza, quella che è pervenuta fino a noi, nacque fuori del gruppo dei 12 apostoli di Gesù ad opera di una geniale mediazione tra le due diverse forme di Cristianesimo. Paolo di Tarso, che ne fu l’artefice, impose la sua versione personale del Cristo ponendo le basi per il Cristianesimo che conosciamo attraverso una solida organizzazione gerarchica, un preciso e rigido substrato teologico, un processo di evangelizzazione persuasivo e strutturato, e una acerrima lotta contro le deviazioni del nucleo teologico ideato.

I 13 codici di Nag Hammadi ci hanno restituito in forma incontaminata ciò che conoscevamo, per lo più, soltanto dalle astiose testimonianze dei padri della Chiesa: la forma e il pensiero della gnosi cristiana primitiva. Il contenuto che emerge da questi testi può essere suddiviso in 6 distinte categorie: narrazioni inerenti la creazione e il processo gnostico della redenzione e della salvezza, commentari al pensiero gnostico, testi liturgici e di iniziazione, documenti sul principio spirituale femminile, testi attribuiti agli apostoli, raccolte di detti di Gesù. In estrema sintesi il pensiero gnostico cristiano si fonda sull’autonomia dell’uomo nel suo rapporto con il divino, sulla necessità della ricerca autonoma priva di mediazioni, ma soprattutto sulla visione del mondo come creatura nata dall’egocentrica ed egoistica fantasia di un Dio Creatore inferiore e malvagio: il Demiurgo.

Il libro segreto di Giovanni o “Apocrifo di Giovanni”, ci introduce a questo mito.
Si conosceva già l’esistenza di questo Vangelo in quanto Ireneo, Padre della Chiesa, lo utilizzò nella sua opera “Adversus haereses”, citandolo, per esporre le tesi gnostiche in esso contenute e confutarle.

Dato che Ireneo è vissuto nel secondo secolo dopo Cristo, si presume che l’Apocrifo di Giovanni debba essere piuttosto antico, probabilmente contemporaneo al Vangelo di Giovanni (canonico), per cui alcuni studiosi ritengono che possa essere il seguito di questo Vangelo, riservato ad una ristretta cerchia di fedeli.
Il testo è piuttosto lungo, per cui cercherò di sintetizzare i suoi aspetti essenziali.
Esso si apre col turbamento di Giovanni causato dalle parole di un fariseo di nome Arimanios che asseriva che il Cristo era un impostore.
Dopo questo episodio, l’apostolo ha una visione nella quale gli appare il Cristo risorto che gli impartisce nuovi insegnamenti segreti, per rafforzare la sua fede.

“Io sono con voi sempre. Io sono il Padre, la Madre ed il Figlio”.
Segue un insegnamento teologico che vale la pena riassumere:
L’unico principio è l’Uno. Non è Dio o un Dio: esso è al di sopra di tutto. Contiene tutto ciò che esiste, è senza confini e nulla esiste al di fuori di Lui.
Nel momento che l’Uno si conosce (ciò avviene al di fuori del tempo e dello spazio), pur restando Uno, diventa Padre e si innamora della propria immagine che sorge dinanzi a lui: nasce il suo primo pensiero, la Prima Potenza Iniziale, Barbelo, Madre Divina che ha però in sé caratteristiche androgine (Madre-Padre).

I termini “maschile” e “femminile” hanno qui una valenza spirituale e, ovviamente, non indicano una differenziazione sessuale.
E’ errato ritenere Barbelo di natura esclusivamente femminile, come fanno alcuni, anche se nei testi gnostici, quando se ne parla, si usano aggettivi e pronomi femminili: questo aspetto femminile si manifesta quando si considera Barbelo come primo pensiero del Padre.
In realtà, come leggiamo nell’apocrifo di Giovanni, Barbelo è Padre-Madre, in quanto da lei poi si genera, come vedremo, tutto il Mondo Divino.
Barbelo è l’unica che raccoglie la Luce del Padre che solo a Lei è rivolta, primo Eone che nasce nei Regni Superiori.

A questo punto, per descrivere la generazione del Cristo, prima del tempo, conviene ricorrere allo scritto originale:  “Il Padre guardò Barbelo. Barbelo concepì e partorì una scintilla di luce che aveva una beatitudine simile, ma non uguale alla sua beatitudine, unico Figlio di quel Padre-Madre, unico frutto, unico Figlio generato dalla Luce Pura del Padre”.
Il testo prosegue con una lunga descrizione della generazione degli Eoni sottostanti, splendide entità divine tipiche di quasi tutti i sistemi gnostici, il cui insieme costituisce il Pleroma.
Il culmine del processo evolutivo sarà la generazione di Adamas (Adamo), l’uomo perfetto dotato dell’ “invincibile potere della Mente”.
Ed ecco che, in accordo con tutti i grandi sistemi gnostici, avviene il terribile Errore che causerà la nascita del mondo materiale, Regno del Male.

Lo descrivo parafrasando il testo originale: l’Eone Sophia (la Sapienza) cominciò a pensare a se stessa utilizzando il Pensiero e la Preconoscenza dell’Invisibile Spirito (suo Eone compagno controparte maschile).
Lei aveva intenzione di produrre una immagine di se stessa senza l’assistenza della sua controparte maschile, che non approvava.
Ma Lei aveva una Potenza Invincibile e qualcosa produsse, qualcosa di imperfetto e deforme, un Drago con la testa di un leone e con gli occhi che emettevano fulmini scintillanti.
Sophia gettò questo aborto fuori dal Regno degli Esseri Immortali, in modo da non vederlo più.
Quest’essere prese il nome di Yaldabaoth, assunse un grande potere e creò un Regno per se stesso che esiste tuttora: il mondo materiale.
Creò sette sovrani, esseri terribili e mostruosi, reggitori di questo mondo (gli Arconti) e condivise con loro parte del suo fuoco.

Yaldabaoth disse “Io sono Dio e non c’è altro Dio fuori di me”, perchè effettivamente ignorava la sua origine ed il mondo divino al di sopra di lui.
Nel frattempo Sophia, precipitata in basso, era angosciata, disperata e pentita del suo peccato. Aveva compreso che suo figlio era un aborto di tenebra, venuto in essere in maniera imperfetta non essendosi Lei congiunta al suo compagno.
Tutti i regni divini sentirono la sua preghiera di pentimento e spinsero il suo Eone controparte ad andarle incontro.
Ella venne di nuovo elevata, ma non nella sua posizione originaria, ma rimase nella nona sfera.
A questo punto Yaldabaoth udì una voce provenire dal più alto dei Regni: “Non mentire Yaldabaoh, l’Uomo ed il Figlio dell’Uomo esistono al di sopra di te”. Tutto il Regno creato da Lui tremò fin nelle fondamenta. Allora Yaldabaoh disse ai suoi Arconti:  “Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza”.
Ogni arconte mise in questa creatura un potere psichico particolare e Yaldabaoth disse: “Lo chiameremo Adamo, così questo nome ci darà il potere della Luce”.
Segue una descrizione dettagliata della creazione delle singole parti del corpo di Adamo da parte degli Arconti.
Terminata la creazione, questa creatura rimaneva inanimata e non si muoveva.
Ma Sophia, all’insaputa degli Arconti, fece scendere in loro un nuovo potere ed essi dissero al loro Capo: “Soffia il tuo Spirito sull’Uomo ed egli si solleverà”.
Egli così fece e l’Uomo si animò, ma non sapeva che aveva soffiato lo spirito divino di sua Madre, ma vide che ora l’Uomo era superiore ai suoi creatori ed anche a Lui loro Capo Sovrano.

Per questo motivo i creatori gettarono l’uomo nel più profondo degli abissi del mondo materiale.
La Madre-Padre ebbe compassione di Adamo. Fece scendere in lui la Luce che i creatori non potevano vedere ma che avrebbe permesso a lui di ripristinare la sua vera condizione.
Segue un racconto molto simile a quello della Genesi, relativo al Giardino dell’Eden, all’albero della vita ed all’albero della Conoscenza del Bene e del male. Di quest’ultimo Yaldabaoth proibì ad Adamo di mangiare il frutto.
Sotto una luce diversa dal Vecchio Testamento è invece la nascita della donna: il Capo Arconte rimosse da Adamo una parte del suo potere e creò la donna, modellata dalla Luce che Egli aveva intravisto. Alla vista della donna, Adamo recupera la sua consapevolezza e cade il velo che gli annebbiava la mente.
Intanto Sophia discese ed apparve sull’albero della Conoscenza come un’aquila appollaiata.
Sempre più adirato, Yaldabaoth scagliò i due fuori del Giardino dell’Eden e li ricoprì di una profonda tenebra.

Poi, resosi conto che Eva portava in se la Luce dei mondi superiori, la violentò e generò due figli: Elohim e Yahweh.
Da allora il Primo Arconte introdusse il desiderio sessuale ed il rapporto carnale per moltiplicare i suoi servi e fece bere loro l’acqua dell’oblio in modo che non sapessero mai quale fosse la loro vera origine.
Ma intanto Adamo riuscì a generare, con l’immagine che ancora conosceva, un figlio plasmato sui Regni Superiori, il grande Seth, simile al Figlio dell’Uomo.
Tra i discendenti di Seth vi saranno coloro che avranno la capacità di riconoscere la luce in se stessi e di liberarsi dal dominio degli Arconti.
Segue un racconto del diluvio universale, simile a quello della Genesi, nel quale Yaldabaoth, pentito della sua creazione tenta di distruggere il genere umano.

San Paolo, nella sua lettera agli Efesini, scrive:

“La nostra lotta non è contro la carne ed il sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre”.

Abbiamo detto che la Caduta di Sophia crea un immane sconvolgimento: la nascita del nostro Universo, il Big-Bang, quella terribile esplosione che genera lo Spazio ed il Tempo. Lo Spazio inizia la sua espansione e, nello Spazio nascono le Stelle che si raggruppano in Galassie. Sophia resta imprigionata in questa creazione ed è angosciata e disperata. Quando in un punto qualsiasi dell’universo sorge la vita, ciò è dovuto allo sforzo di Sophia di liberarsi della materia, perciò le forme di vita diventano sempre piu’ evolute ed hanno sempre maggiore autocoscienza. Sophia è la Sapienza che si nasconde nell’Uomo ed è dentro di se che l’Uomo la deve cercare. Lo Gnostico, per congiungersi con l’Uno, deve prima risalire, una per una, le sette sfere, sconfiggendo i terribili Arconti (vizi) che le presiedono, poi si deve identificare con i singoli Eoni (virtù), risalendo i Cieli uno alla volta.

Paradossalmente, al centro di quest’idea della creazione e come inizio del processo di salvezza vi è il peccato originale e la ribellione di Adamo ed Eva, che, lungi da esser peccaminosa, è la giusta reazione e segna l’inizio della salvezza per l’uomo. Gesù e la sua controparte spirituale, il Cristo, in questa costruzione teologica assumono un ruolo centrale: forniscono la Via del Logos, cioè il “seme” più che il vero e completo insegnamento. Tale seme, gettato nel cuore dell’uomo, lo conduce dapprima a liberarsi dalle passioni mondane e a ri-scoprire la scintilla divina in sé, ribellandosi ai vincoli imposti dagli Arconti, angeli malvagi del Demiurgo, furbi manipolatori di passioni, ingannatori dell’uomo, padroni della parola e della corruzione che vi è in essa. E’ questa corruzione che rende necessario il trasferimento criptico e simbolico del messaggio.

Il Vangelo di Tommaso, uno dei quattro emersi dalla giara di terracotta, è il più noto e importante. Ciò che ha scioccato gli studiosi, da anni alla ricerca della fantomatica fonte delle dissertazioni di Gesù (chiamata Vangelo Q) che avrebbe ispirato i Vangeli canonici, è che questo documento ha tutti i numeri per esserlo! I suoi 114 dialoghi privi di narrazione ci restituiscono un Gesù molto più coerente, naturale e credibile rispetto a quello che appare nei Vangeli canonici. Circa un terzo del testo, inoltre, riporta discorsi di Gesù assolutamente sconosciuti, ma che nel loro complesso rispettano la forma di quelli rimanenti e ci offrono, insieme a essi, una nuova e straordinaria chiave di lettura del suo pensiero. Un primo banale elemento a favore dell’antichità del testo e che il Gesù di Tommaso non spiega mai i suoi discorsi; del resto, perché parlare in parabole se era poi necessario spiegarle?

“Benché tu non lo capisca ancora, sarai chiamato colui che conosce se stesso, perché chi non conosce se stesso non conosce nulla, ma chi conosce se stesso, conosce simultaneamente la profondità di tutte le cose…” ( Vangelo di Tommaso)

“Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto” (Vangelo di Tommaso)

Il Gesù enigmatico che fuoriesce da questo Vangelo non è un Gesù esplicitamente gnostico, anche se è necessario ammettere che la chiave di lettura gnostica fornisce alle enigmatiche parole di Gesù limpidezza e coerenza, dimostrando il filo conduttore unico che si cela dietro di esse. Insomma, il Gesù di Tommaso è chiaro, se ci si affida a una riflessione generale su tutti i suoi detti, ma al contempo enigmatico e, soprattutto, lascia a ciascuno la possibilità, oltre che il dovere, di elaborare autonomamente il suo pensiero come un “seme” gettato nel terreno fertile. E’ questo Gesù che può spiegare la varietà e, nel contempo, il contrasto che si generò tra le diverse forme del primitivo Cristianesimo, ciascuna delle quali interpretava quelle frasi in modo del tutto legittimo e parimenti valido.

Gesù disse : “io non sono più tuo Maestro, perché tu sei ebbro: ti sei inebriato della copiosa sorgente che è emanata da me… Colui che berrà dalla mia bocca diventerà come me, nello stesso modo che io diventerò come lui, e le cose nascoste gli saranno rivelate…” (Vangelo di Tommaso)

Scopriamo un Gesù che parla direttamente ad una Coscienza presente in ogni Essere Umano, la fonte che rivela la conoscenza o Gnosi.

Lui stesso è venuto a mostrarci, attraverso le tappe della sua vita, passione e resurrezione, il cammino iniziatico di Cristificazione dell’Anima, che nasconde il mistero dell’identità tra divino e umano.

Gesù disse, “Se vi diranno ‘Da dove venite?’ dite loro, ‘Veniamo dalla luce, dal luogo dove la luce è apparsa da sé,  si è stabilita, ed è apparsa nella loro immagine.‘(Vangelo di Tommaso)

Gesù disse: “Le immagini sono visibili alla gente, ma la loro luce è nascosta nell’immagine della luce del Padre. Lui si rivelerà, ma la sua immagine è nascosta dalla sua luce.» (Vangelo di Tommaso).

Ma le sorprese di Nag Hammadi non finiscono qui. Sebbene i testi rifuggano dal riportare eventi della vita di Gesù con la chiara intenzione di focalizzare l’attenzione sul messaggio e non sull’uomo, emergono comunque alcune utilissime informazioni. Quella maggiormente discussa riguarda il rapporto particolare che si evince tra Gesù e la Maddalena. Quest’ultima, lungi dall’essere una figura marginale ed emarginata in quanto donna, diviene assolutamente centrale. Ella contende il primato sugli apostoli e soprattutto con il primo di essi, Pietro. Da questo scontro, che traspare chiarissimo già alla fine del Vangelo di Tommaso, la Maddalena emerge vincitrice, in quanto destinataria della parte più nascosta e segreta del messaggio di Gesù.

Molto si è discusso e fantasticato sul bacio, narrato nel Vangelo di Filippo, che Gesù soleva dare alla Maddalena, generando la gelosia degli altri discepoli, ma in fondo è sufficiente una lettura appena un po’ più attenta al contesto per comprendere il significato di quel bacio ed escludere, a mio parere, rapporti carnali tra Gesù e quella che è ambiguamente chiamata “la compagna”. E’, infatti, lo stesso Vangelo di Filippo che fuga il dubbio: «Tutti coloro che sono generati nel mondo sono generati in modo naturale; ma gli altri (sono generati) dallo Spirito […] il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca […] il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. E’ per questo che noi ci baciamo l’un l’altro» (Vangelo di Filippo 59:1)

E che dire della possibilità, palesata in una vastissima parte della moderna letteratura storico-eterodossa, relativamente alla possibilità dell’esistenza di figli nati dal rapporto di Gesù con la Maddalena? Basta leggere proprio il brano che ha generato quelle idee per rendersi facilmente conto della negazione di tale possibilità: «La Sofia (Conoscenza), chiamata sterile, è la madre degli angeli. La compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli domandarono: “Perché ami lei più di tutti noi?”. Il Salvatore rispose: “Com’è ch’io non vi amo quanto lei?”» (Vangelo di Filippo 64). Dal brano emerge che l’androginia e la sterilità sono gli attributi della Sophia, ma anche della sua controparte terrena, la Maddalena. Del resto, questa sterilità fisica avrebbe reso più agevole il mestiere che le era attribuito dai Vangeli, quello di prostituta.

Tutto questo, però, non esclude affatto che tra Gesù e la Maddalena esistesse un rapporto particolarissimo e che questa fosse anche legalmente la sua consorte, più probabilmente la promessa sposa. Un altro brano sempre tratto da Filippo sottolinea il legame tra i due, ma suggerisce anche una singolare etimologia del nome della Maddalena: «Tre persone camminavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta la sua compagna: infatti, si chiamava “Maria” sua sorella, sua madre e la sua compagna» (Vangelo di Filippo 59:10).

In ebraico, compagna è mry, cioè meri, quindi, il nome Maria potrebbe non provenire dall’ebraico miriam. Tale etimologia spiegherebbe anche il cospicuo numero di “Marie” che ritroviamo nei Vangeli. L’uso del termine “compagna” potrebbe essere dovuto alla necessità di nascondere e proteggere i nomi delle donne che venivano così associate al loro “compagno”, per riconoscerle e distinguerle nella narrazione. Lo stesso termine Magdalena sembra ancora una volta essere suggerito dal Vangelo di Filippo. Esso non deriverebbe dall’ebraico magdal, cioè torre, come sosteneva Jacopo da Voragine nella sua Legenda Aurea del 1260, ma dall’ebraico magad-lemad, cioè “eccellere nell’apprendimento”. Maria Maddalena potrebbe significare, quindi, la “compagna che eccelle nell’apprendimento”: splendida sintesi dei principali attributi gnostici del personaggio.

Come in tutti gli scritti gnostici cristiani, la Maddalena è l’esempio del perfetto gnostico e la maestra della dottrina gnostica. Maria Maddalena è la donna dalla quale Gesù scacciò sette demoni, è la peccatrice anonima ed è menzionata più volte nei 4 Vangeli che trattano della passione e resurrezione; di lei è detto che le furono perdonati molti peccati e, che perciò ha amato molto. Nella figura della Maddalena si individua anche la concezione dei due sessi che, come si è osservato, è innaturale, è segno di imperfezione e, quindi, cesserà quando non ci saranno “né donna né uomo”: in qualche modo questo processo si era già compiuto in lei “il cui cuore è rivolto al Regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli” e, che ha già ricevuto una somiglianza con la vergine luce, come le dice Gesù; il suo “uomo luce è sempre desto, la sua mente sempre pronta è ricolma di spirito luminoso”.

In lei si era già realizzato il cielo del ritorno, poiché con la sua precedente vita di peccato, dopo l’incontro con Gesù, divenne luminoso esempio di vita in questo mondo che ebbe origine da una trasgressione, e quindi prototipo del vero gnostico e maestra di gnosi.

Da quanto è giunto fino a noi, mancano sfortunatamente delle pagine, si può sintetizzare così il Vangelo di Maria: Gesù risorto si intrattiene con gli apostoli, risponde alle loro domande e affida a loro il compito di predicare il Vangelo. Le domande degli Apostoli e le risposte di Gesù, vertono sulla sorte finale della natura e della materia e sul peccato del mondo: la materia non ha alcuna importanza per il mondo spirituale, viene dal nulla e nel nulla si dissolverà, ciò che non è mai esistito non avrà esistenza, ha avuto esistenza per essere nuovamente distrutto e sarà distrutto.

Alla domanda sul peccato del mondo, Gesù risponde che non esiste propriamente peccato del mondo, ad eccezione di quello che commettono gli uomini con la riproduzione, e prosegue affermando che il Bene che qui designa lo stesso Salvatore, è venuto a separare nell’uomo il materiale dallo spirituale, restituendo ogni natura alla sua radice, con la comunicazione della retta conoscenza, cioè della gnosi, che permette  la separazione del corpo materiale dalla luce e il ritorno dell’anima alla sua vera patria. “Per questo dopo la nascita è necessaria la morte”. (7,21 ).

Quanti vennero in questo mondo sono gocce di luce, sono scintille che dal mondo di luce furono fatte scendere da Sophia nel mondo del Pantocrator, del caos, dove sono avvinte dalle catene dell’oblio: il Salvatore scese per liberare queste gocce, queste scintille, destarle dal sonno e additare loro la via della luce per risalire al Padre.

Tra gli scritti “particolari”, sicuramente dovremmo parlare del Vangelo di Bartolomeo. Questo è importante perché descrive in maniera dettagliata la discesa agli inferi di Gesù e tutta l’esperienza di liberazione che ha svolto in questi luoghi. Questo testo trasmette una visione dei fatti simile a quella dell’apocalisse di Giovanni; in questo documento c’è una conferma, visto che cita oltretutto certi concetti di vita e di morte che sono gli stessi criptati all’interno dei vangeli canonici.

Dobbiamo comprendere che il principio intellettuale superiore, il logos divino, è in noi. Esso è custodito nelle profondità del nostro essere, ma non è semplice, ne alla portata di tutti, ricongiungersi ad esso. Ogni elemento della nostra esistenza pare congiurare affinché la nostra attenzione sia rivolta lontano dal nostro sancta sanctorum, nella ricerca della soddisfazione dei nostri desideri più grezzi e nella continua affermazione della nostra individualità. Dimentichiamo troppo spesso quanto è più ovvio e  sotto i nostri occhi: la Natura sopravvive a se stessa tramite l’eterno ciclo della vita e della morte, e quindi anche la nostra individualità è destinata a perire. Ciò che invece è eterno è proprio ciò a cui noi diamo minor significato, negandone perfino l’esistenza. La verità è che in noi si fronteggiano l’uomo naturale e l’uomo magico, il primo per continuare a vivere nel proprio distorto mondo, il secondo per reclamare il diritto ad un ritorno alla regalità perduta.

Questo competere è la lotta di due gemelli diffidenti, è il moto del pendolo fra due opposti. In quanto se ciò che è attorno a noi è la copia sbiadita della primitiva radice spirituale, è altrettanto vero che il progressivo disvelamento deve aver inizio da questo stato delle cose. Per realizzare la Grande Opera, dobbiamo inizialmente compiere l’Opera al Nero. E’ la calcinazione e la rettificazione di quanto ci ostacola e ci rende impuri, a fornirci la nostra nuova veste celeste: il Corpo di Gloria degli antichi gnostici.
L’uomo naturale ha il predominio, per il lento ritirarsi dell’uomo magico. E’ un uomo che cade sotto il potere della natura e della struttura psicologica, rinunciando ad essere artefice del proprio destino spirituale, negandone l’esistenza, seppellendo i talenti ricevuti dal Padre nel terreno freddo e mortifero.