di Salvador Furfaro

“Vi sono in Cielo e in Terra assai più coseOraziodi quante ne sogni la tua filosofia. “

William Shakespeare, Hamlet 

 

La famiglia linguistica dello Jaqi si divide in tre lingue: il Kawki lo Jaqaru e l’Aymarà.

Di queste tre lingue (preincaiche) quella che merita certamente un grado di attenzione molto alto è l’Aymarà.

L’Aymara è la lingua nativa della popolazione di un’estesa regione dell’Altopiano Andino che comprende parte della Bolivia, il sud del Perù e il nord del Cile. È parlata da circa tre milioni e mezzo di persone.

Una Scoperta Casuale

Nel corso degli anni ‘80 un matematico boliviano, Ivan Guzman de Rojas, cominciò a studiare le proprietà algoritmiche della struttura sintattica Aymarà  portandolo a progredire in maniera notevole la tecnica informatica di traduzione del software degli elaboratori elettronici. Egli dimostrò che la lingua aymarà poteva essere usata per la traduzione simultanea dell’inglese in numerose altre lingue e sulla logica di queste dimostrazioni implementò il cosiddetto Sistema Atamiri, un ingegnoso software che consente la traduzione multilingua di diversissime strutture sintattiche attraverso l’arricchimento della sua base dati lessico-grammaticale.

Una volta che il sistema apprende una lingua, questa può essere utilizzata come lingua sorgente o di arrivo nell’intorno multilingua che si vuole implementare.

Ma come era riuscito Guzman a compiere con mezzi così scarsi (un semplice personal computer) ciò che gli esperti di differenti università in Europa, servendosi di elaboratori più forniti, non erano riusciti ad ottenere?

La risposta è semplice, nella lingua Aymarà. Una lingua con una struttura rigidamente logica, che esiste, forse, da quattromila anni.

Cenni sulla struttura Aymarà

L’alfabeto[1] è costituito da 26 consonanti (semplici, aspirate e gutturali) e di tre vocali (a, i, u). La maggior parte delle relazioni grammaticali (soprattutto per la morfologia) è definita da due elementi primari: radici e suffissi[2]. La sintassi della frase è costruita in base alla sequenza S-O-V (Soggetto – Oggetto – Verbo)[3].

Le regole fondamentali sono racchiuse in due postulati molto semplici:

Fonte dei dati

È molto difficile trovare un’espressione in cui non venga sottolineata l’origine dell’informazione.

La provenienza dei dati viene indicata tramite tre categorie principali:

  1. Dati personali – ciò di cui si parla è stato osservato e sperimentato direttamente da chi parla. Esempio: Lei è andata via (Io l’ho vista andare via)
  2. Conoscenza attraverso il linguaggio – ciò di cui si parla è stato appreso dalla voce di qualcuno o è stato letto. Esempio: Lei è andata via (Loro Dicono che lei è andata via)
  3. Conoscenza non personale – si usa questa forma quando si parla di una storia, o di qualcosa di cui non ci sono testimoni diretti, conosciuta attraverso la mitologia o tramite una comunicazione inaspettata (con il valore di sorpresa).
    Esempio: Lei è andata via (Però non l’ho vista andare via)

Preminenza della seconda persona (tu/voi). Ci sono in tutto quattro persone grammaticali di base tra cui la seconda persona ha più importanza delle altre. Tali pronomi, che sono indifferenti al numero, sono i seguenti:

  1. io/noi, però senza te
  2. tu/voi
  3. egli /ella/essi/esse
  4. tu con noi/noi con te

Dagli studi effettuati si evidenzia che la seconda persona va inclusa costantemente in ciò che si esprime. Questa predominanza si spiega a livello logico poiché non è possibile che il parlante conosca esattamente e direttamente lo stato psico-fisico di un altro.

La prima cosa che salta all’occhio è che la conversazione, in questa lingua, è orientata verso il rispetto di ogni persona, senza gerarchie, al fine di raggiungere l’armonia indispensabile a un lavoro costruttivo nell’ambito della comunità.

L’autonomia, infatti, si accorda bene con un’etica molto forte, data dal valore primario del lavoro (della terra) e della produzione.

Nella lingua Aymara si concepisce la dimensione temporale come se fosse posizionata in quella spaziale. Così, il “futuro” è dietro chi parla e non è visibile, il “presente/passato” è davanti agli occhi ed è visibile: la parola che indica il passato è nayra ossia “sguardo rivolto in avanti”, mentre per il futuro si usa quipa “dietro”. Quindi nella lingua aymara esiste solo una concezione retrospettiva e, coloro che la parlano, non concepiscono il concetto di “andare verso” il futuro. Questo si riscontra in molte espressioni, ad esempio, per salutarsi gli Aymara dicono “qhipurkama” “ci vediamo il giorno che è dietro” mentre riferendosi ai giorni passati dicono “nayruruw purintxa” (è già arrivato da giorni, [quelli] che sono davanti).

Nell’analisi contemporanea della gestualità e del linguaggio di questo popolo è stata confermata la singolarità della concezione temporale: parlando, infatti, dei loro antenati muovono in avanti le mani in un moto ondulatorio, come se indicassero qualcosa che si muove di fronte a loro. La concezione temporale dipende, in maniera preponderante, dalla posizione in cui si colloca colui che parla.

 

Lo Spazio – Tempo (un cronotopo?)

Gli Aymara sentono che il tempo si muove, però concepiscono in modo diverso il movimento nel tempo rispetto alla maggior parte dei popoli[4] Si può notare che in tutte le lingue indoeuropee il “futuro” è visto in uno spazio che si trova di fronte a colui che parla. L’Attimo spazialmente presente nel “passato” si contrae nello spazio davanti, si ferma nell’Attimo-Spaziale presente e si allontana nel “passato” alle proprie spalle (nello Spazio “già occupato”). Tale consapevolezza è data dalla diversa mappatura del cervello. La differenza della concezione del tempo varia, quindi, se colui che parla si pone come punto di riferimento o si astrae dal contesto, cioè non include “l’ego” nel discorso. L’incontro della cultura occidentale con quelle andine e l’unione delle due concezioni del tempo (lineare e ciclica) conduce ad una sincretica concezione temporale “a spirale”. Così in “pacha”, la concezione “contemporaneamente tempo e spazio”, il tempo è visto come movimento in uno spazio che rimane stabile e costante. Il tempo così diviene qualcosa da valutare non a livello di “quantità” ma di “qualità”. Secondo la mitologia andina, il suo sviluppo segue una sequenza costante:

  • Ciclo della prima creazione → Naupa Machu (Padre Eterno, Oscurità, Caos, Origine). Energia [5]
  • Ciclo della seconda creazione tempo delle divinità → (Dios Churi, ordine, vita, luce, cultura). Intelligenza
  • Ciclo del Paradiso → (tempo della libertà, tempo dell’eternità). Amore

Il popolo aymara, isolato per molto tempo dallo sviluppo globale, ha sviluppato una grande pazienza (rispetto alla media occidentale). Quindi non vive la frustrazione dell’attesa derivante dal non rispetto dei tempi prestabiliti, causato da imprevisti. Un’altra caratteristica di distinzione e l’assenza di gerarchie sessuali: questa gente dà molta importanza agli avi, alla comunità e alla figura materna.[6]

LA LOGICA TRIVALENTE DI AYMARA

“Le logiche polivalenti sono estensioni della logica classica in cui sono presenti più valori di verità rispetto ai canonici verofalso e pertanto in esse non vale il principio del terzo escluso. Le prime logiche polivalenti furono proposte negli anni 1920 da Emil Post e da Jan Łukasiewicz e in esse erano presenti tre valori di verità: verofalsoproblematico.[7]

La lingua Aymarà non si basa su una logica Aristotelica a due valori (Vero o Falso), ma su una logica a tre valori (verofalsoproblematico), dunque, in grado di esprimere sottigliezze modali che con le altre lingue si possono catturare solo attraverso perifrasi complesse[8].

Questo tipo di struttura ben si applica alle cosiddette logiche ad infiniti valori di verità:

  • la logica ad infiniti valori di Lukasiewicz;
  • la cosiddetta logica fuzzydi Zadeh;
  • la logica (fuzzy) polivalente di Gödel;
  • la logica (fuzzy) prodotto.

Logiche utilizzate soprattutto nei più spinti studi del settore Informatico e dell’Intelligenza Artificiale, non a caso appunto la Logica Fuzzy ( dall’inglese “Confuso”, “Sfocato”) la quale concettualmente prevede la possibilità di attribuire a ciascuna proposizione un grado di verità diverso da 0 e 1 e compreso tra di loro.

Con grado di verità o valore di appartenenza si intende quanto è vera una proprietà: questa può essere, oltre che vera (= a valore 1) o falsa (= a valore 0) come nella logica classica, anche parzialmente vera e parzialmente falsa.

Si può ad esempio dire che:

  • un neonato è “giovane” di valore 1
  • un diciottenne è “giovane” di valore 0,8
  • un sessantacinquenne è “giovane” di valore 0,15

La rappresentazione grafica mostra come il tutto avvenga all’interno dell’intervallo di definizione compreso tra 0, 1\2 e 1.

Lingua Perfetta in Mondo Imperfetto

In conclusione, dunque la lingua Aymarà rimane avvolta nel mistero dell’apparente origine artificiale, strutturata ed inequivocabile fino al punto di essere ritenuta inconcepibile, considerato l’ambiente geomorfologico dove si è sviluppata. Qualcosa dunque di progettato abilmente e innestato in una popolazione antichissima?

“Quali altri frammenti incompleti di una saggezza antica e dimenticata potevano essere sparsi all’intorno, frammenti che forse avevano contribuito alla ricchezza e alla varietà di gran parte delle culture che si erano evolute in questa regione durante i diecimila anni precedenti alla conquista? Forse era il possesso di frammenti come questi che aveva reso possibile tracciare le linee NAZCA e permesso ai predecessori degli INCAS di costruire gli ‘impossibili’ muri di pietra di Machu Picchu e Sacsahuamàn?”[9]

L’aymarà potrebbe essere un retaggio della grande erudizione di una cultura passata? Dopo aver studiato la mitologia degli Aymarà e rovistato fra i resti del tempio del Sole, Arthur Posnansky concluse che Tiahuanaco, la città abbandonata sul Titicaca, era popolata originariamente da genti provenienti da Aztlan, l’isola del paradiso perduto degli Aztechi (Atlantide).

Uomini dal sangue Nero.

I più antichi abitanti della regione e sostengono che i loro antenati dominavano sul lago “prima che sorgesse la prima aurora”, e prima ancora che il Sommo Artefice creasse gli Aymara, i Quechua e i Bianchi.

Gli Urus affermano di essere diversi, di non appartenere alla razza umana e dicono: “Il nostro sangue è nero”. In effetti il colore del loro sangue appare più scuro, probabilmente per l’alta percentuale di emoglobina necessaria a chi vive a quote tanto elevate. La maggior parte degli abitanti è composta dagli Aymara, che si dedicano alla pastorizia e all’agricoltura, giunti qui forse dalla foresta Amazzonica. Essi affermano che Tiahuanaco fu costruita prima del diluvio, in una sola notte, da giganti sconosciuti e spiegano: “Quando i nostri avi giunsero qui la città era già in rovina”. Queste storie, forse, appaiono fantastiche, eppure un fondo di verità in esse è senz’altro presente.[10]

Forse all’Origine di questa meravigliosa lingua c’è lo stesso mistero dei “giganti sconosciuti” e di coloro che costruirono Puma Punku e le sue rocce perfettamente incastrate?

Non ci è dato ancora saperlo, in ultimo possiamo affermare che sfortunatamente, è stato dimostrato che l’Aymara faciliterebbe enormemente la traduzione di qualsiasi altro idioma nelle proprie condizioni, ma non viceversa. Così, grazie alla sua perfezione, può tradurre qualunque pensiero inespresso delle altre lingue, ma il prezzo da pagare per questo è che (una volta che la lingua perfetta ha risolto questi pensieri nei suoi stessi termini), non possono essere riconvertiti nel nostro naturale idioma nativo.[11]

 

 

[1] Fonti: www.aymara.org; http://at.ufl.edu

[2] Queste lingue sono dette agglutinanti in quanto le parole sono formate da radici a cui vengono aggiunti degli affissi e/o suffissi che non si fondono tra loro. Ad esempio, nel finlandese: kirja (libro) – kirjani (il mio libro) – kirjassa (nel libro).

[3] Un esempio di costruzione è ARUSKIPASIPXAÑANAKASAKIPUNIRAKISPAWA, la parola aymara considerata più lunga, che significa: “sappiamo di dover fare lo sforzo di comunicare tra noi, incluso te, perché abbiamo l’idioma”.

[4] Oltre all’Aymara e alcune altre lingue jaqi, questa concezione temporale è presente anche nel popolo maori.

[5] Caratteristica osservata in particolare dalla professoressa Hardman, linguista antropologa.

[6] Fonti: www.aymara.org

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Logica_polivalente

[8] Circonlocuzioni imposte o suggerite da motivi di chiarezza, di opportunità, di convenienza, talvolta anche   per riserbo timoroso o ipocrita.

[9] Impronte degli Dei, Graham Hancock

[10] Enigmi, Misteri e Leggende di Ogni Tempo, Stefano Mayorca

[11] http://in-formarsi.blogspot.com/2013/06/altopiano-andino-le-particolarita-della.html