Ermete Trismegisto, il Tre Volte Grande, Iniziatore messianico per eccellenza e fondatore della grande Scienza Sacra, mito emanato dai collegi sacerdotali egizi, diede vita e tramandò alle Fratellanze Iniziatiche “l’idea antica” che permette di sollevare il velo della cripta che nasconde il “vero” agli occhi dei profani.

L’Ermetismo, dottrina che da Lui prende nome, cerca non solo di ricondurre alla stessa sostanza ogni cosa, ma anche di spiegare tutti i fenomeni dell’Universo con le stesse leggi: da ciò l’analogia del Macrocosmo con il Microcosmo.

«Verum sine mendacio certum et verissimum, quod est inferius est sicut quod est superius, et quod est superius est sicut quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius.» (Il vero senza menzogna è certo e verissimo, ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una) [note]Ermete Trimegisto, Tavola di Smeraldo[/note]

Il Macrocosmo è l’Universo, l’insieme dei pianeti e delle stelle, dell’abisso siderale, il Microcosmo è Geo, la nostra Terra. Inoltre, il Microcosmo si ricondurrebbe all’uomo, cercando di stabilire l’influenza degli astri sulla sua vita.

Influenza, questa, estesa anche su tutti gli organismi animali e vegetali ed anche sui minerali.

Ancor di più l’Ermetismo stabilisce una analogia tra le qualità di ogni pianeta, le qualità degli uomini e le proprietà dei metalli.

Rimanendo unicamente nelle analogie metalliche analizziamo i sette abbinamenti riscontrabili sia in astrologia che nelle scienze occulte.

Iniziamo da quello più nobile, l’oro, che per la sua purezza ed il suo colore è il metallo del Sole e, come questo, rappresenta tutto ciò che vi è di importante e di grande, la luce e la vita, la gloria e la chiarezza della ragione, la bellezza e la forza.

L’oro nel mondo profano è simbolo di potere e di ricchezza materiale, mentre nella concezione iniziatica rappresenta la saggezza, la purezza, la perfezione a cui tendere.

Questa concezione deriva dal grande magistero alchemico che è una faccia della poliedrica conoscenza che affonda le sue radici anche prima della tradizione egizia.

All’argento corrisponde la Luna, dallo stesso colore argenteo e dalla influenza femminea. Questo metallo, come la Luna, rappresenta il movimento, i cambiamenti, l’instabilità, gli entusiasmi, le depressioni e le euforie.

A Marte, pianeta dai riflessi rossi, corrisponde il ferro i cui sali sono rossi. Così come nella tradizione mitologica classica Marte è il dio della guerra, il ferro, con cui si costruiscono le armi, è il simbolo di ogni attività violenta.

Il rame è il metallo associato a Venere e, come questo, rappresenta la sfrenatezza nei piaceri sensuali.

Lo stagno è abbinato a Giove, entrambi rappresentano l’irascibilità e la tendenza al dispotismo. Infatti è il metallo che fonde facilmente a temperatura molto bassa, così come per l’uomo un carattere irascibile è causa di perdita di stabilità e di equilibrio.

Il piombo, pesante e grigio, appartiene a Saturno, pianeta lento e spento. Questo metallo rappresenta tutto ciò che è vecchio, tendenzialmente negativo. E’ il simbolo del materialismo, degli ostacoli, sinonimo di oppressione, di schiavitù, di avidità e sterilità, ed ha un effetto ritardante su tutto ciò che è in evoluzione.

Infine il mercurio, l’unico metallo liquido che è capace di assumere e di amalgamarsi con ogni forma, viene riferito all’omonimo pianeta e simboleggia lo spirito di adattamento per eccellenza. Ma, sotto un altro aspetto, rappresenta anche la mente umana, il libero pensiero che scorre imprevedibile e difficilmente ingabbiabile.

Oltre queste corrispondenze gli Ermetismi paragonano la formazione dei metalli alla generazione degli esseri viventi, non trovando alcuna differenza tra lo sviluppo dei feti e l’elaborazione di un metallo in seno al globo terrestre.

Non ci si deve meravigliare, dunque, se hanno cercato di operare delle trasmutazioni di forma materiale o di forza vitale, diventando alchimisti nel vero senso della parola e supponendo la vita e l’evoluzione dei metalli.

Certo non tutti i minerali sono ritenuti trasmutabili e, come Platone riteneva che non tutti gli esseri umani potessero essere educati alla nobiltà del pensiero, così gli alchimisti affermano che non tutti gli elementi possano arrivare alla purezza dell’oro.

Secondo i grandi principi della filosofia ermetica, i metalli sono diversi dall’uomo solamente perché non hanno un’anima immortale.

Osservando che tutti gli esseri creati derivano da altri esseri preesistenti, gli alchimisti hanno pensato che ogni facoltà generatrice fosse nascosta nel seme che plasma la materia a propria somiglianza. Vi sarebbe in ciò un’azione del tutto paragonabile all’evoluzione del feto che assimila la sostanza dell’ambiente che lo ospita, l’incorpora e l’usa per il proprio sviluppo.

Analogamente il germe metallico assimilerebbe gli elementi vicini e procederebbe ad un lavoro di sintesi dovendo pervenire a produrre un metallo adulto e perfetto, cioè l’oro.

Ma, come in un uovo l’embrione passa attraverso una serie di forme sempre più perfette, così questa evoluzione minerale avviene per stadi, e se sopravviene un arresto dello sviluppo, oppure se l’uomo estraesse anzi tempo dalla terra un metallo in via di perfezionamento, otterremmo esseri metallici incompleti, degli aborti.

Gli aborti metallici sono i metalli volgari, cioè dei frutti insipidi e crudi staccati dall’albero prima della loro maturazione. Per questo motivo l’argento rappresenterebbe lo stadio anteriore dell’oro, dimostrato dal fatto che, spesso, un filone aurifero prosegue in profondità con un filone argentifero.

La questione che si pone all’alchimista è, quindi, quella di continuare rapidamente con l’arte sull’atanor, o fornello filosofico, l’evoluzione dei minerali ancora imperfetti.

Concludendo, mi sembra superfluo esplicitare ulteriormente l’approfondimento simbolico che interesserebbe, mettendoli in relazione, i sette colori dell’iride, le sette note musicali della scala sincronica, i sette giorni della settimana, i sette sigilli e quanto altro rapportabile al valore cabalistico del numero sette.

Questo scritto è diretto ad orecchie ricettive di uomini iniziati che possono e devono sviluppare per proprio conto ogni altra riflessione, approfondimento e ricerca del significato occulto delle allegorie.

Un simbolo contiene diversi significati, spesso anche opposti, ma non per questo in contraddizione, anzi la diversificazione interpretativa ne rafforza il valore intrinseco. Il simbolo è universale, si apre alla mente del libero pensatore dopo giorni, mesi, anni di lavoro. Quando sembra tutto buio e privo di senso, ecco il miracolo, ciò che è gelosamente e mirabilmente nascosto nello “scrigno sacro” del simbolo emerge alla coscienza di chi ha lavorato concretamente. La via della purificazione conduce alla scoperta dei simboli, e questi aprono la strada della trasmutazione interiore e della propria mente.

Tutto ciò agli Ermetisti era già noto.