La Tradizione ci consegna un mito universalmente conosciuto riguardante l’origine dell’Umanità: la nascita di Adamo ed Eva, il loro soggiorno nel giardino dell’Eden, l’incontro con il serpente, l’albero della conoscenza e il suo frutto, la cacciata.

Come tutti i miti, anche questo ha più livelli di lettura: da quello superficiale della disubbidienza, a quello dell’uscita del genere umano dall’infanzia, con la conseguente cacciata dal giardino dell’inconsapevolezza.

Tra le varie possibili letture mi pare di notevole interesse quella che applica una chiave scientifica.

Adamo è Adam in greco, Adam in ebraico e Ada-mu (padre mio) in sumero. Adama significa terra, suolo. Il significato di Adamo è uomo terreno o della terra rossa, umanità.

Eva, Havva’h o Héva viene fatto derivare da vivente, madre dei viventi.

 

Analizziamo i vari simboli presenti nella descrizione del Paradiso della Genesi biblica.

In tutte le civiltà tradizionali il simbolo del serpente è sempre stato di grande rilievo. Nell’antico Egitto il serpente era raffigurato nel copricapo del Faraone.

In quasi tutte le civiltà dell’America precolombiana veniva adorato il Serpente piumato. Questa divinità era adorata con nomi diversi da olmechi, mixtechi, toltechi, aztechi, maya e quichè. Era la divinità che aveva portato la conoscenza agli uomini. Presso gli Aztechi il suo nome era Quetzalcoatl ed era il Signore del Sapere. I Maya lo chiamavano Kukulkan, i Quichè Gukumatz. Quetzalcoatl insegnò agli uomini a misurare il tempo e capire le stelle e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni; insegnò anche a coltivare il mais. Secondo la leggenda, Quetzalcoatl scomparve in cielo, ma un giorno ritornerà.

Nella filosofia dello Yoga indiano il serpente arrotolato e addormentato è il simbolo di Kundalini, l’energia creativa addormentata che risiede alla base della colonna vertebrale. Con le tecniche Yoga essa viene gradualmente risvegliata e risale lungo la Shusumna attraversando i Chakra fino a giungere all’ultimo nodo alla sommità del capo. Essa risveglia i singoli Chakra e giunta al settimo completa il suo risveglio, portando l’individuo nello stato che viene comunemente definito realizzazione del sé o illuminazione.

Da un punto di vista fisiologico possiamo considerare Kundalini la spina dorsale, che mette in contatto diretto il perineo con la ghiandola pineale.

Il serpente rappresenta anche la parte più arcaica della nostra natura.

Secondo il neurologo Paul MacLean, il nostro cervello è costituito da tre componenti distinte, ognuna delle quali rappresenta un momento evolutivo ben preciso della specie umana. Il nostro cervello sarebbe il risultato finale di tre sedimenti stratificatisi durante l’evoluzione:

  • l’archipallium o cervello primitivo, costituito dal cervelletto e dal bulbo spinale;
  • il paleopallium o cervello intermedio, costituito dal sistema limbico;
  • il neopallium o neocortex chiamato anche cervello superiore, costituito dagli emisferi cerebrali.

Il primo corrisponde al cervello rettile ed è sede degli istinti primari e di funzioni vitali come per esempio il controllo del ritmo cardiaco e respiratorio; il secondo corrisponde nella scala evolutiva al cervello dei mammiferi, specie di quelli più antichi, ed è coinvolto nell’elaborazione delle emozioni; il terzo, più recente, è esclusivo dei primati ed è sede di tutte le funzioni cognitive e razionali.

In una lettura superficiale della Bibbia il serpente ha un aspetto negativo, in quanto incita alla disobbedienza.

Nella cultura cristiana è simbolo dell’astuzia che incita al peccato e la Vergine lo schiaccia sotto il piede.

Per gli Gnostici, al contrario, il serpente è il simbolo della conoscenza, della Gnosi.

Il caduceo era caratteristico di Ermete Trismegisto.

Il significato Tradizionale del simbolo del serpente è quello della conoscenza suprema, obiettivo finale di tutte le scienze esoteriche.

Da un punto di vista del parallelismo con la scienza, possiamo considerare il serpente come Dna.

L’ouroboros, infine, ci ricorda lo schema di organizzazione del vivente, che non è lineare, è capace di auto organizzazione e si svolge secondo anelli di retroazione che si comportano secondo una matematica di equazioni non lineari.

La simbologia del serpente, pertanto, se letta in chiave scientifica, ci restituisce alcuni degli elementi essenziali del vivente.

Veniamo all’albero della Conoscenza: il melo.

Il melo è il risultato attuale dell’evoluzione dei meli botanici risalente al Neolitico.

Il suo nome deriva dal latino malum e dal greco mêlon dalla radice *mal, dal significato di molle e di dolce, con evidente riferimento al frutto.

La mela è un frutto ricettacolare ed è il più evoluto filogeneticamente nel mondo botanico. Questa sua caratteristica ci consente di stabilire un parallelo simbolico con l’animale più evoluto nel mondo zoologico: l’essere umano.

I Druidi utilizzavano la mela come strumento a portata di mano utile per insegnare le regole geometriche e matematiche con le quali è costituita la natura. Una mela tagliata orizzontalmente evidenziava una stella a cinque punte, con tutte le relative corrispondenze con il numero e la proporzione aurea, mentre una mela tagliata verticalmente evidenziava la geometria della vesica piscis, con all’interno il seme.

Già questo basterebbe per fare del simbolo della mela un simbolo scientifico e relazionarlo alla conoscenza, ma l’aspetto più significativo della mela è il suo parallelismo con l’essere umano, che introduce in modo straordinario la relazione tra “se stessi” come “seme”, l’anima, come olcsos, e il corpo.

La mela, pertanto, si pone come simbolo dell’incarnazione. Un corpo molle e pieno di liquidi, circondato da una buccia (pelle), ha al proprio centro un ricettacolo (anima – olcos), che contiene il seme (il “se stessi).

Nella teoria dei sistemi viventi il processo della vita si identifica con la cognizione, ossia con il processo della conoscenza.

Conoscere è vivere e vivere è conoscere.

Il mito di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre ci parla di una conoscenza naturale, che risiede nel Dna, nella filogenesi (cervello rettiliano), che si sviluppa con l’esperienza corporea, essendo il corpo una mente estesa in grado di elaborare informazioni. Mangiando la mela, frutto dell’albero della conoscenza, i due simboli dell’essere umano primordiale, ossia Adamo ed Eva, attivano su suggerimento del serpente (potere risvegliante della conoscenza e depositario dell’informazione ancestrale) un processo cognitivo che li rende coscienti della loro individualità.

Il tema di fondo è la conoscenza.

Inutile chiedersi per quale motivo la conoscenza è diventata un peccato originale.

Il mito originario sumero di Adapa è volto, nella Bibbia, in chiave patriarcale pastorale, ossia in una visione del tutto ambientale di un popolo di pastori nomadi sottomessi a un patriarca.

Per le caste dominanti la conoscenza, ossia la via del risveglio delle proprie potenzialità e della propria individualità, è un pericolo e pertanto la versione biblica del mito risulta per loro funzionale.

Un essere umano libero, ossia senza schemi e pregiudizi, incamminato sulla via della conoscenza e di buoni costumi, ossia nudo, rivestito solo della propria pelle, senza orpelli, è un soggetto pericoloso.

E così il mito della conoscenza si piega alle esigenze della dipendenza e dell’obbedienza.

 

©Silvano Danesi