Il tema dell’anima e della sua sopravvivenza alla morte del corpo è fra i più interessanti, in quanto riguarda intimamente ogni essere umano e la sua relazione con la paura della morte.

Credere nella sopravvivenza dell’anima è atteggiamento della mente che si affida a quanto affermano molte tradizioni e molte religioni, ma la mente, sia nella sua accezione di ragione, sia nella sua accezione di intelletto, nonostante ogni possibile fede, mantiene aperta la domanda, alla quale consegue la tensione conoscitiva.

La cultura egizia antica, frutto della costante ricerca attuata dai sapienti nella “Casa della Vita”, ha elaborato concetti che sono giunti fino a noi in parte tradotti nella forma mentis greca e in parte riscoperti nella loro originale stesura grazie alla decodificazione dei geroglifici dopo quasi un millennio di totale incomprensione.

In questo lavoro, che mi accingo a scrivere, tengo anzitutto presente l’avvertimento contenuto in quanto scrive Asclepio al re Ammone (CH XVI)[1] dove egli afferma che la traduzione in greco dei concetti egizi “produrrà una grandissima distorsione degli scritti e la loro reale oscurità. Il discorso, esposto invece nella lingua dei padri, rende chiaro il senso delle parole. E infatti, la qualità stessa del suono e il <tono> dei nomi egiziani …hanno in sé l’energia delle cose che esprimono[…]. I Greci, infatti, o re, hanno discorsi vuoti, efficaci nel produrre dimostrazioni e questa è la filosofia dei Greci: un frastuono di parole. Noi invece non usiamo parole, ma suoni pieni di azione”.

Nomi che hanno in sé l’energia delle cose e suoni pieni d’azione. Il concetto di energia, così come quello di azione, come vedremo, appare centrale nella cultura egizia.

Dopo questa necessaria premessa analizziamo uno dei miti più importanti della teologia eliopolitana, l’Enneade egizia eliopolitana che si propone, a questo punto, come un insieme di energie che, nel loro rapporto sembrano indicarci le modalità con le quali è nato l’universo.

Cerchiamo, pertanto, di ricercare il messaggio criptato in questo insieme di Neteru, immaginando di entrare nella mente del sapiente iniziato egizio denominato Maestro dell’Enneade, la Corporazione dei Nove, ossia delle nove energie fondamentali che hanno un ruolo essenziale nella creazione. La Corporazione dei Nove apre necessariamente una riflessione sulla Tetraktis pitagorica e su una sua possibile interpretazione.

Pitagora, come è noto, ha appreso la sua conoscenza dagli Egizi e le sue elaborazioni sono pertanto il frutto della frequentazione dei sacerdoti scienziati della Casa della Vita.

La Tetraktis pitagorica, solitamente considerata in termini numerici, ossia in quanto formante il numero sacro dieci, se considerata dal punto di vista geometrico, è composta da nove triangoli (il decimo è quello che li contiene come insieme), che possiamo riferire all’Enneade, ossia al processo creativo che vede in azione le nove energie fondamentali della creazione.

Ecco di nuovo i due concetti di energia e di azione.

Nella Tetraktis sono contenuti alcuni elementi essenziali della geometria sacra: l’esagono di Thoth, il triangolo, la losanga, cuore della Vesica piscis o Occhio di Ra, il “tassello”.

Una prima considerazione essenziale è che la Tetraktis si pone come un triangolo che è un insieme di triangoli. Il processo può essere svolto all’infinito in grande e in piccolo e, pertanto, la Tetraktis si presenta come paradigma della frattalità.

Va ricordato che per gli egizi il Tre è pluralità e il Nove è infinito.

Anche la druidica Nona onda è quella dell’Oceano primordiale, oltre la quale c’è il Nulla (Ceugant, il Cerchio vuoto), ciò da cui deriva il Tutto, che non a caso è descritto come 9 onde, ossia un’Enneade.

Il Triangolo è il simbolo della manifestazione, dove il vertice indica l’Essere uno e trino, incommensurabile, inerte, ma dinamico e commensurabile nel suo divenire. La Tetraktis si pone, pertanto, come un’unità composta da nove energie: il vertice (infinitamente piccolo tale quale lo Zero), si fa Tre, ossia pluralità e nove, ossia Infinito.

Scrive Max Guilmot: “E’ come se un Tre misterioso, un Triangolo ideale, dominasse l’Universo”. [2]

Il Triangolo si relaziona all’esagono di Thoth che ne definisce le proporzioni: 22 di lato e 19 di altezza.

Ed ecco che emerge la relazione tra il concetto frattalico dell’universo e il canone egizio che presiede alla raffigurazione umana, dove l’insieme del corpo è contenuto in un reticolo di 18 livelli, mentre la parte superiore della testa, sede delle funzioni superiori, sta tra il 18° livello e il 19°.

Psdjt, l’enneade cosmica

L’enneade cosmica è composta da nove Neteru, il primo dei quali, TUM ATUM ITMW, (Colui che è, Colui che non è). Tum Atum è descritto radiante nel suo Uovo Cosmico, uscendo dal quale prese forma ed emerse dall’Oceano d’Energia su una Collina primordiale, a forma di piramide, sulla cui cima era posta la pietra primordiale detta Benben, sulla quale si posava il Bennu, la Fenice, simbolo della perenne rinascita.

Atum, una volta emerso dall’Oceano, inizia, per successive separazioni, a dare vita all’esistente.

Da questa prima energia in azione che si dà una forma derivano, successivamente gli altri Neteru, le cui caratteristiche essenziali sono descritte di seguito.

SHU SHW šW – Il suo nome significa “vuoto” e personifica l’aria – atmosfera tra terra e cielo – Shu è il fattore determinante della polarizzazione del cielo e della terra. La posizione di Shu, nell’iconografia, è uguale a quella del Nun. Shu può essere considerato simboleggiante anche il «regno di mezzo» tra quello spirituale e celeste (Nut) e quello materiale e terrestre (Geb). Lo schema manifestativo si ripete in altro modo: un cielo oscuro ma pieno di luce avvolge la terra, dalla quale è separato e al contempo collegato dalla dinamicità energetica di Shu.

TEFNUT TFNT – Umidità, acqua.

NUT NWT – Femminile – Nel corpo di Nut è collocata la Duat, una dimensione altra, dalla quale entrano ed escono gli “esseri di luce”, simbolizzati dal sole.

JEB GB – Maschile – Terra.

NEFTIS NBT-HWT – Femminile – Forza coagulante – Stabilizza.

SETH STH ST š – SWTI – Maschile – Soma – Le forze che costringono, ostacolano, impediscono. Guscio – Costrizione.

ISIDE AST – Femminile – La sostanza materna – Il luogo in cui si manifesta la vita di Horo (Logos) – Iside riporta a unità il disperso e dona a Osiride la vita ultraterrena e la resurrezione.

OSIRIDE WSJR – WSIR – Maschile – Il ciclo – L’eterno ritorno – La resurrezione – Vegetazione – Una gestazione sotterranea come per quanti riguarda la vegetazione –

Iside e Osiride sono la madre e il padre di Horus hrw (falco), il Distante, il Lontano, Viso, Colui che è al di sopra, Neter dalle molte valenze mitologiche e vero e proprio scrigno scientifico.

L’enneade umana

In questo schema enneadico abbiamo la compresenza dei 9 componenti del vivente umano, così come ci viene consegnata dalla tradizione sapienziale dell’antico Egitto.

Nell’esagono (esagono di Thoth) abbiamo il corpo Khat, la forza vitale Ka (insieme dei campi energetici), la forza di coesione Sekhem, il cuore come centro della coscienza e come centro energetico Ib, l’identità vibrazionale Ren e il corpo eterico o doppio immateriale Khaibhit.

Nell’insieme i componenti racchiusi nell’esagono costituiscono la parte energetico materiale dell’organismo vivente inteso come “macchina” autopietica.

Il triangolo comprende anche il Ba, essenza presente, l’Akh, anima spirituale o forma di esistente trascendente e il Sakhu o Sa-Hu, intelligenza suprema Sa, che crea attraverso il verbo Hu, ossia, in altri termini energia intelligente. Il Ba, pertanto, si propone come essenza presente di un’energia intelligente, Sa-Hu, dotata di un corpo di luce, Akh o Akhu (energia creatrice luminosa ed elemento della vita perenne).

Lo schema esagonale, insieme autopoietico (il corpo umano vivente), è compreso in uno schema triangolare che possiamo ipotizzare anch’esso come autopoietico (l’anima in un corpo di luce).

L’essere umano è composto da 9 parti.

1 Khat – Get – Corpo – La parte più materiale dell’anima che possiede anche il corpo – Khat è il cadavere – Get è il corpo vivo – Khat è il corpo per la terra.

2 Ba – Anima – Essenza presente – Qualità – Potenza interiore dell’essere – Attiva le metamorfosi –

“L’essenza cosmica che è in ogni essere vivente e che fa di lui una forma materiale pienamente cosciente”. (1) Manifestazione visibile dell’azione divina – Forza magica assimilabile a un nutrimento – Il verbo Ba si può tradurre con “essere presente, efficiente in un luogo” – E’ l’Akh manifesto, la facoltà del divino di assumere i più vari aspetti.

3 Ab – Ib – Cuore – Coscienza -Sede di Sia, la conoscenza – Intelligenza – Controparte spirituale di Haty, il cuore materiale centro della vita mentale.

4 Khaibhit – Corpo eterico – Ombra – Simile al Ka – Doppio immateriale – Collegamento tra il corpo e gli elementi incorporei dell’individuo .

5 Ka – Forza vitale universale che nell’uomo diventa campo energetico –Patrimonio genetico – Il Ka ha come corrispondenti le Hemsut, tradotte con “situazioni” – La situazione è la circostanza in cui si verifica un evento, il complesso degli elementi concreti da cui ha origine la condizione reale di una cosa. Il Ka e le sue corrispondenti Hemsut sono dunque le circostanze in cui si verifica un evento, ossia l’intreccio di campi costituenti il vivente. (2)

6 – Sekhem – Forza di coesione – Agente di collegamento – Assicura la coesione di un essere e dei vari elementi che lo costituiscono – Forza volitiva – Deriva dal verbo s-kem dal significato di bruciare o far bruciare.

7 Akh Akhu – Esistenza trascendente – Corpo di luce – Anima spirituale – Ipostasi luminosa dell’eterna energia cosmica – E’ l’elemento che si congiunge con il divino – Esiste in potenza ma per dargli corpo è necessario un lavoro su se stessi – Energia creatrice luminosa elemento della vita perenne.

“Akh è una forma di esistenza trascendente e perfetta, la potenza ipostatizzata, quella che determina il destino degli esseri umani risvegliati e li trasfigura”. (3)

Akh cosmico: la luce che si genera dalle tenebre.

Akh naturale: la luce che si incarna in un corpo materiale per attivarne il fuoco interno.

Akh superpotenza: rappresenta la luce dello Spirito, il mezzo dell’essere umano per tornare all’unità.

8 Ren – Identità dell’essere – Il nome occulto che mantiene in vita e conferma la vita – Nel nome occulto si riteneva fosse racchiusa l’essenza della cosa nominata- Identità – Particolare vibrazione.

9 Sakhu Sa-Hu – Intelligenza suprema – Sapienza – Verbo – La S è causativa, quindi è ciò che causa l’Akhu – Primo involucro dello spirito divino che si incarna – Elemento trasfigurante – Nella ritualità l’essere santificato e rinato nella sfera del sacro – Il suo sogno ad occhi aperti è divenuto realtà – E’ divenuto una stella – Un essere risplendente – Intelligenza suprema – Trasfigurazione dell’Akh. – Il fluido magnetico, il fluido vitale che circola liberamente attraverso il tempo e lo spazio – Sa è la conoscenza di tutte le cose, l’intelligenza suprema che crea attraverso il verbo. Hu è il principio nutritivo, l’essenza, la potenza del verbo: Thoth .

 1 – René Lachaud, Nell’Egitto dei Faraoni, Mediterranee

2 – Sergio Donadoni, Testi religiosi egizi a cura di – Utet

3 – René Lachaud, Nell’Egitto dei Faraoni, Mediterranee

Tre domande sull’anima

Possiamo a questo punto introdurre una riflessione riguardante il rapporto tra l’organismo esagonale e quello triangolare, che comprende i concetti di anima Ba, essenza presente, di Akh, anima spirituale o forma di esistente trascendente e di Sakhu o Sa-Hu, intelligenza suprema Sa, che crea attraverso il verbo Hu, ossia, in altri termini, energia intelligente.

Il Ba, pertanto, si propone come essenza presente di un’energia intelligente, Sa-Hu, dotata di un corpo di luce, Akh o Akhu (energia creatrice luminosa ed elemento della vita perenne).

La domanda che sorge è se la triade SaHu-Akhu-Ba, ossia la triade animica, staccata dall’insieme esagonale (Kaht, Ka, Khaibhit-Ren-Ib- Sekhem), ossia dal corpo, può essere considerata un vivente autopoietico.

La seconda domanda, conseguente alla prima, è se l’Akh, corpo di luce dell’essenza presente nell’essere umano (Ba) dell’intelligenza suprema in azione (SaHu), possa considerarsi un campo energetico sufficiente a consentire la sopravvivenza del Ba quando il complesso energetico che per brevità definiamo “anello esagonale” (il corpo) viene meno.

La terza domanda, conseguente alla prima e alla seconda, è se l’Akh è sufficiente a mantenere in essere l’individualità.

A supportare l’idea egizia della sopravvivenza del corpo di luce è il testo Per em Ra (Per salire alla luce), solitamente definito Libro dei morti, dove il defunto/iniziato, che afferma di “prendere forma di un Ba vivente”, dice: “Io sono lui, io sono Ra”.

Ra è il sole, simbolo della luce che, nella sua epiclesi di Khepri (Ra del mattino), è colui che viene in esistenza. Sempre nel Per em Ra è scritto. “Io sono il Ba di Ra, uscito dal Nun, questo Ba del dio che ha creato Hu, il verbo”.

Nei Testi dei sarcofagi è espresso un concetto analogo: “Io sono Ra, uscito dal Nun, io sono l’Eterno, io sono colui che ha creato Hu, il verbo, io sono Hu, il verbo”.

Se il defunto/iniziato afferma di prendere la forma di un Ba vivente e le successive affermazioni riguardano luce e energia (vibrazione), è ipotizzabile che i testi citati confermino l’idea che dopo la morte del complesso costituente il corpo fisico il Ba, ossia la presenza dell’essenza dell’intelligenza suprema nell’essere umano, continui ad esistere in altra forma o dimensione.

La tradizione egizia sembra condurci per mano verso la conferma di quanto affermato a proposito del Ba e del corpo di luce con il rituale del “passaggio nella pelle”, che prende il nome da Meska, pelle di leopardo, vocabolo composto da Mes, pelle a da Ka, insieme dei campi energetici del vivente. Il “passaggio nella pelle” ha il significato di un’incarnazione, meglio, come suggerisce Daniel J.Siegel, di un’incorporazione. A dirci cos’è che si incorpora è il riferimento mitologico a Seth e agli asterismi associati al rivale di Horus. Seth è l’asino (soma), è il toro ed è associato alle stelle che circondano il Polo Nord, le stelle Mesket, termine che ha molto in comune con Meska e che indica anche un misterioso potere rigenerante. La Coscia del Toro o Spalla del Vitello (Coscia anteriore del Toro), denominata Masketi o Masketiu, quindi Seth, è emblema della “forza forte delle forze”. (Vedi l’articolo: Il mito di Horus e di Seth e il rapporto luce e materia).

L’incorporazione dell’anima come opportunità

A rispondere alle domande poste contribuisce in parte la raccolta di testi che va sotto il nome di Corpus Hermeticum e che ci restituisce, filtrati dalla interpretatio greca, alcuni concetti della cultura egizia antica.

Nell’Hermetica oxoniensia è scritto che l’anima è costituita da ragione (logos) e intelletto (nous) e in Estratti XVI si trova l’affermazione che “carattere dell’anima è l’attività intellettiva conforme la sua essenza”.

Nelle Definizioni del Corpus Hermeticum, l’anima è “una sostanza immortale, eterna, intellettiva” che entra nel corpo per “necessità”.

Tale necessità sembrerebbe determinata dall’opportunità offerta all’anima di acquisire l’intelletto. Sempre nelle “Definizioni”, infatti, è scritto: “L’anima, entrata nel corpo, dovrebbe acquistare l’intelletto perché ogni anima prima di entrare nel corpo è senza intelletto; e l’intelletto si congiunge con essa nel corpo, e così, in seguito viene all’esistenza un’anima intelligente”.

L’incorporazione, pertanto, non costituirebbe una punizione o una caduta, come sembrerebbe di cogliere in altre parti del Corpus e, soprattutto, negli scritti più vicini a linee di pensiero dello gnosticismo; al contrario costituirebbe un’esperienza che consente all’anima di “venire all’esistenza” come anima intelligente.

L’anima, par di capire, in potenza “sostanza immortale, eterna, intellettiva” verrebbe “all’esistenza” come tale passando attraverso l’esperienza dell’incorporazione. Da qui la “necessità”.

Tuttavia questo “venire all’esistenza” non è un risultato dato per scontato, ma un’opportunità, in quanto, come è scritto delle “Definizioni”: “L’anima, entrata nel corpo, dovrebbe acquistare l’intelletto, quella che non acquista l’intelletto [ne] esce come [vi] è entrata”.

Sembrerebbe pertanto che il passaggio nell’esperienza materiale consenta all’anima di acquisire consapevolezza della propria essenza e di esercitare sia la ragione, sia l’intelletto ed esercitando ragione e intelletto di porre in atto quanto è potenzialmente nella sua essenza.

Aristotele chiama lo stato di perfezione che ottiene un ente che ha raggiunto il suo fine, attuando pienamente il suo essere in potenza, entélechia, dal greco entelés, compiuto, intero.

Il passaggio nell’esperienza materiale consente all’anima di conseguire la sua entélechia.

Una delle conseguenze di questa consapevolezza è la rinascita o palingenesi dell’anima, rivelata al figlio di Ermete, che consiste nel “non mostrarsi più nella forma del corpo a tre dimensioni”, nel superare cioè il corpo fisico che “è lontano dalla generazione sostanziale” dissolubile e mortale, per entrare in un corpo “composto di potenze” che è indissolubile e immortale, divenendo nello stesso tempo consapevole di “essere dio e figlio dell’Uno”.

L’anima, dunque, abbandonando il corpo mortale, entra in un corpo “composto di potenze”.

Riassumendo, l’anima è:

  • una sostanza immortale ed eterna;
  • dotata di ragione e di intelletto;
  • che rinasce da un corpo fisico in un corpo “composto di potenze”, indissolubile e immortale.

Cosa sono le potenze che costituiscono il corpo indissolubile e immortale? Il Corpus Hermeticum non ce lo dice in modo chiaro. Possiamo, tuttavia, avvicinarci alla loro comprensione focalizzando l’attenzione su alcuni passi del Corpus che trattano di potenza e energia.

La potenza, l’energia, la volontà

Cosa è l’energia? Per la fisica è la potenzialità di fare qualcosa. Per il Corpus Ermeticum la potenza è l’energia di cui si serve dio per compiere la sua volontà. In CH X l’energia di dio è la volontà, la sua essenza, il volere che ogni cosa sia. Dante, nell’Inferno fa dire a Virgilio: “Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole”.

L’energia, nella fisica, come nel Corpus Hermeticum, è potenza.

Dio non è propriamente un luogo, ma un’energia che tutto comprende (CH II) anche dal punto di vista intellettivo. “L’energia di dio è costituita dall’intelletto e dall’anima” (CH X).

La traduzione in atto della potenza con un atto volontario implica la presenza di una mente e infatti, dio è:

  • principio (archè), ciò che è all’origine dell’intelletto e ne è causa,
  • intelletto (nous),
  • natura (physis),
  • materia (ùlé),
  • sophia, che è sapienza finalizzata alla rivelazione di tutte le cose.

Dio è al di là dell’Uno (Ch V); è insieme “ciò che è” e “ciò che non è”, ha reso manifeste le cose che sono e in sé contiene quelle che non sono (CH V). Egli è tutti gli esseri (CH IX) ed è “tutte le forme” (Trattati XI).

La potenza, dunque, è l’energia con la quale dio, definito come principio, intelletto, natura, materia e sapienza, esercita la sua volontà.

L’energia sostanza dei demoni

L’energia è poi la sostanza o l’essenza dei demoni i cui cori, di numero pari sono al servizio degli astri i quali sono subordinati al destino

Se l’anima può esistere fuori dai corpi, le energie non possono esistere indipendentemente dai corpi.

“Le energie assistono l’anima dappresso, senza però affiancarsi ad essa tutte insieme. Le une, al momento della nascita dell’uomo, agiscono assieme all’anima, dovendo occuparsi delle sue parti irrazionali; le altre, più pure, con progresso dell’età ne assistono la parte ragionevole. Queste energie sono coese ai corpi: dai corpi divini discendono nei corpi mortali le energie corporeizzanti, e ciascuna di queste energie agisce o sul corpo o sull’anima” (Dai discorsi di Ermete a Tat Estratti IV).

I demoni, mescolanza di bene e di male, tengono sotto la loro giurisdizione le vicende della terra e gestiscono la vita umana sulla terra; provocano disordine e confusione, riplasmano le anime, penetrano nei muscoli, nel midollo, nelle arterie, nel cervello e nei visceri.

I demoni sembrerebbero qui, per usare un termine desunto dalla fisica, dei campi energetici costituenti il vivente.

Vanno chiariti il concetto di bene e di male. Dio, nel Corpus, è il bene che si dispiega nell’atto creativo. Il male appare come un accidente del bene, ossia come vana illusione, assenza di conoscenza.

Se dio è il bene ed è principio, intelletto, natura, materia e sophia, sua è la conoscenza perfetta.

La conoscenza, pertanto, è il bene e il male è l’ignoranza

I Neteru sono energie funzionali

Ponendo attenzione alla tradizione sapienziale dell’antico Egitto, va sottolineato che il Neter non è un dio, ma un principio funzionale, un’energia in azione e il nome del Neter è la funzione che esso incarna. Possiamo pertanto, dai vari Neteru, ricavare le energie funzionali che rappresentano.

Conoscere il nome di un Neter significa conoscerne il principio funzionale. Pertanto, la conoscenza dei Neteru (plurale di Neter) è scienza sacra: scienza ermetica.

L’intera costruzione teologica, cosmologica, scientifica e iniziatica egizia si basa sul concetto fondamentale di forze vitali, i cui principi divini sono i Neteru (singolare Neter – femminile Netert).

I Neteru sono le declinazioni funzionali di quella che possiamo definire: energia immensa non polarizzata e intelligente.

L’anima indiandosi mantiene la sua individualità

Nel Corpus Hermeticum dieci potenze, scendendo da dio all’uomo, concorrono alla purificazione e con il sopraggiungere della Decade, che scaccia la Dodecade, avviene la “generazione intellettulae”, cioè la rinascita, la quale a sua volta si traduce in un indiamento: “noi diventiamo dio” (vedi CH XIII e CH I).

Uscite dal corpo fisico le anime, come spiega Poimandres (CH I), ossia Pe eime n Ra, la Conoscenza di Ra, l’Intelletto, il Nous assoluto che tutto crea, dopo aver spiegato ad Ermete Trismegisto che le anime giungono alla natura ogdoadica, si consegnano alle potenze e poi, divenute esse stesse potenze, entrano in dio, dà ad Ermete il permesso di andarsene e si unisce alle potenze. “Detto ciò – è scritto nel CHI – Poimandres andò ad unirsi alle potenze”.

Dio è al contempo la causa dell’essere dell’Intelletto e l’Intelletto è l’anima di dio.

Le potenze e dio costituiscono un insieme, ma le anime, dopo aver compiuto il percorso di consapevolizzazione nella incorporazione ed essere rinate, mantengono la loro individualità.

A ricordarcelo è Tertulliano, nel De Anima, il quale scrive: “E questo ammise anche l’Egizio Mercurio, il quale disse che l’anima, uscita dal corpo, non rifluisce nell’anima dell’universo, ma rimane nella sua individualità […]”.

Potenza tra le potenze, l’anima, in un “corpo di luce” continua la sua esistenza.

Un corpo di luce, come dice l’antica cultura egizia? Un corpo “composto di potenze”, come spiega Ermete al figlio?

Il tema è riproposto nella cultura cristiana da San Paolo, nella lettera ai Corinzi.

“Ma qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non tutti i corpi sono uguali: altro è quello degli uomini e altro quello degli animali; altro quello degli uccelli e altro quello dei pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, altro quello dei corpi terrestri. Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste. Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità. Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba”.

Il tema che si propone alla meditazione è: la trasformazione, la metamorfosi. In un corpo di luce? In un corpo “composto di potenze”, ossia di energie? Quali? In un corpo spirituale? Un corpo celeste?

Silvano Danesi

 

[1] Le note e le sigle indicanti i testi sono della versione italiana contenuta nell’edizione critica dal titolo: “La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, Fondazione Lorenzo Valla – Mondadori editore

[2] Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto, Mediterranee