di Armando Mei

La relazione si origina dalla mia “Teoria della datazione storica dello Zep Tepi” che, nella sua forma propedeutica, è stata presentata nel 2010 alla Zayed University di Dubai, nell’ambito della Conferenza internazionale sulle Civiltà Antiche, alla quale parteciparono, tra gli altri, Robert Bauval, Graham Hancock, Andrew Collins, Robert Schoch, Michael Cremo ecc. La stesura definitiva del mio lavoro di ricerca, risale al 2014 con la ricostruzione dell’intero“Progetto Unitario di Giza”.

La breve premessa introduce due punti sui quali è opportuno fare chiarezza.

Innanzitutto, cos’è lo Zep Tepi? Il termine Zep Tepi deriva dall’antica lingua egizia e significa “Primo Tempo”. Nella mitologia si riferisce al momento iniziale della Cosmologia Egizia, al momento della Creazione. Allo stesso modo, il termine fa riferimento al tempo in cui gli dei erano al governo dell’Egitto e “camminavano tra gli uomini”. Ufficialmente, lo Zep Tepi è sempre stato associato alla mitologia, tuttavia, già con la Teoria della Correlazione, proposta da Robert Bauval nel 1993, lo Zep Tepi acquisisce una propria connotazione storica.Un altroaspetto da chiarire è il concetto di “Progetto Unitario”.

Nel corso del secolo scorso, si è parlato della possibilità che la Piana di Giza potesse essere stata concepita come un progetto molto più complesso, rispetto a quanto appurato finora. Un disegno che non si imita alle Piramidi e alla Sfinge, ma ad altri monumenti che sono parte integrante del cosiddetto“Progetto Unitario”. La Piana di Giza, quindi, rappresenta lo specchio del cielo, in una data epoca. Essa si configura come un messaggio in bottiglia, tramandato nei millenni,per trasmettere ai posteri una Conoscenza scientifica, in gran parte,ancora da scoprire.

La tradizione scientifica, tuttavia, nel corso del tempo, ha cominciato a svuotarsi del proprio significato originario, tramutandosi in simbologie complesse, incentrate sull’evoluzione del pensiero filosofico ma svuotata del concetto scientifico che l’ha originata. E’ un percorso involutivo giustificato da un decadimento delle società del passato, travolte – con ogni probabilità – da eventi disastrosi che ne hanno azzerato l’evoluzione ed il sapere.

Ciò nonostante, le Scuole Iniziatiche hanno preservato molte delle antiche scienze, attraverso l’applicazione di ritualità simboliche che si riferiscono ad antichi ordini. In alcune Obbedienze di Rito Egizio, ad esempio, prima dell’inizio dei lavori, si svolge il rituale della Consacrazione del Tempio, durane il quale si utilizzando alcune formule vocative, nonché un oggetto che viene definito «Bacchetta Magica».

Ma da cosa si origina questo strumento e perché viene utilizzato?

La “bacchetta magica” simbolicamente si collega all’antico bastone degli dei, all’UAS oppure WAS, uno strumento molto particolare che, nelle iconografie egizie, viene spesso associato al concetto di Energia. La sua funzione, infatti – sia nell’antichità che nella ritualità iniziatica – è quella di attrarre le Energie «positive», ovvero le Energie Cosmiche che aiutano a migliorare la qualità dei lavori.

Il bastone, cosiddetto “ad archetto” era utilizzato solo ed esclusivamente dagli dei, evidenziando una precisa distinzione tra chi è possessore di conoscenza e chi, viceversa, deve acquisirla. Il “bastone”, per conseguenza, rappresenta anche lo scettro del potere, riconosciuto ad una “specie” che viveva tra gli uomini, durante il cosiddetto “Zep Tepi”.

Ma chi sono gli dei e da cosa si origina la parola Neter?

Il termine Neter, si riferisce al concetto di Divinità ed esprime, simbolicamente, una funzione molto interessante: esso rappresenta il legame tra la Materia e lo Spirito, sotto il piano dell’acqua, ovvero invisibile al campo di osservazione dei sensi umani. La parola Neter indica, quindi, qualcosa che possiamo “sentire” ma non vedere.

Nell’antica lingua egizia, il termine si esprime attraverso due geroglifici, la “bandierina” ed una figura umana accovacciata. L’insieme delle due espressioni fonetiche compone la parola NTR ovvero Neter.

E’ interessante notare che il geroglifico a forma di bandierina, può essere espresso anche con altri simboli fonetici, si può dire quindi che un geroglifico trilittero.

Pertanto, la “bandierina” può essere scritta con la sequenza di simboli rappresentanti, singolarmente, un’onda, una corda e un ovale o bocca. Ciascuno dei singoli geroglifici esprime un proprio significato che può essere così sintetizzato:

  • l’Onda – esprime la lettera N è il Simbolo dell’Acqua ed indica il concetto di Vibrare o Vibrazione;
  • la Corda – esprime la lettera T è Simbolo del Legame ed indica il concetto di Unione;
  • l’Ovale o Bocca – esprime la lettera R è Simbolo della Parola ed indica il concetto di Suono.

Pertanto, unendo Vibrazione-Unione-Suono alla figura umana accovacciata, l’espressione geroglifica esprime il concetto di uomo che trasmette Parola ed Vibrazione, in sintesi è un essere che apporta conoscenza con la Parola ed Vibrazione con l’Energia.

Perché Energia? E soprattutto la conoscenza e l’uso dell’Energia assume una valenza simbolica o anche materiale?

Su questo punto, il Libro dei Morti Egizio, sia nella traduzione di sir Wallis Budge che nella versione di Boris de Rachewiltz, ci offre delle indicazioni molto particolari e complesse. Si avverte la sensazione che, in alcuni passi dell’antico testo, siano racchiusi eventi storici che sono stati trascritti in forma “mitologica”.

Ad esempio osserviamo il seguente passo:

“Io sono il gatto che ha combattuto duramente contro Annu nei pressi dell’albero di Persea, nella notte in cui i nemici di Neb-er-tcher furono annientati” (E. A. Wallis Budge)

oppure, lo stesso testo nella versione di Boris de Rachewiltz

“Io sono questo gran gatto che si trovava al lago dell’albero Persea in Heliopolis quella notte della battaglia in cui fu compiuta la sconfitta dei Sebau (46) e quel giorno dello sterminio degli avversari del Signore dell’Universo”.

Il testo si riferisce chiaramente ad un evento preciso, con dovizia di indicazioni geografiche. Si tratta di una indicazione che riassume un avvenimento ben preciso, ovvero di una guerra tra posizioni contrapposte, finalizzata ad un obbiettivo preciso: la conquista delle aste di Horus.

Ma cosa sono le aste di Horus custodite nella città di Heliopolis?

Nell’antica lingua egizia, il termine “THN” sta ad indicare qualcosa che tende verso l’alto. L’oggetto della controversia tra gli dei è rappresentata proprio dalla conquista di qualcosa con questa precisa caratteristica. Pertanto, da un punto di vista lessicale, «THN» è il termine egizio usato per indicare un «obelisco». Tuttavia, non si conosce il vero significato del termine, sappiamo solo che indica qualcosa che tende in su.

E’ possibile che gli dei si siano scontrati per la conquista di un obelisco? Cosa si nasconde in questo mito?

In Egitto ci sono soltanto tre cose che tendono simbolicamente verso l’alto:

  • le piramidi che sono completamente assenti nell’area di Heliopolis quindi è da escludere che la ragione della contesa sia la conquista di questi edifici o del potere in esso contenuto;
  • gli obelischi, ma appare francamente complicato ipotizzare una guerra per la conquista di un obelisco;

il concetto di energia, che viene rappresentato da tre elementi congiunti, ovvero il Bastone degli dei (che è un oggetto che tende verso l’alto) lAnkh (o Chiave della Vita) e lo Djed (che è un ulteriore elemento che racchiude in se il concetto di tendere verso l’alto e di Energia).

Ma cosa voleva conquistare, dunque, Seth?

La risposta sembra provenire dalla tradizione mitologica oltreoceano, ovvero dalla Civiltà Inca e, in particolare dal mito della fondazione di Cuzco nella versione dei Q’eros, la potente casta sacerdotale. Il mito narra della storia della fondazione della nuova capitale dell’Impero, voluta personalmente dal dio Inti. Egli chiama a se i propri figli, Manco Capac e Mama Ochillo, e consegna loro un bastone d’oro con un’indicazione ben precisa: “dove il bastone si conficcherà nel terreno, lì dovrete costruire la capitale Cuzco”. Così i due giovani si incamminano e – addirittura dopo circa 500 chilometri, dal Lago Titicaca al luogo dove sorge Cuzco) – finalmente trovano il punto dove conficcare il bastone. Possibile che non abbiano trovato una superfice adatta più vicina? Cosa si nasconde nel mito?

Nel 2012, a Potenza, si è svolto il 31° Convegno organizzato dal GNGTS (Gruppo Nazionale di Geologia della Terra Solida) sulla geodinamica. Nell’occasione, alcuni ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, hanno presentato una relazione dal titolo “Alterazioni di rocce tonalitiche nel deposito AM-PB di Yanque (Cuzco – Perù). Si è scoperto che l’area dove sorge la capitale presenta una caratteristica molto particolare, ovvero è una zona in cui il magnetismo è particolarmente intenso, o “anomalo”.

E’ possibile che il bastone d’oro ed il fenomeno magnetico rilevato nell’area di Cuzco abbiano delle connessioni?

In fisica esiste un fenomeno, definito diamagnetismo – un fenomeno che consiste nella magnetizzazione inversa rispetto al campo magnetico e quindi i materiali vengono debolmente respinti – e, uno degli elementi che reagisce meglio in presenza di un campo magnetico alterato è proprio l’oro.

Si tratta di una coincidenza oppure il mito riassume un retaggio scientifico ben preciso?

Esiste una correlazione tra il questo mito e l’origine del conflitto degli dei riportato nel Libro dei Morti Egizio?

Dal 10 al 13 giugno 2013, a Stoccolma, si è tenuta la ventiduesima International Conference on Electricity Distribution. Nel corso della conferenza, il dr. Gamal Abdel Salam della South Cairo Electricity Distribution Company (SCEDC), ha presentato una relazione nella quale indicava i livelli del campo magnetico nell’area de Il Cairo. Il valore del CMT è ritenuto eccezionalmente anomalo – compreso tra i 50 e i 60 Hz – al punto che, negli anni ’80, è stato considerato una delle cause principali dell’insorgenza di numerosi casi di cancro accusati dalla popolazione locale.Quindi, se l’investigazione sui Miti inca restituisce un binomio (bastone d’oro – campo magnetico di Cuzco), quelli egizi propongono un trinomio significativo, ovvero: Heliopolis – Campo Magnetico de Il Cairo – bastoni degli dèi.

Trapela tra le righe del mito la storia di un conflitto tra uomini di Scienza per la conquista di un potere legato all’Energia.

Ma quale Energia? Nel corso delle mie ricerche sulla Piana di Giza, ho cercato di utilizzare un approccio multidisciplinare che mi consentisse di superare gli stereotipi legati alle Piramidi e trovare un metodo di investigazione più scientifico.

Così tra i vari modelli applicati, uno in particolare ha restituito dati estremamente affascinanti.

Analizzando le dimensioni di ciascuna delle tre piramidi di Giza e, applicando una semplice operazione aritmetica, nota come “scomposizione dei fattori primi”, ho ottenuto i seguenti risultati:

  • Grande Piramide (cosiddetta piramide di Cheope) – costante di base 11 e di altezza 7;
  • Seconda Piramide cosiddetta piramide di Chefren) – costante d base e altezza 137;
  • Terza Piramide (cosiddetta di Micerino) – costante di Base 11 e altezza 5.

La prima e la terza piramide evidenziano una costante per la base uguale (il numero 11), mentre esprimono una costante per l’altezza diversa(ovvero 7 e 5). Ci che stupisce sono le costanti che esprime la seconda piramide, ovvero 137, sia per la base che per l’altezza. Peraltro, applicando un’altra formuletta aritmetica, nota come Funzione enumerativa dei primi, il 137 è pari a 33 (ovvero 11 e 3, ancora numeri primi); ovvero esistono 33 numeri primi, prima del numero 137.

Si tratta di un’indicazione simbolica molto interessante, soprattutto se si collega il concetto di Energia al contesto iniziatico.

Ma il 137? Leon MaxLederman, Premio Nobel per la Fisica nel 1928, scrive:

137? La cosa più notevole a proposito di questo notevole numero è che esso è privo di dimensioni… Molti numeri si presentano con dimensioni. Ma risulta che, quando si combinano tutte le quantità che costituiscono la costante di struttura fine, tutte le unità si cancellano! 137 si presenta da solo; si presenta ovunque in tutta la sua spoglia nudità. Ciò significa che gli scienziati di Marte o del 14° pianeta della stella Sirio, usando qualsiasi accidente d’unità per la carica e la velocità e la loro versione della costante di Planck, otterrebbero sempre 137. Si tratta di un numero puro. I fisici si sono scervellati sul numero 137 per gli ultimi 50 anni. WernerHeisenberg affermò una volta che tutti i dilemmi della meccanica quantistica si sarebbero risolti non appena si fosse finalmente spiegato il 137.

E’ questa la conoscenza che custodivano gli Dei? L’Ankh (la Chiave della Vita) lo Djed (la Colonna Vertebrale di Osiride) e l’Uas (il bastone degli dèi) sono divenuti espressione di una “forza vitale che genera vita” e, ancora oggi, essi sono testimonianza di un significato ermetico connesso ai cicli vitali. Forse perché la loro primordiale funzione era connessa al concetto di Energia? La Civiltà delle Piramidi aveva manipolato la Natura, fino al punto di saperne generare una forma, ancora oggi, sconosciuta?

Le scuole iniziatiche, ereditiere delle Antiche Tradizioni, hanno trascritto gli Antichi Codici del Sapere, dove le scienze di un tempo lontano sono state trasformate in enunciazioni sempre più sbiadite, lasciando il posto ad una fiorire di simbolismi svuotati del loro primevo significato scientifico.

E’ tempo di ripristinare un nuovo ordine che ci possa condurre sulla via della Conoscenza Scientifica che ha animato il nostro remoto passato.

Sulle vie degli Dei per una nuova e più armonica Evoluzione.