“Gnosi – scrive Luigi Moraldi – è conoscenza di se stesso e il «Regno» è da ricordare nell’intimo di ogni persona, che è sostanzialmente di origine divina. E’ una gnosi intimamente associata all’identificazione del conoscente con il conosciuto” [note]Luigi Moraldi, Commento al Vangelo di Tommaso, Adelphi[/note].

Un concetto, quello dell’identificazione del conoscente con il conosciuto, che è condiviso anche da uno dei maggiori studiosi di esoterismo qual è René Guénon, il quale, in “Considerazioni sulla via iniziatica” scrive: “Non bisogna dimenticare […] che ogni vera conoscenza è essenzialmente, e nella misura in cui realmente esiste, una identificazione del conoscente con il conosciuto: identificazione sempre imperfetta e come «di riflesso» nel caso di una conoscenza semplicemente teorica, e identificazione perfetta nel caso di una conoscenza effettiva”.
Queste due affermazioni di studiosi della conoscenza iniziatica richiamano immediatamente, oggi, alla luce delle acquisizioni scientifiche del ‘900, una delle teorie fondamentali della fisica quantistica, la quale sostiene che l’onda di probabilità collassa in un evento specifico quando è osservata. Secondo questa teoria è l’osservatore a determinare quella che usualmente chiamiamo realtà e che è più propriamente definibile come evento.

Secondo Niels Bohr, uno dei più influenti fisici e filosofi del ‘900, l’indistinto e nebuloso mondo dell’atomo prende corpo nella realtà concreta solo quando lo si osserva [note]Cit. in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori[/note].
David Bohm, anch’egli uno dei maggiori fisici del ‘900, in Wholeness and implicate order, scrive: “La teoria dei quanti comporta un cambiamento fondamentale d’ordine descrittivo: è la rinuncia al concetto di analisi del mondo ripartito in frazioni relativamente autonome, che esistono separatamente ma che sono in interazione tra di loro. Al contrario, si tende invece a dar peso alla totalità indivisa in cui lo strumento d’osservazione non è separato da chi osserva” [note]David Bohm, cit. in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori[/note].
Werner Heisemberg, uno dei più grandi fisici del ‘900, scrive: “La normale separazione del mondo tra soggetto e oggetto, tra mondo interno e mondo esterno, tra corpo e anima, non è più adeguata”[note]Cit. in Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondadori[/note].

Questo parallelo tra concetti tradizionali e concetti della fisica attuale è un esempio evidente, direi eclatante, di come l’aforisma apollineo: “Conosci te stesso” (Gnothi seauton) si sveli come un fondamento scientifico di fondamentale importanza.
Nel caso dell’essere umano l’osservatore e l’osservato coincidono ed è per questo motivo che possiamo pensare ad un vivente umano come ad un organismo autopoietico.

Lo stesso principio vale per l’universo? Qual è l’osservatore che da un’onda di probabilità ha fatto collassare tale onda nell’evento universo, così come ci sembra evidente, con le sue leggi e con il suo spazio tempo?

A indicarci un percorso possibile per tentare di rispondere a questa domanda è la Triade ermetica, la quale è composta da:

  1. Il Non Generato, aghènnatos;
  2. Colui che si genera da se stesso, autoghènnatos;
  3. il Generato, ghènnatón.

Daniel J. Siegel dà della mente la seguente definizione: “Un processo emergente auto- organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi”[note]Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina[/note].

Il concetto di auto-organizzazione è il punto focale al quale porre attenzione. Il processo di auto-organizzazione è il modo in cui un sistema complesso regola il proprio divenire. Dal sistema stesso ha origine (emerge) un processo che in modo ricorsivo e autorinforzante organizza il proprio evolversi.

L’auto-organizzazione, spiega Daniel J. Siegel, “non dipende da un programmatore né da un programma. In altre parole, non è causata da un fattore specifico: è una proprietà emergente dai sistemi complessi, che ha origine come funzione della complessità e plasma in modo ricorsivo ciò da cui ha origine”[note]Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina[/note].

L’auto-organizzazione emerge dal sistema.

Anche in questo caso il parallelo tra concetti tradizionali e concetti delle scienze fisiche, neurobiologiche e psichiatriche ci induce a pensare che abbia ragione Carlo Rovelli quando scrive: “I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti” [note] Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi [/note].

Se accostiamo la Triade ermetica alla scienza possiamo ipotizzare i seguenti paralleli:

Aghènnatos Il sistema
Autoghènnatos L’auto organizzantesi che emerge dal sistema
Ghènnatóns La realtà manifesta che si evolve

 

Possiamo, a ben vedere, trovare la dinamica dell’auto-organizzazione nel Prologo del Vangelo di Giovanni, laddove è scritto: “Nel Principio (arché) era il Verbo (logos, ndr) e il Verbo (logos, ndr) era presso Dio [theon,ndr] e il Verbo (logos, ndr) era Dio [theos, ndr]”. Egli [il logos,ndr] era, nel principio [archè,ndr], presso Dio [theon, ndr]: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
Il nome del divino è un verbo sostantivato e pertanto sottende un’azione, un agire, un continuo divenire. Théos, infatti, deriva da theeîn, correre e theâsthai, vedere e dà, pertanto, l’idea di un procedere verso l’evidenza, di un continuo manifestarsi.
Il logos è, tra i molteplici suoi significati: vibrazione, potere improntante e illuminante e relazione.
Nel caotico abisso (arché, il sistema), origine del tutto, emerge un potere improntante e illuminante, una vibrazione, ossia un’energia, il logos, che sta presso se stesso nel principio, ossia nell’arché (il sistema). Il logos è il potere auto-organizzantesi, che plasma in modo ricorsivo ciò da cui ha origine, ossia l’arché (il sistema). E, infatti, tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Concetti simili sono presenti nella tradizione egizia dove Tum Atum, colui che è, colui che non è, emerge dal Nun (l’oceano primordiale) come collina primordiale, in forma di piramide, e crea l’enneade.

“Secondo i fisici – scrive Siegel – la migliore definizione di energia è «il potenziale di fare qualcosa». Questo potenziale si misura appunto come movimento fra la possibilità e l’attualità lungo uno spettro di probabilità chiamato talvolta funzione d’onda o curva di distribuzione delle probabilità. […]. Una parte di questo flusso emergente di energia ha una valenza simbolica, ossia un significato che va oltre il pattern di energia in se stesso. Dal campo delle scienze cognitive sapevo che questo significato simbolico poteva essere definito «informazione»”.
L’energia contiene informazioni e le informazioni sono trasportate lungo onde di energia. Alcuni scienziati, come David Bohm, ritengono che l’universo sia composto essenzialmente di informazioni e che gli schemi energetici emergano da questa base della realtà fatta di informazioni.

Una mente cosmica è il fondamento del tutto

Se, come dice Daniel J. Siegel, la mente umana è un “processo emergente auto- organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi” [note]Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina[/note], possiamo ragionevolmente pensare ad una mente universale, ossia al Logos, come ad processo emergente auto-organizzantesi, relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni.

E’ interessante, a questo proposito, considerare che Joseph Ratzinger, ossia Papa Benedetto XVI, definisce Dio “Ragione creatrice”, ossia Logos.
“E questo Dio che è Logos – come dice san Giovanni – che è ragione creatrice e che è parola – logos non è semplicemente ragione, ma è già una ragione che parla, che si mette in relazione, che si avvicina, e qui abbiamo un rinnovamento del concetto di ragione che va oltre la pura matematica, la pura geometria dell’essere – tuttavia è logos, e anche parlando e anche andando oltre questa pura matematica rimane tuttavia logos, cioè ragionevole”[note]Joseph Ratzinger, Liberare la libertà, Cantagalli[/note].

Sempre più la fisica ci consegna una visione della realtà come di un campo informativo semantico e considera l’informazione semantica, ossia significante, come il fondamento del tutto, in quanto l’in-formazione, come l’ha definita David Bohm, attiva un processo che “forma” il ricevente.

“L’esplorazione in corso del vuoto quantistico – scrivono Ervin Laszlo e Jude Currivan – ha dimostrato che si tratta di una matrice in continuo fermento di cosiddette energie e particelle virtuali che guizzano dentro e fuori dall’esistenza fisica così velocemente da non esercitare alcun effetto definitivo sull’energia complessiva dell’universo. Tuttavia, la percezione crescente è che al livello più fondamentale ciò che dà origine all’universo manifesto non sia semplicemente un campo primordiale di energia del genere, ma essenzialmente un campo di in-formazione completamente integrato; la mente cosmica di Einstein”[note]Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni[/note].

Ora, sempre la fisica, ci dice che “il campo di informazione soggiacente – scrivono ancora Ervin Laszlo e Jude Currivan – è racchiuso e incorporato nel cosiddetto spazio delle fasi. Quest’ultimo è il piano della realtà definito matematicamente da numeri complessi che comprendono tanto componenti «reali» quanto componenti cosiddetti immaginari, descritti attraverso la radice quadrata di -1 (chiamata «i» dai matematici). L’inclusione di tali numeri mostra che il piano complesso dello spazio delle fasi è geometricamente fuori fase di novanta gradi rispetto al mondo materiale. Questi – continuano Ervin Laszlo e Jude Currivan – sono numeri che comprendono sia componenti «reali» che «immaginari», geometricamente sfasati di novanta gradi per manifestare la loro forma fisica. Tali relazioni a novanta gradi sono anche la base dei campi elettromagnetici i cui componenti elettrici e magnetici sono distanziati a novanta gradi, con le risultanti onde di luce che si propagano nella terza dimensione, a novanta gradi rispetto alle altre”[note]Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni[/note].

Il campo fondamentale di informazione semantica è “il modello cosmico da cui il mondo manifesto deriva le proprie dinamiche e la propria forma”[note]Ervin Laszlo, Jude Currivan, Cosmos, Macro Edizioni[/note].
Possiamo chiamare il campo fondamentale di informazioni semantiche Mente cosmica o Arché, dalla quale emerge il Logos che la auto-organizza e la plasma in modo ricorsivo.

Se a questo punto reintroduciamo il concetto dell’osservatore come l’agente che fa collassare l’onda di probabilità in una realtà specifica e lo accostiamo a quello di auto-organizzazione emergente, abbiamo come conseguenza che, come suggerisce John Wheeler, l’universo si sia determinato da solo. John Wheeler ha rappresentato con questa immagine simbolica (fig 1): l’universo in quanto sistema che si auto osserva.
L’auto osservazione evoca le mitologie dello specchio, simbolo di illusione, in quanto quello che vediamo nello specchio non esiste nella realtà e ne è un riflesso, ma anche simbolo di conoscenza. Il mondo dell’apparenza, ossia di ciò che appare, è anche il modo con cui si conosce allo specchio Dioniso. L’immagine che Dioniso vede non è la sua, ma il riflesso mondano, che è il frantumarsi del dio nel molteplice.

Rimane ancora una questione, ossia se l’ordine che deriva dall’azione ricorsiva dell’azione di auto-organizzazione sia il risultato di un’uscita dal caos o se sia l’esplicazione di un ordine implicito. David Bohm, nel suo testo “Universo, mente, materia afferma”: “La parola
«implicito» deriva dal verbo «implicare» che significa «piegare in dentro», «piegare verso l’interno» (così come «moltiplicare» significa «piegare molte volte»). Siamo perciò indotti a esplorare l’idea che, in un qualche senso, ogni regione spaziotemporale contenga una struttura complessiva «ripiegata al suo interno» e «inviluppata»”.
Nella racchiusa archè l’ordine parrebbe implicato, piegato in dentro, verso l’interno, così che l’azione del logos dispiega, esplicita l’implicito. L’auto-organizzazione, pertanto, emergendo dall’implicito, dal ripiegato su se stesso, esplica l’implicito, dispiega il ripiegato.

Sorge naturale, infine, la domanda se un’idea della realtà auto-organizzantesi, dove il collasso dell’onda di probabilità è determinata da un osservatore che è anche l’osservato escluda definitivamente il concetto di dio. Se al vocabolo dio diamo il suo significato etimologico, secondo la radice indoeuropea Div, Diu, Diau, ossia splendore, ne deriva che il logos, in quanto agente emergente auto-organizzante, è anche luce, ossia energia che rende visibile l’invisibile.

La mente umana frattale della Mente cosmica

Riprendiamo il concetto di mente offertoci da Daniel J. Siegel come un “processo emergente auto-organizzantesi, incarnato e relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni sia dentro di noi sia tra noi”[note]Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina[/note]. La mente umana si pone alla nostra riflessione come frattale della Mente cosmica.
L’Ouadj, ossia il papiro dalla corolla fiorente, simbolo della vegetazione e della crescita, a volte sormontato da una linea circolare entro la quale c’è l’Occhio di Ra., o di Horus (Ra- Horakhti) ci riporta al concetto di incorporazione della luce e al concetto di mente.
Anche in questo caso l’osservatore coincide con l’osservato, ma l’osservazione non sempre è cosciente. Molto di ciò che riguarda la mente rimane incosciente è l’indagine su se stessi, il conosci te stesso, è la modalità per consapevolizzare l’inconscio traendolo al conscio.
Il conosci te stesso è il processo di acquisizione della coscienza (o consapevolezza) la quale, secondo alcuni fisici (Stapp, Kafatos, Siegel citati in Siegel) sembrerebbe essere un elemento intrinseco dell’universo. La nostra esperienza della consapevolezza verrebbe all’esistenza emergendo dal mare delle infinite possibilità, ossia dalla Mente cosmica.

Una piena presa di coscienza, ossia un lavoro di consapevolizzazione costante, è la premessa per il riconoscimento dell’auto-organizzazione del corpo di luce e di quella mente che si osserva divenendo pienamente conscia della sua essenza e della sua potenza.
Secondo Robert Lanza, per citare un esempio significativo, la morte della coscienza semplicemente non esiste. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio; è in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso.
Acquisendo consapevolezza la mente conosce il suo essere incorporata, ossia inserita nel macro sistema corporeo che soggiace alle leggi della fisica classica e il suo essere al di là dell’incorporazione.
In tal modo la mente acquisisce consapevolezza del suo essere un’azione (logos theos) e non un oggetto; un’azione che agisce anche in un contesto di microstati che soggiace alle leggi della fisica quantistica. Un contesto dove il tempo è reversibile.
Daniel J. Siegel si chiede se “è possibile che la mente faccia esperienza di un emergere come microstato senza freccia del tempo e anche di un movimento del flusso di probabilità come macrostato vincolato dalla freccia del tempo”. “La tensione della nostra vita mentale […] – aggiunge Siegel – riguarda il fatto che, in riferimento al senso del tempo che passa potremmo avere una coscienza con caratteristiche tipiche della fisica classica. […]. Questa tensione fra il classico e il quantistico potrebbe effettivamente essere un dilemma di fondo della nostra esperienza umana”.
Se la mente è un processo emergente auto-organizzantesi può organizzare e regolare i flussi di energia nelle modalità più diverse e, pertanto, anche può incorporarsi in un corpo di luce?
E’ quanto suggeriscono l’egizia Triade Ba-Akh-Sahu e il rituale osiriaco.

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